1) VALE LA PENA METTERSI IN PROPRIO? 2) QUANDO IL VOLO PARTE IN RITARDO 3) IL CONTRATTO DEGLI ANIMATORI TURISTICI 4) COME SCEGLIERE UNA SCUOLA DI LINGUE 5) COME RECUPERARE GLI STIPENDI NON PAGATI

1) VALE LA PENA METTERSI IN PROPRIO?

D) Abito in una zona di Roma adiacente al Centro e sto pensando di aprire una mia attività. Ciò che mi frena è vedere che molte iniziative durano pochi mesi. È per l’incapacità di chi ci ha provato oppure c’è ormai una saturazione commerciale per cui è meglio non provarci?
Renata Altieri - Per e-mail da Roma

R) Secondo un rapporto della Camera di commercio, ogni ora nella Capitale nasce una nuova impresa. Ciò sia perché – di fronte alla difficoltà di trovare un’occupazione seria e duratura – è forte la tentazione di mettersi in proprio, sia perché Roma è da sempre una città di vetrine dai mille richiami.
È però anche vero che, soprattutto negli ultimi tempi, le chiusure si sono moltiplicate, spesso anche a causa del vertiginoso aumento degli affitti (ne hanno fatto le spese pure aziende con decenni di storia alle spalle).
La raccomandazione generale è che non ci si può improvvisare, altrimenti il rischio di perdere tempo e quattrini è molto forte. Negli ultimi mesi le attività più numerose si sono registrate nel campo del turismo (alloggio e ristorazione), quindi trasporti, magazzinaggio, agricoltura e vigilanza.
Insomma, lo spazio c’è – anche alla luce della ripresa dei consumi – ma occorre riflettere bene sul tipo di impresa in relazione al luogo di insediamento e tenendo presente che la grande distribuzione ha comunque cambiato profondamente il panorama commerciale.

2) QUANDO IL VOLO PARTE IN RITARDO

D) Quali sono i diritti dei passeggeri in caso di ritardo di un volo rispetto all’orario previsto?
Rino Monaco - Per telefono da Viterbo

R) Per i ritardi di almeno 3 ore c’è il completo rimborso del biglietto più varie forme di assistenza come la ristorazione e l’alloggio. Sono previste anche compensazioni pecunarie pari a 250 euro per tratte inferiori o pari a 1.500 chilometri, 400 euro per tratte tra 1.500 e 3.500 chilometri, 600 euro per tratte superiori. La compensazione non è dovuta se la compagnia prova l’esistenza di una circostanza eccezionale come condizioni metereologiche avverse, rischi per la sicurezza o scioperi improvvisi.
Dal 2009 l’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) ha sottoscritto la Carta dei diritti del passeggero che contiene tutte le norme a tutela sulla base delle singole disfunzioni. La Carta si può leggere cliccando qui.

3) IL CONTRATTO DEGLI ANIMATORI TURISTICI

D) Ho letto in diversi numeri di "Lavoro Facile" le possibilità offerte dal turismo. Mi piacerebbe saperne di più sui contratti di lavoro e sui relativi compensi perché ho l'impressione che, per esempio per quanto riguarda gli animatori, tutto sia affidato a un'intesa tra le parti. Vale a dire: questo è lo stipendio, prendere o lasciare.
S. L. - Per telefono da Roma

R) Le mansioni che ruotano intorno al comparto del turismo sono molte e quasi tutte fanno riferimento ai Ccnl di categoria (amministrativi, camerieri, cuochi, receptionist e così via). Invece, per quanto riguarda gli animatori dei villaggi non c'è un contratto ad hoc in quanto si fa riferimento a quello in vigore per il personale artistico nei pubblici esercizi.
Ci sono stati tentativi di definire una piattaforma normativa più mirata e più aderente ai compiti di questa figura professionale ma senza troppo successo.
Esiste un'Associazione nazionale animatori alla quale ci si può rivolgere per avere informazioni e chiarimenti. La sede dell'associazione è a Roma in via Minerva 7. Tel. 06.6781647. E-mail: ana@associazionenazionaleanimatori.it.

4) COME SCEGLIERE UNA SCUOLA DI LINGUE

D) Imparare le lingue è ormai un passaggio obbligato. Dal momento che l’insegnamento scolastico non è ancora in grado di assicurare un buon livello di preparazione, come scegliere un istituto privato che dia garanzie di serietà e professionalità?
Lino Martelli - Per telefono da Monterotondo

R) In un libro di qualche anno fa ma ancora attuale, Alessandro Amadori e Nicola Piepoli hanno provato a elencare le cinque regole da seguire per non sbagliare istituto e non buttare via un bel po’ di soldi.
Eccole: 1) rivolgersi ai centri la cui serietà e professionalità sia unanimamente riconosciuta, e che esercitino l’attività da più lungo tempo; 2) mettersi nell’ordine di idee di continuare lo studio sino al raggiungimento di un qualche diploma possibilmente riconosciuto ufficialmente a livello regionale o nazionale o, meglio ancora, internazionale, come il Forst certificate of english e il Toefl; 3) assicurarsi che gli insegnanti siano di madrelingua e che vengano adoperate tecniche didattiche avanzate; 4) prima di decidere che corso fare e in quale scuola, attuare sempre un’analisi costi/benefici: prendere cioè in considerazione non solo il prezzo dei prodotti offerti ma anche la loro qualità e il riconoscimento di cui godono; 5) non sottovalutare le difficoltà cui si è destinati ad andare incontro. Tanto per fare un esempio, gli esperti sostengono che per un italiano imparare a esprimersi correttamente e professionalmente nell’idioma di Shakespeare richiede almeno mezzo migliaio di ore di lettura e di pratica.

5) COME RECUPERARE GLI STIPENDI NON PAGATI

D) Ho lavorato presso un giornale locale come redattore per 9 mesi senza quel contratto di lavoro che pure, più volte, mi era stato promesso e garantito. Proprio questo mi ha costretto a lasciare. Ad oggi devo ancora percepire il compenso relatvo agli ultimi 2 mesi. Posso chiedere, oltre alla retribuzione, anche la liquidazione per i mesi lavorati? Che cosa fare per avere ciò che mi spetta?
A.D.A - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Per ottenere i compensi dovuti è necessario ricorrere al Giudice del lavoro, ma prima si rende necessario esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione attraverso la Direzione provinciale del lavoro.
In sostanza, si richiede a quell’Ufficio di convocare il responsabile dell’azienda o della società cui sono richiesti gli emolumenti non versati.
Decorsi 60 giorni dall’istanza di conciliazione, ci si potrà rivolgere al Giudice del lavoro, davanti al quale si dovrà provare – con documenti o testimonianze – la debenza delle somme. Si rende opportuno, a tale fine, rivolgersi ad un consulente per la dovuta quantificazione. Chiaramente ciò vale anche per la liquidazione del Tfr.

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1) Giovani e lavoro: avanti con i fatti; 2) Le nuove regole per i tirocini; 3) Visite fiscali: cambia tutto. Anzi no; 4) Cambiare il contratto? Se c’è l’accordo; 5) Gli indirizzi dei Centri per l’impiego.

1) GIOVANI E LAVORO: AVANTI CON I FATTI

D) Nel mese di agosto le dichiarazioni da parte di vari ministri sull’impegno per favorire l’occupazione dei giovani si sono susseguite a ritmo incalzante. Non è la prima volta che succede. Poi però alle parole non sono quasi mai seguiti i fatti.
Sarà così anche stavolta? In giro la disillusione è tanta e un’altra fumata nera non farebbe che rendere ancora più esplosiva la situazione…
Cesare Porta- Per telefono da Roma

R) A maggio la disoccupazione giovanile si è attestata intorno al 37%, un po’ meno rispetto ai mesi precedenti e inferiore di 5-6 punti se raffrontata al periodo più pesante in cui ha toccato persino il 42-43%. Ma resta un livello inaccettabile che ha pochi riscontri in Europa.
Una svolta è urgente e necessaria. Per questo sul tavolo ci sono programmi che hanno al centro il rilancio del lavoro di chi ha fino a 30 anni. Nella sostanza, sono previsti incentivi e facilitazioni destinati alle aziende che così dovrebbero riaprire la porta delle assunzioni.
Siccome però è una strada che è stata già battuta, si sta pensando di aggiungere altre misure in modo da dare un colpo sostanziale ad un fenomeno che finora ha resistito a tutto.
Certo è che – come ha detto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco – se la ripresa in atto non diventa strutturale l’economia non sarà in grado di acquistare velocità e produrre posti stabili e consistenti.
Insomma, le imprese devono crescere e mettersi nella condizione di competere a livello globale: “Finora non hanno investito abbastanza mentre hanno usato la flessibilità per ridurre i salari finendo per accumulare un evidente ritardo rispetto ai nostri partner”.
Del resto se nel 2007 la disoccupazione giovanile era appena sopra al 20%, in dieci anni è cresciuta del 17%. Sì, è vero: dopo tante parole l’ora dei fatti non può più essere rinviata.

