1) SLITTANO I 150 POSTI IN PARLAMENTO?; 2) FERIE DELLE COLF: COME E QUANDO; 3) ASILI NIDO: IL BONUS DA 1.000 EURO; 4) INCIDENTI SUL LAVORO: POCHI ISPETTORI; 5) ESISTE L’APPRENDISTATO STAGIONALE?

1) SLITTANO I 150 POSTI IN PARLAMENTO?

D) Attendo con ansia i concorsi per i 150 posti in Parlamento di cui avete dato notizia nel numero scorso. Mi pare, però, che la situazione sia ancora nebulosa, anche perché con le elezioni di mezzo la palla passerà al nuovo governo il quale avrà bisogno di un po’ di tempo per capire come muoversi.
Comunque sarei interessato al ruolo di segretario parlamentare. Potete darmi qualche particolare in più?
Mirko Confalone - Per e-mail da Roma

R) Come abbiamo scritto, l’ultimo concorso per la mansione risale a 15 anni fa. Anche per questa figura le innovazioni tecnologiche – che allora non si erano ancora manifestate in tutta la loro portata – non mancheranno di farsi sentire per quanto riguarda i requisiti. E, probabilmente, anche il titolo di studio farà uno scatto in avanti.
Nel luglio del 2003, infatti, era sufficiente il diploma di scuola superiore di secondo grado di durata quinquennale conseguito con votazione non inferiore a 42/60 o a 70/100, un’età non inferiore a 18 anni e non superiore ai 40 anni, e un’esperienza non inferiore ai 3 anni maturata come analista, programmatore o sistemista in istituzioni pubbliche o private anche comunitarie o internazionali.
Secondo fonti bene informate è assai probabile che al posto del diploma possa essere richiesta la laurea e che sia obbligatoria la conoscenza di almeno una lingua (inglese).
Le elezioni del 4 marzo incideranno sicuramente sui tempi della pubblicazione dei bandi. La nuova data, però, non dovrebbe andare al di là dell’estate.

2) FERIE DELLE COLF: COME E QUANDO

D) Abbiamo da circa un anno una collaboratrice domestica assunta con contratto a tempo indeterminato. In vista dell’estate, per non farci trovare impreparati, stiamo già ragionando sulle ferie. Quanti giorni dobbiamo prevedere? È possibile frazionarle? Il periodo lo possiamo scegliere noi oppure dobbiamo accogliere quello che ci verrà indicato?
Marcella Boni - Per telefono da Roma

R) Il contratto delle Colf è chiaro su tutti i punti segnalati: 1) sono 4 le settimane di ferie che spettano ogni anno di servizio; 2) sì, si possono frazionare ma in non più di due momenti; 3) il periodo deve essere compreso tra giugno e settembre, come gran parte del Ccnl, ma se ci sono particolari esigenze e se c’è l’accordo di tutte le parti le date possono anche essere diverse.
Ricordiamo, in proposito, che dallo scorso 1° gennaio gli importi minimi delle retribuzioni hanno subito un leggero ritocco al rialzo: ciò va tenuto presente anche per il calcolo della tredicesima mensilità che va sempre pagata entro il mese di dicembre.
Maggiori informazioni si possono chiedere a Assindatcolf (tel. 06.32650952, via Principessa Clotilde 2 - 00196 Roma); Domina (tel. 06.50797673, viale Pasteur 77 - 00144 Roma); Assofamiglie (tel. 06.98381500, via Merulana 134 - 00185 Roma); Adld (tel. 02.89409036, via Ausonio 6 - 20123 Milano).

3) ASILI NIDO: IL BONUS DA 1.000 EURO

D) Mia figlia è nata il 26 settembre 2015. So che ci sono dei contributi per gli asili nido e credo di averne diritto: a chi devo rivolgermi?
Cinzia Rocchi - Per e-mail da Roma

R) Il referente è l’Inps e la raccolta delle domande per il 2018 è già in corso dal 29 gennaio. Il bonus può essere richiesto dai genitori di un minore nato dal 1° gennaio 2016: pertanto, nel caso specifico, l’età non rientra nei termini del provvedimento.
L’assegno, come contributo per il pagamento delle rette di asili nido pubblici o privati autorizzati, è di 1.000 euro l’anno. La somma è riconosciuta anche ai bambini con meno di 3 anni affetti da gravi patologie croniche che hanno bisogno di assistenza domiciliare.
Per tutte le altre informazioni utili clicca qui.  Tel. 06.164164 (da rete mobile). Contact center tel. 803.164 (gratuito da rete fissa).

4) INCIDENTI SUL LAVORO: POCHI ISPETTORI

D) Non passa giorno senza che ci siano incidenti sul lavoro con morti e feriti. È un bollettino di guerra che va avanti da troppo tempo. Di recente, anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha detto che l’Italia non può rassegnarsi a subire questi lutti senza reagire e che i controlli devono essere più attenti e rigorosi.
Il problema è che chi di dovere deve darsi una mossa, però non mi sembra che in giro ci sia tanta voglia di porre seriamente rimedio a questo dramma.
Francesco Leonetti - Per e-mail da Viterbo

R) Più volte i lettori hanno segnalato in questo spazio come le morti bianche siano una vergogna per il Paese. E i dati lo dimostrano. Secondo quelli elaborati da Eurostat, in Europa solo la Francia sta peggio di noi ma lì il numero di lavoratori in attività è decisamente più alto.
Giustamente il presidente Mattarella ha parlato di controlli più attenti e rigorosi perché questo è lo snodo fondamentale: se gli ispettori non si fanno vedere, per le aziende è meno rischioso non rispettare le norme. E gli ispettori, come è stato accertato, sono troppo pochi rispetto all’attività da svolgere. Quindi senza nuove assunzioni è difficile che la situazione possa migliorare, a meno che le imprese stesse non decidano di applicare con più rigore le misure antinfortunistiche.
L’istituto che si occupa della vigilanza è l’Inail. Il servizio ispettorato e sicurezza si trova a Roma in via Quattro Novembre 144. Tel. 06.6786053.

5) ESISTE L’APPRENDISTATO STAGIONALE?

D) Con la prossima stagione estiva le strutture che operano nel turismo assumeranno, come sempre, molte persone a tempo determinato o con contratto di apprendistato stagionale. Ma quest’ultimo non era vietato?
S. B. - Per e-mail da Latina

R) Le cose stanno così: nelle misure adottate per favorire l’occupazione c’è un emendamento secondo il quale, nelle realtà territoriali dove esiste una consistente richiesta di addetti stagionali, è possibile stipulare contratti di apprendistato a tempo determinato purché la Regione interessata abbia previsto un percorso di crediti formativi nel quadro dell’alternanza scuola-lavoro.
Non è una novità in quanto, grazie ad accordi sindacali e a norme di carattere locale, questo tipo di impegno è previsto da tempo. Tra l’altro, in Germania ha dato degli ottimi risultati. Naturalmente, importante è che tutte le parti in causa ne rispettino ambiti e limiti.

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1) A GIUGNO I PRIMI BONIFICI DELL’APE; 2) BUCHE ETERNE E LUCE ACCESA DI GIORNO; 3) MAESTRE SENZA LAUREA: SOLUZIONE IN VISTA; 4) UNA MAMMA E I TURNI DI NOTTE; 5) VOGLIO FARE IL PORTALETTERE MA...

1) A GIUGNO I PRIMI BONIFICI DELL’APE

D) Sono tra coloro che possono andare in pensione volontaria anticipata. O almeno credo. Ho controllato i miei requisiti con quelli richiesti per l’Ape e non dovrebbero esserci problemi. Uso il condizionale perché, dopo il diluvio di informazioni dei mesi scorsi, ormai è il silenzio che regna sovrano.
In sostanza: posso fare domanda? Io credo di sì. Invece mi hanno detto che è ancora presto e che occorre attendere ancora qualche settimana. Come stanno le cose?

Cesare Buriani - Per e-mail da Viterbo

R) In effetti, se il quadro normativo è stato approvato in maniera definitiva, la fase operativa è in stand by. Nel senso che manca ancora la circolare applicativa dell’Inps senza la quale non ci si può muovere.
Per il resto c’è tutto, compreso l’accordo tra il ministero dell’Economia, le banche e le assicurazioni che garantisce il complesso meccanismo del pagamento anticipato della pensione (all’interno del quale c’è la restituzione in 20 anni del prestito grazie al quale – appunto – si può smettere di lavorare prima del previsto).
La circolare dovrebbe essere emanata alla fine di febbraio ed è da quel momento che ci si potrà cominciare a muovere per avanzare la richiesta. Il primo assegno o bonifico dell’Inps targato Ape si potrà così verosimilmente incassare dall’inizio di giugno.

È stato calcolato che nel 2018 l’anticipo pensionistico potrebbe riguardare 350.000 persone, 53.000 delle quali rientranti nella categoria di chi ha svolto mansioni particolarmente gravose.

2) BUCHE ETERNE E LUCE ACCESA DI GIORNO

D) Già un’altra volta “Lavoro Facile” ha pubblicato la segnalazione di un lettore sulla scarsa attenzione che il Comune di Roma riserva alla sistemazione delle strade. Da allora nulla è cambiato, se non in peggio.
Abito in corso Trieste e con la mia automobile, per arrivare in piazzale Aldo Moro dove lavoro, percorro via Spallanzani, piazza Salerno, via Imperia fino a viale delle Province, e così via. Da più di un mese in via Imperia si è aperta una buca: è subito intervenuta la polizia municipale che ha transennato la piccola voragine e ha giustamente bloccato l’accesso ai veicoli da piazza Salerno fino a via Forlì. Sono stati spostati anche i contenitori della spazzatura ormai irraggiungibili dai mezzi dell’Ama.
Tutto fatto con molta solerzia e professionalità. Da allora, però, non è accaduto più nulla e tuttora la strada è inagibile. Ma come è possibile che nella Capitale d’Italia possa capitare che dall’oggi al domani una strada sparisca dalla toponomastica?
Certo, l’apertura della buca non si può imputare a chi amministra la città ma il mancato intervento di riparazione sì. Inoltre, già che ci sono, voglio ricordare – perché ne hanno già scritto alcuni quotidiani – che in piazza Verbano è strade adiacenti i lampioni restano accesi anche durante il giorno. È così da tempo. Tanto a pagare mica sono coloro che stanno in Campidoglio ma noi che abitiamo in questa meravigliosa ma sfortunata città.

