1) LE PENSIONI E LE ATTIVITÀ GRAVOSE; 2) GARANZIA GIOVANI: PERCHÉ SOLO TIROCINI?; 3) QUANDO E COME LICENZIARE IL PORTIERE; 4) CAMBIARE LA VECCHIA CALDAIA CONVIENE

1) LE PENSIONI E LE ATTIVITÀ GRAVOSE
D) Sono un autista di un’azienda che opera nei trasporti internazionali. In tanti anni di servizio credo di avere coperto più chilometri della circonferenza della terra… A causa di qualche problema di salute da un paio d’anni mi hanno dato una scrivania e adesso coordino i miei colleghi più giovani.
Sono sul punto di andare in pensione ma leggo che se scatta l’adeguamento dell’età pensionabile dovrei continuare a lavorare ancora per un po’. Qui non voglio discutere la legge che lega l’innalzamento alle aspettative di vita. Voglio però dire che i signori che ci governano prima di decidere dovrebbero provare che cosa significa svolgere determinate attività.
Insomma, non si può chiedere a chi ha già dato tanto di continuare a dare. È vero che si vive di più ma la vita non è stata per tutti uguale.

Cesare Finzi - Per e-mail da Bologna

R) Di segnalazioni simili ne sono arrivate altre. Il ballo c’è chi ha svolto e svolge quelle chi si chiamano “attività gravose” perché – per esempio – la mansione di chi spacca le pietre non è la stessa di chi sta seduto dietro uno sportello. Anche su questo si stanno battendo molto i sindacati che hanno chiesto, tra l’altro, di rivedere l’automatismo inserito nelle norme che regolano l’età pensionabile.
C’è da ricordare che alcune “attività gravose” sono già state riconosciute nel 1993 dal decreto legislativo numero 374 (addetti alle linee di montaggio, in galleria, cava e miniera, in spazi ristretti come fognature, su ponti, in celle frigorifere, in ambienti ad alta temperatura, addetti al pronto soccorso, alle serre e fungaie, e così via).
A queste figure si chiede che ne vengano aggiunte altre. Almeno undici: maestre di asili nido e di scuola materna, infermieri e ostetriche con turni di notte, macchinisti, muratori, facchini, gruisti, badanti di persone non autosufficienti, addetti alle pulizie e alla raccolta dei rifiuti, addetti alla conciatura delle pelli. E camionisti.
Si insiste per inserire nell’elenco anche gli agricoltori. Il governo ha preso tempo e intanto ha cominciato ad esaminare gli emendamenti proposti al decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio (presentati da diversi gruppi parlamentari).
Mentre scriviamo una decisione non è stata ancora presa. Di mezzo c’è il costo dell’operazione che, se limitato alle categorie indicate, non sarebbe insostenibile per le casse dello Stato.

Diverso, invece, è il capitolo che riguarda l’annullamento o la profonda revisione del meccanismo che fissa l’adeguamento dell’età pensionabile alle speranze di vita. I sindacati hanno provato a porre l’argomento sul tavolo del governo ma da parte del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, c’è stato un deciso stop: “Quel principio – ha risposto – è un pilastro del meccanismo previdenziale del nostro Paese”.

2) GARANZIA GIOVANI: PERCHÉ SOLO TIROCINI?

D) Ho effettuato un tirocinio di sei mesi nell’ambito del programma Garanzia Giovani. Ho una laurea ed è stato il mio primo incontro con il mondo del lavoro. Sono stato retribuito con 500 euro mensili che mi sono stati pagati regolarmente.
Ho svolto un’attività che non ha niente a che vedere con il mio titolo di studio. Poco male, ho pensato all’inizio, così mi faccio conoscere e poi chissà. Invece quando è scaduto il termine arrivederci e grazie. Per certi versi si è trattato di un’esperienza comunque utile perché mi ha messo in contatto con tante persone e mi ha aiutato a capire certe cose. Ma per altri non mi è servita a sperimentare sul campo quanto appreso sui banchi dell’università. Alla fine mi resta l’amarezza per ciò che avrebbe potuto essere e che non è stato.

Boris G. - Per e-mail da Roma

R) Il primo periodo di Garanzia Giovani è stato caratterizzato da parecchie disfunzioni tanto che si è poi cercato di correre ai ripari nel tentativo di dare ai ragazzi una speranza in più sul versante dell’occupazione.
I dati generali sono però lì a testimoniare che il problema non è stato ancora risolto e che molto resta da fare. Garanzia Giovani sta provando a dare una mano ma le buone intenzioni non bastano. Se, infatti, i neoassunti costano pochissimo alle imprese (150 euro al mese e il resto lo mette l’Europa attraverso le regioni) le stesse imprese dovrebbero però impegnarsi a fare formazione vera in modo da accrescere le competenze dei tirocinanti.
Invece spesso la realtà prende strade diverse. Da una parte la poca o scarsa formazione e dall’altra l’utilizzo dei ragazzi, per mansioni di basso profilo, come se facessero parte piena dell’organico. In poche parole: se mi serve un barista me lo prendo con la formula Garanzia Giovani e per un certo periodo ce l’ho quasi gratis. È chiaro che non si può ma, se mancano i controlli, ecco che si può.

Il programma Garanzia Giovani non riguarda solo i tirocini: c’è l’orientamento, c’è l’apprendistato e c’è la possibilità, incrociando domanda ed offerta, di proporre contratti veri anche a tempo determinato o indeterminato. Resta il fatto che – secondo l’ultimo rapporto trimestrale dell’Anpal, l’Agenzia che si occupa delle politiche attive del lavoro – il 70% dei rapporti comprende essenzialmente proprio i tirocini extra-curriculari. Nel rimanente 30% prevale l’apprendistato (39,7% specie nel Nord-Est) e il tempo indeterminato (30,8% in prevalenza nel Sud e nelle isole).

3) QUANDO E COME LICENZIARE IL PORTIERE

D) Lavoro da anni come portiere presso un condominio. Di punto in bianco, l’amministratore mi ha comunicato che la mia attività non è più necessaria e che, quindi, intendeva chiudere il rapporto. È corretto un simile comportamento? Come si può, all’improvviso, mettere in mezzo alla strada un padre di famiglia, con due figli di cui uno appena nato? E senza che nessuno si sia mai lamentato del mio impegno. Che cosa posso fare?

F. B. - Per telefono da Roma

R) Intanto si può verificare se la decisione del licenziamento sia stata presa nel pieno rispetto dei regolamenti. Vale a dire se, e come, è stata deliberata l’abolizione del servizio di portineria (perché questo sembra, a meno che non sia stata invocata la giusta causa che, però, la mancanza di lamentele sembrerebbe escludere).
Ora, la chiusura della portineria non può dipendere da un atto d’imperio dell’amministratore ma deve essere adottata dall’assemblea dei condomini che, in seconda convocazione, vota con almeno 1/3 dei millesimi a favore.
La decisione deve essere comunicata per iscritto al diretto interessato. Entro 15 giorni il portiere può chiederne i motivi e il condominio ha 7 giorni di tempo per rispondere. Il portiere ha comunque diritto a un’indennità di preavviso che è di 12 mesi, secondo il Ccnl di Confedilizia, o di 6 mesi, secondo Il Ccnl Federproprietà Confappi.
La delibera del condominio può essere assunta (“per giustificato motivo oggettivo”) in qualsiasi momento e non è sindacabile dal giudice, sempre che risulti – come ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 88/2002 – “l’effettività e la non pretestuosità del riassetto organizzativo”.

In conclusione: se l’assemblea dei condomini vuole chiudere il servizio di portineria (per ragioni economiche o perché non lo ritiene più utile) può farlo ma deve procedere secondo la normativa. Altrimenti qualsiasi decisione è nulla.

4) CAMBIARE LA VECCHIA CALDAIA CONVIENE

D) Ho sentito dire che si può chiedere alla Regione Lazio un contributo se si decide di sostituire una vecchia caldaia. Potete indicarmi a chi ci si deve rivolgere? E, siccome sto per cambiare il mio vecchio apparecchio, quanto mi spetta?

Annalisa Rubini - Per telefono da Roma

R) La Regione Lazio ha messo a disposizione, a partire dallo scorso 17 ottobre, contributi per 4,8 milioni di euro destinati a chi sostituisce le vecchie caldaie a biomassa legnosa con innovativi generatori di calore che non inquinano e fanno risparmiare. Il contributo può essere usato anche per l’acquisto di pannelli solari termici e per l’installazione di elettrofiltri.
Il costo del singolo intervento ammissibile non può comunque superare il valore di 10.000 euro sul quale la Regione concede un contributo a fondo perduto pari al 60%.
Le domande vanno presentate esclusivamente per via telematica compilando il formulario disponibile online sulla piattaforma GeCoWeb accessibile dal sito: http://www.lazioinnova.it/gecoweb/. Per leggere il teso del bando clicca qui.
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1) QUALI LE LAUREE PIÙ E QUELLE MENO; 2) SONO VERI QUEI 1.000 POSTI ILIAD?; 3) LO SCANDALO BOLLETTE TELEFONICHE; 4) LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEGLI STUDENTI

1) QUALI LE LAUREE PIÙ E QUELLE MENO

D) Ho partecipato a un paio di open day organizzati da università allo scopo di informare su programmi e prospettive. Li ho trovati abbastanza interessanti ma, alla fine, mi sono sembrati più uno spot autopromozionale che altro. Del resto si tratta di incontri organizzati proprio per segnalare il valore di questa o quella facoltà, quindi nessuna sorpresa.
Per questo, in mancanza di un orizzonte più ampio, mi è rimasta senza risposta la domanda relativa quale corso di laurea convenga di più iscriversi. Nel senso: per trovare prima un buon posto di lavoro che cosa si deve studiare? Non sono uno studente ma un genitore e sto cercando di capire dove indirizzare mio figlio una volta terminato il liceo visto che alla fine di quest’anno affronterà gli esami di maturità.
È vero che i ragazzi spesso preferiscono seguire le loro inclinazioni ma mi dispiacerebbe non fare il possibile per dare a mio figlio il massimo delle informazioni per metterlo nelle condizioni di compiere una scelta il più possibile oculata.
Cesare M. - Per e-mail da Roma