2) LE NUOVE REGOLE PER I TIROCINI

D) Tirocini sì, tirocini no. Personalmente sono favorevole perché così i giovani possono prendere contatto con il mondo del lavoro. Ma ciò che non riesco a mandare giù sono quelle aziende che utilizzano gli stage non come periodo formativo ma per avere a disposizione manodopera praticamente a costo zero.
È una storia che va avanti da troppo tempo. Che cosa si aspetta a sanzionare le imprese che non rispettano le regole?
Riccardo Savia - Per e-mail da Roma

R) In effetti c’è chi non rispetta le regole anche approfittando di norme non sempre chiarissime. Comunque, lo scorso 25 maggio c’è stato un accordo Stato-Regioni che dovrebbe limitare le interpretazioni scorrette. Introdotte anche alcune novità, tra le quali l’innalzamento della durata massima a 12 mesi (quella minima è di 2 mesi) per tutti i tipi di stage più incentivi a chi fa seguire al tirocinio l’instaurazione di un rapporto di lavoro.
L’applicazione delle norme spetta alle Regioni che possono anche decidere di migliorarle, come già avviene per il rimborso spese-retribuzione (minimo da 300 a 600 euro). L’obiettivo principale dello stage è quello formativo: per questo deve essere sempre specificato il percorso che viene proposto ai soggetti interessati.
Per attivare i tirocini l’azienda deve: 1) non avere dipendenti in Cassa integrazione; 2) essere in regola con le norme sulla sicurezza; 3) rispettare il rapporto tra dipendenti e stagisti. Nel Lazio l’azienda che ha fino a 5 dipendenti può ospitare un solo tirocinante, tra 6 e 20 dipendenti ne può ospitare 2, da 21 in poi fino al 10 per cento.
È stato calcolato che nei prossimi mesi saranno circa 300.000 i giovani che cominceranno un tirocinio.

3) VISITE FISCALI: CAMBIA TUTTO. ANZI NO

D) A proposito di visite fiscali è vero che sono in arrivo importanti novità? Dopo avere letto del crescente ricorso al certificato medico da parte di chi lavora soprattutto nel pubblico e, fatta salva la buona fede della maggioranza di chi si assenta per motivi di salute, non sarebbe male se comunque si riuscisse a mettere in campo più controlli in modo da scoraggiare i soliti furbi e furbetti.
Antonia R. - Per telefono da Roma

R) Secondo i dati di un paio di anni fa, in testa alla classifica delle assenze per malattia ci sono i vigili urbani con 60 giorni in un anno, quindi gli addetti della presidenza del Consiglio (55 giorni) e delle agenzie fiscali (51 giorni), gli impiegati dei ministeri (50 giorni) e della scuola (48 giorni). Seguono i vigili del fuoco (40 giorni), i dipendenti degli enti di ricerca (39 giorni), le università (18 giorni), la magistratura (7 giorni).
Fino al primo settembre, le verifiche erano a carico delle Asl che però non hanno mai avuto il personale necessario per garantire un servizio efficace. Adesso il compito, con la riforma della pubblica amministrazione, è passato all’Inps che ha subito sottolineato come ci sia da riequilibrare le presenze: nel senso che, per esempio, in Lombardia c’è un medico fiscale ogni 36.000 lavoratori mentre in Calabria ce n’è uno ogni 5.000 lavoratori.
Come se ne esce? Dal momento che non si può pensare nell’immediato di inviare un medico di Catanzaro in missione a Brescia, si dovrebbe ricorrere a incarichi temporanei. Che però peserebbero su un budget già ridotto all’osso.
Di conseguenza, è difficile che qualcosa possa cambiare. Per il futuro si vedrà. Tra l’altro, la riforma prevede l’equiparazione pubblico-privato per quanto riguarda la reperibilità: cioè l’orario in cui il lavoratore malato deve farsi trovare in casa (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18). Se questo già vale per il pubblico è il privato che dovrebbe adeguarsi perché non sarebbe essere più valida la fascia 10-12 e 17-19. Ma, proprio a causa delle difficoltà di avvio della riforma, è stato deciso di prorogare la vecchia norma. Fino a quando? Non si sa.

4) CAMBIARE IL CONTATTO? SE C’È L’ACCORDO

D) Lavoro per una casa editrice. Sono stata assunta con un contratto a progetto per un anno. Successivamente il contratto mi è stato trasformato a tempo indeterminato, orario full time. Poi è stata assunta un’altra persona, sempre con contratto a tempo indeterminato e con uno stipendio più alto del mio.
Il fatto è che dal primo febbraio scorso il contratto mi è stato modificato da full time a part time (dalle 9.00 alle 13.00, quindi per 4 ore lavorative al giorno per 5 giorni la settimana) a causa delle minori entrate della società.
La mia domanda è: perché il contratto è stato cambiato solo a me che, tra l’altro, ho più anni di anzianità?
K. C. - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Le parti possono stabilire consensualmente di trasformare un rapporto di lavoro a tempo pieno in un rapporto part-time. Tuttavia, il rifiuto da parte del lavoratore alla trasformazione non può essere ritenuto illegittimo nè può rappresentare un giustificato motivo di licenziamento.
Inoltre, l'accordo sulla trasformazione deve risultare in forma scritta e deve essere convalidato dalla Direzione provinciale del lavoro nei 30 giorni successivi. Di tali adempimenti la lettrice non fa alcuna menzione.
Resta che la condotta del datore, laddove non risulti il consenso scritto del lavoratore, non appare conforme al dettato legislativo.

5) GLI INDIRIZZI DEI CENTRI PER L’IMPIEGO

D) Quali sono i Centri per l’impiego attraverso i quali passa il programma Garanzia Giovani? Sono solo a Roma oppure anche nei capoluoghi di provincia?
Roberta Lisi - Per e-mail da Roma

R) Qualsiasi Cpi è in grado di fornire informazioni e orientamento sul programma Garanzia Giovani. L’elenco dei Centri per l’impiego, per quanto riguarda la Capitale, si può trovare sul sito: http://romalabor.cittametropolitanaroma.gov.it/. Lo stesso vale per Latina (http://www.provincia.latina.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1), Frosinone (http://www.provincia.fr.it/), Viterbo (https://www.provincia.viterbo.gov.it/) e Rieti (http://www.provincia.rieti.it/).

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1) LO “STIPENDIO” CON I NUOVI VOUCHER; 2) I NUOVI VOUCHER: STOP AGLI ABUSI?; 3) L’ALITALIA TRA CLAMORE E SILENZI; 4) PAPA FRANCESCO E IL TEMA DEL LAVORO; 5) DAL TEMPORANEO AL TEMPO INDETERMINATO

1) LO “STIPENDIO” CON I NUOVI VOUCHER

D) Rispetto alle norme precedenti, a me sembra che quelle che regolano i nuovi voucher siano profondamente differenti e migliori. Certo, c’è sempre la possibilità di farne un uso irregolare, ma rispetto a prima è più difficile.
Quello che non ho ben capito è il livello della retribuzione: se, cioè, è stato stabilito un tetto/orario o se ci può essere una sorta di contrattazione prima di cominciare il lavoro.

Stefano Rocchi - Per a-mail da Roma

R) Il compenso orario è liberamente fissato dalle parti ma non può mai essere mai inferiore a 9 euro l’ora. Di conseguenza, Il compenso giornaliero non può mai essere inferiore a 36 euro, pari al corrispettivo di 4 ore lavorative.
Si tratta di importi netti. All’utilizzatore, infatti, spettano un contributo del 33% per la gestione separata e un versamento del 3,5% per l’assicurazione Inail.
Ogni prestatore non può superare il compenso complessivo annuo di 5.000 euro riferito a più utilizzatori. Se, invece, l’utilizzatore è sempre lo stesso l’importo non può superare i 2.500 euro.

I voucher possono essere utilizzati solo per alcune categorie di persone: 1) titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità; 2) giovani con meno di 25 anni se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado comprese le università; 3) disoccupati ai sensi dell’art. 19 del Dgl. del 14 settembre 2015, n. 150; 4) percettori di prestazioni integrative del salario o di altre prestazioni di sostegno del reddito.

2) I NUOVI VOUCHER: STOP AGLI ABUSI?

D) Mi sapete dire quali misure sono state adottate affinché anche con i nuovi voucher non si ricominci con gli abusi e lo sfruttamento delle persone?

Cesare Mori - Per e-mail da Roma

R) La garanzia al 100% non può darla nessuna legge. Semmai una maggiore trasparenza e un maggiore rigore possono consentire di individuare con più facilità chi non si comporta in maniera corretta.

Per questo nel testo approvato lo scorso 21 giugno sono stati indicati alcuni passaggi che dovrebbero limitare le irregolarità. Per esempio, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione l’utilizzatore deve darne comunicazione all’Inps attraverso il servizio online dedicato, deve indicare il compenso pattuito, il luogo di svolgimento dell’attività, la durata, la tipologia, il settore lavorativo.

3) L’ALITALIA TRA CLAMORE E SILENZI

D) Ho letto che nei primi due mesi di quest’anno Alitalia ha perso 200 milioni di euro (3 milioni di euro al giorno) e che il bilancio del 2016 si è chiuso con 491 milioni di euro di passivo. Cifre disastrose che non si possono imputare ai tre commissari chiamati a salvare il salvabile ma soprattutto alla precedente gestione.
Il che, però, conta poco per i dipendenti della ex compagnia di bandiera sui quali pende il rischio di migliaia di licenziamenti perché la situazione – anche con l’attuale gestione – resta da allarme rosso.
Se gli esuberi dovessero diventare realtà, per Roma e per il Lazio sarebbe un colpo devastante. Per un po’ molto se n’è parlato ma adesso non vola più una mosca. Silenzio anche dai sindacati che pure hanno qualche parte di responsabilità.

Loretta Cimino - Per e-mail da Fiumicino

R) La situazione di Alitalia, nonostante qualche aggiustamento (si dice che sia stato risparmiato un centinaio di milioni di euro rinegoziando il prezzo della benzina), resta sull’orlo del precipizio. I toni si sono abbassati forse perché, con le trattive in corso per la vendita della società, si è ritenuto più opportuno non esasperare il clima intorno e dentro la compagnia. E anche per favorire la “campagna d’estate” che di solito è quella che richiama più passeggeri.

Il procedimento d’acquisto entrerà nella fase decisiva in ottobre e allora, alla luce delle proposte, tutto si rimetterà in moto. Nel bene come nel male.

