1) AGENZIE PER IL LAVORO: CHE SORPRESA 2) PIÙ DIPLOMATI MA MENO UNIVERSITARI 3) IL PART TME A TEMPO INDETERMINATO 4) CONCORSI, GRADUATORIE E ASSUNZIONI 5) POCHI SANNO L’INGLESE: UN PROBLEMA

1) AGENZIE PER IL LAVORO: CHE SORPRESA

Ho risposto all’annuncio di una agenzia per il lavoro letto su “Lavoro Facile”. Mi hanno convocato per un colloquio e mi hanno comunicato che potrò prendere servizio all’inizio di settembre. Mi richiameranno per farmi firmare il contratto a tempo indeterminato.
Non me l’aspettavo in quanto ero convinto che queste agenzie potevano proporre solo rapporti a scadenza. Mi hanno rassicurato dicendomi che le regole sono cambiare e che adesso così è. Finalmente una buona notizia.

Carlo Rivelli - Per e-mail da Roma

Non è da molto ma, in effetti, le agenzie per il lavoro possono assumere a tempo indeterminato alla luce delle normative contenute nel Jobs Act. Attualmente sono migliaia i dipendenti ex interinali che operano con questo tipo di contratto.
Le agenzie per il lavoro stanno attraversando un buon momento. Secondo l’Istat, nel 2016 più di 700.000 persone hanno trovato un impiego in somministrazione, il 9% in più rispetto al 2015. Quest’anno il ritmo è ancora più alto e si prevedono nuovi record: nel solo mese di marzo c’è stato il massimo storico con 415.000 addetti avviati al lavoro (41.000 a tempo indeterminato). Anche il monte retributivo è in crescita: +1,4%.

Positivo il commento di Matteo Pirulli, segretario Fesla-Cisl (Federazione del lavoratori somministrati, autonomi e atipici): “Il fatto che aumentino i lavoratori a tempo indeterminato sta a significare che le agenzie per il lavoro non si vedono più come prestatori di servizi ma come vere e proprie imprese”.

2) PIÙ DIPLOMATI MA MENO UNIVERSITARI

Mio figlio prenderà la maturità quest’anno e già mi ha detto che non intende iscriversi all’università perché – sostiene – è meglio mettersi subito a lavorare. Non sono d’accordo e spero, alla fine, di convincerlo. Tra l’altro, trovare un posto oggi non è poi così facile.
Ciò che mi ha sorpreso è che anche molti ragazzi che frequentano lo stesso istituto la pensano alla stessa maniera. Non voglio fare la catastrofista, ma quale Italia stiamo preparando?

Loretta R. - Per e-mail da Monterotondo

Rispetto a un decennio fa i diplomati sono cresciuti notevolmente ma c’è voluto un bel po’ per orientarli verso discipline più in linea con le necessità del mondo della produzione.  Per esempio, gli istituti tecnici, compresi quelli superiori, fanno ormai registrare costantemente il “tutto esaurito”.
Del tutto diverso il discorso per quanto riguarda l’università. Un recente rapporto di TreLle, elaborato in collaborazione con la Fondazione Cariplo, ha accertato che il rapporto tra diplomati e matricole non va al di là del 61%, cioè 3 punti in meno rispetto al 2010 e addirittura 17 in meno rispetto a 25 anni fa.
Può sembrare strano ma questi sono i dati che, a livello europeo, non ci fanno fare una bella figura. Anche se, sorprendentemente, la Germania si trova più o meno nella stessa nostra situazione con la variante, però, che grazie alla secolare tradizione di alternanza scuola-lavoro lì la disoccupazione è di fatto ridotta ai minimi termini.
Restando in Italia, non c’è dubbio che una volta presa la laurea l’impiego sia più a portata di mano: nel lungo periodo, infatti, il tasso di occupazione registra un +13% mentre la retribuzione media fa segnare un +42%.

