Venerdì, 24 Marzo 2017

LE DOMANDE DEI LETTORI, LE RISPOSTE DEGLI ESPERTI. N. 6/2017

1) MENO TASSE, STIPENDI PIÙ ALTI: MA SARÀ VERO? 2) DIPENDENTE MALATO E VISITE DI CONTROLLO 3) TUTTI I VOUCHER SONO STATI CANCELLATI 4) QUEL SILENZIO DOPO L’INVIO DEL CURRICULUM 5) CONTRATTI E AGENZIE PER IL LAVORO

MENO TASSE, STIPENDI PIÙ ALTI. SARÀ VERO?

Che cosa c’è di vero sul taglio del cuneo fiscale che dovrebbe rendere più pesanti le buste paga? Il condizionale è d’obbligo dal momento che siamo il Paese dei tanti annunci e delle poche realizzazioni…

Cesare Rossetti - Per telefono da Roma

Le cose stanno così: il primo ministro, Paolo Gentiloni, ha rilanciato all’inizio di marzo un’idea che era già stata presa in considerazione dal governo di Matteo Renzi. In sostanza, alleggerendo le tasse che incidono non poco sullo stipendio (per la parte che riguarda sia i datori di lavoro sia i lavoratori) i benefici potrebbero essere consistenti: è stato calcolato, infatti, che in tasca potrebbero finire dai 300 agli 800 euro in più.

Fin qui tutto bene. I problemi, ancora da risolvere, chiamano in causa le risorse necessarie per finanziare la riforma che, a seconda delle versioni e senza entrare troppo nei particolari, oscillerebbero tra i 5 e i 17,5 miliardi l’anno. Un impegno importante all’interno di una situazione generale in cui le casse dello Stato continuano a dare scarsi segnali di ripresa.

Insomma, il punto è: il progetto – a differenza degli incentivi a pioggia che hanno caratterizzato alcune recenti decisioni – potrebbe incidere positivamente sul versante del lavoro perché incoraggerebbe le imprese ad assumere e perché potrebbe rimettere in moto i consumi grazie alla maggiore capacità di spesa dei dipendenti.

Riuscirà la quadratura del cerchio? I tecnici dei ministeri più direttamente interessati ci stanno lavorando. La risposta dovrebbe arrivare non più tardi delle prossime settimane, in quanto è intorno al 10 aprile che viene presentato alle Camere il Documento di programmazione economica che indica gli orientamenti della finanza pubblica a medio termine.

Ci sarà poi tempo fino a settembre per aggiustare, migliorare, correggere. Ma, intanto, tra una manciata di giorni si potrà capire meglio che cosa sta per accadere al cuneo fiscale.

DIPENDENTE MALATO E VISITE DI CONTROLLO

A un mio collega di lavoro, che ha passato alcuni giorni in malattia dopo l’invio del regolare certificato medico, sono state inviate più visite di controllo. Si è sempre fatto trovare in casa e non ci sono stati problemi.

Secondo me, però, l’azienda ha esagerato e un tale comportamento andrebbe contestato. Se uno sta male, sta male. Punto e basta. Un controllo ci può stare, ma più controlli hanno il sapore della persecuzione. La mia impressione è che si sia voluto mandare un segnale a tutti i dipendenti.

C. R. - Per e-mail da Frascati

La domanda è se si possono inviare più visite di controllo a distanza ravvicinata, e la risposta è sì. Lo hanno stabilito anche due sentenze della Cassazione: la n. 21028 del 1° agosto 2008 e la n. 22721 del 6 novembre 2015. Difficile è quindi provare l’esistenza di un intento persecutorio a meno che non ci siano altri elementi in grado di testimoniarlo.

Tra l’altro, anche gli orari delle visite non possono essere criticati in quanto è lo stesso medico fiscale che li decide a suo insindacabile giudizio.