4) PAPA FRANCESCO E IL TEMA DEL LAVORO

D) Dopo il discorso agli operai di Genova, Papa Francesco è tornato sul tema del lavoro. Mi pare che sia rimasto il solo a parlare con forza di certi temi. Ma mi pare anche che i suoi interventi non riescano ad incidere più di tanto…

Cesare Rende - Per e-mail da Civitavecchia

R) Lo scorso 28 giugno, rivolgendosi ai congressisti della Cisl, Jorge Mario Bergoglio ha detto: 1) è urgente un nuovo patto sociale… perché è una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una generazione di giovani a non farlo; 2) nel lavoro la donna è ancora di seconda classe, guadagna di meno, è più facilmente sfruttata; 3) forse la nostra società non capisce il sindacato anche perché non lo vede abbastanza lottare nelle periferie esistenziali, per i diritti ancora non garantiti, tra gli scartati dal lavoro; 4) le pensioni d’oro sono un’offesa non meno grave di quelle troppo povere.
A Genova, il 27 maggio, affermò: 1) oggi il lavoro è a rischio. È un mondo dove il lavoro non si considera con la dignità che ha e che dà; 2) l’imprenditore che pensa di risolvere il problema della sua impresa licenziando la gente, non è un buon imprenditore; 3) una malattia dell’economia è la progressiva trasformazione degli imprenditori in speculatori… bisogna temere gli speculatori non gli imprenditori; 4) dev’essere chiaro che l’obiettivo vero da raggiungere non è il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti. Perché senza lavoro, senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti.

Parole semplici e nello stesso tempo profonde. Parole sulle quali meditare. Parole che meriterebbero ben più e ben altro degli scontati consensi di maniera.

5) DAL TEMPORANEO AL TEMPO INDETERMINATO

D) Lavoro, con un contratto di somministrazione, per una grande azienda che opera nell’area di Roma.  Siccome il contratto si sta avvicinando alla scadenza, ho notato che la causale di impiego è estremamente generica: in sostanza potrei essere chiamato a svolgere qualsiasi mansione secondo le necessità della produzione.
In verità non è mai accaduto. Ma, parlando con un collega, ho saputo che contratti del genere non sono in regola in quanto la causale deve essere sempre specificata. E che questo potrebbe spingermi a chiedere il rinnovo del rapporto di lavoro. Come stanno le cose.

G. S. - Per e-mail da Roma

R) Nel campo della fornitura di lavoro temporaneo, vale a dire delle assunzioni che passano attraverso le agenzie del lavoro, una sentenza della Corte di cassazione (n. 11411) ha cercato di fare chiarezza perché la questione ha avuto, via via, interpretazioni diverse.
In particolare, la Corte ha ricordato come l’art. 1, comma 2 della legge 196 del 200, quella che disciplina i cosiddetti contratti di somministrazione, prevede che questi possano essere sottoscritti:1) nei casi previsti dal Contratto collettivo della categoria di appartenenza dell’impresa utilizzatrice; 2) nei casi di temporanea utilizzazione di qualifiche non previste dai normali assetti prodottivi aziendali; 3) nei casi di sostituzione di lavoratori assenti, fatte salve le situazioni in cui è vietata la forma del lavoro temporaneo.
La genericità della causale rende il contratto illegittimo. In più, proprio per queste ragioni, la Corte ha indicato la possibilità della trasformazione dei contratti temporanei non in regola in contratti a tempo indeterminato.
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1) Una mamma e i turni di notte; 2) Voglio fare il portalettere ma…; 3) I problemi di Roma e il Concorsone.

1) UNA MAMMA E I TURNI DI NOTTE

D) Fortunatamente ho un posto a tempo indeterminato in una struttura privata che lavora a ciclo continuo. Tutto bene, ma dallo scorso mese, per ragioni familiari (ho una figlia di 4 anni), non posso più effettuare i turni di notte che, di volta in volta, mi vengono richiesti. Prima del divorzio da mio marito non c'erano problemi, invece adesso...

Lucia P. - Per telefono da Roma

R) Più volte il ministero del Lavoro ha chiarito, rispondendo a specifiche richieste, che la lavoratrice/lavoratore possono rifiutare la prestazione notturna in quanto "unico genitore affidatario" di un minore di 12 anni. Ciò in virtù di quanto stabilito dall'articolo 11, comma 1 del Dlgs 66/2003.

Quindi, in base alle indicazioni fornite, Lucia P. deve essere esclusa da qualsiasi impegno notturno. In caso contrario, l'azienda può andare incontro a sanzioni.

2) VOGLIO FARE IL PORTALETTERE MA...

D) A proposito di portalettere e smistatori, di tanto in tanto Poste Italiane lancia campagne di ricerca per trovare questo tipo di personale. È un lavoro che mi interessa e ho sempre inviato (o aggiornato) il mio curriculum.
Non sono mai stato chiamato. E adesso mi chiedo: sono posti veri oppure si tratta di iniziative che servono all'azienda – di fronte alle lamentele per la scarsa qualità sel servizio di recapito – per dimostrare che qualcosa sta facendo?

B. U. - Per e-mail da Roma

R) Le assunzioni a tempo determinato sono reali in quanto, soprattutto d'estate, ci sono da coprire i vuoti che si aprono per la gestione delle ferie, sennò l'intero servizio andrebbe in tilt, con gravi danni per gli utenti che già adesso devono fare i conti con ritardi eccessivi e disfunzioni varie.
Quindi non si tratta di iniziative di facciata ma di opportunità di lavoro reali. Quanto al perché della mancata chiamata è difficile dire. Certo, le domande che affollano il data base di Poste Italiane sono ormai migliaia e, di conseguenza, il rischio di restare fuori esiste. Comunque, le selezioni sono gestite dalla funzione Risorse umane dell'azienda che contatta direttamente i profili ritenuti interessanti attraverso una prima analisi dei curricula registrati nella pagina web eRecruiting.

Con la telefonata di convocazione, si riceve anche l'invito a presentarsi al colloquio, forniti di un documento di identità, il certificato penale non anteriore a 3 mesi, il certificato degli studi compiuti, i certificati di nascita, cittadinanza e residenza, lo stato di famiglia, la copia del codice fiscale e un certificato medico dal quale risulti l’idoneità al lavoro.

3) I PROBLEMI DI ROMA (E IL CONCORSONE)

D) Chi abita a Roma ormai ci ha fatto l’abitudine: se lungo le strade c’è qualche problema (una buca, un marciapiede sconnesso, un albero pericolante, una qualsiasi struttura che mostra cenni di cedimento) arrivano gli addetti che allestiscono in quattro e quattr’otto quello che comunemente si chiama “pollaio”: in sostanza, circondano il problema con dei nastri colorati e per avvertire che lì c’è un pericolo.
Fin qui tutto bene. Poi però i “pollai” restano in piedi per settimane o per mesi, e questo invece non va bene. Io avrei una proposta semplice: perché insieme al “pollaio” non si scrive un cartello con l’indicazione del guaio e del tempo entro il quale verrà risolto.
Sarebbe un bel modo per parlare con i cittadini, dire loro che c’è chi si sta dando da fare e premere su chi di dovere affinché aggiusti quel che c’è da aggiustare senza tirarla troppo per le lunghe.
Così le responsabilità sarebbero più chiare e si saprebbe con chi prendersela. Adesso è tutto un rimpallo: un ufficio scarica su un altro, i centralini non sanno che cosa rispondere e alla fine si butta la palla in tribuna avvertendo che bisogna avere pazienza.
Questa è oggi Roma. E siccome a tutto ci si abitua sembra che così è sempre stato. Un’ultima cosa: con il grande caldo, la siccità che ha ingiallito parchi e giardini, gli alberi non più potati che cedono di schianto c’è solo da sperare che una mano santa ci protegga dagli incendi.
Forse sono pessimista ma il fatto è che non vedo via d’uscita.

Roberto G. - Per telefono da Roma

D) Prima dell’estate in un paio di strade accanto al Parco Nemorense sono state coperte una decine di buche. L’operazione si è svolta così: da un camioncino due operai hanno tirato giù dei sacchi pieni di una sorta di catrame, hanno spazzolato le buche e le hanno riempite. Una dopo l’altra. Tutto è durato meno di un’ora.
Ora siamo da capo a dodici. Le buche sono tornate ad essere buche, anzi ce ne sono di più perché il passaggio di auto e camion ha sgretolato il resto dell’asfalto.
Mi piacerebbe sapere: chi è che ha ordinato quel tipo di lavoro, quanto è stato pagato, visto il risultato, perché non provare a riavere indietro i soldi.

Sara A. - Per telefono da Roma

D) Prima erano casi isolati, adesso si sono moltiplicati. Mi riferiscono a quei ragazzi extracomunitari che dotati di buona volontà e di una scopa spazzano via foglie, cartacce e bottiglie. Qui non voglio entrare nella discussione se dietro ci sia una qualche organizzazione che li recluta e li sfrutta, ma mi piacerebbe conoscere il parere del Comune.
Mi spiego meglio: quei ragazzi fanno un lavoro utile perché le nostre strade sono una vergogna e, personalmente, lascio sempre qualche spicciolo per un servizio per il quale paghiamo le tasse. In sostanza, pago due volte. Allora perché non prendere in mano la situazione e delegare a loro ciò che istituzionalmente non si riesce a fare?
Ovviamente è una battuta ma mica poi tanto. Quei ragazzi sono il segnale evidente di come Roma sia ridotta.