E allora? Siccome siamo italiani e non tedeschi, continuare gli studi dopo il diploma/maturità è quantomai opportuno. Anche per impedire che l’ascensore sociale, già in crisi, si fermi del tutto.

3) IL PART TIME A TEMPO INDETERMINATO

Un contratto part time può essere a tempo indeterminato? E in che modo si può quantificare l’orario? Il contratto deve essere sempre elaborato in forma scritta?

Fabio Lulli - Per e-mail da Roma

Sì, il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Queste le tipologie.
Part time orizzontale. Prevede un orario giornaliero inferiore rispetto a quello normale: dunque, considerando otto ore lavorative, è dipendente in part time orizzontale colui che lavora, per esempio, cinque ore al giorno per tutti e cinque i giorni lavorativi della settimana.
Part time verticale. Il lavoratore presta la sua opera con orario giornaliero a tempo pieno solo in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno (per esempio, lavorando per due giorni alla settimana invece che cinque, o a settimane alternate).
Part time misto. Risulta dalla combinazione delle precedenti tipologie (per esempio, cinque ore al giorno per tre giorni alla settimana).

Il contratto va sempre stipulato in forma scritta e deve obbligatoriamente contenere l’orario di lavoro con tutti i riferimenti di giorno, settimana, mese e anno. Se il part time è a tempo determinato deve essere indicato il termine di scadenza.

4) CONCORSI, GRADUATORIE E ASSUNZIONI

In uno dei numeri scorsi di “Lavoro Facile” ho letto che, una volta vinto un concorso pubblico, l’assunzione non è automatica. È possibile?

Rosalba Piccinini - Per e-mail da Roma

È proprio così. Se, per esempio, un Ente dello Stato bandisce un concorso e quindi lo fa svolgere fino alla elaborazione della graduatoria finale, ma poi quello stesso Ente scopre di non avere in cassa i soldi per pagare gli stipendi, l’immissione in ruolo dei vincitori può anche slittare.

Naturalmente ciò non significa l’annullamento dell’iniziativa ma uno slittamento dei tempi di attuazione. La graduatoria resta valida e, risolte le difficoltà economiche, l’iter tornerà a prendere il suo corso, e le assunzioni previste potranno essere effettuate.

5) POCHI SANNO L’INGLESE: UN PROBLEMA

Molto spesso “Lavoro Facile” si è occupato della Gran Bretagna e delle possibilità di trovare lavoro in quel Paese. Il problema resta quello della lingua. Chi non la conosce rischia di essere tagliato fuori. E qui in Italia pochi la conoscono…

Rossella Bini - Per e-mail da Roma

La Gran Bretagna è da sempre, soprattutto da quando l’inglese è diventata la principale lingua di riferimento, un Paese ricco di fascino e di richiamo. Per l’Italia, tra l’altro, è a portata di mano sotto tutti i punti di vista, anche per la facilità dei collegamenti e per la quasi assenza di norme burocratiche. Però con la Brexit molto potrebbe cambiare.
Certo, c’è il problema di farsi capire, e questo è un fattore decisivo per chi è alla ricerca di posti e di stipendi di un certo livello. Ma Londra e dintorni dovrebbero essere familiari a chiunque voglia imparare o perfezionare l’idioma di Sua Maestà: insomma, quasi un passaggio obbligato per evitare di restare “chiusi” all’interno dei nostri confini nazionali. E, in un mondo sempre più globalizzato, si comprende bene come ciò possa rivelarsi un handicap notevole. Inoltre, a differenza di tanti altri cittadini europei, gli italiani continuano a figurare agli ultimi posti in quanto a conoscenza delle lingue.
Tempo fa la Commissione europea ha avvertito le imprese di media grandezza che, senza la capacità di farsi comprendere e di dialogare, potrebbero mettere in pericolo il loro stesso sviluppo. Chiamati in causa, in particolare, i colletti bianchi i quali – secondo un sondaggio – con l’inglese non se la cavano benissimo.
Le aziende sembrano cominciare a rendersene conto e sempre più spesso incentivano corsi di perfezionamento. Ma è ancora troppo poco alla luce delle necessità.
Tra l'altro, oltre all'inglese avanzano al galoppo anche il russo, il cinese e il giapponese. I negozi del centro delle città d'arte (Roma, Firenze, Napoli e Venezia) sono "affamati" di personale in grado di parlare con i turisti provenienti da quei Paesi 
Pubblicato in Rubriche