R) In Italia l’orientamento è piuttosto carente. Gli open day cercano di coprire un vuoto ma è evidente che non possono non riflettere le opinioni dei padroni di casa. Nei Paesi europei che spesso noi invidiamo le cose funzionano altrimenti: in Germania, in Francia e in Inghilterra – per esempio – i ragazzi hanno dei punti di riferimento che li prendono per mano e li aiutano nella decisione per loro più adatta, dopo colloqui e approfondimenti.
Attenzione: la decisione più adatta non vale solo per loro ma per l’intera società in quanto un laureato giusto al posto giusto diventa una risorsa per tutti.
Allora: come farsi un’idea? I dati che Almalaurea pubblica ogni anno possono dare una mano.
Per quanto riguarda le discipline che fanno guadagnare di più, le prime cinque sono: ingegneria, scienze, chimica, economia, medicina. Questa, invece, la classifica se ci si riferisce al tasso di occupazione a cinque anni dalla laurea: medicina (93,9%), ingegneria (93,6%), economia (89,3%), scienze (88,4%), chimica (85,9%).
Secondo il presidente di Almalaurea, Ivano Dionigi, “l’orientamento è diventato il problema dell’Italia: gli studenti non scelgono consapevolmente, le famiglie spendono soldi e il Paese si indebolisce… Manca una vera politica strategica che dovrebbe stabilire il numero esatto di medici, laureati in lettere e in ingegneria necessari alle nostre esigenze. Le istituzioni cominciano a darsi da fare ma si dovrebbe fare molto di più”.
Detto ciò, quali sono i laureati che faticano di più sotto ogni punto di vista? Sempre secondo Almalaurea, sono gli psicologi, i letterati e gli insegnanti che quando riescono a trovare un impiego non raggiungono nemmeno i 1.200 euro al mese.

2) SONO VERI QUEI 1.000 POSTI ILIAD?

D) Ho letto sul n. 19 di “Lavoro Facile” delle 1.000 assunzioni che si appresterebbe a fare la società francese Iliad nel settore delle telecomunicazioni per sfidare in Italia le varie Tim, Vodafone, Wind3 e così via.
Sul sito dell’azienda c’è la ricerca di una manciata di specialisti (ingegneri e manager) ma niente del piccolo esercito di dipendenti che servirebbe per il funzionamento di una struttura così importante.
Che cosa succede? La notizia è vera? Oppure, come ho sentito dire, c’è stato un ripensamento e chissà se l’operazione Italia andrà in porto?
Rina Marini - Per telefono da Roma

R) Nel novembre di un anno fa, l’operazione Italia è stata messa nero su bianco. A Milano, in via Restelli, è stata aperta la sede centrale, sono stati acquistati circa 7.000 impianti di trasmissione ma finora sono state assunte soltanto figure manageriali intermedie.
C’è qualche passaggio che resta ancora da mettere a punto il che farebbe slittare da gennaio-febbraio a marzo-aprile del prossimo anno l’entrata ufficiale sul mercato italiano. Quindi non ci sono dietro-front tanto che è stato scelto anche il nome con il quale Iliad opererà in Italia: Ho.Mobile.
I 1.000 tra impiegati, tecnici, commerciali e quant’altro cominceranno ad essere selezionati probabilmente tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. Insomma, la notizia è vera solo che sono un po’ più lunghi i tempi di realizzazione rispetto ai programmi annunciati.

3) LO SCANDALO BOLLETTE TELEFONICHE

D) Questa storia delle bollette telefoniche a 28 giorni mi ha profondamente indignato. Zitte zitte le compagnie hanno trovato il modo di guadagnare un miliardo di euro sfilandolo dalle nostre tasche e senza darci un servizio in più.
Solo in Italia possono capitare certe cose! Vedo che qualche ministro si è accorto della cosa e starebbe prendendo provvedimenti. Voglio muovermi anch’io. A chi posso rivolgermi?
Alessia Carlini - Per e-mail da Roma

R) Tra le associazioni di consumatori che più si sono date da fare c’è Adiconsum che, in una lettera al presidente del Consiglio, ai presidenti di Camera e Senato, al ministro dello Sviluppo e al presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha chiesto un intervento legislativo per modificare l’art. 70 del Codice delle comunicazioni elettroniche che permette alle aziende di cambiare unilateralmente le condizioni contrattuali di un contratto di telefonia in essere, avvisando i consumatori con un semplice sms, concedendo loro di recedere dal contratto senza costi, se la disdetta viene fatta entro 30 giorni. Ma siccome tutte le aziende telefoniche hanno deciso di applicare la tariffazione a 28 giorni, ecco che disdicendo e facendo un nuovo contratto con un'altra compagnia la situazione non cambia.
Adiconsum si trova in largo Alessandro Vessella 31 - 00199 Roma. E-mail: comunicazioni@adiconsum.it. Tel. 800.894191 (da numero fisso) e 06.44170244 (da cellulare).
Codacons, dal canto suo, ha messo a disposizione degli utenti la possibilità di intervenire con un reclamo/diffida con richiesta di rimborso su quanto finora è stato versato. La sede dell’associazione è in viale Mazzini 73 - 00195 Roma. E-mail: ufficiolegale@codacons.org.
Sul versante della telefonia e di internet è molto presente pure l’Unione italiana consumatori, via Duilio 13 - 00192 Roma. Tel. 06.32600239.
Un indirizzo utile è anche quello di Federconsumatori, via Antonio Gallonio 23 - 00161 Roma. E-mail: romalazio@federconsumatori.lazio.it. Tel. 06.44340366-380.

4) LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEGLI STUDENTI

D) Sto pensando di iscrivermi a una università francese. Ci sono particolari problemi da superare? Devo darmi da fare per raccogliere dati e documenti? E se sì, quali?
Fiorella Ranieri - Per e-mail da Tivoli

R) La formazione e la mobilità dei giovani in ambito europeo non solo sono possibili ma vengono incoraggiate. Il principio-guda è la parità di trattamento: vale a dire che, nella fattispecie, uno studente ialiano che decide di frequentare i corsi di una università francese può farlo alle stesse condizioni stabilite per i cittadini d’Oltralpe.
In sostanza, non possono esserci discriminazioni, come spese di iscrizione pù elevate. Il principio della parità è valido per tutti i Paesi dell’Ue, anche se le condizioni di accesso agli istituti sono fissate dai singoli Stati e possono variare sensibilmente da un Paese all’altro. Per esempio, la padronanza della lingua può costituire un requisito determinante. Per questo, prima dell’iscrizione, può essere richiesto il superamento di un esame destinato ad accertare le conoscenze linguistiche degli studenti provenienti da altre nazioni.
Per qualsiasi informazione si può comunque contattare l’ambasciata francese in Italia, che si trova in piazza Farnese 67 - 00186 Roma. Tel. 06.686011. Fax 06.68601460.

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1) UN’IDEA PER ELIMINARE I “POLLAI” A ROMA; 2) QUANDO IL FRANCHISING CONVIENE; 3) IL BONUS NASCITA DI 800 EURO; 4) POSITIVO IL BOOM DELL’E-COMMERCE?; 5) GLI ANNUNCI DI RICERCA IN INGLESE

1) UN’IDEA PER ELIMINARE I “POLLAI” A ROMA

D) È dalla scorsa primavera che sul marciapiede di via Spallanzani-angolo via Musa a Roma fa bella mostra uno dei classici “pollai” fatti di bande colorate che il Comune di Roma allestisce per segnalare qualche pericolo. In giro ce ne sono tanti, anzi sempre di più.
Se servono a evitare guai ai passanti ben vengano. Ma il problema è: perché, una volta allestiti, i “pollai” restano lì in eterno? Credo che la risposta, nel caso della mia città, sia nelle ridotte capacità di cassa del Comune che però, comunque, dovrebbe darsi delle priorità. Per esempio, nel caso di via Spallanzani i pedoni sono costretti a una rischiosa gimkana (soprattutto le persone più anziane).
A questo punto mi sento di dare un suggerimento a chi di dovere: su ogni “pollaio” dovrebbe essere indicato il motivo dell’installazione ed entro quanto tempo si pensa di effettuare i lavori. Siccome un giorno sì e l’altro pure non si parla altro che di trasparenza, ecco un bel modo per rendere tutto più chiaro ed evitare il gioco a nascondino degli uffici incaricati.
Raimondo Roberti - Per telefono da Roma

R) L’idea non è male. La giriamo volentieri a chi potrebbe applicarla. Però abbiamo qualche dubbio. Una buca lungo un marciapiede andrebbe riparata al più presto. Figuriamoci che cosa accadrebbe se i tempi della riparazione venissero fissati ufficialmente, con tanto di cartello, in 4 o 5 mesi…

2) QUANDO IL FRANCHISING CONVIENE

D) Sono tentato di aprire un’attività e sento dire che con la formula del franchising si riducono i rischi d’impresa. Ne sono abbastanza convinto. Però vedo che alcuni negozi che avevano aperto nel mio quartiere utilizzando l’affiliazione hanno poi chiuso nel giro di pochi mesi.
Come mai? In questi casi perché non è intervenuta la casa-madre? Non vorrei che il mio ottimismo mi riservasse delle brutte sorprese.
Cinzia F. - Per e-mail da Roma

R) Una volta scelto il marchio e firmato il contratto, la gestione dell’attività è poi esclusivamente personale. Certo, la casa-madre mette a disposizione il know-how e l’esperienza commerciale maturata nel corso degli anni ma la certezza che ogni iniziativa abbia successo non può essere garantita.
Quindi, fermo restando che rispetto ai negozi tradizionali il franchising tutela di più i neo-imprenditori, i rischi sono sempre presenti se – soprattutto – non si hanno competenze specifiche da mettere in campo.
È per questo che sempre più numerosi sono i franchisee, cioè gli affiliati, dal profilo professionale ben definito: ex dirigenti o ex manager che, utilizzando il loro bagaglio di professionalità, decidono di sfidare il mercato.
Secondo un recente rapporto di Assofranchising, l’associazione del settore, il prossimo anno apriranno 2.000 nuovi punti vendita che daranno lavoro a circa 20.000 persone. L’impegno economico medio va dai 20.000 ai 50.000 euro.
Attualmente i punti vendita affiliati ai 950 marchi che agiscono nel franchising sono 51.000 con circa 200.000 addetti.
Già, ma in quale settore merceologico investire? Secondo il rapporto, nel 2017 al primo posto c’è il fast food (29,5%, più 1,7% rispetto al 2016), al secondo il fashion (26,5%, più 1,9%), quindi wellness, beauty e palestre (15%, più 7,1%).