Testimonianza raccolta in Piazza Re di Roma

D) Qualche mese fa il Comune di Roma aveva ripreso in mano il Concorsone indetto anni fa con circa duemila vincitori in attesa di essere chiamati. Qualche decina di assunzioni sono state fatte e – così si disse – altre ne sarebbero seguite.
O mi sono perso qualcosa oppure più nulla è successo. Eppure quei duemila servirebbero a coprire i vuoti che via via si sono aperti nell’amministrazione del Campidoglio (pensionamenti e quant’altro) che così potrebbe tornare a funzionare al meglio.
Le tante disfunzioni in cui si dibatte la Capitale dipendono anche da questo. Che cosa si aspetta a rispettare le attese di tante persone che, superate le prove dei bandi, speravano di avere risolto il problema del lavoro?

Cesare Rivolta - Per e-mail da Roma

R) Questi, e altri interventi più o meno analoghi che ci sono arrivati in redazione nel corso delle ultime settimane, non hanno bisogno di commenti. Sono simili a quelli che si possono leggere negli spazi dedicati alla posta dei lettori dei più importanti quotidiani che a Roma dedicano particolare attenzione.
Si può solo aggiungere che il cambio di passo da parte di chi ha in mano il governo della città è sempre più urgente.
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1) GARANZIA GIOVANI: SEGNALI DI RISVEGLIO; 2) GRANDI STRUTTURE: SE MILANO BATTE ROMA; 3) LE CURE BALNEO-TERMALI A SPESE DEL SSN; 4) LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEGLI STUDENTI; 5) CHI DIFENDE LE AREE DEMANIALI

1) GARANZIA GIOVANI: SEGNALI DI RISVEGLIO
Che ne è di Garanzia Giovani, il programma che avrebbe dovuto agevolare la prima occupazione dei ragazzi? Vedo sempre più spesso, anche tra gli annunci pubblicati da “Lavoro Facile”, che le aziende sembrano maggiormente propense a utilizzare questa forma contrattuale.
È davvero così? In verità ricordo che più volte si è parlato di flop, e ho il timore che per l’ennesima volta si stiano scambiando fischi per fiaschi. Spero di sbagliarmi ma con il lavoro non si può scherzare.

Ritanna Crivelli - Per e-mail da Roma

In effetti, i primi mesi di Garanzia Giovani si sono rivelati al di sotto delle aspettative. Tra maggio 2014 e marzo 2016, cioè in poco meno di 2 anni, le assunzioni  sono state 30.000. Niente – appunto – rispetto alle attese.
Poi qualcosa è cambiato soprattutto sul versante delle modalità: adesso per le imprese è più semplice completare l’operazione che, ricordiamolo, consente di ottenere incentivi fino a 8.060 euro l’anno per un’assunzione stabile e a 4.030 per una a tempo determinato. 
Sta di fatto che, con l’avvio della fase 2, il programma ha cominciato a correre. Nei primi 5 mesi di quest’anno le domande presentate dalle aziende sono state 38.127 e di queste 24.586 si sono trasformate in contratti, dopo il via libera dato dall’Inps. Le altre pratiche sono in corso di accertamento.

Che tipo di contratti? Di apprendistato professionalizzante per il 50%, a tempo determinato per il 30%, a tempo indeterminato per il 20%. La regione più attiva è la Lombardia (6.092 domande accolte), quindi la Campania (2.744), il Veneto (2.367), l’Emilia Romagna (2.118), il Piemonte (1.995). Un po’ più indietro il Lazio (1.705).   

2) GRANDI STRUTTURE: SE MILANO BATTE ROMA
I grandi centri commerciali sono una buona opportunità di lavoro. Ho letto delle offerte di Oriocenter lassù in Lombardia. Ma qui a Roma o nel Lazio niente si muove? Una volta intorno alla Capitale era un fiorire di strutture simili che hanno dato impiego a migliaia di persone.
Adesso chi vuole investire – e qui faccio una riflessione di carattere generale – tendenzialmente sceglie il Nord e in particolare l’area di Milano dove dopo l’Expo è tutto in forte sviluppo. Dobbiamo rassegnarci a fare la valigia e a partire per raggiungere la Madonnina?

Claudia Rossi - Per e-mail da Roma

Non tutto è fermo. A Passo Corese Amazon sta per aprire un impianto logistico di rilevanti dimensioni e la Rinascente, proprio nel cuore di Roma, inaugurerà quasi contemporaneamente un maxistore che si annuncia come l’evento dell’anno.
Altre iniziative sono sulla rampa di lancio. Ma è vero: Milano ha preso a marciare a velocità doppia o tripla anche per una capacità di fare sistema che nella Capitale si è decisamente smarrita. Si sa, per esempio, che Ikea vorrebbe insediare il suo terzo centro a ridosso dell’Aurelia ma sbrogliare la matassa delle autorizzazioni necessarie non è semplice.

Comunque, tra la fine del prossimo anno e l’inizio del 2019 Milano avrà il centro commerciale più grande e più esclusivo d’Europa: il Westfield Milan che sorgerà su un’area di 600.000 metri quadrati a Segrate e dove troveranno posto, per la prima volta in Italia, le Gallerie Lafayette oltre ai marchi più prestigiosi nazionali e internazionali. Ci sarà lavoro per 5.000 addetti.

3) LE CURE BALNEO-TERMALI A SPESE DEL SSN
Con il Sistema sanitario nazionale che (a parte lodevoli e fortunatamente non poche eccezioni) lascia molto a desiderare, resistono ancora i rimborsi per le cure balneo-termali. Lo so perché un mio conoscente ne ha recentemente usufruito.
Ben per lui, naturalmente, ma mi chiedo se – visto il quadro generale – sia proprio necessario garantire questo servizio che non mi pare di vitale importanza…

Saro M. - Per e-mail da Latina

Se si decide di tagliare il discorso è semplice. Resta da capire se sia la strada giusta. Certo, gli sprechi continuano ad esserci nonostante riforme e interventi. La sanità “mangia” una fetta notevole delle risorse pubbliche e questo potrebbe pure essere giusto perché di mezzo c’è la salute di ognuno di noi. Ma sono le macroscopiche disfunzioni che tuttora persistono che rendono spesso la situazione insostenibile. E incomprensibile.
Insomma, va bene spendere ma almeno che si abbia la garanzia e la certezza di un servizio efficiente e sollecito. Cosa che – come è noto – in alcune regioni è più possibile di altre.
Ed eccoci all’e-mail. Le cure balneo-termali devono essere sempre prescritte dal medico in presenza di patologie conclamate e, quindi, non sono una sorta di vacanza pagata dal Ssn. Inoltre, non tutti possono farvi ricorso. Spettano, infatti, ai lavoratori iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria (Ago) dell’Inps, ai lavoratori dipendenti Inps iscritti all’Ago, ai lavoratori autonomi che versano il contributo Ivs (invalidità, vecchiaia, superstiti) all’Inps, ai lavoratori parasubordinati iscritti alla Gestione separata (Legge 8 agosto 1995, numero 335, articolo 2, comma 26), ai titolari di assegno non definitivo di invalidità, ai lavoratori socialmente utili.

Tra l’altro, la prescrizione medica deve essere inviata al Ssn che, una volta esaminata la pratica, convoca l’interessato per sottoporlo a una visita di controllo e verifica. Se tutto è in regola allora (entro 90 giorni) si possono cominciare le cure.

4) LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEGLI STUDENTI

Sto pensando di iscrivermi in una università francese. Ci sono particolari problemi da superare? Devo darmi da fare per raccogliere dati e documenti? E se sì, quali?

Fiorella Ranieri - Per e-mail da Tivoli

La formazione e la mobilità dei giovani in ambito europeo non solo sono possibili ma vengono incoraggiate. Il principio-guida è la parità di trattamento: vale a dire che, nella fattispecie, uno studente italiano che decide di frequentare i corsi di una università francese può farlo alle stesse condizioni stabilite per i cittadini d’Oltralpe.
In sostanza, non possono esserci discriminazioni, come spese di iscrizione più elevate. Il principio della parità è valido per tutti i Paesi dell’Ue, anche se le condizioni di accesso agli istituti sono fissate dai singoli Stati e possono variare sensibilmente da un Paese all’altro. Per esempio, la padronanza della lingua può costituire un requisito determinante. Per questo, prima dell’iscrizione, può essere richiesto il superamento di un esame destinato ad accertare le conoscenze linguistiche degli studenti provenienti da altre nazioni.

Per qualsiasi informazione si può comunque contattare l’ambasciata francese in Italia, che si trova in piazza Farnese 67 - 00186 Roma. Tel. 06.686011.

5) CHI DIFENDE LE AREE DEMANIALI

L’estate è cominciata e le località di vacanza sono tornate ad animarsi. La scorsa domenica ho portato la mia famiglia al mare, in un tratto di costa a Sud di Roma. Sulla spiaggia c’erano un’infinità di baracche e baracchini che vendevano un po’ di tutto. Ma non sarebbe vietato? Perché chi dovrebbe controllare preferisce chiudere tutte e due gli occhi? Forse per non creare altri disoccupati?