TUTTI I VOUCHER SONO STATI CANCELLATI

Mi unisco al lettore che nel numero scorso chiedeva di conoscere il destino dei voucher. Di proposte se ne leggono tante ma non si capisce verso quale direzione ci si stia incamminando.

Il fatto positivo è che si è finalmente riconosciuto che sono stati commessi errori normativi e che proprio questo ha aperto la porta a irregolarità e abusi. Adesso speriamo che la montagna non partorisca il topolino.

Ritanna Cecchini - Per e-mail da Roma

Dopo l’arrivo di questa e-mail tutto si è messo rapidamente in moto e il 17 marzo sulla “Gazzetta Ufficiale” è stato pubblicato il decreto legge 25/2017 che ha abolito la disciplina dei voucher. Quindi non più aggiustamenti o il ritorno all’impostazione di partenza (legge Biagi) ma cancellazione totale dei buoni lavoro. Ciò significa che nessuno li può più usare, nemmeno per gli impegni saltuari come durante il periodo della raccolta in agricoltura o per il pagamento di prestazioni occasionali (badanti, baby sitter, colf).

Però non spariscono dall’oggi al domani, perché il decreto dice che i voucher già acquistati dalle aziende o dalle resteranno in vigore fino alla fine dell’anno. Questi tagliandi non sono pochi e con ogni probabilità verranno spesi, per esempio, dai commercianti per retribuire il personale durante saldi o dall’industria dell’accoglienza per gli addetti all’alberghiero o alla ristorazione nel corso del picco di massima affluenza dei turisti (primavera-estate).

Il decreto – anche se l’ultima parola spetta alla Cassazione – rende superflui i due referendum promossi dalla Cgil e sui quali si sarebbe dovuto votare il 28 maggio. Resta adesso da capire con che cosa e come i voucher verranno sostituiti per evitare un’ulteriore spinta al lavoro in nero. Le imprese hanno già fatto sapere che si potrebbe estendere il lavoro a chiamata, fissando un tetto di 400 giorni in 3 anni, coinvolgendo tutte le fasce d’età e non più soltanto i giovani al di sotto dei 25 anni e gli over 55. Ma in giro ci sono altre idee. Vedremo.

QUEL SILENZIO DOPO L'INVIO DEL CURRICULUM

L'invio del curriculum è un passaggio obbligato per chi è alla ricerca di un lavoro. Accade però che non molti rispondono. Come mai? Da parte delle aziende è un atteggiamento davvero sconfortante, per non dire altro.

M. C. - Per telefono da Roma

È una brutta consuetudine tutta italiana, eppure ci vorrebbe poco a dare un segno di vita se non altro per rassicurare che il messaggio è stato ricevuto. È vero che non sempre è così ma la percentuale di chi si comporta in modo scorretto è molto alta. 

CONTRATTI E AGENZIE PER IL LAVORO

Per quanto riguarda la ripetizione di un contratto a tempo determinato, è vero che le agenzie per il lavoro hanno meno vincoli rispetto a un'azienda che assume in proprio?

Stella Marini - Per e-mail da Roma

In effetti, con il Jobs Act i meccanismi che regolano questo particolare rapporto di lavoro sono stati modificati a vantaggio – se così si può dire – delle agenzie per il lavoro. Queste, infatti, possono proporre lo stesso lavoratore alle stesse aziende per un periodo che non ha più limiti, mentre un datore di lavoro privato non può rinnovare lo stesso contratto con lo stesso lavoratore per più di 36-48 mesi.

Il motivo sta nel fatto che il rapporto del lavoratore interinale è con l'agenzia per il lavoro alla quale risponde in tutto e per tutto. L’agenzia, a sua volta, ne cura i diritti e i doveri secondo il Ccnl delle stesse agenzie.

Tra una missione e l'altra possono non esserci pause, cosa che invece deve esserci nei normali contratti a termine. 

Letto 158 volte Ultima modifica il Sabato, 25 Marzo 2017 06:01

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