Se mi dicono dov’è l’interruttore vado io ad abbassarlo.
Claudia Rinaldi - Per telefono da Roma

R) C’è poco da aggiungere. Nell’altra lettera veniva fatta una proposta niente male: mettere su ogni recinzione un cartello con l’indicazione del problema e la data entro la quale chi di dovere pensa di provvedere alla riparazione.

Sarebbe una vera e propria rivoluzione che costringerebbe a non tirarla troppo per le lunghe. Oggi, invece, una volta installato il “pollaio” buonanotte ai suonatori e chi si è visto si è visto.

3) MAESTRE SENZA LAUREA: SOLUZIONE IN VISTA

D) Sono una maestra senza laurea e sono tra coloro che la recente sentenza del Consiglio di Stato potrebbe spedire a casa dopo anni di servizio e di dedizione. La decisione ministeriale di farla finita con le graduatorie (in sostanza basta al precariato) aveva suscitato notevole soddisfazione, poi la doccia gelata.
Siamo in migliaia con il diploma magistrale e non con la laurea a vivere con il batticuore. Per quanto mi riguarda non mi farò mettere da parte senza lottare. Ai piani alti devono sapere che devono smetterla di giocare con la vita delle persone.

Franca G. - Per e-mail da Roma

R) Il ministro della Pubblica istruzione, Valeria Fedeli, ha chiesto all’Avvocatura dello Stato le linee attuative di quella sentenza del Consiglio di Stato ed ha convocato le parti interessate per trovare una soluzione che impedisca l’allontanamento di circa 55.000 insegnanti.

Probabilmente si va verso un mini concorso riservato alle maestre abilitate in modo da reinserirle a pieno titolo nella stabilizzazione. Il ministero ha già pronto un decreto ad hoc. Se non interverranno problemi dell’ultima ora, la soluzione dovrebbe essere a portata di mano.

4) UNA MAMMA E I TURNI DI NOTTE

D) Fortunatamente ho un posto a tempo indeterminato in una struttura privata che lavora a ciclo continuo. Tutto bene, ma dallo scorso mese, per ragioni familiari (ho una figlia di 4 anni), non posso più effettuare i turni di notte che, di volta in volta, mi vengono richiesti. Prima del divorzio da mio marito non c'erano problemi, invece adesso...

Lucia P. - Per telefono da Roma

R) Il ministero del Lavoro ha chiarito, rispondendo a una specifica richiesta, che la/il lavoratrice/lavoratore possono rifiutare la prestazione notturna in quanto "unico genitore affidatario" di un minore di 12 anni. Ciò in virtù di quanto stabilito dall'articolo 11, comma 1 del Dlgs 66/2003.

Quindi, in base alle indicazioni fornite, Lucia P. deve essere esclusa da qualsiasi impegno notturno. In caso contrario, l'azienda può andare incontro a sanzioni.

5) VOGLIO FARE IL PORTALETTERE MA...

D) A proposito di portalettere e smistatori, di tanto in tanto Poste Italiane lancia campagne di ricerca per trovare questo tipo di personale. È un lavoro che mi interessa e ho sempre inviato (o aggiornato) il mio curriculum.
Non sono mai stato chiamato. E adesso mi chiedo: sono posti veri oppure si tratta di iniziative che servono all'azienda – di fronte alle tante lamentele per la scarsa qualità sel servizio di recapito – per dimostrare che qualcosa sta facendo?

U. - Per e-mail da Roma

R) Le assunzioni a tempo determinato sono reali in quanto, soprattutto d'estate e durante il periodo di fine anno, ci sono da coprire i vuoti che si aprono per la gestione delle ferie e una maggiore attività di consegna. Sennò l'intero servizio andrebbe in tilt, con gravi danni per gli utenti che già adesso devono fare i conti con ritardi eccessivi e disfunzioni varie.
Quindi non si tratta di iniziative di facciata ma di opportunità di lavoro reali. Quanto al perché della mancata chiamata è difficile dire. Certo, le domande che affollano il data base di Poste Italiane sono sempre migliaia e, di conseguenza, il rischio di restare fuori esiste. Comunque, le selezioni sono gestite dalla funzione Risorse umane dell'azienda, che contatta telefonicamente i profili ritenuti interessanti attraverso una prima analisi dei curricula registrati nella pagina web e-Recruiting.
Con la telefonata di convocazione, si riceve anche l'invito a presentarsi al colloquio, forniti di una serie di documenti. Che sono: un documento di identità (la patente di guida valida, per chi effettuerà il lavoro di portalettere), il certificato penale di data non anteriore a 3 mesi, il certificato degli studi compiuti, i certificati di nascita, di cittadinanza, di residenza, lo stato di famiglia (l’interessato dovrà comunicare anche l’eventuale domicilio fiscale se diverso dalla residenza), la copia del codice fiscale e un certificato medico dal quale risulti l’idoneità al lavoro.
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1) DIVENTARE DIPENDENTI DELLO STATO; 2) TURISMO: TROPPI CONTRATTI PRECARI; 3) I VANTAGGI PER CHI ASSUME GIOVANI; 4) OSTEOPATI E CHIROPRATICI: UN PO’ D’ORDINE

1) DIVENTARE DIPENDENTI DELLO STATO

D) Nella Pubblica amministrazione, come “Lavoro Facile” ha più volte dato notizia, è cominciata l’epoca della fine del precariato con l’entrata in pianta stabile dei moltissimi che sono passati da un contratto a tempo determinato all’altro. In più ci sono da smaltire le graduatorie nelle quali sono finiti i vincitori di concorso mai chiamati in servizio.
Un’operazione che prova a fare giustizia di tante ingiustizie contrattuali. Quello che mi chiedo è: chi non fa già parte a vario titolo di qualche ente o istituzione della Repubblica quando potrà sperare di entrare a farne parte? Mi spiego meglio: il riordino del caos che è stato determinato dalle gestioni del passato non è che finirà per sbarrare le porte all’inserimento di forze fresche? Insomma, dobbiamo mettere una croce sulle possibilità di lavorare per lo Stato?

Marco Serrani - Per e-mail da Roma

R) La riforma della Pubblica amministrazione che porta il nome del ministro Marianna Madia segna indubbiamente un punto di svolta. Se non altro perché ha avviato a soluzione – almeno queste sono le intenzioni – l’annoso problema del precariato che, è stato calcolato, coinvolge fino a 80.000 persone.  
Nello stesso tempo è stata data una nuova impostazione anche al meccanismo dei concorsi e, quindi, alle future assunzioni al di fuori del riassorbimento del precariato: non più bandi a pioggia gestiti separatamente ma concordati in maniera centralizzata e gestiti sulla base delle reali necessità. In sostanza, stop alle liste di attesa per i vincitori di concorso i quali potranno così cominciare subito la loro carriera nella Pa.
Ma, detto questo, quando si potranno leggere sulla “Gazzetta Ufficiale” le chance destinate – appunto – soltanto alle nuove risorse? Nel mese di settembre è stato calcolato che ci sarebbe stato bisogno, entro il 2018, di 2.033 carabinieri, 1.032 agenti di polizia e 1.090 dipendenti della polizia penitenziaria, 619 militari della guardia di finanza, 375 vigili del fuoco, 730 impiegati Inps, 517 impiegati al ministero dell’Economia e delle finanze, 509 addetti al ministero dei Beni culturali, 236 dipendenti per l’Agenzia delle entrate.
In qualche caso i concorsi sono stati già avviati, per altri il via libera dovrebbe scattare tra non molto in quanto è stata comunque trovata la relativa e obbligatoria copertura finanziaria.

Certo, non si possono escludere ritardi improvvisi e non previsti. Però una sterzata è stata data. Tra l’altro, lo Stato ha bisogno di abbassare l’età media delle risorse umane di cui dispone e di accelerare sul versante dell’introduzione delle tecnologie. I nuovi concorsi serviranno anche a questo.

2) TURISMO: TROPPI CONTRATTI PRECARI

D) Il turismo in Italia va bene, le presenze continuano ad aumentare e l’industria dell’accoglienza
ha chiuso il 2017 in forte attivo. Le opportunità di lavoro sono cresciute. Però la gran parte delle offerte sono a tempo determinato e ciò crea non poche difficoltà a chi opera nel settore. Per esempio, è quasi impossibile ottenere un mutuo e anche decidere di mettere su famiglia non è semplice.
Gli imprenditori dovrebbero avere maggiore coraggio e investire di più sui collaboratori. Personalmente conosco tre lingue, ho una buona esperienza come receptionist eppure non riesco ad avere quella stabilità contrattuale che mi consentirebbe una vita senza l’ansia che mi prende tra la conclusione di un impegno e l’inizio di un altro.

R. M. - Per e-mail da Roma

R) Il turismo è uno di quei comparti stagionali per eccellenza con picchi e pause che si susseguono secondo un calendario collaudato. Ma qualcosa non è più come prima. Le crisi nel mondo e le turbolenze politiche hanno messo con le spalle al muro alcuni Paesi di grande richiamo come l’Egitto, la Turchia, lo Yemen e intere aree del Sud-Est asiatico. Ciò ha spostato ancora di più i flussi verso l’Europa, e in particolare verso l’Italia, tanto che i pernottamenti nei mesi appena passati hanno subito una vera e propria impennata: “Il 2017 – ha detto Evelina Christillin, presidente dell’Enit – è stato un anno eccezionale”.
Nella classifica delle nostre città più visitate Roma precede Venezia, Milano, Firenze, Napoli, Torino e Verona. Interessante è il fatto che – come ha accertato l’Enit – i cosiddetti “elementi di attrattività” stanno cambiando e dall’arte alla cultura si sta passando alla moda, al lusso e allo shopping. Una tendenza di cui occorrerà tenere conto.