F. M. - Per e-mail da Roma

La polemica non è di oggi perché, tranne chi ha avuto la concessione che autorizza particolari attività (stabilimenti balneari, ristoranti, chioschi di bevande e gelati), sulle spiagge è proibito qualsiasi insediamento, in quanto si tratta di aree che appartengono al demanio.
Sul rispetto delle norme vigila un’apposita polizia – la polizia demaniale – che deve scoprire chi, in deroga alle autorizzazioni o addirittura senza permessi, si è posto in contrasto con le normative in vigore. In particolare, l’attività di polizia demaniale è rivolta alla conservazione e integrità dei beni pubblici attraverso gli strumenti amministrativi contemplati dall’ordinamento giuridico, come la potestà di autoannullamento o revoca dei provvedimenti concessori precedentemente emanati ovvero attraverso l’intimazione di ordini ed eventualmente l’irrogazione di sanzioni.
Ma, siccome – come si diceva – la polemica non è di oggi, significa che le misure non scoraggiano poi molto. E poi i condoni hanno contribuito a fare il resto facendo passare il concetto che tanto, in un modo o nell’altro, tutto si aggiusta. Qualcuno ha citato la Germania come esempio da seguire: lì i permessi di costruzione si ottengono in quattro e quattr’otto, ma se se si prova a fare i furbi le ruspe arrivano altrettanto rapidamente. 
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1) AGENZIE PER IL LAVORO: CHE SORPRESA 2) PIÙ DIPLOMATI MA MENO UNIVERSITARI 3) IL PART TME A TEMPO INDETERMINATO 4) CONCORSI, GRADUATORIE E ASSUNZIONI 5) POCHI SANNO L’INGLESE: UN PROBLEMA

1) AGENZIE PER IL LAVORO: CHE SORPRESA

Ho risposto all’annuncio di una agenzia per il lavoro letto su “Lavoro Facile”. Mi hanno convocato per un colloquio e mi hanno comunicato che potrò prendere servizio all’inizio di settembre. Mi richiameranno per farmi firmare il contratto a tempo indeterminato.
Non me l’aspettavo in quanto ero convinto che queste agenzie potevano proporre solo rapporti a scadenza. Mi hanno rassicurato dicendomi che le regole sono cambiare e che adesso così è. Finalmente una buona notizia.

Carlo Rivelli - Per e-mail da Roma

Non è da molto ma, in effetti, le agenzie per il lavoro possono assumere a tempo indeterminato alla luce delle normative contenute nel Jobs Act. Attualmente sono migliaia i dipendenti ex interinali che operano con questo tipo di contratto.
Le agenzie per il lavoro stanno attraversando un buon momento. Secondo l’Istat, nel 2016 più di 700.000 persone hanno trovato un impiego in somministrazione, il 9% in più rispetto al 2015. Quest’anno il ritmo è ancora più alto e si prevedono nuovi record: nel solo mese di marzo c’è stato il massimo storico con 415.000 addetti avviati al lavoro (41.000 a tempo indeterminato). Anche il monte retributivo è in crescita: +1,4%.

Positivo il commento di Matteo Pirulli, segretario Fesla-Cisl (Federazione del lavoratori somministrati, autonomi e atipici): “Il fatto che aumentino i lavoratori a tempo indeterminato sta a significare che le agenzie per il lavoro non si vedono più come prestatori di servizi ma come vere e proprie imprese”.

2) PIÙ DIPLOMATI MA MENO UNIVERSITARI

Mio figlio prenderà la maturità quest’anno e già mi ha detto che non intende iscriversi all’università perché – sostiene – è meglio mettersi subito a lavorare. Non sono d’accordo e spero, alla fine, di convincerlo. Tra l’altro, trovare un posto oggi non è poi così facile.
Ciò che mi ha sorpreso è che anche molti ragazzi che frequentano lo stesso istituto la pensano alla stessa maniera. Non voglio fare la catastrofista, ma quale Italia stiamo preparando?

Loretta R. - Per e-mail da Monterotondo

Rispetto a un decennio fa i diplomati sono cresciuti notevolmente ma c’è voluto un bel po’ per orientarli verso discipline più in linea con le necessità del mondo della produzione.  Per esempio, gli istituti tecnici, compresi quelli superiori, fanno ormai registrare costantemente il “tutto esaurito”.
Del tutto diverso il discorso per quanto riguarda l’università. Un recente rapporto di TreLle, elaborato in collaborazione con la Fondazione Cariplo, ha accertato che il rapporto tra diplomati e matricole non va al di là del 61%, cioè 3 punti in meno rispetto al 2010 e addirittura 17 in meno rispetto a 25 anni fa.
Può sembrare strano ma questi sono i dati che, a livello europeo, non ci fanno fare una bella figura. Anche se, sorprendentemente, la Germania si trova più o meno nella stessa nostra situazione con la variante, però, che grazie alla secolare tradizione di alternanza scuola-lavoro lì la disoccupazione è di fatto ridotta ai minimi termini.
Restando in Italia, non c’è dubbio che una volta presa la laurea l’impiego sia più a portata di mano: nel lungo periodo, infatti, il tasso di occupazione registra un +13% mentre la retribuzione media fa segnare un +42%.

E allora? Siccome siamo italiani e non tedeschi, continuare gli studi dopo il diploma/maturità è quantomai opportuno. Anche per impedire che l’ascensore sociale, già in crisi, si fermi del tutto.

3) IL PART TIME A TEMPO INDETERMINATO

Un contratto part time può essere a tempo indeterminato? E in che modo si può quantificare l’orario? Il contratto deve essere sempre elaborato in forma scritta?

Fabio Lulli - Per e-mail da Roma

Sì, il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Queste le tipologie.
Part time orizzontale. Prevede un orario giornaliero inferiore rispetto a quello normale: dunque, considerando otto ore lavorative, è dipendente in part time orizzontale colui che lavora, per esempio, cinque ore al giorno per tutti e cinque i giorni lavorativi della settimana.
Part time verticale. Il lavoratore presta la sua opera con orario giornaliero a tempo pieno solo in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno (per esempio, lavorando per due giorni alla settimana invece che cinque, o a settimane alternate).
Part time misto. Risulta dalla combinazione delle precedenti tipologie (per esempio, cinque ore al giorno per tre giorni alla settimana).

Il contratto va sempre stipulato in forma scritta e deve obbligatoriamente contenere l’orario di lavoro con tutti i riferimenti di giorno, settimana, mese e anno. Se il part time è a tempo determinato deve essere indicato il termine di scadenza.

4) CONCORSI, GRADUATORIE E ASSUNZIONI

In uno dei numeri scorsi di “Lavoro Facile” ho letto che, una volta vinto un concorso pubblico, l’assunzione non è automatica. È possibile?

Rosalba Piccinini - Per e-mail da Roma

È proprio così. Se, per esempio, un Ente dello Stato bandisce un concorso e quindi lo fa svolgere fino alla elaborazione della graduatoria finale, ma poi quello stesso Ente scopre di non avere in cassa i soldi per pagare gli stipendi, l’immissione in ruolo dei vincitori può anche slittare.

Naturalmente ciò non significa l’annullamento dell’iniziativa ma uno slittamento dei tempi di attuazione. La graduatoria resta valida e, risolte le difficoltà economiche, l’iter tornerà a prendere il suo corso, e le assunzioni previste potranno essere effettuate.

5) POCHI SANNO L’INGLESE: UN PROBLEMA

Molto spesso “Lavoro Facile” si è occupato della Gran Bretagna e delle possibilità di trovare lavoro in quel Paese. Il problema resta quello della lingua. Chi non la conosce rischia di essere tagliato fuori. E qui in Italia pochi la conoscono…

Rossella Bini - Per e-mail da Roma

La Gran Bretagna è da sempre, soprattutto da quando l’inglese è diventata la principale lingua di riferimento, un Paese ricco di fascino e di richiamo. Per l’Italia, tra l’altro, è a portata di mano sotto tutti i punti di vista, anche per la facilità dei collegamenti e per la quasi assenza di norme burocratiche. Però con la Brexit molto potrebbe cambiare.
Certo, c’è il problema di farsi capire, e questo è un fattore decisivo per chi è alla ricerca di posti e di stipendi di un certo livello. Ma Londra e dintorni dovrebbero essere familiari a chiunque voglia imparare o perfezionare l’idioma di Sua Maestà: insomma, quasi un passaggio obbligato per evitare di restare “chiusi” all’interno dei nostri confini nazionali. E, in un mondo sempre più globalizzato, si comprende bene come ciò possa rivelarsi un handicap notevole. Inoltre, a differenza di tanti altri cittadini europei, gli italiani continuano a figurare agli ultimi posti in quanto a conoscenza delle lingue.
Tempo fa la Commissione europea ha avvertito le imprese di media grandezza che, senza la capacità di farsi comprendere e di dialogare, potrebbero mettere in pericolo il loro stesso sviluppo. Chiamati in causa, in particolare, i colletti bianchi i quali – secondo un sondaggio – con l’inglese non se la cavano benissimo.
Le aziende sembrano cominciare a rendersene conto e sempre più spesso incentivano corsi di perfezionamento. Ma è ancora troppo poco alla luce delle necessità.
Tra l'altro, oltre all'inglese avanzano al galoppo anche il russo, il cinese e il giapponese. I negozi del centro delle città d'arte (Roma, Firenze, Napoli e Venezia) sono "affamati" di personale in grado di parlare con i turisti provenienti da quei Paesi 
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1) DITEMI SE SI TRATTA DI MOBBING… 2) IMPRESE AGRICOLE: BANDO SCADUTO 3) IL TEMPO INDETERMINATO CHE SVANISCE 4) VOLOTEA CERCA HOSTESS E STEWARD 5) QUALI PERMESSI PER FARE UN CONCORSO?

