Lunedì, 05 Giugno 2017

L'EDITORIALE. PERCHÉ ROMA HA BISOGNO DI UNA VISIONE

SE IL FARMACEUTICO tiene, il turismo non se la passa male e qualche grande azienda ha deciso di investire nel Lazio (Amazon per esempio), per il resto sembra essere cominciata una sorta di grande fuga. E stavolta non solo di cervelli. I nomi di chi ha deciso di abbandonare Roma – o ci sta pensando – non sono di poco conto: dalle redazioni di Sky e di Canale 5 alla Esso. Poi ci sono le aziende in crisi: da Alitalia ad Almaviva a tante altre che magari sono meno conosciute ma che comunque lasciano sul terreno molti posti di lavoro.

SE SI AGGIUNGE che l’edilizia e i lavori pubblici sono sostanzialmente fermi e che il commercio risente delle minori capacità di spesa delle famiglie ecco che il panorama non è certo da salti di gioia.

Certo, nei prossimi mesi ci sono appuntamenti significativi che vanno in tutt’altra direzione: l’apertura della nuova Rinascente in via del Tritone con un migliaio di contratti in ballo, il rilancio delle attività congressuali grazie a un accordo tra Confesercenti, Federalberghi, Confcommercio e Unindustria, l’insediamento un po’ più in là del terzo centro Ikea, gli ingressi programmati nelle Ferrovie dello Stato e in Ntv, lo sblocco delle assunzioni nelle pubblica amministrazione compreso il concorso per 1.148 agenti di polizia. E – come si può leggere nelle pagine che seguono – il Gruppo Cremonini ha annunciato l’apertura di altri ristoranti, Coop Italia ha pianificato il rafforzamento del personale della rete vendita, e il settore dell’accoglienza è a caccia di centinaia di figure professionali. Non tutte le opportunità hanno lo stesso peso specifico, nel senso che firmare un tempo indeterminato o un impegno stagionale non è la stessa cosa. Però…

SECONDO MAURIZIO STIRPE, vicepresidente di Confindustria, bisognerebbe avere una visione per capire come stimolare la crescita della Capitale e della Regione. E tra gli imprenditori le critiche “all’immobilismo assoluto sulle partite che contano” si moltiplicano.

A Repubblica un noto capo d’azienda si è spinto più avanti: “È evidente che nessuno vuole salvare questa città e che tutti, politici compresi, stanno tirando la volata a Milano. Un atteggiamento decifrabile anche da come sono stati trattati diversamente due grandi scandali giudiziari: Mafia Capitale e le infiltrazioni mafiose nell’Expo. Il primo è diventato un infamante marchio di fabbrica per Roma, il secondo un’occasione di pulizia e di rilancio per Milano”.

MANCA, PARE DI CAPIRE, un progetto complessivo di indirizzo all’interno del quale convogliare iniziative e progetti di sviluppo. A chi spetterebbe questo compito? Già, a chi spetterebbe? Dal momento che per adesso non ci sono medaglie da appuntarsi sul petto, ecco che allora ognuno cerca non tanto di guardare al futuro ma di evitare da fare da bersaglio. Insomma, prima non prenderle perché se si finisce nel mirino c’è il rischio di perdere prestigio e credibilità. Ed elettori, nel caso dei partiti.
Alzi la mano chi ha capito la direzione di marcia che Roma si è data. Che cosa si sta facendo per costruire una nuova immagine della Capitale? Quali forze si stanno mobilitando per imprimere la svolta? Che cosa dire ai giovani alla ricerca di occupazione che ancora non riescono a individuare da dove possa arrivare la soluzione del rebus? Avere una visione può non essere il toccasana. Ma non averla significa restare nelle sabbie mobili.
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