All’interno di questo quadro positivo resta il problema reale segnalato da R. M. Soprattutto alla luce di una stagionalità sensibilmente ridotta dagli arrivi ormai spalmati nel corso dell’interno anno.

3) I VANTAGGI PER CHI ASSUME GIOVANI

D) Quali sono le facilitazioni per le aziende che decidono di assumere i giovani? E quali le novità rispetto alle precedenti normative? E, infine, che cosa si prevede per l’anno che è appena cominciato: si riuscirà a dare una spinta positiva all’occupazione dei ragazzi?

Giorgio Ralli - Per e-mail da Roma

R) Nell’ultima Legge di Bilancio sono stati riproposti, rilanciati e in parte modificati/migliorati alcuni dei provvedimenti che già facevano parte delle Leggi varate nel 2016 e 2017.
In particolare, è prevista la decontribuzione del 50% per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato. La misura vale per i primi 3 anni di contratto e riguarda i giovani under 35. Dal 2019 il tetto di età scende a 29 anni. Nelle regioni del Sud l’incentivo arriva al 100% ma solo per 1 anno. In questo caso l’agevolazione riguarda anche i disoccupati senior.
Il bonus è riconosciuto anche in presenza della trasformazione di un contratto a tempo determinato in tempo indeterminato.
In termini concreti, le aziende potranno contare su un risparmio annuo massimo di 3.000 euro e fino a 6.000-8.000 per le imprese che operano nel Mezzogiorno.

L’obiettivo, nei 3 anni, è di creare più di un milione di posti di lavoro. Per avvalersi della norma le aziende, nei 6 mesi precedenti l’assunzione, non devono avere effettuato licenziamenti individuali o collettivi.

4) OSTEOPATI E CHIROPRATICI: UN PO’ D’ORDINE

D) Leggo con sorpresa che finora osteopati e chiropratici potevano esercitare la professione dopo avere seguito un semplice corso privato di specializzazione. E che c’è voluto un disegno di legge, approvato quasi in chiusura di legislatura, per mettere le cose a posto.
Ma come è stato possibile che per la cura di malattie anche gravi (lesioni ai legamenti e ai muscoli, fratture delle ossa…) potesse bastare solo una sorta di patentino? In Italia ogni giorno se ne scopre una nuova.

Chiara Faralli - Per e-mail da Roma

R) Il 22 dicembre il Senato ha approvato il riordino di alcune attività sanitarie e, tra queste, quelle dell’osteopata e del chiropratico che – di fatto – sono state equiparate a quelle dell’infermiere, dell’ostetrica, del tecnico di radiologia. Vale a dire che per esercitare la mansione adesso ci vuole una laurea triennale e l’iscrizione all’Albo professionale
L’assenza di queste norme ha sostanzialmente consentito a chiunque di “mettere le mani” sui pazienti. Perché se è vero che per diventare osteopata o chiropratico era necessario un percorso formativo pluriennale che prevedeva lo studio di anatomia, patologia, fisiologia, biomeccanica, biochimica, biofisica, neurologia e così via, era altrettanto vero che l’abilitazione – ecco il punto – non si acquisiva nelle aule universitarie ma in quelle di strutture private.
Adesso non sarà più così, tanto che il ministero della Salute e il ministero della Pubblica istruzione (Miur) sono già impegnati a definire l’orientamento didattico del percorso universitario. Tra l’altro, per chi esercita una professione sanitaria senza averne i titoli è prevista la reclusione da 6 mesi a 3 anni e una multa da 10.000 e 50.000 euro (contro i precedenti massimali di 6 mesi e di 500 euro).
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1) COSÌ LE LAUREE PROFESSIONALIZZANTI; 2) CONCORSO INPS: I POSTI 365 O 1.080?; 3) SE AL CURRICULUM NESSUNO RISPONDE; 4) VACANZA ROVINATA: CHI MI RIMBORSA?; 5) OKAY AL FRANCHISING MA CON GIUDIZIO.

D) Ho saputo che sono state istituite le lauree professionalizzanti. Vorrei saperne di più e, soprattutto, quali sono le università alle quali ci si può iscrivere per conseguire questo titolo di studio.

Marcello Franchi - Per e-mail da Roma

R) Il decreto sulle lauree professionalizzanti è stato firmato dal ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, alla fine di novembre. Sarà operativo all’inizio del prossimo anno accademico quando la macchina organizzativa sarà stata messa a punto.
L’iniziativa – che in verità si deve al precedente ministro Stefania Giannini che giusto un anno fa, il 12 dicembre, aveva avviato la riforma – consente all’Italia di mettersi al passo con tanti altri Paesi europei, e in particolare con la Germania, dove questo tipo di formazione è in vigore da tempo e con ottimi risultati.
I primi corsi saranno una decina e coinvolgeranno complessivamente non più di 500-600 studenti. Non una partenza col botto, insomma, ma è sempre una partenza perché c’era il rischio, con l’avvicinarsi della fine della legislatura, di un nuovo rinvio.
Gli atenei che sono subito scesi in campo sono quelli di Bologna e di Napoli (meccatronica), Udine (tecnica edilizia) e Bolzano (agroalimentare). Altri se ne aggiungeranno nei prossimi mesi ma restano da superare problemi organizzativi come la scelta del corpo docente, i finanziamenti, gli accordi con le imprese per la parte pratica e così via.
La durata è triennale. È assai probabile che con l’esame finale possa scattare automaticamente anche l’iscrizione nei rispettivi ordini professionali: qui c’è ancora da lavorare per perfezionare l’intesa.

Per quanto riguarda la possibile sovrapposizione delle lauree professionalizzanti con il diploma degli Istituti tecnici superiori (10.000 diplomati l’anno) è stato scritto che le prime formeranno superperiti industriali, esperti di agraria e agrotecnica, superguide turistiche, esperti di cantieri e di scavi archeologici mentre i secondi sforneranno meccanici, tecnici, specializzati d’officina, e così via. In sostanza, ambiti diversi per coprire le diverse esigenze del mondo della produzione.

CONCORSO INPS: I POSTI 365 O 1.080?

D) Ho bisogno di alcune informazioni relative al concorso indetto dall’Inps per 365 posti di analisti di processo-consulenti professionali ma al numero telefonico indicato non risponde nessuno. Ho chiamato più volte e ho trovato sempre occupato. Che cosa succede? E poi: come mai “Lavoro Facile” nel numero 21 ha scritto di 1.080 assunzioni mentre le posizioni ricercate sono di molto inferiori?

Stefania Mariani - Per telefono da Roma

R) Per avere notizie sul concorso il numero è 06.59058375 che è attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 13 e dalle 14,30 alle 17. Lo abbiamo provato dalla redazione e dopo un po’ di attesa ci hanno risposto. Comunque è possibile inviare una e-mail agli indirizzi: dc.risorseumane@postacert.inps.gov.it o concorso365C1@inps.it.

Ricordiamo che la scadenza per l’invio delle domande è il prossimo 27 dicembre. Di 1.080 assunzioni ha parlato lo stesso presidente dell’Istituto di previdenza, Tito Boeri, che le ha però scaglionate nel tempo: subito le 365 messe adesso a concorso e poi a seguire le altre 715. Una previsione sul prossimo bando? Tra febbraio e marzo.

SE AL CURRICULUM NESSUNO RISPONDE

D) Come mai le aziende alle quali si inviano i curricula non si degnano mai di un cenno di risposta? È davvero una scortesia che non tiene conto delle aspettative di chi è senza lavoro… I tempi sono quelli che sono, e sono tante le persone alla ricerca di un posto.
Ma, appunto, sono persone e non numeri. Quando diventeremo un Paese normale con diritti e doveri equamente ripartiti? Chi pubblica un annuncio di ricerca del personale dovrebbe poi sentire l’obbligo di farsi vivo con chi a quell’annuncio ha deciso di rispondere. O no?

M. S. e altri - Per e-mail e per telefono da diverse località del Lazio

R) Spesso è proprio così. Gli uffici del personale o delle risorse umane di aziende anche importanti e strutturate hanno l’abitudine di rispondere solo ai curricula più in linea con i profili di cui c'è bisogno. Davvero una brutta tendenza che, purtroppo, sembra resistere a qualsiasi critica. Perché inviare un messaggio di presa visione con, magari, una valutazione della domanda dovrebbe essere scontato. Invece...

VACANZA ROVINATA: CHI MI RIMBORSA?

D) Ho acquistato presso in un’agenzia un “pacchetto vacanza” tutto compreso. Molto dettagliata la descrizione del viaggio e del soggiorno. Solo che quasi niente è andato per il verso giusto: una coincidenza aerea è saltata il che mi ha costretto ad una lunga attesa in aeroporto, il livello degli alberghi non è stato quello descritto e anche i ristoranti hanno lasciato molto a desiderare.
Al ritorno, oltre a protestare, ho chiesto il rimborso dei servizi non prestati oppure inferiori al pattuito. Ho ottenuto solo risposte evasive. Che cosa devo fare per non passare da fesso e per non subire oltre al danno pure la beffa?

Renato G. - Per telefono da Roma

R) L’agenzia è responsabile solo per il corretto adempimento delle formalità di vendita, prenotazione e informazione. Per quanto riguarda la qualità dei servizi, responsabile è il tour operator, cioè chi materialmente costruisce e garantisce il “pacchetto vacanza”, al quale possono essere contestati tutti gli inadempimenti e i danni causati. Ed è proprio il tour operator che deve farsi carico del risarcimento salvo poi rivalersi nei confronti di chi (albergatori, compagnie aeree, guide turistiche, e così via) non ha rispettato i patti.
Tra l’altro, oltre ai danni materiali per i servizi non goduti, si può avere diritto anche al risarcimento dei danni morali per la vacanza rovinata. Questo principio, stabilito prima dalla Corte di giustizia dell’Unione europea è stato poi accolto anche dalla giurisprudenza italiana che l’ha applicato in numerose sentenze. Insomma, per il legislatore, le informazioni contenute nei cataloghi sono vincolanti e le violazioni danno diritto – appunto – al rimborso non solo del danno patrimoniale ma anche del danno non patrimoniale, cioè quello morale.