1) DITEMI SE SI TRATTA DI MOBBING…

Da qualche tempo i rapporti nell’ufficio dove lavoro sono cambiati in peggio. In sostanza, se prima ero un punto di riferimento nell’ambito della mansione che mi è stata affidata (devo controllare la regolarità delle merci in entrata e in uscita, l’attività del magazzino e le relative pratiche amministrative) adesso questi compiti vengono spesso affidati a una collega che ha meno anzianità di me. Succede, così, che ci sono giorni durante i quali faccio poco o niente.
Ho chiesto spiegazioni ma mi hanno detto che non devo preoccuparmi. Io invece mi preoccupo perché se non sono più utile potrebbero pure licenziarmi. Adesso capisco chi parla di mobbing…

Elisabetta - Per telefono da Roma

Nonostante le maglie si siano allargate, non è che dall’oggi al domani si possono mettere alla porta i dipendenti senza una motivazione valida. Da questo punto di vista – almeno alla luce degli elementi noti – non sembrano esserci pericoli.
Da valutare con più attenzione, invece, l’aspetto del mobbing in quanto non c’è dubbio che perdurando il clima di esclusione dagli impegni stabiliti dal contratto ciò potrebbe alla lunga creare problemi psicologici e incidere sulla salute. In proposito ci sono sentenze che ormai hanno fatto giurisprudenza e che possono, nell’eventualità, sostenere l’avvio di una vertenza.
Da tenere presente che proprio di recente la Corte di Cassazione ha stabilito, riconoscendo il mobbing come pratica persecutoria, che i “fatti ostili” per essere presi in considerazione debbano essere ripetuti per un “congruo periodo di tempo”.
Vale a dire? Secondo il tribunale di Palermo, che si è pronunciato su una causa di lavoro, questo periodo può essere ragionevolmente stabilito in circa sei mesi. 

Va ricordato che il mobbing si manifesta quando viene ridotta la possibilità di comunicare per quanto riguarda i contatti umani, si ricorre al demansionamento, si diffondono maldicenze, si insiste nella critica sistematica, si lanciano minacce, si mettono in pratica altri atteggiamenti vessatori.

2) IMPRESE AGRICOLE: BANDO SCADUTO

Come tanti giovani, dopo l’invio di un’infinità di domande, pochi colloqui e ancora niente lavoro, sto pensando di avviare un’attività agricola anche perché ci sono mutui a tasso agevolato per l’acquisto di terreni.
Mi rendo conto che è un’attività che non si può improvvisare ma con me ci sono degli amici che ci capiscono e l’idea ci stuzzica parecchio. Come ci si deve comportare? Quali i passi più importanti da compiere? A chi rivolgersi?

Roberto Bacci - Per e-mail da Roma

L’iniziativa è stata presa dall’Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare) che ha avuto in dotazione 65 milioni di euro dal ministero delle Politiche agricole. Destinatari tutti coloro che hanno tra i 18 e i 45 anni e che per la prima volta – sia in forma singola che associata – decidono di diventare imprenditori in questo fondamentale comparto.
Il problema, però, è che il bando è scaduto lo scorso 12 maggio e che quindi non c’è più niente da fare. A meno che, una volta completata la graduatoria, non si scopra che sono rimasti dei fondi a disposizione. Ciò potrebbe riaprire il discorso ma per il momento non ci sono notizie.

In effetti, le condizioni del prestito erano più che invitanti: la cifra mutuabile oscillava da 250.000 a 2 milioni di euro da rimborsare in 15, 20 o 30 anni a tasso di interesse bassissimo. Per sapere se ci saranno sviluppi, o per altre informazioni in merito, si può consultare il sito: www.ismea.it.

3) IL TEMPO INDETERMINATO CHE SVANISCE

Non ci voleva un genio per capire che, con la progressiva riduzione degli incentivi, le aziende avrebbero smesso di assumere a tempo indeterminato per rilanciare il tempo determinato. Insomma, quando è lo Stato a pagare tutti sono bravi a fare i primi della classe.
Le imprese devono imparare fare impresa: devono, cioè, produrre, vendere e competere sui mercati sempre più globalizzati. Solo così avranno bisogno di manodopera. A giudicare dai dati non mi pare che l’economia e l’industria godano di buona salute e quindi non capisco per quale misteriosa ragione si dovrebbero creare nuovi posti.
Se c’è qualcuno che paga sai che sforzo si fa a rafforzare gli organici. Tanto poi, finita la festa, finito anche il lavoro. A proposito, dov’è che le assunzioni a tempo indeterminato non sono finite sotto la suola delle scarpe?

Cesare Amici - Per e-mail da Livorno

Il lettore si riferisce, evidentemente, al rapporto pubblicato dall’Inps lo scorso 18 maggio che tanto ha fatto discutere. Lì si dice che il saldo annualizzato (cioè la differenza tra assunzioni e cessazioni) dei primi tre mesi, rispetto allo stesso periodo del 2016, è positivo: +377.000 unità.
Il risultato salta fuori dalla somma dei contratti a tempo indeterminato (+22.000), di apprendistato (+40.000) e a tempo determinato (+315.000, inclusi gli stagionali). In percentuale, e sempre raffrontando con lo scorso anno, le assunzioni a tempo determinato sono cresciute del 29,5% e quelle di apprendisti del 16,5%. Il tempo indeterminato è invece scivolato indietro del 7,6%.
Questo significa che la sostanziale scomparsa della defiscalizzazione ha spinto le aziende a tornare sui vecchi passi e a rispolverare il precariato. Resta il fatto dell’aumento complessivo delle persone che hanno trovato un impiego mentre fino a non troppo tempo fa era tutto il contrario. Però, all’indomani della riforma, le previsioni erano decisamente migliori proprio sul versante del tempo indeterminato.   

Quali le regioni che sui contratti stabili hanno tenuto di più? Non ce ne sono molte: la Valle d’Aosta (+21,6%), la Sardegna (+4,4%), il Trentino-Alto Adige (+3,2%), il Molise (+1,5%), la Calabria (+1,3%). Tra le peggiori: l’Umbria (-17,5%), il Lazio (-15,3%), l’Abruzzo (-12,6%), la Campania (-10,0%), la Lombardia (-9,3%), la Sicilia (-9,2%) e poi via via le altre.

4) VOLOTEA CERCA HOSTESS E STEWARD

Sapete dirmi se Volotea, la compagnia low cost spagnola, ha ancora bisogno di personale di cabina? E se sì come ci si può candidare?

Paola Carlini - Per e-mail da Napoli

Le selezioni di hostess e steward sono ancora aperte per gli aeroporti di Genova, Palermo, Venezia e Verona. Per gli scali francesi Bordeaux, Nantes, Strasburgo e Tolosa.

Volotea, fondata nel 2012 e con sede centrale a Barcellona, raggiunge 78 destinazioni in Europa. Per i requisiti e l’invio del curriculum ci si deve collegare con il sito: http://www.volotea.com/it/offerte-di-lavoro/cabin-crew.

5) QUALI PERMESSI PER FARE UN CONCORSO?

Lavoro presso uno studio come addetta alla segreteria. Ho un contratto a tempo indeterminato, part time. Prossimamente dovrò effettuare 3 prove preselettive per altrettanti concorsi pubblici.
I giorni che mi servono per effettuare queste prove verranno considerati come permessi oppure, portando l'attestazione di presenza che mi verrà rilasciata, mi verranno scalati come ferie? Ho dato un'occhiata al Ccnl (dipendenti studi professionali) ma vi viene menzionato solo il caso di esami universitari.

V. P. - Per e-mail da Roma

Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. I lavoratori dipendenti hanno diritto di assentarsi dal lavoro usufruendo di permessi e – al riguardo – i contratti collettivi possono integrare le previsioni legali.
Ciò detto, i permessi possono essere di diverso tipo, e in particolare: 1) per la formazione del lavoratore; 2) connessi ai diritti sindacali; 3) legati alla maternità; 4) le cosiddette ex festività abolite, per complessive 32 ore.
Nella fattispecie sottoposta dalla lettrice, poichè non si tratta di permessi usufruibili per la formazione, trattandosi di concorsi per esami, converrà utilizzare i permessi per le ex festività, dal momento che in base a molti Ccnl ogni mese si matura 1/12 delle 32 ore.
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1) OCCUPAZIONE MEGLIO O PEGGIO? VEDIAMO… 2) PRECARI PUBBLICI ALL’ULTIMO ATTO 3) CHE COSA FARE DELLE FERIE NON FATTE? 4) IL CONTENUTO DELLA LETTERA DI ASSUNZIONE 5) IL LICENZIAMENTO VERBALE NON VALE

1) OCCUPAZIONE MEGLIO O PEGGIO? VEDIAMO…

Ma come va l’occupazione? A leggere le cifre non ci si capisce niente. Un giorno sembra che ci sia un miglioramento, il giorno dopo tutto torna in alto mare.
A occhio direi che la situazione non è cambiata granché: per i giovani è sempre durissima e, in generale, non c’è da fare salti di gioia. E questo con tutti i provvedimenti messi in campo che, tra l’altro, ci sono costati un bel po’ di soldi. A quando una svolta vera?

Renato Conti - Per e-mail da Roma

Secondo l’Istat, alla fine di marzo questa la situazione: lieve aumento dell’occupazione tra i giovani (+44.000 tra i 15-34enni), in crescita i contratti a tempo indeterminato (+63.000) e a tempo determinato (+22.000). In flessione, invece, l’occupazione tra gli ultracinquantenni (-55.000) e tra gli autonomi (-70.000).
Secondo le stime del governo, quest’anno il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi intorno all’11,5% per poi scendere all’11,1% nel 2018.
Per avere qualche termine di raffronto, la disoccupazione nell’Eurozona è del 9.5%, il dato più basso dall’aprile del 2009. Hanno migliorato le performance tutti i Paesi dell’Ue, mentre il tasso è rimasto stabile in Francia e Austria ed è peggiorato – oltre che in Italia – anche in Danimarca e Lituania.
In Germania la soglia di disoccupazione è al 5,9%, l’indice più basso dalla riunificazione. Negli Stati Uniti è al 4,7%. In Spagna al 18,4%.
Quale il giudizio? Di certo nel nostro Paese il problema del lavoro resta pesante. C’è chi sostiene che senza le misure adottate lo sarebbe ancora di più (per esempio, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha detto che con il 34,1% la disoccupazione giovanile ha toccato il livello più basso dal febbraio 2012) e c’è chi punta il dito sulle strategie messe in campo che non sarebbero riuscite a raggiungere i risultati sperati.