3) IL BONUS NASCITA DI 800 EURO

D) Mia figlia ha compiuto 5 mesi lo scorso 24 settembre. So che c’è un bonus nascita di 800 euro. È sempre in vigore? Posso richiederlo? E a chi devo rivolgermi?
Rosa Marini - Per e-mail da Roma

R) Sì, il provvedimento è attivo dal 4 maggio di quest’anno e si riferisce a chi, dal 1° gennaio, ha: 1) compiuto il settimo mese di gravidanza; 2) la nascita si è verificata anche prima dell’ottavo mese di gravidanza; 3) vale anche in caso di adozione del minore disposta con sentenza divenuta definitiva; 4) in caso di affidamento preadottivo disposto con ordinanza.
In presenza di questi requisiti la domanda va presentata online improrogabilmente entro un anno dalla nascita, adozione o affidamento, all’Inps attraverso il servizio dedicato o agli enti di patronato.
Gli 800 euro non concorrono alla formazione del reddito complessivo.
Per qualsiasi notizia si può chiamare il contact center integrato al numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) oppure 06.164164 (da rete mobile). Per informazioni clicca qui.

4) POSITIVO IL BOOM DELL’E-COMMERCE?

D) Più volte “Lavoro Facile” si è occupato dell’e-commerce e, di recente, anche per l’apertura a Passo Corese del centro logistico di Amazon. Tutti dicono che la tendenza premierà sempre di più questo comparto ma io non ne sono del tutto convinto: perché un conto è toccare con mano ciò che si vuole acquistare, valutarlo in diretta e sceglierlo in mezzo ad altre proposte, mentre un altro paio di maniche è ordinare su catalogo e aspettare l’arrivo del pacco. Che se poi non va bene devi richiuderlo, andare alle poste e rispedirlo indietro.
Va bene la modernità ma è possibile che non ci si pongano mai dei limiti? Quale tipo di futuro stiamo costruendo?
Cesare Tulli - Per e-mail da Roma

R) Il discorso non è semplice e, in effetti, comprende anche la parte che riguarda l’organizzazione sociale verso la quale ci stiamo dirigendo. C’è poi il tema oggetto di aspre polemiche secondo cui l’e-commerce non aggiunge posti di lavoro ma semmai li toglie in quanto mette fuori gioco tanti piccoli e medi esercizi.
È ancora presto per fare un bilancio definitivo ma è vero che il mondo dei consumi sta subendo un’autentica rivoluzione sotto diversi punti di vista. Ed è pure vero che in Italia lo sviluppo del settore, cominciato in ritardo, sta rapidamente bruciando le tappe: i prodotti confezionati e l’alimentare hanno messo a segno un +43% per un valore di 850 milioni di euro contro i 575 dell’anno scorso. Lo stesso vale per l’arredamento (+31% e 905 milioni di euro).
Complessivamente a fine anno il valore di beni e servizi acquistati online supererà i 23,6 miliardi di euro (+17%).
A determinare il successo è la gestione degli ordini: velocità nella consegna e negli orari indicati, resa senza problemi, scelta dei prodotti che coinvolge anche il made in Italy più sofisticato e i marchi più noti.
Come tutte le rivoluzioni anche questa non sarà indolore. Bisogna però avere la capacità di governarla nel quadro delle generali strategie di sviluppo del Paese. Ed è questo, forse, il vero nodo da sciogliere.

5) GLI ANNUNCI DI RICERCA IN INGLESE

D) I giornali pubblicano sempre più spesso annunci di ricerca di personale in lingua inglese. Ciò esclude tutti coloro che non la conoscono. È giusto? Non sarebbe necessaria la contemporanea traduzione in italiano?
I. M. - Per fax da Roma

R) Di solito, le aziende che hanno bisogno di figure professionali e che si affidano per la loro ricerca ad un testo in inglese è perché i candidati devono obbligatoriamente essere in grado di parlare e scrivere in quella lingua specifica.
Insomma, è come se si trattasse di una prima selezione. Per questo chi decide di pubblicare quegli annunci non commette nessuna irregolarità. Del resto, l'uso dell'inglese è prassi sempre più comune all'interno delle imprese e nei rapporti commerciali. È ovvio che le aziende restano responsabili del contenuto dei messaggi e, in questo caso, eventuali irregolarità incorrerebbero nella sanzioni previste dalla legge.

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1) GLI INCENTIVI PER L’APPRENDISTATO; 2) ASSUNZIONI NELLA PA: BLUFF O REALTÀ?; 3) UN TIROCINIO ALL’ONU E DINTORNI; 4) OCCHIO AI FINANZIAMENTI FACILI

1) GLI INCENTIVI PER L’APPRENDISTATO

D) Un’azienda che vuole assumere apprendisti può utilizzare gli incentivi messi in campo per favorire l’occupazione giovanile? Chiedo questo perché leggendo il decreto del ministero del Lavoro 454/2016 non è tutto chiarissimo…
Fabrizio Coppi - Per e-mail da Roma

R) Se l’apprendista viene assunto con un contratto di durata pari o superiore a 12 mesi il bonus equivale a quello stabilito per i rapporti a tempo indeterminato: vale a dire che l’agevolazione incide sulla parte contributiva fino a 8.060 euro su base annua.
Rispetto alla formulazione di partenza, la norma riguarda tutti i contratti di apprendistato: sia quelli professionalizzanti sia quelli di primo e terzo tipo che, invece, in un primo tempo erano stati esclusi. Dal provvedimento restano ancora tagliati fuori i contratti di lavoro domestico, intermittente e accessorio.
È quindi probabile che l’incertezza nella interpretazione del decreto derivi dal primo testo dove, in effetti, si faceva distinzione tra i diversi livelli di apprendistato. Ora non è più così.

2) ASSUNZIONI NELLA PA: BLUFF O REALTÀ?

D) Non so se andrà avanti il proposito di aprire le porte dell’amministrazione pubblica a migliaia di giovani per favorire il ricambio generazionale e coprire così i vuoti creati negli anni dai pensionamenti e dalle esigenze di risparmio (in sostanza, solo uscite di personale e nessuna entrata).
Il sottosegretario Antonio Rughetti – ne avete parlato anche voi – ha lasciato intendere che nei prossimi quattro anni ci potrebbe essere spazio per mezzo milione di assunzioni. Bene. Ma non ci ha spiegato da dove arriveranno i soldi per finanziare l’iniziativa e, soprattutto, a che cosa servano tanti rinforzi visto che con l’era della digitalizzazione la Pa non avrà più bisogno di moltitudini sedute dietro le scrivanie.
Naturalmente sto esagerando per amore di polemica ma credo che l’impressione di una distorta distribuzione degli impiegati non sia unicamente la mia. E che, a guardare bene, ci sia molto da razionalizzare e poi, una volta rimessa a punto la macchina operativa, procedere con i nuovi inserimenti. Ma mirati e senza sprechi.
Capisco che ci stiamo avviando verso le elezioni e che dovremo abituarci alla politica degli annunci. Ma chi è alla ricerca di un lavoro è stanco di essere preso in giro.
Clara Corsetti - Per telefono da Roma

R) L’intervento del sottosegretario alla pubblica amministrazione ha suscitato un acceso dibattito che, per la verità, non è andato troppo per le lunghe. Al centro, più che la sostanza, proprio il ping-pong politico per cui da una parte si è applaudito e dall’altra sono partite esclusivamente bordate di fischi.
Stabilire come in realtà stiano le cose non è semplice. Di fatto, Antonio Rughetti non si è limitato alle assunzioni ma ha delineato un piano articolato per adeguare la pubblica amministrazione alle mutate esigenze operative, compresa l’introduzione diffusa dell’informatica.
In questo quadro si colloca anche il proposito di un unico concorsone da effettuare sulla base delle necessità dei diversi dipartimenti e solo dopo un’attenta verifica. Insomma, non più singoli bandi a pioggia come avviene adesso e che, a volte, non tengono conto delle strategie generali. “Noi – ha precisato il sottosegretario – ci dobbiamo chiedere cosa serve a questo Paese selezionando gli ingressi in base alle reali necessità”.
Come abbiamo scritto su “Lavoro Facile”, stavolta alle promesse seguiranno i fatti? Si capirà meglio quando avremo sotto gli occhi la Legge di Bilancio definitiva con le diverse poste di spesa. Non ci manca molto.

3) UN TIROCINIO ALL’ONU E DINTORNI

D) Sono interessato a un’esperienza in un’organizzazione internazionale, possibilmente con rimborso spese. Vorrei sapere chi le promuove, a chi ci si deve rivolgere e i tempi per l’invio della domanda di partecipazione.
M. G. - Per e-mail da Firenze

R) Di solito è il ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale che coordina questo tipo di attività che coinvolge i sistemi che fanno capo alle Nazioni Unite, alle istituzioni finanziarie e ad altri enti planetari.
I riferimenti sono molti e ognuno promuove tirocini o corsi di specializzazione in date e con modalità diverse. Anche il numero dei candidati e la durata variano da sigla a sigla. Per saperne di più clicca qui (successivamente scegliere la struttura di interesse).