Fatte salve le cause di forza maggiore, la contestazione deve essere aperta entro 10 giorni lavorativi dal rientro con una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno inviata al tour operator (e per conoscenza all’agenzia di viaggio) con allegata tutta la documentazione utile al fine della quantificazione del danno subito. Nell’eventualità di una mancata composizione bonaria della controversia si dovrà adire le vie legali. Con l’aiuto di un avvocato o di un’associazioni dei consumatori.

OKAY AL FRANCHISING MA CON GIUDIZIO

D) Sono intenzionato a mettermi in proprio ma le notizie che arrivano dal fronte del commercio non mi sembrano particolarmente incoraggianti. Sto pensando di ricorrere alla formula del franchising che, da quello che ho potuto capire, lascerebbe meno scoperti i nuovi imprenditori. Tuttavia i dubbi permangono. Che cosa mi consigliate?

Loris Annichiarico - Per telefono da Roma

R) Nelle grandi città sono molti i negozi che sono stati costretti a chiudere, tanto che a Roma alcune strade non sembrano più le stesse: saracinesche abbassate e luci spente. Di mezzo c’è senz’altro la crisi dei consumi ma spesso c’è anche il forte rialzo degli affitti che gli artigiani e le piccole strutture non ce la fanno a pagare. Il franchising può essere una risposta a patto di non dare per scontato la riuscita dell’impegno. Nel commercio non basta la volontà: ci sono altri fattori che vanno ponderati con cura compresa la predisposizione personale verso un determinato settore.
Il franchising può essere d’aiuto. Le aziende proprietarie del marchio hanno generalmente alle spalle una buona esperienza e sanno come, dove e che cosa vale la pena fare. Quindi può essere una soluzione. A patto di avere le idee chiare.
L’insediamento preferito è all’interno dei centri commerciali che, se assicura buoni guadagni, richiede però investimenti maggiori rispetto ad altre location. Comunque, se non si ha una grande esperienza e ci si vuole affacciare per la prima volta nel mondo del commercio, il ricorso al franchising può essere valutato con attenzione.
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1) CHE COSA SIGNIFICA INDUSTRIA 4.0?; 2) QUALI I COMPITI DELL’INSERVIENTE; 3) LAVORO: PIÙ PROTETTO CHI DENUNCIA REATI; 4) IL RIPOSO SETTIMANALE È UN DIRITTO; 5) I COMPITI DELLE GUARDIE DI VIGILANZA.

CHE COSA SIGNIFICA INDUSTRIA 4.0?
A parte l’uso straripante dell’inglese, da un po’ di tempo si legge sempre più spesso di Industria 4.0. Gli addetti ai lavori sanno certamente di che cosa si tratta ma io – e credo di non essere il solo – non posso che restare sconcertato di fronte a questa e a tante altre terminologie più o meno frutto dei tempi.
Intendiamoci, il mondo va avanti e ci si deve adeguare. Ma allora perché i giornali non ci spiegano di che cosa stanno parlando? Vorrei sbagliarmi, ma mi sto convincendo che ormai ognuno tenda a rivolgersi alla propria cerchia e gli altri che si arrangino. Ma in questo modo si crea una società che anziché diffondere orizzontalmente i saperi li separa verticalmente secondo i livelli di istruzione, di censo, di provenienza, di reddito… Se così fosse sarebbe un bel passo indietro.

Riccardo Di Giovanni - Per telefono da Roma

In effetti l’uso di vocaboli legati all’evoluzione tecnologica – e non solo – è in forte espansione tanto che a volte bisogna correre a sfogliare enciclopedie e vocabolari (sperando che siano stati aggiornati).
L’espressione Industria 4.0 non è proprio nuovissima, nel senso che sarebbe stata usata per la prima volta nel 2011 nel corso della Fiera di Hannover per indicare una nuova fase storica dell’organizzazione del lavoro.
Ma quel 4.0 a che cosa si riferisce in particolare? Alle 3 precedenti rivoluzioni industriali che si fanno risalire, la prima, al 1784 con la nascita della macchina a vapore e della meccanizzazione della produzione; al 1870 quando la diffusione dell’elettricità, del motore a scoppio e l’uso del petrolio come nuova fonte energetica aprirono le porte alla produzione di massa; e la terza al 1970 allorché l’informatica avviò l’era digitale che tuttora è in tumultuoso sviluppo.
Secondo gli esperti, la rivoluzione 4.0 è destinata a incidere profondamente sulle nostre certezze e sulle nostre abitudini se è vero che nei prossimi 2-3 anni si creeranno 2 milioni di posti di lavoro ma se ne perderanno 7 milioni.
Anche le precedenti rivoluzioni hanno comportato la cancellazione di intere categorie professionali (si pensi, per esempio, nel campo dell’editoria, al repentino declino degli addetti alle tipografie) che però hanno avuto comunque modo di rientrare nel ciclo produttivo.

Stavolta potrebbe essere diverso, sia per l’alto numero di coloro che rischiano di essere tagliati fuori sia per l’automatizzazione di interi comparti industriali. Per alcune specializzazioni sta per aprirsi una stagione d’oro, però bisogna trovare una risposta da dare a quella moltitudine che la rivoluzione 4.0 rischia di sospingere inesorabilmente ai margini.

QUALI I COMPITI DELL’INSERVIENTE
Un contratto di inserviente quali mansioni comprende?

Flora Di Carlo - Per Google+

Quella dell’inserviente è una figura che si trova in quasi tutti gli ambienti di lavoro: dal turismo alla ristorazione, dall’ospedaliero al turismo, dagli uffici alle scuole, e così via. Di solito svolge compiti esecutivi che, comunque, richiedono una certa preparazione.
Il livello contrattuale oscilla tra il V e il VII livello. Il V livello e il VI prevedono che si debba svolgere un’attività di normale complessità (per esempio commis di cucina, addetto ai servizi mensa, caffettiere ma non barista, cucitrice, facchino ai piani).
Il VII livello (che dopo 1 anno di anzianità si trasforma automaticamente in VI livello) si riferisce a guardarobieri, magazzinieri, autisti con patente B, addetti vigilanza, garagisti, addetti portineria, fattorini, maschere, e così via.

Naturalmente ogni livello ha una retribuzione specifica stabilita dai contratti nazionali di lavoro.

LAVORO: PIÙ PROTETTO CHI DENUNCIA REATI
È stata approvata la legge che tutela chi, nei luoghi di lavoro, denuncia irregolarità o episodi di corruzione. Meglio tardi che mai. Adesso sono curioso di vedere come verrà applicata e, soprattutto, quanto tempo passerà – come dire? – prima di arrivare a sentenza.
Se guardo ai tempi dei processi mi vengono i brividi, anche perché ci possono essere denunce che alla fine potrebbero rivelarsi infondate ma che intanto qualche danno l’hanno provocato…

M. G. - Per e-mail da Frosinone

La legge che contiene le “Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato” è stata approvata dalla Camera lo scorso 15 novembre. I voti a favore sono stati 357, i contrari 46, gli astenuti 15.
Le norme seguono le linee guida dell’Autorità nazionale anticorruzione elaborate su richiesta dell’Unione europea.
Tra i punti principali c’è quello che l’identità di chi fa la segnalazione non dovrà mai essere rivelata. Spetta a chi è stato denunciato provare l’eventuale non rispondenza delle accuse alla realtà. Se, nel corso dell’istruttoria e nonostante l’anonimato, il segnalante dovesse essere licenziato avrà diritto alla reintegra nel posto di lavoro e al risarcimento del danno.
E se le accuse si rivelassero infondate? In questo caso il segnalante rischia, nei casi di dolo o colpa grave, il reato di calunnia o diffamazione.
A ricevere maggiore protezione in caso di denuncia di fenomeni di corruzione saranno, tra gli altri, i dipendenti delle scuole, i magistrati, i professori e ricercatori universitari, il personale militare, le forze di polizia, gli operatori del servizio sanitario nazionale, i dipendenti di società controllate.

Un bel passo avanti per rompere il muro di omertà o di intimidazione che spesso ha frenato le denunce. C’è però chi ha visto nelle pieghe della nuova legge qualche smagliatura: per esempio, nei procedimenti giudiziari l’identità del segnalante potrebbe essere rivelata.

IL RIPOSO SETTIMANALE È UN DIRITTO
Il giorno di riposo settimanale è un diritto? Il datore di lavoro può rifiutarsi di concederlo?

Annarita Rosselli - Per fax da Roma

L’orario di lavoro settimanale deve tenere conto del diritto del personale a un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica. Fanno eccezione alcune situazioni caratterizzate dalla necessità dell’organizzazione del lavoro a turni, da particolari attività per le quali sia necessario frazionare i periodi di lavoro nell’arco della giornata, e il personale del settore dei trasporti. Il lavoro svolto durante i giorni di riposo settimanale è compensato da una maggiorazione retributiva.

Il riposo settimanale è un principio stabilito dalla Costituzione (art. 36). La sua concessione non può essere rifiutata dal datore di lavoro, né può essere legalmente negata in un contratto individuale.

I COMPITI DELLE GUARDIE DI VIGILANZA
Ho letto il servizio che nello scorso numero è stato dedicato a chi opera nella vigilanza/sicurezza e vi rivolgo questa domanda: possono le guardie giurate svolgere compiti diversi da quelli classici della mansione come, per esempio, controllare il comportamento dei dipendenti?

