Venerdì, 10 Marzo 2017

LE DOMANDE DEI LETTORI, LE RISPOSTE DEGLI ESPERTI. N. 5/2017

1) IL CAPOLARATO E LA LEGGE PER COMBATTERLO. 2) QUANDO LE NUOVE NORME SUI VOUCHER? 3) DOVE VA LA CAPITALE? ECCO UN PO’ DI DATI. 4) CON LA LAUREA PIÙ CHANCE DI LAVORO

1) IL CAPOLARATO E LA LEGGE PER COMBATTERLO

Perché ha fatto sensazione l’arresto di quelle persone chehanno sfruttato, fino a farla morire di fatica, una donna impegnata nella raccolta dell’uva nelle campagne vicino a Bari? Perché il capolarato continua ad essere pratica corrente nonostante tante inchieste giornalistiche? Perché non si fanno leggi per stroncare un fenomeno che in un Paese civile non dovrebbe avere cittadinanza?

Marilù C. - Per e-mail da Latina

Il caporalato, tollerato per troppo tempo, è una delle pagine più drammatiche che si scrivono nelle nostre campagne. Ci sono state proteste e denunce ma poi poco è cambiato.

Sulla morte di Paola Clemente – stroncata per un lavororetribuito con meno di 30 euro al giorno anziché 86 come da contratto – non è sceso il silenzio perché i familiari si sono rivolti alla magistratura che ha aperto un’inchiesta dalla quale è emerso quel mondo della sopraffazione e dell’assoluta mancanza regole che non si è mai voluto combattere con determinazione.

In verità, però, qualcosa si è mosso. A metà dello scorso ottobre è stata approvata una nuova legge che ha riscritto il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro per il quale – adesso – è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza e la cui responsabilità è estesa anche alle persone giuridiche. In sostanza, il reato può essere contestato sia agli intermediari (cioè i caporali) sia ai datori di lavoro che impiegano manodopera “sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno”.

Per i colpevoli è prevista la reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 500 a 1.000 euro per ogni lavoratore reclutato. In caso di violenza o minacce c’è la reclusione da 5 a 8 anni e una multa da  1.000 a 2.000 euro a lavoratore. Le pene aumentano quando i lavoratori sono più di 3, se ci sono minori e se i lavoratori sfruttati sono stati esposti a situazioni di grave pericolo.

Sconti di pena sono previsti per chi collabora con le forze dell’ordine o con la magistratura. Gli eventuali beni confiscati agli sfruttatori andranno ad alimentare un Fondo Antitratta. Basterà per colpire il caporalato? Vedremo che cosa accadrà nei prossimi mesi. Ma rompere il muro dell’omertà e della paura non sarà facile.

2) QUANDO LE NUOVE NORME SUI VOUCHER?

I voucher hanno dominato a lungo la scena del lavoro. Almeno fino a poche settimane fa. Ora nessuno ne parla più. È tipico dell’Italia: si solleva un problema, ci si divide, volano parole grosse, sembra che debba scoppiare una guerra. Poi si passa ad altro e la giostra ricomincia.

Non se ne può più. Cambierà l’uso dei voucher? Si interverrà con dei ritocchini giusto per vedere che si è fatto qualcosa? Oppure, finalmente, si provvederà a regolarizzare davvero e meglio un sistema che ha accentuato lo sfruttamento dei più deboli e dei meno tutelati dai contratti?

L. V. - Per e-mail da Roma

La situazione è questa: tutti sono d’accordo sul fatto che bisogna introdurre dei correttivi, però non tutti la pensano alla stessa maniera. La Cgil sostiene che i voucher dovrebbero essere usati esclusivamente per i lavori davvero occasionali senza altre eccezioni, altrimenti si va avanti con il referendum. Cisl e Uil sono per il ritorno alle origini (Legge Biagi). Per Confindustria occorre stare attenti “a non gettare il bambino con l’acqua sporca”. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha detto che dopo la tracciabilità il governo intende intervenire per “tornare allo spirito di partenza della norma che prevede l’uso dei voucher solo per il lavoro accessorio o occasionale” e che, comunque, spetta al Parlamento l’ultima parola.

Quando avremo le nuove regole? Qui le variabili non sono poche, a cominciare dalla durata del governo, se si andrà alle elezioni anticipate o meno, e così via.

3) DOVE VA LA CAPITALE? ECCO UN PO’ DI DATI

Mi pare che i dati he riguardano l’economia di Roma non siano esaltanti, e se Il turismo e il settore dell’accoglienza in generale tengono per il resto c’è poco da stare allegri. Almeno leggendo ciò che scrivono i giornali. Ma come stanno realmente le cose? Sono un ottimista per natura e non voglio rassegnarmi al declino della mia città…

Stefano Ricci - Per telefono da Roma 

In effetti, il turismo continua ad essere tra i settori di punta anche se potrebbe rendere di più sia dal punto di vista delle presenze sia sul versante del ritorno economico. E poi, nel Lazio, ci sono altri comparti di punta come, per esempio, il farmaceutico.

Non c’è dubbio, però, che la crisi si è fatta sentire se è vero che tra il 2010 e il 2015, secondo l’ultimo rapporto dell’Unione industriali, 1.118 imprese sono state costrette alla chiusura. Tra queste, quelle più penalizzate sono state le aziende che operano nel tessile, nelle confezioni e nell’abbigliamento, ma anche l’artigianato ha subito una sensibile flessione con la perdita di un terzo della forza lavoro. Pesante anche la situazione nelle costruzioni.

Tra i motivi di questo panorama in chiaroscuro – sempre secondo l’Unione industriali – la mancanza di progettualità su tematiche vitali per la città e la sostanziale assenza di indirizzi strategici. La Camera di commercio ha parlato di una situazione al limite, con una Capitale sempre più preda del sommerso e a trazione straniera.

Con riferimento all’amministrazione che guida il Campidoglio, il presidente dell’Unione, Filippo Tortoriello, ha detto che c’è da sperare che possano essere scongiurati “altri mesi negativi come quelli trascorsi finora”.

4) CON LA LAUREA PIÙ CHANCE DI LAVORO

Ma la laurea è una carta decisiva per trovare un impiego oppure non è più così rilevante? In proposito si legge di tutto e il contrario di tutto, e non facile capirci qualcosa.

Maria Rosi - Per e-mail da Roma

Più volte la domanda ha animato le pagine di questa rubrica, e a ragione dal momento che mettere le mani su un lavoro è un'impresa sempre difficile. Certo è, però, che senza una specializzazione o senza un profilo qualificato tutto diventa ancora più complesso.

In linea generale, il tasso di occupazione tra i laureati, nella fascia tra i 25 e i 64 anni, è più alto di circa 12 punti rispetto ai diplomati. E se è vero che i nostri laureati impiegano decisamente più tempo rispetto ai loro collegi europei a firmare un contratto, è però anche vero che a cinque anni dal titolo di studio la disoccupazione si riduce al 6%.

Insomma studiare rende. Naturalmente, la facoltà conta molto. Così come importanti sono gli stage, la conoscenza dell'inglese e i periodi di formazione trascorsi all'estero in Paesi tecnologicamente e professionalmente all'avanguardia.

Per saperne di più e magari per confrontare dati e statistiche non è male fare una visita al sito: www.almalaurea.it, che è quello del consorzio universitario nato nel 1994 e che rappresenta il 78% dei laureati italiani.

Letto 254 volte

Articoli correlati (da tag)