4) OCCHIO AI FINANZIAMENTI FACILI

D) Tra sconti, grandi affari, occasioni irripetibili, prendi oggi e paghi quando ti pare, sembra che ogni cosa sia a portata di mano e che costi sempre di meno. Chi vive di stipendio sa che, purtroppo, non è così. Gli acquisti a rate poi... Abbiamo mai fatto il calcolo di quanti interessi ci fanno sborsare? Non facciamoci prendere per il naso...
Rossella Nistri - Per telefono da Roma

R) La facilità (relativa) di accesso al credito può offuscare il ragionamento sul dare e sull’avere. Eppure Adiconsum e Federconsumatori, due delle associazioni che si occupano dei diritti dei cittadini, hanno più volte messo in guardia.
Queste, comunque, alcune delle raccomandazioni da tenere sempre presenti: 1) informarsi preventivamente su oneri e spese, tasso nominale, Taeg ed eventuali altre garanzie pretese. Il Taeg (tasso annuo effettivo globale) è molto importante perché indica il costo effettivo del finanziamento, inclusi i costi per l’istruttoria e l’apertura della pratica, le spese di incasso delle rate e per l’assicurazione. Rende evidente, cioè, quanto bisogna pagare alla società o alla banca che ha concesso il finanziamento; 2) diffidare degli “amici” bene introdotti perché potrebbero ricevere dal finanziatore provvigioni che saranno inevitabilmente caricate sul costo del prestito; 3) non lasciarsi abbagliare dalla promessa di prestiti superveloci. Verificare bene le condizioni senza dimenticare che, comunque, banche e finanziarie concedono normalmente prestiti in pochi giorni; 4) non fidarsi di intermediari e procacciatori d’affari; 5) meglio evitare le società che chiedono in anticipo una cifra per le spese d’istruzione della pratica di finanziamento; 6) evitare gli acquisti con la formula “compra oggi e paghi fra 12 mesi” perché il calcolo degli interessi spesso parte dal momento dell’acquisto e non da quando si comincia a pagare. Inoltre, un periodo più lungo di 12 mesi potrebbe rendere più difficile il rimborso: le spese impreviste, la perdita del lavoro o infortuni potrebbero impedire il rispetto delle rate.
Per maggiori informazioni: Adiconsum, largo Alessandro Vessella 31 - 00199 Roma. Tel. 800.894191 e 06.44170244. Federconsumatori (sede regionale), via Antonio Gallonio 23 - 00161 Roma. Tel. 06.44340366/80

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1) VALE LA PENA METTERSI IN PROPRIO? 2) QUANDO IL VOLO PARTE IN RITARDO 3) IL CONTRATTO DEGLI ANIMATORI TURISTICI 4) COME SCEGLIERE UNA SCUOLA DI LINGUE 5) COME RECUPERARE GLI STIPENDI NON PAGATI

1) VALE LA PENA METTERSI IN PROPRIO?

D) Abito in una zona di Roma adiacente al Centro e sto pensando di aprire una mia attività. Ciò che mi frena è vedere che molte iniziative durano pochi mesi. È per l’incapacità di chi ci ha provato oppure c’è ormai una saturazione commerciale per cui è meglio non provarci?
Renata Altieri - Per e-mail da Roma

R) Secondo un rapporto della Camera di commercio, ogni ora nella Capitale nasce una nuova impresa. Ciò sia perché – di fronte alla difficoltà di trovare un’occupazione seria e duratura – è forte la tentazione di mettersi in proprio, sia perché Roma è da sempre una città di vetrine dai mille richiami.
È però anche vero che, soprattutto negli ultimi tempi, le chiusure si sono moltiplicate, spesso anche a causa del vertiginoso aumento degli affitti (ne hanno fatto le spese pure aziende con decenni di storia alle spalle).
La raccomandazione generale è che non ci si può improvvisare, altrimenti il rischio di perdere tempo e quattrini è molto forte. Negli ultimi mesi le attività più numerose si sono registrate nel campo del turismo (alloggio e ristorazione), quindi trasporti, magazzinaggio, agricoltura e vigilanza.
Insomma, lo spazio c’è – anche alla luce della ripresa dei consumi – ma occorre riflettere bene sul tipo di impresa in relazione al luogo di insediamento e tenendo presente che la grande distribuzione ha comunque cambiato profondamente il panorama commerciale.

2) QUANDO IL VOLO PARTE IN RITARDO

D) Quali sono i diritti dei passeggeri in caso di ritardo di un volo rispetto all’orario previsto?
Rino Monaco - Per telefono da Viterbo

R) Per i ritardi di almeno 3 ore c’è il completo rimborso del biglietto più varie forme di assistenza come la ristorazione e l’alloggio. Sono previste anche compensazioni pecunarie pari a 250 euro per tratte inferiori o pari a 1.500 chilometri, 400 euro per tratte tra 1.500 e 3.500 chilometri, 600 euro per tratte superiori. La compensazione non è dovuta se la compagnia prova l’esistenza di una circostanza eccezionale come condizioni metereologiche avverse, rischi per la sicurezza o scioperi improvvisi.
Dal 2009 l’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) ha sottoscritto la Carta dei diritti del passeggero che contiene tutte le norme a tutela sulla base delle singole disfunzioni. La Carta si può leggere cliccando qui.

3) IL CONTRATTO DEGLI ANIMATORI TURISTICI

D) Ho letto in diversi numeri di "Lavoro Facile" le possibilità offerte dal turismo. Mi piacerebbe saperne di più sui contratti di lavoro e sui relativi compensi perché ho l'impressione che, per esempio per quanto riguarda gli animatori, tutto sia affidato a un'intesa tra le parti. Vale a dire: questo è lo stipendio, prendere o lasciare.
S. L. - Per telefono da Roma

R) Le mansioni che ruotano intorno al comparto del turismo sono molte e quasi tutte fanno riferimento ai Ccnl di categoria (amministrativi, camerieri, cuochi, receptionist e così via). Invece, per quanto riguarda gli animatori dei villaggi non c'è un contratto ad hoc in quanto si fa riferimento a quello in vigore per il personale artistico nei pubblici esercizi.
Ci sono stati tentativi di definire una piattaforma normativa più mirata e più aderente ai compiti di questa figura professionale ma senza troppo successo.
Esiste un'Associazione nazionale animatori alla quale ci si può rivolgere per avere informazioni e chiarimenti. La sede dell'associazione è a Roma in via Minerva 7. Tel. 06.6781647. E-mail: ana@associazionenazionaleanimatori.it.

4) COME SCEGLIERE UNA SCUOLA DI LINGUE

D) Imparare le lingue è ormai un passaggio obbligato. Dal momento che l’insegnamento scolastico non è ancora in grado di assicurare un buon livello di preparazione, come scegliere un istituto privato che dia garanzie di serietà e professionalità?
Lino Martelli - Per telefono da Monterotondo

R) In un libro di qualche anno fa ma ancora attuale, Alessandro Amadori e Nicola Piepoli hanno provato a elencare le cinque regole da seguire per non sbagliare istituto e non buttare via un bel po’ di soldi.
Eccole: 1) rivolgersi ai centri la cui serietà e professionalità sia unanimamente riconosciuta, e che esercitino l’attività da più lungo tempo; 2) mettersi nell’ordine di idee di continuare lo studio sino al raggiungimento di un qualche diploma possibilmente riconosciuto ufficialmente a livello regionale o nazionale o, meglio ancora, internazionale, come il Forst certificate of english e il Toefl; 3) assicurarsi che gli insegnanti siano di madrelingua e che vengano adoperate tecniche didattiche avanzate; 4) prima di decidere che corso fare e in quale scuola, attuare sempre un’analisi costi/benefici: prendere cioè in considerazione non solo il prezzo dei prodotti offerti ma anche la loro qualità e il riconoscimento di cui godono; 5) non sottovalutare le difficoltà cui si è destinati ad andare incontro. Tanto per fare un esempio, gli esperti sostengono che per un italiano imparare a esprimersi correttamente e professionalmente nell’idioma di Shakespeare richiede almeno mezzo migliaio di ore di lettura e di pratica.

5) COME RECUPERARE GLI STIPENDI NON PAGATI

D) Ho lavorato presso un giornale locale come redattore per 9 mesi senza quel contratto di lavoro che pure, più volte, mi era stato promesso e garantito. Proprio questo mi ha costretto a lasciare. Ad oggi devo ancora percepire il compenso relatvo agli ultimi 2 mesi. Posso chiedere, oltre alla retribuzione, anche la liquidazione per i mesi lavorati? Che cosa fare per avere ciò che mi spetta?
A.D.A - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Per ottenere i compensi dovuti è necessario ricorrere al Giudice del lavoro, ma prima si rende necessario esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione attraverso la Direzione provinciale del lavoro.
In sostanza, si richiede a quell’Ufficio di convocare il responsabile dell’azienda o della società cui sono richiesti gli emolumenti non versati.
Decorsi 60 giorni dall’istanza di conciliazione, ci si potrà rivolgere al Giudice del lavoro, davanti al quale si dovrà provare – con documenti o testimonianze – la debenza delle somme. Si rende opportuno, a tale fine, rivolgersi ad un consulente per la dovuta quantificazione. Chiaramente ciò vale anche per la liquidazione del Tfr.

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1) Giovani e lavoro: avanti con i fatti; 2) Le nuove regole per i tirocini; 3) Visite fiscali: cambia tutto. Anzi no; 4) Cambiare il contratto? Se c’è l’accordo; 5) Gli indirizzi dei Centri per l’impiego.