Resta il fatto che in Europa quel nostro 34,1% deve vedersela con una media del 22%: 14 punti di scarto sono tanti. Troppi.

2) PRECARI PUBBLICI ALL’ULTIMO ATTO

Lavoro in un ministero e sono un precario. Su uno dei numeri scorsi di “Lavoro Facile” ho letto della riforma presentata dal ministro della Funzione pubblica Marianna Madia e della possibilità, per me e per chi si trova nella mia posizione, di firmare finalmente un contratto a tempo determinato.
Poi, però, più nulla. Che cosa è successo? Un altro capitolo della politica degli annunci? È così difficile capire che non si può giocare sulla pelle della gente?

F. G. - Per e-mail da Roma

La riforma è contenuta in un decreto legge all’interno del quale è previsto “un piano straordinario triennale per il superamento del precariato”. Al termine di uno dei prossimi consigli dei ministri dovrebbe esserci il via libera definitiva che, rispetto al testo già approvato, potrebbe contenere qualche correttivo sull’anzianità necessaria per la stabilizzazione.
Attualmente sono previsti 3 anni di anzianità degli ultimi 8 all’interno della stessa amministrazione. Questa formula taglierebbe fuori chi ha cumulato l’anzianità con contratti stipulati con enti diversi. Per evitare ricorsi e controricorsi si sta cercando una soluzione da inserire nel testo che poi sarà pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale”.

Il piano riguarda il 2018-2020, tempo entro il quale tutti i precari dovrebbero essere messi in regola.

3) CHE COSA FARE DELLE FERIE NON FATTE?

Sono adetto alle pulizie presso un Comune del Lazio. Ho 50 giorni di ferie non ancora utilizzate. Posso chiedere un aumento dello stipendio?

F. P. - Formia (Lt)

Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Le ferie sono riconsciute quale diritto irrinunciabile dei lavoratori dipendenti ad un periodo di riposo per reintegrare le energie psicofisiche.

Quelle non godute possono essere solo differite entro i termini prestabiliti per legge, mentre solo in casi eccezionali – sempre previsti dalla legge – possono essere retribuite con una indennità sostitutiva.

4) IL CONTENUTO DELLA LETTERA DI ASSUNZIONE

Grazie ad uno dei servizi pubblicati da “Lavoro Facile” sono riuscito a trovare lavoro in una struttura turistica, a partire dal 1° luglio. Nel momento in cui, nei prossimi giorni, firmerò la lettera definitiva di assunzione, a che cosa devo prestare più attenzione?

M. C. - Per telefono da Terracina

C’è da controllare subito la conformità tra quanto indicato nella lettera di assunzione e il contratto collettivo applicato nel luogo di lavoro in materia di mansioni, qualifica e orario. I contratti collettivi, generalmente, stabiliscono quali sono le informazioni che l’azienda deve comunicare al nuovo dipendente. L’atto scritto è un obbligo per i rapporti di lavoro dipendente, ma anche per i contratti di lavoro come quello a progetto, che la legge classifica come una tipologia di lavoro autonomo (art. 62 del Decreto legge 276/03).

È quindi buona norma conoscere con precisione il proprio contratto collettivo di riferimento, perché è da esso che, in ogni caso, si deve partire per verificare la corretta applicazione dei diritti e degli obblighi del lavoratore. Infatti, in base al principio della cosiddetta “inderogabilità in peggio” (art. 2077 del Codice civile) le condizioni stabilite dal contratto individuale, o nella lettera di assunzione, non possono essere inferiori a quelle previste dalla contrattazione collettiva.

5) IL LICENZIAMENTO VERBALE NON VALE

Dopo sei mesi di lavoro, e pure avendo avuto la promessa di un contratto secondo il Ccnl turismo e commercio, mi è stato detto che dovevo lasciare l’attività. Così è stato. Ma il mio posto è stato preso da un altro ragazzo. Non mi sembra corretto…

B. D. - Per e-mail da Roma

A quanto sembra, si sarebbe in presenza di un licenziamento intimato oralmente. Secondo la costante giurisprudenza della Suprema Corte, tale forma di recesso da parte del datore di lavoro, poiché viziato nella forma, deve essere colpito dalla più grave sanzione dell'inesistenza, ragione per cui restano fermi sia il rapporto di lavoro che il diritto alla retribuzione.
Chiaramente, per ottenere tali accertamenti è necessario ricorrere al Giudice del Lavoro con il patrocinio di un avvocato, previo esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione davanti alla Direzione Provinciale del Lavoro entro il termine di 60 giorni  da quanto è stato irrogato il licenziamento. 
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1) DENTRO LA BUSTA PAGA DEL CAMERIERE. 2) IL PART TIME A TEMPO INDETERMINATO. 3) I 30 ANNI DEL PROGRAMMA ERASMUS. 4) CONTRIBUTO INPS PER LE CURE TERMALI. 5) TRA AGENZIE, AZIENDE E CONTRATTI

1) DENTRO LA BUSTA PAGA DEL CAMERIERE

Lavoro da qualche mese in un ristorante come cameriere. Ho una buona professionalità e credo di sapermela cavare piuttosto bene. Ho un contratto regolare ma ho l’impressione che non venga rispettato pienamente il Ccnl di categoria.

Posso sapere quanto dovrei guadagnare? Unisco la mia busta paga in modo che possiate regolarvi.

Gianni F. - Per posta da Sabaudia

La tabella paga dei dipendenti di pubblici esercizi, ristoranti, bar, pasticcerie, tavole calde e così via, prevede questi livelli: quadro A 1.788 euro, quadro B 1.656, 1° livello 1.543, 2° livello 1.410, 3° livello 1.330, 4° livello 1.256, 5° livello 1.179, 6° livello S 1.134, 6° livello 1.118, 7° livello 1.049.

Per capire meglio si deve però legare il livello al ruolo e alla mansione. E allora: il quadro A si riferisce a funzioni direttive che prevedono il coordinamento e il controllo di diversi settori e servizi (capo area, direttore, capo servizi amministrativi catering), il quadro B a funzioni di vice responsabilità (vice direttore, responsabile area mensa, capo del personale, capo zona), il 1° livello a funzioni di direzione esecutiva (superintendente catering, capo servizio catering, assistente senior di direzione), il 2° livello a funzioni per le quali è richiesta una particolare competenza professionale (capo laboratorio, primo maitre, capo servizio sala, capo cuoco, ispettore mensa, capo ufficio catering), 3° livello a lavoratori specializzati con adeguata preparazione (barman unico, cuoco unico, sotto capo cuoco, primo pasticcere, capo reparto catering, maitre, sommelier), 4° livello a funzioni operative complementari (cuoco di cucina, gastronomo, cameriere ai vini e antipasti, barman, chef de rang, cameriere di ristorante, secondo pasticcere, capo gruppo mensa, gelatiere, pizzaiolo), 5° livello a funzioni esecutive che richiedono una preparazione pratica (cassiere di bar, ristorante, tavola calda e mensa aziendale, terzo pasticcere, banconiere di gelateria, pasticceria e tavola calda, cameriere bar, tavola calda e self service, demi chef de rang, allestitore catering, secondo cuoco mensa aziendale), 6° livello S a funzioni di normale complessità (commis di cucina e di sala, addetto servizi mensa), 6° livello a funzioni di elementari conoscenze professionali (secondo banconiere pasticceria, confezionatrice buffet e pasticceria, commis di sala, tavola calda e self service, commis di bar, caffettiere non barista, caricatore catering, aiutante pista catering), 7° livello a funzioni semplici (personale di fatica e/o pulizia, lavoratore catering).

2) IL PART TIME A TEMPO INDETERMINATO

Un contratto part time può essere a tempo indeterminato? E in che modo si può quantificare l’orario? Il contratto deve essere sempre elaborato in forma scritta?

Fabio Lulli - Per e-mail da Roma

Sì, il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Queste le tipologie.
Part time orizzontale. Prevede un orario giornaliero inferiore rispetto a quello normale: dunque, considerando otto ore lavorative, è dipendente in part time orizzontale colui che lavora, per esempio, cinque ore al giorno per tutti e cinque i giorni lavorativi della settimana.
Part time verticale. Il lavoratore  presta la sua opera con orario giornaliero a tempo pieno solo in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno (per esempio, lavorando per due giorni alla settimana invece che cinque, o a settimane alternate).
Part time misto. Risulta dalla combinazione delle precedenti tipologie (per esempio, cinque ore al giorno per tre giorni alla settimana).

Il contratto va sempre stipulato in forma scritta e deve obbligatoriamente contenere l’orario di lavoro con tutti i riferimenti di giorno, settimana, mese e anno. Se il part time è a tempo determinato deve essere indicato il termine di scadenza.

3) I 30 ANNI DEL PROGRAMMA ERASMUS

In poche parole potete dirmi che cos’è il progetto Erasmus, che cosa si propone e a chi si rivolge?

R. M. - Per e-mail da Viterbo

Erasmus (European region action scheme for the mobility of university students) è un programma europeo che mette a disposizione di studenti, insegnanti, formatori e apprendisti borse di studio da utilizzare nei Paesi dell’Ue.
I posti vengono messi a concorso con un bando che di solito viene pubblicato all’inizio di ogni anno. Da quando l’iniziativa è entrata in vigore (1987) gli universitari complessivamente coinvolti a livello europeo sono stati 3 milioni e mezzo. L’Italia ha contribuito a questo dato con il 10% delle presenze. Per quanto riguarda l’accoglienza, il nostro Paese è al quinto posto dopo Spagna, Germania, Francia e Regno Unito.
È stato anche elaborato un identikit dello studente Erasmus: l’età media è di 23 anni, la maggioranza è formata da studentesse (59%), la permanenza media è di 6 mesi.

