Venerdì, 16 Giugno 2017

LE DOMANDE DEI LETTORI, LE RISPOSTE DEGLI ESPERTI. N. 12/2017

1) AGENZIE PER IL LAVORO: CHE SORPRESA 2) PIÙ DIPLOMATI MA MENO UNIVERSITARI 3) IL PART TME A TEMPO INDETERMINATO 4) CONCORSI, GRADUATORIE E ASSUNZIONI 5) POCHI SANNO L’INGLESE: UN PROBLEMA

1) AGENZIE PER IL LAVORO: CHE SORPRESA

Ho risposto all’annuncio di una agenzia per il lavoro letto su “Lavoro Facile”. Mi hanno convocato per un colloquio e mi hanno comunicato che potrò prendere servizio all’inizio di settembre. Mi richiameranno per farmi firmare il contratto a tempo indeterminato.
Non me l’aspettavo in quanto ero convinto che queste agenzie potevano proporre solo rapporti a scadenza. Mi hanno rassicurato dicendomi che le regole sono cambiare e che adesso così è. Finalmente una buona notizia.

Carlo Rivelli - Per e-mail da Roma

Non è da molto ma, in effetti, le agenzie per il lavoro possono assumere a tempo indeterminato alla luce delle normative contenute nel Jobs Act. Attualmente sono migliaia i dipendenti ex interinali che operano con questo tipo di contratto.
Le agenzie per il lavoro stanno attraversando un buon momento. Secondo l’Istat, nel 2016 più di 700.000 persone hanno trovato un impiego in somministrazione, il 9% in più rispetto al 2015. Quest’anno il ritmo è ancora più alto e si prevedono nuovi record: nel solo mese di marzo c’è stato il massimo storico con 415.000 addetti avviati al lavoro (41.000 a tempo indeterminato). Anche il monte retributivo è in crescita: +1,4%.

Positivo il commento di Matteo Pirulli, segretario Fesla-Cisl (Federazione del lavoratori somministrati, autonomi e atipici): “Il fatto che aumentino i lavoratori a tempo indeterminato sta a significare che le agenzie per il lavoro non si vedono più come prestatori di servizi ma come vere e proprie imprese”.

2) PIÙ DIPLOMATI MA MENO UNIVERSITARI

Mio figlio prenderà la maturità quest’anno e già mi ha detto che non intende iscriversi all’università perché – sostiene – è meglio mettersi subito a lavorare. Non sono d’accordo e spero, alla fine, di convincerlo. Tra l’altro, trovare un posto oggi non è poi così facile.
Ciò che mi ha sorpreso è che anche molti ragazzi che frequentano lo stesso istituto la pensano alla stessa maniera. Non voglio fare la catastrofista, ma quale Italia stiamo preparando?

Loretta R. - Per e-mail da Monterotondo

Rispetto a un decennio fa i diplomati sono cresciuti notevolmente ma c’è voluto un bel po’ per orientarli verso discipline più in linea con le necessità del mondo della produzione.  Per esempio, gli istituti tecnici, compresi quelli superiori, fanno ormai registrare costantemente il “tutto esaurito”.
Del tutto diverso il discorso per quanto riguarda l’università. Un recente rapporto di TreLle, elaborato in collaborazione con la Fondazione Cariplo, ha accertato che il rapporto tra diplomati e matricole non va al di là del 61%, cioè 3 punti in meno rispetto al 2010 e addirittura 17 in meno rispetto a 25 anni fa.
Può sembrare strano ma questi sono i dati che, a livello europeo, non ci fanno fare una bella figura. Anche se, sorprendentemente, la Germania si trova più o meno nella stessa nostra situazione con la variante, però, che grazie alla secolare tradizione di alternanza scuola-lavoro lì la disoccupazione è di fatto ridotta ai minimi termini.
Restando in Italia, non c’è dubbio che una volta presa la laurea l’impiego sia più a portata di mano: nel lungo periodo, infatti, il tasso di occupazione registra un +13% mentre la retribuzione media fa segnare un +42%.

E allora? Siccome siamo italiani e non tedeschi, continuare gli studi dopo il diploma/maturità è quantomai opportuno. Anche per impedire che l’ascensore sociale, già in crisi, si fermi del tutto.