1) GIOVANI E LAVORO: AVANTI CON I FATTI

D) Nel mese di agosto le dichiarazioni da parte di vari ministri sull’impegno per favorire l’occupazione dei giovani si sono susseguite a ritmo incalzante. Non è la prima volta che succede. Poi però alle parole non sono quasi mai seguiti i fatti.
Sarà così anche stavolta? In giro la disillusione è tanta e un’altra fumata nera non farebbe che rendere ancora più esplosiva la situazione…
Cesare Porta- Per telefono da Roma

R) A maggio la disoccupazione giovanile si è attestata intorno al 37%, un po’ meno rispetto ai mesi precedenti e inferiore di 5-6 punti se raffrontata al periodo più pesante in cui ha toccato persino il 42-43%. Ma resta un livello inaccettabile che ha pochi riscontri in Europa.
Una svolta è urgente e necessaria. Per questo sul tavolo ci sono programmi che hanno al centro il rilancio del lavoro di chi ha fino a 30 anni. Nella sostanza, sono previsti incentivi e facilitazioni destinati alle aziende che così dovrebbero riaprire la porta delle assunzioni.
Siccome però è una strada che è stata già battuta, si sta pensando di aggiungere altre misure in modo da dare un colpo sostanziale ad un fenomeno che finora ha resistito a tutto.
Certo è che – come ha detto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco – se la ripresa in atto non diventa strutturale l’economia non sarà in grado di acquistare velocità e produrre posti stabili e consistenti.
Insomma, le imprese devono crescere e mettersi nella condizione di competere a livello globale: “Finora non hanno investito abbastanza mentre hanno usato la flessibilità per ridurre i salari finendo per accumulare un evidente ritardo rispetto ai nostri partner”.
Del resto se nel 2007 la disoccupazione giovanile era appena sopra al 20%, in dieci anni è cresciuta del 17%. Sì, è vero: dopo tante parole l’ora dei fatti non può più essere rinviata.

2) LE NUOVE REGOLE PER I TIROCINI

D) Tirocini sì, tirocini no. Personalmente sono favorevole perché così i giovani possono prendere contatto con il mondo del lavoro. Ma ciò che non riesco a mandare giù sono quelle aziende che utilizzano gli stage non come periodo formativo ma per avere a disposizione manodopera praticamente a costo zero.
È una storia che va avanti da troppo tempo. Che cosa si aspetta a sanzionare le imprese che non rispettano le regole?
Riccardo Savia - Per e-mail da Roma

R) In effetti c’è chi non rispetta le regole anche approfittando di norme non sempre chiarissime. Comunque, lo scorso 25 maggio c’è stato un accordo Stato-Regioni che dovrebbe limitare le interpretazioni scorrette. Introdotte anche alcune novità, tra le quali l’innalzamento della durata massima a 12 mesi (quella minima è di 2 mesi) per tutti i tipi di stage più incentivi a chi fa seguire al tirocinio l’instaurazione di un rapporto di lavoro.
L’applicazione delle norme spetta alle Regioni che possono anche decidere di migliorarle, come già avviene per il rimborso spese-retribuzione (minimo da 300 a 600 euro). L’obiettivo principale dello stage è quello formativo: per questo deve essere sempre specificato il percorso che viene proposto ai soggetti interessati.
Per attivare i tirocini l’azienda deve: 1) non avere dipendenti in Cassa integrazione; 2) essere in regola con le norme sulla sicurezza; 3) rispettare il rapporto tra dipendenti e stagisti. Nel Lazio l’azienda che ha fino a 5 dipendenti può ospitare un solo tirocinante, tra 6 e 20 dipendenti ne può ospitare 2, da 21 in poi fino al 10 per cento.
È stato calcolato che nei prossimi mesi saranno circa 300.000 i giovani che cominceranno un tirocinio.

3) VISITE FISCALI: CAMBIA TUTTO. ANZI NO

D) A proposito di visite fiscali è vero che sono in arrivo importanti novità? Dopo avere letto del crescente ricorso al certificato medico da parte di chi lavora soprattutto nel pubblico e, fatta salva la buona fede della maggioranza di chi si assenta per motivi di salute, non sarebbe male se comunque si riuscisse a mettere in campo più controlli in modo da scoraggiare i soliti furbi e furbetti.
Antonia R. - Per telefono da Roma

R) Secondo i dati di un paio di anni fa, in testa alla classifica delle assenze per malattia ci sono i vigili urbani con 60 giorni in un anno, quindi gli addetti della presidenza del Consiglio (55 giorni) e delle agenzie fiscali (51 giorni), gli impiegati dei ministeri (50 giorni) e della scuola (48 giorni). Seguono i vigili del fuoco (40 giorni), i dipendenti degli enti di ricerca (39 giorni), le università (18 giorni), la magistratura (7 giorni).
Fino al primo settembre, le verifiche erano a carico delle Asl che però non hanno mai avuto il personale necessario per garantire un servizio efficace. Adesso il compito, con la riforma della pubblica amministrazione, è passato all’Inps che ha subito sottolineato come ci sia da riequilibrare le presenze: nel senso che, per esempio, in Lombardia c’è un medico fiscale ogni 36.000 lavoratori mentre in Calabria ce n’è uno ogni 5.000 lavoratori.
Come se ne esce? Dal momento che non si può pensare nell’immediato di inviare un medico di Catanzaro in missione a Brescia, si dovrebbe ricorrere a incarichi temporanei. Che però peserebbero su un budget già ridotto all’osso.
Di conseguenza, è difficile che qualcosa possa cambiare. Per il futuro si vedrà. Tra l’altro, la riforma prevede l’equiparazione pubblico-privato per quanto riguarda la reperibilità: cioè l’orario in cui il lavoratore malato deve farsi trovare in casa (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18). Se questo già vale per il pubblico è il privato che dovrebbe adeguarsi perché non sarebbe essere più valida la fascia 10-12 e 17-19. Ma, proprio a causa delle difficoltà di avvio della riforma, è stato deciso di prorogare la vecchia norma. Fino a quando? Non si sa.

4) CAMBIARE IL CONTATTO? SE C’È L’ACCORDO

D) Lavoro per una casa editrice. Sono stata assunta con un contratto a progetto per un anno. Successivamente il contratto mi è stato trasformato a tempo indeterminato, orario full time. Poi è stata assunta un’altra persona, sempre con contratto a tempo indeterminato e con uno stipendio più alto del mio.
Il fatto è che dal primo febbraio scorso il contratto mi è stato modificato da full time a part time (dalle 9.00 alle 13.00, quindi per 4 ore lavorative al giorno per 5 giorni la settimana) a causa delle minori entrate della società.
La mia domanda è: perché il contratto è stato cambiato solo a me che, tra l’altro, ho più anni di anzianità?
K. C. - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Le parti possono stabilire consensualmente di trasformare un rapporto di lavoro a tempo pieno in un rapporto part-time. Tuttavia, il rifiuto da parte del lavoratore alla trasformazione non può essere ritenuto illegittimo nè può rappresentare un giustificato motivo di licenziamento.
Inoltre, l'accordo sulla trasformazione deve risultare in forma scritta e deve essere convalidato dalla Direzione provinciale del lavoro nei 30 giorni successivi. Di tali adempimenti la lettrice non fa alcuna menzione.
Resta che la condotta del datore, laddove non risulti il consenso scritto del lavoratore, non appare conforme al dettato legislativo.

5) GLI INDIRIZZI DEI CENTRI PER L’IMPIEGO

D) Quali sono i Centri per l’impiego attraverso i quali passa il programma Garanzia Giovani? Sono solo a Roma oppure anche nei capoluoghi di provincia?
Roberta Lisi - Per e-mail da Roma

R) Qualsiasi Cpi è in grado di fornire informazioni e orientamento sul programma Garanzia Giovani. L’elenco dei Centri per l’impiego, per quanto riguarda la Capitale, si può trovare sul sito: http://romalabor.cittametropolitanaroma.gov.it/. Lo stesso vale per Latina (http://www.provincia.latina.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1), Frosinone (http://www.provincia.fr.it/), Viterbo (https://www.provincia.viterbo.gov.it/) e Rieti (http://www.provincia.rieti.it/).

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1) LO “STIPENDIO” CON I NUOVI VOUCHER; 2) I NUOVI VOUCHER: STOP AGLI ABUSI?; 3) L’ALITALIA TRA CLAMORE E SILENZI; 4) PAPA FRANCESCO E IL TEMA DEL LAVORO; 5) DAL TEMPORANEO AL TEMPO INDETERMINATO

1) LO “STIPENDIO” CON I NUOVI VOUCHER

D) Rispetto alle norme precedenti, a me sembra che quelle che regolano i nuovi voucher siano profondamente differenti e migliori. Certo, c’è sempre la possibilità di farne un uso irregolare, ma rispetto a prima è più difficile.
Quello che non ho ben capito è il livello della retribuzione: se, cioè, è stato stabilito un tetto/orario o se ci può essere una sorta di contrattazione prima di cominciare il lavoro.

Stefano Rocchi - Per a-mail da Roma

R) Il compenso orario è liberamente fissato dalle parti ma non può mai essere mai inferiore a 9 euro l’ora. Di conseguenza, Il compenso giornaliero non può mai essere inferiore a 36 euro, pari al corrispettivo di 4 ore lavorative.
Si tratta di importi netti. All’utilizzatore, infatti, spettano un contributo del 33% per la gestione separata e un versamento del 3,5% per l’assicurazione Inail.
Ogni prestatore non può superare il compenso complessivo annuo di 5.000 euro riferito a più utilizzatori. Se, invece, l’utilizzatore è sempre lo stesso l’importo non può superare i 2.500 euro.

I voucher possono essere utilizzati solo per alcune categorie di persone: 1) titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità; 2) giovani con meno di 25 anni se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado comprese le università; 3) disoccupati ai sensi dell’art. 19 del Dgl. del 14 settembre 2015, n. 150; 4) percettori di prestazioni integrative del salario o di altre prestazioni di sostegno del reddito.

2) I NUOVI VOUCHER: STOP AGLI ABUSI?

D) Mi sapete dire quali misure sono state adottate affinché anche con i nuovi voucher non si ricominci con gli abusi e lo sfruttamento delle persone?

Cesare Mori - Per e-mail da Roma

R) La garanzia al 100% non può darla nessuna legge. Semmai una maggiore trasparenza e un maggiore rigore possono consentire di individuare con più facilità chi non si comporta in maniera corretta.

