Venerdì, 19 Maggio 2017

L'EDITORIALE. LE DONNE A CASA E LO STIPENDIO CHE NON C'È

NEGLI STUDI LE RAGAZZE RIESCONO meglio dei ragazzi e le laureate battono i laureati. Nel lavoro sono più affidabili. Nella ricerca applicata arrivano a risultati migliori. E così via. Poi c’è l’altra faccia della medaglia. Nonostante queste credenziali, quando le donne entrano nel mondo dell’occupazione il panorama cambia bruscamente. Stipendi inferiori anche a parità di ruolo, carriere sempre in forse, discriminazioni di vario tipo.
Non è una novità. Ogni tanto se ne parla, si accendono dibattiti, intervengono un po’ tutti: economisti, sociologi, giuslavoristi… Intendiamoci, nel tempo qualcosa è cambiato in meglio. Ci sono più donne nei consigli di amministrazione e nelle posizioni apicali, e in giro le opportunità si sono moltiplicate. Com’è giusto.
Ma resta il divario con gran parte dei Paesi europei. E non è di poco conto tanto che i raffronti sono spesso imbarazzanti. Altrove il merito è il merito e le corsie preferenziali di genere non fanno parte del meccanismo.

Certo, ci sono le eccezioni ma la tendenza è questa. Per recuperare i progetti non mancano ma per uno che diventa realtà altri continuano a girare da un ufficio all’altro, tra una verifica e l’altra, tra una modifica e l’altra con il rischio del ritorno alla casella di partenza.

POCHI GIORNI FA È STATO CALCOLATO quanto vale il lavoro che le donne svolgono a casa per mandare avanti la famiglia. Le mamme e le mogli, se dovessero battere cassa come qualsiasi professionista e considerate le retribuzioni di riferimento, potrebbero mettersi in tasca dai 3.000 ai 4.000 euro al mese.

E allora? Allora è semplice: se si è in presenza di un lavoro – ed è così – occorre ragionarci sopra, porsi delle domande e, se si vive in una società matura, provare a tirare fuori delle risposte. Per essere chiari: non sarebbe male riconoscere questa attività in maniera seria e non compensarla con le “mancette” previste dalle norme in vigore.

MA SI VIVE IN UNA SOCIETÀ MATURA? Le difficoltà in cui da anni si dibatte l’Italia non aiutano. Altre urgenze bussano alle porte: la crescita che stenta, l’occupazione (soprattutto dei giovani) che non decolla, una profonda riconversione del tessuto produttivo da portare a termine, l’individuazione di un percorso in grado di consentirci di competere come nazione sui mercati globali. È quello che si chiama “fare sistema”: non possiamo farne a meno ma ne siamo ancora lontani.

TUTTO CIÒ AI RAGAZZI NON PIACE. I neolaureati, per una quota pari al 49%, sono pronti a trasferirsi all’estero e il 52% a cambiare città pur di trovare condizioni di lavoro più favorevoli. Secondo Almalaurea, poi, un tirocinio al di là dei confini aumenta sensibilmente le possibilità di incrociare l’impiego giusto.

Intanto, che cosa offre l’Italia? In attesa del concorso per allievi agenti di polizia che non sarà più riservato a chi proviene dalle forze armate, il servizio civile da nazionale e diventato universale e si rivolge a 50.000 ragazzi. Alla Fiat di Cassino servono 500 tra operai, tecnici e ingegneri e Zoomarine ha bisogno subito di 109 figure, mentre restano pochi giorni per candidarsi a uno dei 250 posti di funzionario messi in palio dal ministero dell’Interno.

Letto 182 volte Ultima modifica il Giovedì, 18 Maggio 2017 16:58

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