3) IL PART TIME A TEMPO INDETERMINATO

Un contratto part time può essere a tempo indeterminato? E in che modo si può quantificare l’orario? Il contratto deve essere sempre elaborato in forma scritta?

Fabio Lulli - Per e-mail da Roma

Sì, il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Queste le tipologie.
Part time orizzontale. Prevede un orario giornaliero inferiore rispetto a quello normale: dunque, considerando otto ore lavorative, è dipendente in part time orizzontale colui che lavora, per esempio, cinque ore al giorno per tutti e cinque i giorni lavorativi della settimana.
Part time verticale. Il lavoratore presta la sua opera con orario giornaliero a tempo pieno solo in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno (per esempio, lavorando per due giorni alla settimana invece che cinque, o a settimane alternate).
Part time misto. Risulta dalla combinazione delle precedenti tipologie (per esempio, cinque ore al giorno per tre giorni alla settimana).

Il contratto va sempre stipulato in forma scritta e deve obbligatoriamente contenere l’orario di lavoro con tutti i riferimenti di giorno, settimana, mese e anno. Se il part time è a tempo determinato deve essere indicato il termine di scadenza.

4) CONCORSI, GRADUATORIE E ASSUNZIONI

In uno dei numeri scorsi di “Lavoro Facile” ho letto che, una volta vinto un concorso pubblico, l’assunzione non è automatica. È possibile?

Rosalba Piccinini - Per e-mail da Roma

È proprio così. Se, per esempio, un Ente dello Stato bandisce un concorso e quindi lo fa svolgere fino alla elaborazione della graduatoria finale, ma poi quello stesso Ente scopre di non avere in cassa i soldi per pagare gli stipendi, l’immissione in ruolo dei vincitori può anche slittare.

Naturalmente ciò non significa l’annullamento dell’iniziativa ma uno slittamento dei tempi di attuazione. La graduatoria resta valida e, risolte le difficoltà economiche, l’iter tornerà a prendere il suo corso, e le assunzioni previste potranno essere effettuate.

5) POCHI SANNO L’INGLESE: UN PROBLEMA

Molto spesso “Lavoro Facile” si è occupato della Gran Bretagna e delle possibilità di trovare lavoro in quel Paese. Il problema resta quello della lingua. Chi non la conosce rischia di essere tagliato fuori. E qui in Italia pochi la conoscono…

Rossella Bini - Per e-mail da Roma

La Gran Bretagna è da sempre, soprattutto da quando l’inglese è diventata la principale lingua di riferimento, un Paese ricco di fascino e di richiamo. Per l’Italia, tra l’altro, è a portata di mano sotto tutti i punti di vista, anche per la facilità dei collegamenti e per la quasi assenza di norme burocratiche. Però con la Brexit molto potrebbe cambiare.
Certo, c’è il problema di farsi capire, e questo è un fattore decisivo per chi è alla ricerca di posti e di stipendi di un certo livello. Ma Londra e dintorni dovrebbero essere familiari a chiunque voglia imparare o perfezionare l’idioma di Sua Maestà: insomma, quasi un passaggio obbligato per evitare di restare “chiusi” all’interno dei nostri confini nazionali. E, in un mondo sempre più globalizzato, si comprende bene come ciò possa rivelarsi un handicap notevole. Inoltre, a differenza di tanti altri cittadini europei, gli italiani continuano a figurare agli ultimi posti in quanto a conoscenza delle lingue.
Tempo fa la Commissione europea ha avvertito le imprese di media grandezza che, senza la capacità di farsi comprendere e di dialogare, potrebbero mettere in pericolo il loro stesso sviluppo. Chiamati in causa, in particolare, i colletti bianchi i quali – secondo un sondaggio – con l’inglese non se la cavano benissimo.
Le aziende sembrano cominciare a rendersene conto e sempre più spesso incentivano corsi di perfezionamento. Ma è ancora troppo poco alla luce delle necessità.
Tra l'altro, oltre all'inglese avanzano al galoppo anche il russo, il cinese e il giapponese. I negozi del centro delle città d'arte (Roma, Firenze, Napoli e Venezia) sono "affamati" di personale in grado di parlare con i turisti provenienti da quei Paesi 
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