Per questo nel testo approvato lo scorso 21 giugno sono stati indicati alcuni passaggi che dovrebbero limitare le irregolarità. Per esempio, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione l’utilizzatore deve darne comunicazione all’Inps attraverso il servizio online dedicato, deve indicare il compenso pattuito, il luogo di svolgimento dell’attività, la durata, la tipologia, il settore lavorativo.

3) L’ALITALIA TRA CLAMORE E SILENZI

D) Ho letto che nei primi due mesi di quest’anno Alitalia ha perso 200 milioni di euro (3 milioni di euro al giorno) e che il bilancio del 2016 si è chiuso con 491 milioni di euro di passivo. Cifre disastrose che non si possono imputare ai tre commissari chiamati a salvare il salvabile ma soprattutto alla precedente gestione.
Il che, però, conta poco per i dipendenti della ex compagnia di bandiera sui quali pende il rischio di migliaia di licenziamenti perché la situazione – anche con l’attuale gestione – resta da allarme rosso.
Se gli esuberi dovessero diventare realtà, per Roma e per il Lazio sarebbe un colpo devastante. Per un po’ molto se n’è parlato ma adesso non vola più una mosca. Silenzio anche dai sindacati che pure hanno qualche parte di responsabilità.

Loretta Cimino - Per e-mail da Fiumicino

R) La situazione di Alitalia, nonostante qualche aggiustamento (si dice che sia stato risparmiato un centinaio di milioni di euro rinegoziando il prezzo della benzina), resta sull’orlo del precipizio. I toni si sono abbassati forse perché, con le trattive in corso per la vendita della società, si è ritenuto più opportuno non esasperare il clima intorno e dentro la compagnia. E anche per favorire la “campagna d’estate” che di solito è quella che richiama più passeggeri.

Il procedimento d’acquisto entrerà nella fase decisiva in ottobre e allora, alla luce delle proposte, tutto si rimetterà in moto. Nel bene come nel male.

4) PAPA FRANCESCO E IL TEMA DEL LAVORO

D) Dopo il discorso agli operai di Genova, Papa Francesco è tornato sul tema del lavoro. Mi pare che sia rimasto il solo a parlare con forza di certi temi. Ma mi pare anche che i suoi interventi non riescano ad incidere più di tanto…

Cesare Rende - Per e-mail da Civitavecchia

R) Lo scorso 28 giugno, rivolgendosi ai congressisti della Cisl, Jorge Mario Bergoglio ha detto: 1) è urgente un nuovo patto sociale… perché è una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una generazione di giovani a non farlo; 2) nel lavoro la donna è ancora di seconda classe, guadagna di meno, è più facilmente sfruttata; 3) forse la nostra società non capisce il sindacato anche perché non lo vede abbastanza lottare nelle periferie esistenziali, per i diritti ancora non garantiti, tra gli scartati dal lavoro; 4) le pensioni d’oro sono un’offesa non meno grave di quelle troppo povere.
A Genova, il 27 maggio, affermò: 1) oggi il lavoro è a rischio. È un mondo dove il lavoro non si considera con la dignità che ha e che dà; 2) l’imprenditore che pensa di risolvere il problema della sua impresa licenziando la gente, non è un buon imprenditore; 3) una malattia dell’economia è la progressiva trasformazione degli imprenditori in speculatori… bisogna temere gli speculatori non gli imprenditori; 4) dev’essere chiaro che l’obiettivo vero da raggiungere non è il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti. Perché senza lavoro, senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti.

Parole semplici e nello stesso tempo profonde. Parole sulle quali meditare. Parole che meriterebbero ben più e ben altro degli scontati consensi di maniera.

5) DAL TEMPORANEO AL TEMPO INDETERMINATO

D) Lavoro, con un contratto di somministrazione, per una grande azienda che opera nell’area di Roma.  Siccome il contratto si sta avvicinando alla scadenza, ho notato che la causale di impiego è estremamente generica: in sostanza potrei essere chiamato a svolgere qualsiasi mansione secondo le necessità della produzione.
In verità non è mai accaduto. Ma, parlando con un collega, ho saputo che contratti del genere non sono in regola in quanto la causale deve essere sempre specificata. E che questo potrebbe spingermi a chiedere il rinnovo del rapporto di lavoro. Come stanno le cose.

G. S. - Per e-mail da Roma

R) Nel campo della fornitura di lavoro temporaneo, vale a dire delle assunzioni che passano attraverso le agenzie del lavoro, una sentenza della Corte di cassazione (n. 11411) ha cercato di fare chiarezza perché la questione ha avuto, via via, interpretazioni diverse.
In particolare, la Corte ha ricordato come l’art. 1, comma 2 della legge 196 del 200, quella che disciplina i cosiddetti contratti di somministrazione, prevede che questi possano essere sottoscritti:1) nei casi previsti dal Contratto collettivo della categoria di appartenenza dell’impresa utilizzatrice; 2) nei casi di temporanea utilizzazione di qualifiche non previste dai normali assetti prodottivi aziendali; 3) nei casi di sostituzione di lavoratori assenti, fatte salve le situazioni in cui è vietata la forma del lavoro temporaneo.
La genericità della causale rende il contratto illegittimo. In più, proprio per queste ragioni, la Corte ha indicato la possibilità della trasformazione dei contratti temporanei non in regola in contratti a tempo indeterminato.
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1) Una mamma e i turni di notte; 2) Voglio fare il portalettere ma…; 3) I problemi di Roma e il Concorsone.

1) UNA MAMMA E I TURNI DI NOTTE

D) Fortunatamente ho un posto a tempo indeterminato in una struttura privata che lavora a ciclo continuo. Tutto bene, ma dallo scorso mese, per ragioni familiari (ho una figlia di 4 anni), non posso più effettuare i turni di notte che, di volta in volta, mi vengono richiesti. Prima del divorzio da mio marito non c'erano problemi, invece adesso...

Lucia P. - Per telefono da Roma

R) Più volte il ministero del Lavoro ha chiarito, rispondendo a specifiche richieste, che la lavoratrice/lavoratore possono rifiutare la prestazione notturna in quanto "unico genitore affidatario" di un minore di 12 anni. Ciò in virtù di quanto stabilito dall'articolo 11, comma 1 del Dlgs 66/2003.

Quindi, in base alle indicazioni fornite, Lucia P. deve essere esclusa da qualsiasi impegno notturno. In caso contrario, l'azienda può andare incontro a sanzioni.

2) VOGLIO FARE IL PORTALETTERE MA...

D) A proposito di portalettere e smistatori, di tanto in tanto Poste Italiane lancia campagne di ricerca per trovare questo tipo di personale. È un lavoro che mi interessa e ho sempre inviato (o aggiornato) il mio curriculum.
Non sono mai stato chiamato. E adesso mi chiedo: sono posti veri oppure si tratta di iniziative che servono all'azienda – di fronte alle lamentele per la scarsa qualità sel servizio di recapito – per dimostrare che qualcosa sta facendo?

B. U. - Per e-mail da Roma

R) Le assunzioni a tempo determinato sono reali in quanto, soprattutto d'estate, ci sono da coprire i vuoti che si aprono per la gestione delle ferie, sennò l'intero servizio andrebbe in tilt, con gravi danni per gli utenti che già adesso devono fare i conti con ritardi eccessivi e disfunzioni varie.
Quindi non si tratta di iniziative di facciata ma di opportunità di lavoro reali. Quanto al perché della mancata chiamata è difficile dire. Certo, le domande che affollano il data base di Poste Italiane sono ormai migliaia e, di conseguenza, il rischio di restare fuori esiste. Comunque, le selezioni sono gestite dalla funzione Risorse umane dell'azienda che contatta direttamente i profili ritenuti interessanti attraverso una prima analisi dei curricula registrati nella pagina web eRecruiting.

Con la telefonata di convocazione, si riceve anche l'invito a presentarsi al colloquio, forniti di un documento di identità, il certificato penale non anteriore a 3 mesi, il certificato degli studi compiuti, i certificati di nascita, cittadinanza e residenza, lo stato di famiglia, la copia del codice fiscale e un certificato medico dal quale risulti l’idoneità al lavoro.

3) I PROBLEMI DI ROMA (E IL CONCORSONE)

D) Chi abita a Roma ormai ci ha fatto l’abitudine: se lungo le strade c’è qualche problema (una buca, un marciapiede sconnesso, un albero pericolante, una qualsiasi struttura che mostra cenni di cedimento) arrivano gli addetti che allestiscono in quattro e quattr’otto quello che comunemente si chiama “pollaio”: in sostanza, circondano il problema con dei nastri colorati e per avvertire che lì c’è un pericolo.
Fin qui tutto bene. Poi però i “pollai” restano in piedi per settimane o per mesi, e questo invece non va bene. Io avrei una proposta semplice: perché insieme al “pollaio” non si scrive un cartello con l’indicazione del guaio e del tempo entro il quale verrà risolto.
Sarebbe un bel modo per parlare con i cittadini, dire loro che c’è chi si sta dando da fare e premere su chi di dovere affinché aggiusti quel che c’è da aggiustare senza tirarla troppo per le lunghe.
Così le responsabilità sarebbero più chiare e si saprebbe con chi prendersela. Adesso è tutto un rimpallo: un ufficio scarica su un altro, i centralini non sanno che cosa rispondere e alla fine si butta la palla in tribuna avvertendo che bisogna avere pazienza.
Questa è oggi Roma. E siccome a tutto ci si abitua sembra che così è sempre stato. Un’ultima cosa: con il grande caldo, la siccità che ha ingiallito parchi e giardini, gli alberi non più potati che cedono di schianto c’è solo da sperare che una mano santa ci protegga dagli incendi.
Forse sono pessimista ma il fatto è che non vedo via d’uscita.