Per maggiori informazioni ci si può rivolgere al sito: www.erasmusplus.it.

4) CONTRIBUTO INPS PER LE CURE TERMALI

È vero che chi ha bisogno di cure termali può ottenere un contributo dall’Inps? Non ne ho mai sentito parlare ma un mio amico mi ha detto che è possibile...

Stefano Nitti - Per e-mail da Roma

In effetti è così ma occorre avere determinati requisiti, il principale dei quali è essere iscritti al Fondo Mutualità Ipost che è riservato ai dipendenti o pensionati di Poste Italiane (e società collegate). Quindi è solo questa categoria che può richiedere un parziale rimborso. Il contributo si può chiedere anche per i soggiorni estivi.
Gli iscritti al Fondo devono versare un contributo mensile in base all’età, al sesso e al rapporto con l’azienda (se, cioè, si è dipendenti o pensionati).
Insomma, è inutile fare domanda se non ci sono questi requisiti. Il numero delle prestazioni sanitarie o assistenziali dipende dalle disponibilità finanziarie del Fondo. Chi ne ha diritto può avanzare la richiesta entro il 12 maggio.

Notizie e modulo di domanda attraverso il sito: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=50847.

5) TRA AGENZIE, AZIENDE E CONTRATTI

L’argomento lo avete già affrontato, ma vi pregherei di ripetermi come funziona il rapporto contrattuale tra agenzia per il lavoro, lavoratore e azienda utilizzatrice. Chiedo troppo?

Lina Rubei - Per e-mail da Roma

L’agenzia per il lavoro assume il lavoratore e lo mette a disposizione dell’impresa che lo ha richiesto. Sarà quindi l’agenzia a pagare la retribuzione, a versare i contributi previdenziali e ad esercitare il potere disciplinare, anche se il lavoratore svolgerà la propria attività nell’interesse e sotto al direzione dell’azienda utilizzatrice.
All’atto della stipula del contratto, l’agenzia per il lavoro dovrà comunicare per iscritto al lavoratore: il tipo di attività, la data di inizio e la durata prevedibile della prestazione, le mansioni e l’inquadramento, il luogo, l’orario e il trattamento economico.
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1) IL 15 MAGGIO I NUOVI VOUCHER? FORSE… 2) AIUTO ALLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ 3) ANCORA UNIVERSITÀ: LE MIGLIORI N ITALIA

1) IL 15 MAGGIO I NUOVI VOUCHER? FORSE…

In questa rubrica i lettori hanno parlato molto di voucher: prima per contestarne l’uso massiccio e spesso irregolare e poi, dopo l’abolizione, per capire con che cosa si sta pensando di sostituirli. Perché è evidente a tutti che, se si vuole evitare una nuova esplosione del lavoro nero, occorre mettere in campo norme che scoraggino lo sfruttamento ma consentano di utilizzare manodopera per attività saltuarie o stagionali.

Invece niente. Intanto chi ha acquistato i voucher prima dello stop può utilizzarli entro la fine dell’anno, e c’è da scommettere che nel frattempo poco cambierà rispetto al passato. A che gioco stiamo giocando?

Roberto Nistri - Per telefono da Roma

Il governo sta cercando di costruire un decreto in grado di raccogliere un consenso ampio tra le forze politiche, le imprese grandi e piccole e le rappresentanze sindacali. Non è semplice in quanto le posizioni non sempre coincidono, ma bisognerà arrivare alla quadratura del cerchio. Quando? Secondo fonti attendibili, le nuove norme dovrebbero essere presentate non più tardi del prossimo 15 maggio in modo da coprire il vuoto che si è creato con la scomparsa dei voucher.

E veniamo al punto. Verso quale soluzione ci si sta orientando? Qui le voci si rincorrono e si correggono di giorno in giorno. Comunque sul tavolo c’è un progetto articolato in tre punti: 1) istituzione di buoni famiglia; 2) estensione del lavoro a chiamata; 3) introduzione di una sorta di mini jobs alla tedesca.

È soprattutto sui mini jobs che ci sono le critiche più consistenti, ed è probabile che ci vorrà un altro giro di consultazioni per farli passare anche perché – è stato fatto notare – la stessa Germania si appresta a modificarli.

Il lavoro a chiamata, introdotto nel 2003, subirà una profonda revisione per adattarlo alle imprese con più di 10 dipendenti e a quelle più piccole che potranno beneficiare di adempimenti più leggeri.

Si diceva del 15 maggio. In verità c’è chi sostiene che quella data potrebbe non essere rispettata in quanto si deve ancora convertire in legge il decreto con il quale sono stati cancellati i voucher, attendere lo stop (scontato) della Cassazione al referendum proposto dalla Cgil e dare un’occhiata agli equilibri politici: a giugno ci sono importanti elezioni amministrative e i partiti vorranno arrivarci con il mondo del lavoro non sul piede di guerra. Insomma, i nuovi voucher sembrano in dirittura d’arrivo ma il traguardo potrebbe allontanarsi di qualche settimana.

2) AIUTO ALLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ

So che le famiglie che si trovano in forti difficoltà possono chiedere e ottenere un sussidio economico. Quello che invece non so è quali sono i requisiti per averlo, quale l’importo su cui si può contare, quanto dura e a chi bisogna rivolgersi.

Mi potete dare una risposta? E, per favore, che sia di facile comprensione: non tutti sono laureati e quando si tratta di regole e regolette c’è da perdere la testa.

Ritanna Cesari - Per telefono da Viterbo

Ciò a cui si fa riferimento si chiama sostegno per l’inclusione attiva: è un aiuto che viene erogato con cadenza bimestrale e il cui importo è in relazione alla composizione del nucleo familiare. In cifre significa che se il nucleo familiare è composto da 1 solo membro la somma è di 160 euro, da 2 membri 320 euro, da 3 membri 720 euro, da 4 membri 960 euro, da 5 o più membri 1.200 euro.

A chi spetta? Ai cittadini italiani o comunitari o stranieri in possesso del permesso di soggiorno e residenti in Italia da almeno 2 anni. Nessun componente del nucleo familiare deve essere in possesso di automobili immatricolate nei 12 mesi antecedenti la richiesta o di autoveicoli di cilindrata superiore e 1.300 cc (250 cc in caso di motoveicoli) immatricolati per la prima volta nei tre anni precedenti la richiesta.

La composizione del nucleo familiare deve avere uno dei seguenti requisiti: 1) presenza di un componente di età inferiore ai 18 anni; 2) presenza di una persona con disabilità e di almeno un suo genitore; 3) presenza di una donna in stato di gravidanze accertata.

Inoltre, occorre avere in Isee inferiore o uguale a 3.000 euro e non godere di ulteriori trattamenti economici di natura previdenziale o qualunque titolo concesso dallo Stato o da altre pubbliche amministrazioni superiori a 600 euro mensili.

La domanda può essere presentata al Comune di residenza da un componente del nucleo familiare tramite un modulo che è disponibile online. Entro 15 giorni il Comune invia la richiesta all’Inps che ha 10 giorni di tempo per svolgere i controlli di competenza. In caso di esito positivo il richiedente riceve da Poste Italiane la comunicazione per il ritiro della Carta Sia, che è la Carta di pagamento elettronica che contiene il sussidio e che viene ricaricata ogni due mesi.

Altre informazioni si possono trovare sul portale dell’Inps: www.inps.it. Qui cliccare su Sostegno per l’inclusione attiva.

3) ANCORA UNIVERSITÀ: LE MIGLIORI IN ITALIA

Nel “Botta&Risposta” del numero scorso, rispondendo a una domanda sulle migliori università, si è fatto riferimento a una classifica internazionale che ha messo ai primi tre posti Cambridge, Berkeley e Oxford.

Per quanto riguarda l’Italia sono stati fatti dei riscontri analoghi? Voglio dire: quali sono i nostri atenei considerati più affidabili per qualità dell’insegnamento, attenzione verso il settore produttivo e alle novità tecnologiche?

Stefania Zarri - Per e-mail da Roma

Secondo “Il Sole-24 Ore”, che ogni anno passa in rassegna le università italiane sulla base di 12 indicatori, i primi 10 posti delle statali sono occupati, nell’ordine, dagli atenei di Verona, Trento, Bologna, Politecnico Milano, Milano Bicocca, Padova, Politecnico Torino, Siena, Ca’ Foscari di Venezia e Piemonte Orientale.

Le prime 10 non statali sono Luiss-Guido Carli Roma, Bocconi Milano, San Raffaele Milano, Libera Università di Bolzano, Campus Bio Medico Roma, Liuc Castellanza (Va), Cattolica del Sacro Cuore Roma, Valle d’Aosta, Iulm Milano e S. Orsola Benincasa Napoli.

Rispetto allo scorso anno queste le università statali che hanno scalato la classifica: Salerno (+10 posizioni), Modena-Reggio Emilia e Chieti-Pescara (+6), Politecnico Torino (+5), Piemonte Orientale (+3). Tra le non statali: Campus Bio Medico di Roma (+2), Luiss-Guido Carli Roma e S. Orsola Benincasa Napoli (+1).

Più nel dettaglio, e in riferimento alle indicazioni di Qs World University Ranking riportate nello scorso numero, c’è da considerare anche il riconoscimento internazionale dato al valore di alcune discipline. Così il Politecnico di Milano è al 7° posto per quanto riguarda arte e design, la Bocconi all’11° in business e management, la Sapienza al 14° in archeologia, Santa Cecilia al 28° in arti dello spettacolo.

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