M. T. - Per telefono da Roma

No, non possono. Il datore di lavoro può utilizzare le guardie giurate soltanto per scopi di salvaguardia e tutela del patrimonio aziendale.
Le guardie giurate non possono, quindi, interessarsi del comportamento dei lavoratori, non possono entrare (tranne casi eccezionali) nei luoghi dove si svolge l’attività produttiva, e non possono contestare ai dipendenti atti o fatti diversi da quelli direttamente connessi alla tutela dei beni aziendali.

Tra l’altro, proprio per evitare incomprensioni, è previsto che l’impresa debba informare preventivamente i lavoratori dell’esistenza di personale specificatamente addetto alla vigilanza, indicandone i nomi e le mansioni.

Per leggere la versione pubblicata sul n. 22/2017 della rivista online LAVORO FACILE clicca qui.
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1) LE PENSIONI E LE ATTIVITÀ GRAVOSE; 2) GARANZIA GIOVANI: PERCHÉ SOLO TIROCINI?; 3) QUANDO E COME LICENZIARE IL PORTIERE; 4) CAMBIARE LA VECCHIA CALDAIA CONVIENE

1) LE PENSIONI E LE ATTIVITÀ GRAVOSE
D) Sono un autista di un’azienda che opera nei trasporti internazionali. In tanti anni di servizio credo di avere coperto più chilometri della circonferenza della terra… A causa di qualche problema di salute da un paio d’anni mi hanno dato una scrivania e adesso coordino i miei colleghi più giovani.
Sono sul punto di andare in pensione ma leggo che se scatta l’adeguamento dell’età pensionabile dovrei continuare a lavorare ancora per un po’. Qui non voglio discutere la legge che lega l’innalzamento alle aspettative di vita. Voglio però dire che i signori che ci governano prima di decidere dovrebbero provare che cosa significa svolgere determinate attività.
Insomma, non si può chiedere a chi ha già dato tanto di continuare a dare. È vero che si vive di più ma la vita non è stata per tutti uguale.

Cesare Finzi - Per e-mail da Bologna

R) Di segnalazioni simili ne sono arrivate altre. Il ballo c’è chi ha svolto e svolge quelle chi si chiamano “attività gravose” perché – per esempio – la mansione di chi spacca le pietre non è la stessa di chi sta seduto dietro uno sportello. Anche su questo si stanno battendo molto i sindacati che hanno chiesto, tra l’altro, di rivedere l’automatismo inserito nelle norme che regolano l’età pensionabile.
C’è da ricordare che alcune “attività gravose” sono già state riconosciute nel 1993 dal decreto legislativo numero 374 (addetti alle linee di montaggio, in galleria, cava e miniera, in spazi ristretti come fognature, su ponti, in celle frigorifere, in ambienti ad alta temperatura, addetti al pronto soccorso, alle serre e fungaie, e così via).
A queste figure si chiede che ne vengano aggiunte altre. Almeno undici: maestre di asili nido e di scuola materna, infermieri e ostetriche con turni di notte, macchinisti, muratori, facchini, gruisti, badanti di persone non autosufficienti, addetti alle pulizie e alla raccolta dei rifiuti, addetti alla conciatura delle pelli. E camionisti.
Si insiste per inserire nell’elenco anche gli agricoltori. Il governo ha preso tempo e intanto ha cominciato ad esaminare gli emendamenti proposti al decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio (presentati da diversi gruppi parlamentari).
Mentre scriviamo una decisione non è stata ancora presa. Di mezzo c’è il costo dell’operazione che, se limitato alle categorie indicate, non sarebbe insostenibile per le casse dello Stato.

Diverso, invece, è il capitolo che riguarda l’annullamento o la profonda revisione del meccanismo che fissa l’adeguamento dell’età pensionabile alle speranze di vita. I sindacati hanno provato a porre l’argomento sul tavolo del governo ma da parte del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, c’è stato un deciso stop: “Quel principio – ha risposto – è un pilastro del meccanismo previdenziale del nostro Paese”.

2) GARANZIA GIOVANI: PERCHÉ SOLO TIROCINI?

D) Ho effettuato un tirocinio di sei mesi nell’ambito del programma Garanzia Giovani. Ho una laurea ed è stato il mio primo incontro con il mondo del lavoro. Sono stato retribuito con 500 euro mensili che mi sono stati pagati regolarmente.
Ho svolto un’attività che non ha niente a che vedere con il mio titolo di studio. Poco male, ho pensato all’inizio, così mi faccio conoscere e poi chissà. Invece quando è scaduto il termine arrivederci e grazie. Per certi versi si è trattato di un’esperienza comunque utile perché mi ha messo in contatto con tante persone e mi ha aiutato a capire certe cose. Ma per altri non mi è servita a sperimentare sul campo quanto appreso sui banchi dell’università. Alla fine mi resta l’amarezza per ciò che avrebbe potuto essere e che non è stato.

Boris G. - Per e-mail da Roma

R) Il primo periodo di Garanzia Giovani è stato caratterizzato da parecchie disfunzioni tanto che si è poi cercato di correre ai ripari nel tentativo di dare ai ragazzi una speranza in più sul versante dell’occupazione.
I dati generali sono però lì a testimoniare che il problema non è stato ancora risolto e che molto resta da fare. Garanzia Giovani sta provando a dare una mano ma le buone intenzioni non bastano. Se, infatti, i neoassunti costano pochissimo alle imprese (150 euro al mese e il resto lo mette l’Europa attraverso le regioni) le stesse imprese dovrebbero però impegnarsi a fare formazione vera in modo da accrescere le competenze dei tirocinanti.
Invece spesso la realtà prende strade diverse. Da una parte la poca o scarsa formazione e dall’altra l’utilizzo dei ragazzi, per mansioni di basso profilo, come se facessero parte piena dell’organico. In poche parole: se mi serve un barista me lo prendo con la formula Garanzia Giovani e per un certo periodo ce l’ho quasi gratis. È chiaro che non si può ma, se mancano i controlli, ecco che si può.

Il programma Garanzia Giovani non riguarda solo i tirocini: c’è l’orientamento, c’è l’apprendistato e c’è la possibilità, incrociando domanda ed offerta, di proporre contratti veri anche a tempo determinato o indeterminato. Resta il fatto che – secondo l’ultimo rapporto trimestrale dell’Anpal, l’Agenzia che si occupa delle politiche attive del lavoro – il 70% dei rapporti comprende essenzialmente proprio i tirocini extra-curriculari. Nel rimanente 30% prevale l’apprendistato (39,7% specie nel Nord-Est) e il tempo indeterminato (30,8% in prevalenza nel Sud e nelle isole).

3) QUANDO E COME LICENZIARE IL PORTIERE

D) Lavoro da anni come portiere presso un condominio. Di punto in bianco, l’amministratore mi ha comunicato che la mia attività non è più necessaria e che, quindi, intendeva chiudere il rapporto. È corretto un simile comportamento? Come si può, all’improvviso, mettere in mezzo alla strada un padre di famiglia, con due figli di cui uno appena nato? E senza che nessuno si sia mai lamentato del mio impegno. Che cosa posso fare?

F. B. - Per telefono da Roma

R) Intanto si può verificare se la decisione del licenziamento sia stata presa nel pieno rispetto dei regolamenti. Vale a dire se, e come, è stata deliberata l’abolizione del servizio di portineria (perché questo sembra, a meno che non sia stata invocata la giusta causa che, però, la mancanza di lamentele sembrerebbe escludere).
Ora, la chiusura della portineria non può dipendere da un atto d’imperio dell’amministratore ma deve essere adottata dall’assemblea dei condomini che, in seconda convocazione, vota con almeno 1/3 dei millesimi a favore.
La decisione deve essere comunicata per iscritto al diretto interessato. Entro 15 giorni il portiere può chiederne i motivi e il condominio ha 7 giorni di tempo per rispondere. Il portiere ha comunque diritto a un’indennità di preavviso che è di 12 mesi, secondo il Ccnl di Confedilizia, o di 6 mesi, secondo Il Ccnl Federproprietà Confappi.
La delibera del condominio può essere assunta (“per giustificato motivo oggettivo”) in qualsiasi momento e non è sindacabile dal giudice, sempre che risulti – come ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 88/2002 – “l’effettività e la non pretestuosità del riassetto organizzativo”.

In conclusione: se l’assemblea dei condomini vuole chiudere il servizio di portineria (per ragioni economiche o perché non lo ritiene più utile) può farlo ma deve procedere secondo la normativa. Altrimenti qualsiasi decisione è nulla.

4) CAMBIARE LA VECCHIA CALDAIA CONVIENE

D) Ho sentito dire che si può chiedere alla Regione Lazio un contributo se si decide di sostituire una vecchia caldaia. Potete indicarmi a chi ci si deve rivolgere? E, siccome sto per cambiare il mio vecchio apparecchio, quanto mi spetta?