Roberto G. - Per telefono da Roma

D) Prima dell’estate in un paio di strade accanto al Parco Nemorense sono state coperte una decine di buche. L’operazione si è svolta così: da un camioncino due operai hanno tirato giù dei sacchi pieni di una sorta di catrame, hanno spazzolato le buche e le hanno riempite. Una dopo l’altra. Tutto è durato meno di un’ora.
Ora siamo da capo a dodici. Le buche sono tornate ad essere buche, anzi ce ne sono di più perché il passaggio di auto e camion ha sgretolato il resto dell’asfalto.
Mi piacerebbe sapere: chi è che ha ordinato quel tipo di lavoro, quanto è stato pagato, visto il risultato, perché non provare a riavere indietro i soldi.

Sara A. - Per telefono da Roma

D) Prima erano casi isolati, adesso si sono moltiplicati. Mi riferiscono a quei ragazzi extracomunitari che dotati di buona volontà e di una scopa spazzano via foglie, cartacce e bottiglie. Qui non voglio entrare nella discussione se dietro ci sia una qualche organizzazione che li recluta e li sfrutta, ma mi piacerebbe conoscere il parere del Comune.
Mi spiego meglio: quei ragazzi fanno un lavoro utile perché le nostre strade sono una vergogna e, personalmente, lascio sempre qualche spicciolo per un servizio per il quale paghiamo le tasse. In sostanza, pago due volte. Allora perché non prendere in mano la situazione e delegare a loro ciò che istituzionalmente non si riesce a fare?
Ovviamente è una battuta ma mica poi tanto. Quei ragazzi sono il segnale evidente di come Roma sia ridotta.

Testimonianza raccolta in Piazza Re di Roma

D) Qualche mese fa il Comune di Roma aveva ripreso in mano il Concorsone indetto anni fa con circa duemila vincitori in attesa di essere chiamati. Qualche decina di assunzioni sono state fatte e – così si disse – altre ne sarebbero seguite.
O mi sono perso qualcosa oppure più nulla è successo. Eppure quei duemila servirebbero a coprire i vuoti che via via si sono aperti nell’amministrazione del Campidoglio (pensionamenti e quant’altro) che così potrebbe tornare a funzionare al meglio.
Le tante disfunzioni in cui si dibatte la Capitale dipendono anche da questo. Che cosa si aspetta a rispettare le attese di tante persone che, superate le prove dei bandi, speravano di avere risolto il problema del lavoro?

Cesare Rivolta - Per e-mail da Roma

R) Questi, e altri interventi più o meno analoghi che ci sono arrivati in redazione nel corso delle ultime settimane, non hanno bisogno di commenti. Sono simili a quelli che si possono leggere negli spazi dedicati alla posta dei lettori dei più importanti quotidiani che a Roma dedicano particolare attenzione.
Si può solo aggiungere che il cambio di passo da parte di chi ha in mano il governo della città è sempre più urgente.
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1) GARANZIA GIOVANI: SEGNALI DI RISVEGLIO; 2) GRANDI STRUTTURE: SE MILANO BATTE ROMA; 3) LE CURE BALNEO-TERMALI A SPESE DEL SSN; 4) LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEGLI STUDENTI; 5) CHI DIFENDE LE AREE DEMANIALI

1) GARANZIA GIOVANI: SEGNALI DI RISVEGLIO
Che ne è di Garanzia Giovani, il programma che avrebbe dovuto agevolare la prima occupazione dei ragazzi? Vedo sempre più spesso, anche tra gli annunci pubblicati da “Lavoro Facile”, che le aziende sembrano maggiormente propense a utilizzare questa forma contrattuale.
È davvero così? In verità ricordo che più volte si è parlato di flop, e ho il timore che per l’ennesima volta si stiano scambiando fischi per fiaschi. Spero di sbagliarmi ma con il lavoro non si può scherzare.

Ritanna Crivelli - Per e-mail da Roma

In effetti, i primi mesi di Garanzia Giovani si sono rivelati al di sotto delle aspettative. Tra maggio 2014 e marzo 2016, cioè in poco meno di 2 anni, le assunzioni  sono state 30.000. Niente – appunto – rispetto alle attese.
Poi qualcosa è cambiato soprattutto sul versante delle modalità: adesso per le imprese è più semplice completare l’operazione che, ricordiamolo, consente di ottenere incentivi fino a 8.060 euro l’anno per un’assunzione stabile e a 4.030 per una a tempo determinato. 
Sta di fatto che, con l’avvio della fase 2, il programma ha cominciato a correre. Nei primi 5 mesi di quest’anno le domande presentate dalle aziende sono state 38.127 e di queste 24.586 si sono trasformate in contratti, dopo il via libera dato dall’Inps. Le altre pratiche sono in corso di accertamento.

Che tipo di contratti? Di apprendistato professionalizzante per il 50%, a tempo determinato per il 30%, a tempo indeterminato per il 20%. La regione più attiva è la Lombardia (6.092 domande accolte), quindi la Campania (2.744), il Veneto (2.367), l’Emilia Romagna (2.118), il Piemonte (1.995). Un po’ più indietro il Lazio (1.705).   

2) GRANDI STRUTTURE: SE MILANO BATTE ROMA
I grandi centri commerciali sono una buona opportunità di lavoro. Ho letto delle offerte di Oriocenter lassù in Lombardia. Ma qui a Roma o nel Lazio niente si muove? Una volta intorno alla Capitale era un fiorire di strutture simili che hanno dato impiego a migliaia di persone.
Adesso chi vuole investire – e qui faccio una riflessione di carattere generale – tendenzialmente sceglie il Nord e in particolare l’area di Milano dove dopo l’Expo è tutto in forte sviluppo. Dobbiamo rassegnarci a fare la valigia e a partire per raggiungere la Madonnina?

Claudia Rossi - Per e-mail da Roma

Non tutto è fermo. A Passo Corese Amazon sta per aprire un impianto logistico di rilevanti dimensioni e la Rinascente, proprio nel cuore di Roma, inaugurerà quasi contemporaneamente un maxistore che si annuncia come l’evento dell’anno.
Altre iniziative sono sulla rampa di lancio. Ma è vero: Milano ha preso a marciare a velocità doppia o tripla anche per una capacità di fare sistema che nella Capitale si è decisamente smarrita. Si sa, per esempio, che Ikea vorrebbe insediare il suo terzo centro a ridosso dell’Aurelia ma sbrogliare la matassa delle autorizzazioni necessarie non è semplice.

Comunque, tra la fine del prossimo anno e l’inizio del 2019 Milano avrà il centro commerciale più grande e più esclusivo d’Europa: il Westfield Milan che sorgerà su un’area di 600.000 metri quadrati a Segrate e dove troveranno posto, per la prima volta in Italia, le Gallerie Lafayette oltre ai marchi più prestigiosi nazionali e internazionali. Ci sarà lavoro per 5.000 addetti.

3) LE CURE BALNEO-TERMALI A SPESE DEL SSN
Con il Sistema sanitario nazionale che (a parte lodevoli e fortunatamente non poche eccezioni) lascia molto a desiderare, resistono ancora i rimborsi per le cure balneo-termali. Lo so perché un mio conoscente ne ha recentemente usufruito.
Ben per lui, naturalmente, ma mi chiedo se – visto il quadro generale – sia proprio necessario garantire questo servizio che non mi pare di vitale importanza…

Saro M. - Per e-mail da Latina

Se si decide di tagliare il discorso è semplice. Resta da capire se sia la strada giusta. Certo, gli sprechi continuano ad esserci nonostante riforme e interventi. La sanità “mangia” una fetta notevole delle risorse pubbliche e questo potrebbe pure essere giusto perché di mezzo c’è la salute di ognuno di noi. Ma sono le macroscopiche disfunzioni che tuttora persistono che rendono spesso la situazione insostenibile. E incomprensibile.
Insomma, va bene spendere ma almeno che si abbia la garanzia e la certezza di un servizio efficiente e sollecito. Cosa che – come è noto – in alcune regioni è più possibile di altre.
Ed eccoci all’e-mail. Le cure balneo-termali devono essere sempre prescritte dal medico in presenza di patologie conclamate e, quindi, non sono una sorta di vacanza pagata dal Ssn. Inoltre, non tutti possono farvi ricorso. Spettano, infatti, ai lavoratori iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria (Ago) dell’Inps, ai lavoratori dipendenti Inps iscritti all’Ago, ai lavoratori autonomi che versano il contributo Ivs (invalidità, vecchiaia, superstiti) all’Inps, ai lavoratori parasubordinati iscritti alla Gestione separata (Legge 8 agosto 1995, numero 335, articolo 2, comma 26), ai titolari di assegno non definitivo di invalidità, ai lavoratori socialmente utili.

Tra l’altro, la prescrizione medica deve essere inviata al Ssn che, una volta esaminata la pratica, convoca l’interessato per sottoporlo a una visita di controllo e verifica. Se tutto è in regola allora (entro 90 giorni) si possono cominciare le cure.

4) LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEGLI STUDENTI

Sto pensando di iscrivermi in una università francese. Ci sono particolari problemi da superare? Devo darmi da fare per raccogliere dati e documenti? E se sì, quali?

Fiorella Ranieri - Per e-mail da Tivoli

La formazione e la mobilità dei giovani in ambito europeo non solo sono possibili ma vengono incoraggiate. Il principio-guida è la parità di trattamento: vale a dire che, nella fattispecie, uno studente italiano che decide di frequentare i corsi di una università francese può farlo alle stesse condizioni stabilite per i cittadini d’Oltralpe.
In sostanza, non possono esserci discriminazioni, come spese di iscrizione più elevate. Il principio della parità è valido per tutti i Paesi dell’Ue, anche se le condizioni di accesso agli istituti sono fissate dai singoli Stati e possono variare sensibilmente da un Paese all’altro. Per esempio, la padronanza della lingua può costituire un requisito determinante. Per questo, prima dell’iscrizione, può essere richiesto il superamento di un esame destinato ad accertare le conoscenze linguistiche degli studenti provenienti da altre nazioni.

Per qualsiasi informazione si può comunque contattare l’ambasciata francese in Italia, che si trova in piazza Farnese 67 - 00186 Roma. Tel. 06.686011.

