Venerdì, 07 Aprile 2017

LE DOMANDE DEI LETTORI, LE RISPOSTE DEGLI ESPERTI. N. 7/2017

1) Agricoltura: i caporali scomparsi; 2) Il contratto degli animatori turistici; 3) Scegliere l’università: quali i criteri?; 4) Il cuneo fiscale e il lavoro dei giovani

AGRICOLTURA: I CAPORALI SCOMPARSI…

Che cosa è successo ai caporali e al caporalato? Un mese fa, dopo l’ennesima morte nei campi, non si parlava d’altro. Adesso silenzio assoluto. Problema risolto? Non ci sono più sfruttatori e sfruttati? Ne dubito molto. Anche perché il fenomeno non è di poco conto e coinvolge migliaia di persone…

Lina Corsetti - Per e-mail da Latina

Pochi mesi fa, come abbiamo già scritto in questa rubrica, è stata approvata una nuova legge contro il caporalato che prevede pene più severe compresa la confisca dei beni anche nei confronti dei datori di lavoro. 

Di certo, però, l’utilizzo di manodopera al di fuori di ogni regola è una pratica che non è svanita nel nulla. Probabilmente i nuovi trafficanti di uomini usano qualche cautela in più e poi nelle campagne, a causa della stagionalità, queste ultime settimane non sono state quelle del massimo impegno .

Resta da vedere che cosa accadrà tra poco quando i tempi della raccolta richiederanno più personale.

Secondo Francesco Carchedi, direttore scientifico dell’Osservatorio Placido Rizzotto che segue con attenzione proprio le condizioni di lavoro in agricoltura, se non si rafforza il canale istituzionale per mettere in contatto la domanda con l’offerta la lotta continuerà ad essere difficile “perché il caporalato prospera laddove c’è questa carenza pubblica. Se vogliamo sconfiggerlo occorre potenziare i Centri per l’impiego in modo da togliere spazio all’intermediazione illegale”. Il che non è semplice, dal momento che la riforma dei Cpi – sempre auspicata – stenta a decollare.

Per avere un’idea di che cosa si sta parlando, nella rete dei caporali restano impigliate circa 400.000 persone mentre 100.000 sono quelle reclutate a condizioni di “grave vulnerabilità”. Non ci sono tutele e spesso è difficile pure l’accesso all’acqua e ai servizi igienici. La paga oraria oscilla tra i 2 e i 3 euro l’ora mentre i caporali, che guadagnano in base ai cassoni riempiti e che si fanno anche pagare il trasporto, possono arrivare a guadagnarecifre consistenti, fino a 10.000 euro al mese e oltre.

iL CONTRATTO DEGLI ANIMATORI TURISTICI

Mi piacerebbe avere qualche informazione in più sui contratti di lavoro e sui relativi compensi di chi opera nel mondo del turismo perché ho l'impressione che, per esempio per quanto riguarda gli animatori, tutto sia affidato a un'intesa tra le parti. Vale a dire: questo è lo stipendio, prendere o lasciare.

S. L. - Per telefono da Roma

Le mansioni che ruotano intorno al comparto del turismo sono molte e quasi tutte fanno riferimento ai Ccnl di categoria (amministrativi, camerieri, cuochi, receptionist e così via). Invece, per quanto riguarda gli animatori dei villaggi non c'è un contratto ad hoc in quanto si fa riferimento a quello in vigore per il personale artistico nei pubblici esercizi.

Ci sono stati tentativi di definire una piattaforma normativa più mirata e più aderente ai compiti di questa figura professionale ma senza troppo successo.

Esiste un'Associazione nazionale animatori alla quale ci si può rivolgere per avere informazioni e chiarimenti. La sede dell'associazione è a Roma in via Minerva 7. Tel. 06.6781647. E-mail: ana@associazionenazionaleanimatori.it. 

SCEGLIERE L’UNIVERSITÀ: QUALI I CRITERI?

Quest’anno mio figlio comincerà a frequentare l’università, e fin qui tutto bene. Ma il punto è: a quale facoltà iscriversi? E a quale ateneo? Ci sta ragionando da tempo e spesso ne parliamo insieme. Però non riusciamo a venirne a capo. Ci sono dei criteri da seguire?

Carlo Mirabelli - Per e-mail da Roma 

I criteri possono essere diversi. Per esempio: 1) l’andamento del mercato del lavoro; 2) il corpo docente; 3) le personali inclinazioni; 4) la considerazione dell’università a livello nazionale e internazionale; 5) l’indice di “occupabilità” della laurea; 6) l’orientamento a restare in Italia o andare all’estero.

Altri se ne possono prendere in considerazione e Almalaurea, il consorzio che rappresenta il 91% dei laureati, può essere utile (www.almalaurea.it). Come utili possono essere i risultati della settima edizione di Qs World University Ranking che ha preso in esame e classificato 46 discipline insegnate nelle strutture di 60 Paesi. Ebbene, saldamente in testa si sono confermate le università di Cambridge e Berkeley seguite da Oxfrd, Harvard, Stanford, Massachussetts Institute, California, London School of Economics, Yale, Eth Zurich, Princeton.

Le nostre sono più o meno a metà classifica ma di comportano molto meglio quando si considerano le discipline. Così il Politecnico di Milano è al 7° posto per quanto riguarda arte e design, la Bocconi all’11° in business e management, la Sapienza al 14° in archeologia, Santa Cecilia al 28° in arti dello spettacolo.

La ricerca ha anche messo in rilievo che il sistema italiano è comunque migliorato ma che non riesce a sanare il peccato originale di un metodo “che non investe abbastanza nella ricerca e si lascia scappare giovani ricercatori preparati e competenti, rischiando seriamente di compromettere la competitività”.

IL CUNEO FISCALE E IL LAVORO DEI GIOVANI

Ho letto che per favorire l’inserimento al lavoro dei giovani si sta pensando ad uno sconto sui contributi per tutti i neoassunti. Insomma, se il personale costa meno le aziende dovrebbero trovare conveniente stipulare nuovi contratti.

Sono abbastanza d’accordo, ma alla fine chi paga? Vista la situazione di bilancio dell’Italia, ciò che esce da una parte non può non rientrare dall’altra. Ergo: prepariamoci a pagare più tasse. Con il Jobs Act le imprese hanno riaperto le porte grazie ai sostanziosi incentivi, poi le hanno richiuse rapidamente non appena i benefit sono stati ridotti.

Se per rimettere in moto l’occupazione, in momenti di difficoltà, è giusto l’intervento dello Stato, questo deve però essere ancorato a impegni più precisi e duraturi da parte delle imprese.

Lucio G. - Per e-mail da Roma

Ci siamo già occupati dell’argomento e, in effetti, si sta pensando di alleggerire il cuneo fiscale che adesso pesa dentro la busta paga in maniera eccessiva sia sul datore sia sul lavoratore. Secondo la versione più accreditata il costo della riforma sarebbe di 3-4 miliardi: tutto sommato una cifra gestibile che non dovrebbe scatenare tempeste. Ovviamente vanno individuate le risorse per coprire le maggiori spese. 

Ne sapremo di più tra qualche giorno quando il governo presenterà le sue valutazioni sull’eventuale manovra-bis da affiancare al Documento di finanza pubblica. 

Letto 306 volte Ultima modifica il Venerdì, 07 Aprile 2017 16:54

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