Annalisa Rubini - Per telefono da Roma

R) La Regione Lazio ha messo a disposizione, a partire dallo scorso 17 ottobre, contributi per 4,8 milioni di euro destinati a chi sostituisce le vecchie caldaie a biomassa legnosa con innovativi generatori di calore che non inquinano e fanno risparmiare. Il contributo può essere usato anche per l’acquisto di pannelli solari termici e per l’installazione di elettrofiltri.
Il costo del singolo intervento ammissibile non può comunque superare il valore di 10.000 euro sul quale la Regione concede un contributo a fondo perduto pari al 60%.
Le domande vanno presentate esclusivamente per via telematica compilando il formulario disponibile online sulla piattaforma GeCoWeb accessibile dal sito: http://www.lazioinnova.it/gecoweb/. Per leggere il teso del bando clicca qui.
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1) QUALI LE LAUREE PIÙ E QUELLE MENO; 2) SONO VERI QUEI 1.000 POSTI ILIAD?; 3) LO SCANDALO BOLLETTE TELEFONICHE; 4) LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEGLI STUDENTI

1) QUALI LE LAUREE PIÙ E QUELLE MENO

D) Ho partecipato a un paio di open day organizzati da università allo scopo di informare su programmi e prospettive. Li ho trovati abbastanza interessanti ma, alla fine, mi sono sembrati più uno spot autopromozionale che altro. Del resto si tratta di incontri organizzati proprio per segnalare il valore di questa o quella facoltà, quindi nessuna sorpresa.
Per questo, in mancanza di un orizzonte più ampio, mi è rimasta senza risposta la domanda relativa quale corso di laurea convenga di più iscriversi. Nel senso: per trovare prima un buon posto di lavoro che cosa si deve studiare? Non sono uno studente ma un genitore e sto cercando di capire dove indirizzare mio figlio una volta terminato il liceo visto che alla fine di quest’anno affronterà gli esami di maturità.
È vero che i ragazzi spesso preferiscono seguire le loro inclinazioni ma mi dispiacerebbe non fare il possibile per dare a mio figlio il massimo delle informazioni per metterlo nelle condizioni di compiere una scelta il più possibile oculata.
Cesare M. - Per e-mail da Roma

R) In Italia l’orientamento è piuttosto carente. Gli open day cercano di coprire un vuoto ma è evidente che non possono non riflettere le opinioni dei padroni di casa. Nei Paesi europei che spesso noi invidiamo le cose funzionano altrimenti: in Germania, in Francia e in Inghilterra – per esempio – i ragazzi hanno dei punti di riferimento che li prendono per mano e li aiutano nella decisione per loro più adatta, dopo colloqui e approfondimenti.
Attenzione: la decisione più adatta non vale solo per loro ma per l’intera società in quanto un laureato giusto al posto giusto diventa una risorsa per tutti.
Allora: come farsi un’idea? I dati che Almalaurea pubblica ogni anno possono dare una mano.
Per quanto riguarda le discipline che fanno guadagnare di più, le prime cinque sono: ingegneria, scienze, chimica, economia, medicina. Questa, invece, la classifica se ci si riferisce al tasso di occupazione a cinque anni dalla laurea: medicina (93,9%), ingegneria (93,6%), economia (89,3%), scienze (88,4%), chimica (85,9%).
Secondo il presidente di Almalaurea, Ivano Dionigi, “l’orientamento è diventato il problema dell’Italia: gli studenti non scelgono consapevolmente, le famiglie spendono soldi e il Paese si indebolisce… Manca una vera politica strategica che dovrebbe stabilire il numero esatto di medici, laureati in lettere e in ingegneria necessari alle nostre esigenze. Le istituzioni cominciano a darsi da fare ma si dovrebbe fare molto di più”.
Detto ciò, quali sono i laureati che faticano di più sotto ogni punto di vista? Sempre secondo Almalaurea, sono gli psicologi, i letterati e gli insegnanti che quando riescono a trovare un impiego non raggiungono nemmeno i 1.200 euro al mese.

2) SONO VERI QUEI 1.000 POSTI ILIAD?

D) Ho letto sul n. 19 di “Lavoro Facile” delle 1.000 assunzioni che si appresterebbe a fare la società francese Iliad nel settore delle telecomunicazioni per sfidare in Italia le varie Tim, Vodafone, Wind3 e così via.
Sul sito dell’azienda c’è la ricerca di una manciata di specialisti (ingegneri e manager) ma niente del piccolo esercito di dipendenti che servirebbe per il funzionamento di una struttura così importante.
Che cosa succede? La notizia è vera? Oppure, come ho sentito dire, c’è stato un ripensamento e chissà se l’operazione Italia andrà in porto?
Rina Marini - Per telefono da Roma

R) Nel novembre di un anno fa, l’operazione Italia è stata messa nero su bianco. A Milano, in via Restelli, è stata aperta la sede centrale, sono stati acquistati circa 7.000 impianti di trasmissione ma finora sono state assunte soltanto figure manageriali intermedie.
C’è qualche passaggio che resta ancora da mettere a punto il che farebbe slittare da gennaio-febbraio a marzo-aprile del prossimo anno l’entrata ufficiale sul mercato italiano. Quindi non ci sono dietro-front tanto che è stato scelto anche il nome con il quale Iliad opererà in Italia: Ho.Mobile.
I 1.000 tra impiegati, tecnici, commerciali e quant’altro cominceranno ad essere selezionati probabilmente tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. Insomma, la notizia è vera solo che sono un po’ più lunghi i tempi di realizzazione rispetto ai programmi annunciati.

3) LO SCANDALO BOLLETTE TELEFONICHE

D) Questa storia delle bollette telefoniche a 28 giorni mi ha profondamente indignato. Zitte zitte le compagnie hanno trovato il modo di guadagnare un miliardo di euro sfilandolo dalle nostre tasche e senza darci un servizio in più.
Solo in Italia possono capitare certe cose! Vedo che qualche ministro si è accorto della cosa e starebbe prendendo provvedimenti. Voglio muovermi anch’io. A chi posso rivolgermi?
Alessia Carlini - Per e-mail da Roma

R) Tra le associazioni di consumatori che più si sono date da fare c’è Adiconsum che, in una lettera al presidente del Consiglio, ai presidenti di Camera e Senato, al ministro dello Sviluppo e al presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha chiesto un intervento legislativo per modificare l’art. 70 del Codice delle comunicazioni elettroniche che permette alle aziende di cambiare unilateralmente le condizioni contrattuali di un contratto di telefonia in essere, avvisando i consumatori con un semplice sms, concedendo loro di recedere dal contratto senza costi, se la disdetta viene fatta entro 30 giorni. Ma siccome tutte le aziende telefoniche hanno deciso di applicare la tariffazione a 28 giorni, ecco che disdicendo e facendo un nuovo contratto con un'altra compagnia la situazione non cambia.
Adiconsum si trova in largo Alessandro Vessella 31 - 00199 Roma. E-mail: comunicazioni@adiconsum.it. Tel. 800.894191 (da numero fisso) e 06.44170244 (da cellulare).
Codacons, dal canto suo, ha messo a disposizione degli utenti la possibilità di intervenire con un reclamo/diffida con richiesta di rimborso su quanto finora è stato versato. La sede dell’associazione è in viale Mazzini 73 - 00195 Roma. E-mail: ufficiolegale@codacons.org.
Sul versante della telefonia e di internet è molto presente pure l’Unione italiana consumatori, via Duilio 13 - 00192 Roma. Tel. 06.32600239.
Un indirizzo utile è anche quello di Federconsumatori, via Antonio Gallonio 23 - 00161 Roma. E-mail: romalazio@federconsumatori.lazio.it. Tel. 06.44340366-380.

4) LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEGLI STUDENTI

D) Sto pensando di iscrivermi a una università francese. Ci sono particolari problemi da superare? Devo darmi da fare per raccogliere dati e documenti? E se sì, quali?
Fiorella Ranieri - Per e-mail da Tivoli

R) La formazione e la mobilità dei giovani in ambito europeo non solo sono possibili ma vengono incoraggiate. Il principio-guda è la parità di trattamento: vale a dire che, nella fattispecie, uno studente ialiano che decide di frequentare i corsi di una università francese può farlo alle stesse condizioni stabilite per i cittadini d’Oltralpe.
In sostanza, non possono esserci discriminazioni, come spese di iscrizione pù elevate. Il principio della parità è valido per tutti i Paesi dell’Ue, anche se le condizioni di accesso agli istituti sono fissate dai singoli Stati e possono variare sensibilmente da un Paese all’altro. Per esempio, la padronanza della lingua può costituire un requisito determinante. Per questo, prima dell’iscrizione, può essere richiesto il superamento di un esame destinato ad accertare le conoscenze linguistiche degli studenti provenienti da altre nazioni.
Per qualsiasi informazione si può comunque contattare l’ambasciata francese in Italia, che si trova in piazza Farnese 67 - 00186 Roma. Tel. 06.686011. Fax 06.68601460.

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1) UN’IDEA PER ELIMINARE I “POLLAI” A ROMA; 2) QUANDO IL FRANCHISING CONVIENE; 3) IL BONUS NASCITA DI 800 EURO; 4) POSITIVO IL BOOM DELL’E-COMMERCE?; 5) GLI ANNUNCI DI RICERCA IN INGLESE

1) UN’IDEA PER ELIMINARE I “POLLAI” A ROMA

D) È dalla scorsa primavera che sul marciapiede di via Spallanzani-angolo via Musa a Roma fa bella mostra uno dei classici “pollai” fatti di bande colorate che il Comune di Roma allestisce per segnalare qualche pericolo. In giro ce ne sono tanti, anzi sempre di più.
Se servono a evitare guai ai passanti ben vengano. Ma il problema è: perché, una volta allestiti, i “pollai” restano lì in eterno? Credo che la risposta, nel caso della mia città, sia nelle ridotte capacità di cassa del Comune che però, comunque, dovrebbe darsi delle priorità. Per esempio, nel caso di via Spallanzani i pedoni sono costretti a una rischiosa gimkana (soprattutto le persone più anziane).
A questo punto mi sento di dare un suggerimento a chi di dovere: su ogni “pollaio” dovrebbe essere indicato il motivo dell’installazione ed entro quanto tempo si pensa di effettuare i lavori. Siccome un giorno sì e l’altro pure non si parla altro che di trasparenza, ecco un bel modo per rendere tutto più chiaro ed evitare il gioco a nascondino degli uffici incaricati.
Raimondo Roberti - Per telefono da Roma

R) L’idea non è male. La giriamo volentieri a chi potrebbe applicarla. Però abbiamo qualche dubbio. Una buca lungo un marciapiede andrebbe riparata al più presto. Figuriamoci che cosa accadrebbe se i tempi della riparazione venissero fissati ufficialmente, con tanto di cartello, in 4 o 5 mesi…

2) QUANDO IL FRANCHISING CONVIENE

D) Sono tentato di aprire un’attività e sento dire che con la formula del franchising si riducono i rischi d’impresa. Ne sono abbastanza convinto. Però vedo che alcuni negozi che avevano aperto nel mio quartiere utilizzando l’affiliazione hanno poi chiuso nel giro di pochi mesi.
Come mai? In questi casi perché non è intervenuta la casa-madre? Non vorrei che il mio ottimismo mi riservasse delle brutte sorprese.
Cinzia F. - Per e-mail da Roma