5) CHI DIFENDE LE AREE DEMANIALI

L’estate è cominciata e le località di vacanza sono tornate ad animarsi. La scorsa domenica ho portato la mia famiglia al mare, in un tratto di costa a Sud di Roma. Sulla spiaggia c’erano un’infinità di baracche e baracchini che vendevano un po’ di tutto. Ma non sarebbe vietato? Perché chi dovrebbe controllare preferisce chiudere tutte e due gli occhi? Forse per non creare altri disoccupati?

F. M. - Per e-mail da Roma

La polemica non è di oggi perché, tranne chi ha avuto la concessione che autorizza particolari attività (stabilimenti balneari, ristoranti, chioschi di bevande e gelati), sulle spiagge è proibito qualsiasi insediamento, in quanto si tratta di aree che appartengono al demanio.
Sul rispetto delle norme vigila un’apposita polizia – la polizia demaniale – che deve scoprire chi, in deroga alle autorizzazioni o addirittura senza permessi, si è posto in contrasto con le normative in vigore. In particolare, l’attività di polizia demaniale è rivolta alla conservazione e integrità dei beni pubblici attraverso gli strumenti amministrativi contemplati dall’ordinamento giuridico, come la potestà di autoannullamento o revoca dei provvedimenti concessori precedentemente emanati ovvero attraverso l’intimazione di ordini ed eventualmente l’irrogazione di sanzioni.
Ma, siccome – come si diceva – la polemica non è di oggi, significa che le misure non scoraggiano poi molto. E poi i condoni hanno contribuito a fare il resto facendo passare il concetto che tanto, in un modo o nell’altro, tutto si aggiusta. Qualcuno ha citato la Germania come esempio da seguire: lì i permessi di costruzione si ottengono in quattro e quattr’otto, ma se se si prova a fare i furbi le ruspe arrivano altrettanto rapidamente. 
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1) AGENZIE PER IL LAVORO: CHE SORPRESA 2) PIÙ DIPLOMATI MA MENO UNIVERSITARI 3) IL PART TME A TEMPO INDETERMINATO 4) CONCORSI, GRADUATORIE E ASSUNZIONI 5) POCHI SANNO L’INGLESE: UN PROBLEMA

1) AGENZIE PER IL LAVORO: CHE SORPRESA

Ho risposto all’annuncio di una agenzia per il lavoro letto su “Lavoro Facile”. Mi hanno convocato per un colloquio e mi hanno comunicato che potrò prendere servizio all’inizio di settembre. Mi richiameranno per farmi firmare il contratto a tempo indeterminato.
Non me l’aspettavo in quanto ero convinto che queste agenzie potevano proporre solo rapporti a scadenza. Mi hanno rassicurato dicendomi che le regole sono cambiare e che adesso così è. Finalmente una buona notizia.

Carlo Rivelli - Per e-mail da Roma

Non è da molto ma, in effetti, le agenzie per il lavoro possono assumere a tempo indeterminato alla luce delle normative contenute nel Jobs Act. Attualmente sono migliaia i dipendenti ex interinali che operano con questo tipo di contratto.
Le agenzie per il lavoro stanno attraversando un buon momento. Secondo l’Istat, nel 2016 più di 700.000 persone hanno trovato un impiego in somministrazione, il 9% in più rispetto al 2015. Quest’anno il ritmo è ancora più alto e si prevedono nuovi record: nel solo mese di marzo c’è stato il massimo storico con 415.000 addetti avviati al lavoro (41.000 a tempo indeterminato). Anche il monte retributivo è in crescita: +1,4%.

Positivo il commento di Matteo Pirulli, segretario Fesla-Cisl (Federazione del lavoratori somministrati, autonomi e atipici): “Il fatto che aumentino i lavoratori a tempo indeterminato sta a significare che le agenzie per il lavoro non si vedono più come prestatori di servizi ma come vere e proprie imprese”.

2) PIÙ DIPLOMATI MA MENO UNIVERSITARI

Mio figlio prenderà la maturità quest’anno e già mi ha detto che non intende iscriversi all’università perché – sostiene – è meglio mettersi subito a lavorare. Non sono d’accordo e spero, alla fine, di convincerlo. Tra l’altro, trovare un posto oggi non è poi così facile.
Ciò che mi ha sorpreso è che anche molti ragazzi che frequentano lo stesso istituto la pensano alla stessa maniera. Non voglio fare la catastrofista, ma quale Italia stiamo preparando?

Loretta R. - Per e-mail da Monterotondo

Rispetto a un decennio fa i diplomati sono cresciuti notevolmente ma c’è voluto un bel po’ per orientarli verso discipline più in linea con le necessità del mondo della produzione.  Per esempio, gli istituti tecnici, compresi quelli superiori, fanno ormai registrare costantemente il “tutto esaurito”.
Del tutto diverso il discorso per quanto riguarda l’università. Un recente rapporto di TreLle, elaborato in collaborazione con la Fondazione Cariplo, ha accertato che il rapporto tra diplomati e matricole non va al di là del 61%, cioè 3 punti in meno rispetto al 2010 e addirittura 17 in meno rispetto a 25 anni fa.
Può sembrare strano ma questi sono i dati che, a livello europeo, non ci fanno fare una bella figura. Anche se, sorprendentemente, la Germania si trova più o meno nella stessa nostra situazione con la variante, però, che grazie alla secolare tradizione di alternanza scuola-lavoro lì la disoccupazione è di fatto ridotta ai minimi termini.
Restando in Italia, non c’è dubbio che una volta presa la laurea l’impiego sia più a portata di mano: nel lungo periodo, infatti, il tasso di occupazione registra un +13% mentre la retribuzione media fa segnare un +42%.

E allora? Siccome siamo italiani e non tedeschi, continuare gli studi dopo il diploma/maturità è quantomai opportuno. Anche per impedire che l’ascensore sociale, già in crisi, si fermi del tutto.

3) IL PART TIME A TEMPO INDETERMINATO

Un contratto part time può essere a tempo indeterminato? E in che modo si può quantificare l’orario? Il contratto deve essere sempre elaborato in forma scritta?

Fabio Lulli - Per e-mail da Roma

Sì, il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Queste le tipologie.
Part time orizzontale. Prevede un orario giornaliero inferiore rispetto a quello normale: dunque, considerando otto ore lavorative, è dipendente in part time orizzontale colui che lavora, per esempio, cinque ore al giorno per tutti e cinque i giorni lavorativi della settimana.
Part time verticale. Il lavoratore presta la sua opera con orario giornaliero a tempo pieno solo in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno (per esempio, lavorando per due giorni alla settimana invece che cinque, o a settimane alternate).
Part time misto. Risulta dalla combinazione delle precedenti tipologie (per esempio, cinque ore al giorno per tre giorni alla settimana).

Il contratto va sempre stipulato in forma scritta e deve obbligatoriamente contenere l’orario di lavoro con tutti i riferimenti di giorno, settimana, mese e anno. Se il part time è a tempo determinato deve essere indicato il termine di scadenza.

4) CONCORSI, GRADUATORIE E ASSUNZIONI

In uno dei numeri scorsi di “Lavoro Facile” ho letto che, una volta vinto un concorso pubblico, l’assunzione non è automatica. È possibile?

Rosalba Piccinini - Per e-mail da Roma

È proprio così. Se, per esempio, un Ente dello Stato bandisce un concorso e quindi lo fa svolgere fino alla elaborazione della graduatoria finale, ma poi quello stesso Ente scopre di non avere in cassa i soldi per pagare gli stipendi, l’immissione in ruolo dei vincitori può anche slittare.

Naturalmente ciò non significa l’annullamento dell’iniziativa ma uno slittamento dei tempi di attuazione. La graduatoria resta valida e, risolte le difficoltà economiche, l’iter tornerà a prendere il suo corso, e le assunzioni previste potranno essere effettuate.

5) POCHI SANNO L’INGLESE: UN PROBLEMA

Molto spesso “Lavoro Facile” si è occupato della Gran Bretagna e delle possibilità di trovare lavoro in quel Paese. Il problema resta quello della lingua. Chi non la conosce rischia di essere tagliato fuori. E qui in Italia pochi la conoscono…

Rossella Bini - Per e-mail da Roma

La Gran Bretagna è da sempre, soprattutto da quando l’inglese è diventata la principale lingua di riferimento, un Paese ricco di fascino e di richiamo. Per l’Italia, tra l’altro, è a portata di mano sotto tutti i punti di vista, anche per la facilità dei collegamenti e per la quasi assenza di norme burocratiche. Però con la Brexit molto potrebbe cambiare.
Certo, c’è il problema di farsi capire, e questo è un fattore decisivo per chi è alla ricerca di posti e di stipendi di un certo livello. Ma Londra e dintorni dovrebbero essere familiari a chiunque voglia imparare o perfezionare l’idioma di Sua Maestà: insomma, quasi un passaggio obbligato per evitare di restare “chiusi” all’interno dei nostri confini nazionali. E, in un mondo sempre più globalizzato, si comprende bene come ciò possa rivelarsi un handicap notevole. Inoltre, a differenza di tanti altri cittadini europei, gli italiani continuano a figurare agli ultimi posti in quanto a conoscenza delle lingue.
Tempo fa la Commissione europea ha avvertito le imprese di media grandezza che, senza la capacità di farsi comprendere e di dialogare, potrebbero mettere in pericolo il loro stesso sviluppo. Chiamati in causa, in particolare, i colletti bianchi i quali – secondo un sondaggio – con l’inglese non se la cavano benissimo.
Le aziende sembrano cominciare a rendersene conto e sempre più spesso incentivano corsi di perfezionamento. Ma è ancora troppo poco alla luce delle necessità.
Tra l'altro, oltre all'inglese avanzano al galoppo anche il russo, il cinese e il giapponese. I negozi del centro delle città d'arte (Roma, Firenze, Napoli e Venezia) sono "affamati" di personale in grado di parlare con i turisti provenienti da quei Paesi 
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