R) Una volta scelto il marchio e firmato il contratto, la gestione dell’attività è poi esclusivamente personale. Certo, la casa-madre mette a disposizione il know-how e l’esperienza commerciale maturata nel corso degli anni ma la certezza che ogni iniziativa abbia successo non può essere garantita.
Quindi, fermo restando che rispetto ai negozi tradizionali il franchising tutela di più i neo-imprenditori, i rischi sono sempre presenti se – soprattutto – non si hanno competenze specifiche da mettere in campo.
È per questo che sempre più numerosi sono i franchisee, cioè gli affiliati, dal profilo professionale ben definito: ex dirigenti o ex manager che, utilizzando il loro bagaglio di professionalità, decidono di sfidare il mercato.
Secondo un recente rapporto di Assofranchising, l’associazione del settore, il prossimo anno apriranno 2.000 nuovi punti vendita che daranno lavoro a circa 20.000 persone. L’impegno economico medio va dai 20.000 ai 50.000 euro.
Attualmente i punti vendita affiliati ai 950 marchi che agiscono nel franchising sono 51.000 con circa 200.000 addetti.
Già, ma in quale settore merceologico investire? Secondo il rapporto, nel 2017 al primo posto c’è il fast food (29,5%, più 1,7% rispetto al 2016), al secondo il fashion (26,5%, più 1,9%), quindi wellness, beauty e palestre (15%, più 7,1%).

3) IL BONUS NASCITA DI 800 EURO

D) Mia figlia ha compiuto 5 mesi lo scorso 24 settembre. So che c’è un bonus nascita di 800 euro. È sempre in vigore? Posso richiederlo? E a chi devo rivolgermi?
Rosa Marini - Per e-mail da Roma

R) Sì, il provvedimento è attivo dal 4 maggio di quest’anno e si riferisce a chi, dal 1° gennaio, ha: 1) compiuto il settimo mese di gravidanza; 2) la nascita si è verificata anche prima dell’ottavo mese di gravidanza; 3) vale anche in caso di adozione del minore disposta con sentenza divenuta definitiva; 4) in caso di affidamento preadottivo disposto con ordinanza.
In presenza di questi requisiti la domanda va presentata online improrogabilmente entro un anno dalla nascita, adozione o affidamento, all’Inps attraverso il servizio dedicato o agli enti di patronato.
Gli 800 euro non concorrono alla formazione del reddito complessivo.
Per qualsiasi notizia si può chiamare il contact center integrato al numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) oppure 06.164164 (da rete mobile). Per informazioni clicca qui.

4) POSITIVO IL BOOM DELL’E-COMMERCE?

D) Più volte “Lavoro Facile” si è occupato dell’e-commerce e, di recente, anche per l’apertura a Passo Corese del centro logistico di Amazon. Tutti dicono che la tendenza premierà sempre di più questo comparto ma io non ne sono del tutto convinto: perché un conto è toccare con mano ciò che si vuole acquistare, valutarlo in diretta e sceglierlo in mezzo ad altre proposte, mentre un altro paio di maniche è ordinare su catalogo e aspettare l’arrivo del pacco. Che se poi non va bene devi richiuderlo, andare alle poste e rispedirlo indietro.
Va bene la modernità ma è possibile che non ci si pongano mai dei limiti? Quale tipo di futuro stiamo costruendo?
Cesare Tulli - Per e-mail da Roma

R) Il discorso non è semplice e, in effetti, comprende anche la parte che riguarda l’organizzazione sociale verso la quale ci stiamo dirigendo. C’è poi il tema oggetto di aspre polemiche secondo cui l’e-commerce non aggiunge posti di lavoro ma semmai li toglie in quanto mette fuori gioco tanti piccoli e medi esercizi.
È ancora presto per fare un bilancio definitivo ma è vero che il mondo dei consumi sta subendo un’autentica rivoluzione sotto diversi punti di vista. Ed è pure vero che in Italia lo sviluppo del settore, cominciato in ritardo, sta rapidamente bruciando le tappe: i prodotti confezionati e l’alimentare hanno messo a segno un +43% per un valore di 850 milioni di euro contro i 575 dell’anno scorso. Lo stesso vale per l’arredamento (+31% e 905 milioni di euro).
Complessivamente a fine anno il valore di beni e servizi acquistati online supererà i 23,6 miliardi di euro (+17%).
A determinare il successo è la gestione degli ordini: velocità nella consegna e negli orari indicati, resa senza problemi, scelta dei prodotti che coinvolge anche il made in Italy più sofisticato e i marchi più noti.
Come tutte le rivoluzioni anche questa non sarà indolore. Bisogna però avere la capacità di governarla nel quadro delle generali strategie di sviluppo del Paese. Ed è questo, forse, il vero nodo da sciogliere.

5) GLI ANNUNCI DI RICERCA IN INGLESE

D) I giornali pubblicano sempre più spesso annunci di ricerca di personale in lingua inglese. Ciò esclude tutti coloro che non la conoscono. È giusto? Non sarebbe necessaria la contemporanea traduzione in italiano?
I. M. - Per fax da Roma

R) Di solito, le aziende che hanno bisogno di figure professionali e che si affidano per la loro ricerca ad un testo in inglese è perché i candidati devono obbligatoriamente essere in grado di parlare e scrivere in quella lingua specifica.
Insomma, è come se si trattasse di una prima selezione. Per questo chi decide di pubblicare quegli annunci non commette nessuna irregolarità. Del resto, l'uso dell'inglese è prassi sempre più comune all'interno delle imprese e nei rapporti commerciali. È ovvio che le aziende restano responsabili del contenuto dei messaggi e, in questo caso, eventuali irregolarità incorrerebbero nella sanzioni previste dalla legge.

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1) GLI INCENTIVI PER L’APPRENDISTATO; 2) ASSUNZIONI NELLA PA: BLUFF O REALTÀ?; 3) UN TIROCINIO ALL’ONU E DINTORNI; 4) OCCHIO AI FINANZIAMENTI FACILI

1) GLI INCENTIVI PER L’APPRENDISTATO

D) Un’azienda che vuole assumere apprendisti può utilizzare gli incentivi messi in campo per favorire l’occupazione giovanile? Chiedo questo perché leggendo il decreto del ministero del Lavoro 454/2016 non è tutto chiarissimo…
Fabrizio Coppi - Per e-mail da Roma

R) Se l’apprendista viene assunto con un contratto di durata pari o superiore a 12 mesi il bonus equivale a quello stabilito per i rapporti a tempo indeterminato: vale a dire che l’agevolazione incide sulla parte contributiva fino a 8.060 euro su base annua.
Rispetto alla formulazione di partenza, la norma riguarda tutti i contratti di apprendistato: sia quelli professionalizzanti sia quelli di primo e terzo tipo che, invece, in un primo tempo erano stati esclusi. Dal provvedimento restano ancora tagliati fuori i contratti di lavoro domestico, intermittente e accessorio.
È quindi probabile che l’incertezza nella interpretazione del decreto derivi dal primo testo dove, in effetti, si faceva distinzione tra i diversi livelli di apprendistato. Ora non è più così.

2) ASSUNZIONI NELLA PA: BLUFF O REALTÀ?

D) Non so se andrà avanti il proposito di aprire le porte dell’amministrazione pubblica a migliaia di giovani per favorire il ricambio generazionale e coprire così i vuoti creati negli anni dai pensionamenti e dalle esigenze di risparmio (in sostanza, solo uscite di personale e nessuna entrata).
Il sottosegretario Antonio Rughetti – ne avete parlato anche voi – ha lasciato intendere che nei prossimi quattro anni ci potrebbe essere spazio per mezzo milione di assunzioni. Bene. Ma non ci ha spiegato da dove arriveranno i soldi per finanziare l’iniziativa e, soprattutto, a che cosa servano tanti rinforzi visto che con l’era della digitalizzazione la Pa non avrà più bisogno di moltitudini sedute dietro le scrivanie.
Naturalmente sto esagerando per amore di polemica ma credo che l’impressione di una distorta distribuzione degli impiegati non sia unicamente la mia. E che, a guardare bene, ci sia molto da razionalizzare e poi, una volta rimessa a punto la macchina operativa, procedere con i nuovi inserimenti. Ma mirati e senza sprechi.
Capisco che ci stiamo avviando verso le elezioni e che dovremo abituarci alla politica degli annunci. Ma chi è alla ricerca di un lavoro è stanco di essere preso in giro.
Clara Corsetti - Per telefono da Roma

R) L’intervento del sottosegretario alla pubblica amministrazione ha suscitato un acceso dibattito che, per la verità, non è andato troppo per le lunghe. Al centro, più che la sostanza, proprio il ping-pong politico per cui da una parte si è applaudito e dall’altra sono partite esclusivamente bordate di fischi.
Stabilire come in realtà stiano le cose non è semplice. Di fatto, Antonio Rughetti non si è limitato alle assunzioni ma ha delineato un piano articolato per adeguare la pubblica amministrazione alle mutate esigenze operative, compresa l’introduzione diffusa dell’informatica.
In questo quadro si colloca anche il proposito di un unico concorsone da effettuare sulla base delle necessità dei diversi dipartimenti e solo dopo un’attenta verifica. Insomma, non più singoli bandi a pioggia come avviene adesso e che, a volte, non tengono conto delle strategie generali. “Noi – ha precisato il sottosegretario – ci dobbiamo chiedere cosa serve a questo Paese selezionando gli ingressi in base alle reali necessità”.
Come abbiamo scritto su “Lavoro Facile”, stavolta alle promesse seguiranno i fatti? Si capirà meglio quando avremo sotto gli occhi la Legge di Bilancio definitiva con le diverse poste di spesa. Non ci manca molto.

3) UN TIROCINIO ALL’ONU E DINTORNI

D) Sono interessato a un’esperienza in un’organizzazione internazionale, possibilmente con rimborso spese. Vorrei sapere chi le promuove, a chi ci si deve rivolgere e i tempi per l’invio della domanda di partecipazione.
M. G. - Per e-mail da Firenze

R) Di solito è il ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale che coordina questo tipo di attività che coinvolge i sistemi che fanno capo alle Nazioni Unite, alle istituzioni finanziarie e ad altri enti planetari.
I riferimenti sono molti e ognuno promuove tirocini o corsi di specializzazione in date e con modalità diverse. Anche il numero dei candidati e la durata variano da sigla a sigla. Per saperne di più clicca qui (successivamente scegliere la struttura di interesse).

4) OCCHIO AI FINANZIAMENTI FACILI

D) Tra sconti, grandi affari, occasioni irripetibili, prendi oggi e paghi quando ti pare, sembra che ogni cosa sia a portata di mano e che costi sempre di meno. Chi vive di stipendio sa che, purtroppo, non è così. Gli acquisti a rate poi... Abbiamo mai fatto il calcolo di quanti interessi ci fanno sborsare? Non facciamoci prendere per il naso...
Rossella Nistri - Per telefono da Roma

R) La facilità (relativa) di accesso al credito può offuscare il ragionamento sul dare e sull’avere. Eppure Adiconsum e Federconsumatori, due delle associazioni che si occupano dei diritti dei cittadini, hanno più volte messo in guardia.
Queste, comunque, alcune delle raccomandazioni da tenere sempre presenti: 1) informarsi preventivamente su oneri e spese, tasso nominale, Taeg ed eventuali altre garanzie pretese. Il Taeg (tasso annuo effettivo globale) è molto importante perché indica il costo effettivo del finanziamento, inclusi i costi per l’istruttoria e l’apertura della pratica, le spese di incasso delle rate e per l’assicurazione. Rende evidente, cioè, quanto bisogna pagare alla società o alla banca che ha concesso il finanziamento; 2) diffidare degli “amici” bene introdotti perché potrebbero ricevere dal finanziatore provvigioni che saranno inevitabilmente caricate sul costo del prestito; 3) non lasciarsi abbagliare dalla promessa di prestiti superveloci. Verificare bene le condizioni senza dimenticare che, comunque, banche e finanziarie concedono normalmente prestiti in pochi giorni; 4) non fidarsi di intermediari e procacciatori d’affari; 5) meglio evitare le società che chiedono in anticipo una cifra per le spese d’istruzione della pratica di finanziamento; 6) evitare gli acquisti con la formula “compra oggi e paghi fra 12 mesi” perché il calcolo degli interessi spesso parte dal momento dell’acquisto e non da quando si comincia a pagare. Inoltre, un periodo più lungo di 12 mesi potrebbe rendere più difficile il rimborso: le spese impreviste, la perdita del lavoro o infortuni potrebbero impedire il rispetto delle rate.
Per maggiori informazioni: Adiconsum, largo Alessandro Vessella 31 - 00199 Roma. Tel. 800.894191 e 06.44170244. Federconsumatori (sede regionale), via Antonio Gallonio 23 - 00161 Roma. Tel. 06.44340366/80

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1) VALE LA PENA METTERSI IN PROPRIO? 2) QUANDO IL VOLO PARTE IN RITARDO 3) IL CONTRATTO DEGLI ANIMATORI TURISTICI 4) COME SCEGLIERE UNA SCUOLA DI LINGUE 5) COME RECUPERARE GLI STIPENDI NON PAGATI

1) VALE LA PENA METTERSI IN PROPRIO?

D) Abito in una zona di Roma adiacente al Centro e sto pensando di aprire una mia attività. Ciò che mi frena è vedere che molte iniziative durano pochi mesi. È per l’incapacità di chi ci ha provato oppure c’è ormai una saturazione commerciale per cui è meglio non provarci?
Renata Altieri - Per e-mail da Roma

R) Secondo un rapporto della Camera di commercio, ogni ora nella Capitale nasce una nuova impresa. Ciò sia perché – di fronte alla difficoltà di trovare un’occupazione seria e duratura – è forte la tentazione di mettersi in proprio, sia perché Roma è da sempre una città di vetrine dai mille richiami.
È però anche vero che, soprattutto negli ultimi tempi, le chiusure si sono moltiplicate, spesso anche a causa del vertiginoso aumento degli affitti (ne hanno fatto le spese pure aziende con decenni di storia alle spalle).
La raccomandazione generale è che non ci si può improvvisare, altrimenti il rischio di perdere tempo e quattrini è molto forte. Negli ultimi mesi le attività più numerose si sono registrate nel campo del turismo (alloggio e ristorazione), quindi trasporti, magazzinaggio, agricoltura e vigilanza.
Insomma, lo spazio c’è – anche alla luce della ripresa dei consumi – ma occorre riflettere bene sul tipo di impresa in relazione al luogo di insediamento e tenendo presente che la grande distribuzione ha comunque cambiato profondamente il panorama commerciale.

2) QUANDO IL VOLO PARTE IN RITARDO

D) Quali sono i diritti dei passeggeri in caso di ritardo di un volo rispetto all’orario previsto?
Rino Monaco - Per telefono da Viterbo

R) Per i ritardi di almeno 3 ore c’è il completo rimborso del biglietto più varie forme di assistenza come la ristorazione e l’alloggio. Sono previste anche compensazioni pecunarie pari a 250 euro per tratte inferiori o pari a 1.500 chilometri, 400 euro per tratte tra 1.500 e 3.500 chilometri, 600 euro per tratte superiori. La compensazione non è dovuta se la compagnia prova l’esistenza di una circostanza eccezionale come condizioni metereologiche avverse, rischi per la sicurezza o scioperi improvvisi.
Dal 2009 l’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) ha sottoscritto la Carta dei diritti del passeggero che contiene tutte le norme a tutela sulla base delle singole disfunzioni. La Carta si può leggere cliccando qui.

3) IL CONTRATTO DEGLI ANIMATORI TURISTICI

D) Ho letto in diversi numeri di "Lavoro Facile" le possibilità offerte dal turismo. Mi piacerebbe saperne di più sui contratti di lavoro e sui relativi compensi perché ho l'impressione che, per esempio per quanto riguarda gli animatori, tutto sia affidato a un'intesa tra le parti. Vale a dire: questo è lo stipendio, prendere o lasciare.
S. L. - Per telefono da Roma

R) Le mansioni che ruotano intorno al comparto del turismo sono molte e quasi tutte fanno riferimento ai Ccnl di categoria (amministrativi, camerieri, cuochi, receptionist e così via). Invece, per quanto riguarda gli animatori dei villaggi non c'è un contratto ad hoc in quanto si fa riferimento a quello in vigore per il personale artistico nei pubblici esercizi.
Ci sono stati tentativi di definire una piattaforma normativa più mirata e più aderente ai compiti di questa figura professionale ma senza troppo successo.
Esiste un'Associazione nazionale animatori alla quale ci si può rivolgere per avere informazioni e chiarimenti. La sede dell'associazione è a Roma in via Minerva 7. Tel. 06.6781647. E-mail: ana@associazionenazionaleanimatori.it.

4) COME SCEGLIERE UNA SCUOLA DI LINGUE

D) Imparare le lingue è ormai un passaggio obbligato. Dal momento che l’insegnamento scolastico non è ancora in grado di assicurare un buon livello di preparazione, come scegliere un istituto privato che dia garanzie di serietà e professionalità?
Lino Martelli - Per telefono da Monterotondo

R) In un libro di qualche anno fa ma ancora attuale, Alessandro Amadori e Nicola Piepoli hanno provato a elencare le cinque regole da seguire per non sbagliare istituto e non buttare via un bel po’ di soldi.
Eccole: 1) rivolgersi ai centri la cui serietà e professionalità sia unanimamente riconosciuta, e che esercitino l’attività da più lungo tempo; 2) mettersi nell’ordine di idee di continuare lo studio sino al raggiungimento di un qualche diploma possibilmente riconosciuto ufficialmente a livello regionale o nazionale o, meglio ancora, internazionale, come il Forst certificate of english e il Toefl; 3) assicurarsi che gli insegnanti siano di madrelingua e che vengano adoperate tecniche didattiche avanzate; 4) prima di decidere che corso fare e in quale scuola, attuare sempre un’analisi costi/benefici: prendere cioè in considerazione non solo il prezzo dei prodotti offerti ma anche la loro qualità e il riconoscimento di cui godono; 5) non sottovalutare le difficoltà cui si è destinati ad andare incontro. Tanto per fare un esempio, gli esperti sostengono che per un italiano imparare a esprimersi correttamente e professionalmente nell’idioma di Shakespeare richiede almeno mezzo migliaio di ore di lettura e di pratica.

5) COME RECUPERARE GLI STIPENDI NON PAGATI

D) Ho lavorato presso un giornale locale come redattore per 9 mesi senza quel contratto di lavoro che pure, più volte, mi era stato promesso e garantito. Proprio questo mi ha costretto a lasciare. Ad oggi devo ancora percepire il compenso relatvo agli ultimi 2 mesi. Posso chiedere, oltre alla retribuzione, anche la liquidazione per i mesi lavorati? Che cosa fare per avere ciò che mi spetta?
A.D.A - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Per ottenere i compensi dovuti è necessario ricorrere al Giudice del lavoro, ma prima si rende necessario esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione attraverso la Direzione provinciale del lavoro.
In sostanza, si richiede a quell’Ufficio di convocare il responsabile dell’azienda o della società cui sono richiesti gli emolumenti non versati.
Decorsi 60 giorni dall’istanza di conciliazione, ci si potrà rivolgere al Giudice del lavoro, davanti al quale si dovrà provare – con documenti o testimonianze – la debenza delle somme. Si rende opportuno, a tale fine, rivolgersi ad un consulente per la dovuta quantificazione. Chiaramente ciò vale anche per la liquidazione del Tfr.

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