1) DITEMI SE SI TRATTA DI MOBBING… 2) IMPRESE AGRICOLE: BANDO SCADUTO 3) IL TEMPO INDETERMINATO CHE SVANISCE 4) VOLOTEA CERCA HOSTESS E STEWARD 5) QUALI PERMESSI PER FARE UN CONCORSO?

1) DITEMI SE SI TRATTA DI MOBBING…

Da qualche tempo i rapporti nell’ufficio dove lavoro sono cambiati in peggio. In sostanza, se prima ero un punto di riferimento nell’ambito della mansione che mi è stata affidata (devo controllare la regolarità delle merci in entrata e in uscita, l’attività del magazzino e le relative pratiche amministrative) adesso questi compiti vengono spesso affidati a una collega che ha meno anzianità di me. Succede, così, che ci sono giorni durante i quali faccio poco o niente.
Ho chiesto spiegazioni ma mi hanno detto che non devo preoccuparmi. Io invece mi preoccupo perché se non sono più utile potrebbero pure licenziarmi. Adesso capisco chi parla di mobbing…

Elisabetta - Per telefono da Roma

Nonostante le maglie si siano allargate, non è che dall’oggi al domani si possono mettere alla porta i dipendenti senza una motivazione valida. Da questo punto di vista – almeno alla luce degli elementi noti – non sembrano esserci pericoli.
Da valutare con più attenzione, invece, l’aspetto del mobbing in quanto non c’è dubbio che perdurando il clima di esclusione dagli impegni stabiliti dal contratto ciò potrebbe alla lunga creare problemi psicologici e incidere sulla salute. In proposito ci sono sentenze che ormai hanno fatto giurisprudenza e che possono, nell’eventualità, sostenere l’avvio di una vertenza.
Da tenere presente che proprio di recente la Corte di Cassazione ha stabilito, riconoscendo il mobbing come pratica persecutoria, che i “fatti ostili” per essere presi in considerazione debbano essere ripetuti per un “congruo periodo di tempo”.
Vale a dire? Secondo il tribunale di Palermo, che si è pronunciato su una causa di lavoro, questo periodo può essere ragionevolmente stabilito in circa sei mesi. 

Va ricordato che il mobbing si manifesta quando viene ridotta la possibilità di comunicare per quanto riguarda i contatti umani, si ricorre al demansionamento, si diffondono maldicenze, si insiste nella critica sistematica, si lanciano minacce, si mettono in pratica altri atteggiamenti vessatori.

2) IMPRESE AGRICOLE: BANDO SCADUTO

Come tanti giovani, dopo l’invio di un’infinità di domande, pochi colloqui e ancora niente lavoro, sto pensando di avviare un’attività agricola anche perché ci sono mutui a tasso agevolato per l’acquisto di terreni.
Mi rendo conto che è un’attività che non si può improvvisare ma con me ci sono degli amici che ci capiscono e l’idea ci stuzzica parecchio. Come ci si deve comportare? Quali i passi più importanti da compiere? A chi rivolgersi?

Roberto Bacci - Per e-mail da Roma

L’iniziativa è stata presa dall’Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare) che ha avuto in dotazione 65 milioni di euro dal ministero delle Politiche agricole. Destinatari tutti coloro che hanno tra i 18 e i 45 anni e che per la prima volta – sia in forma singola che associata – decidono di diventare imprenditori in questo fondamentale comparto.
Il problema, però, è che il bando è scaduto lo scorso 12 maggio e che quindi non c’è più niente da fare. A meno che, una volta completata la graduatoria, non si scopra che sono rimasti dei fondi a disposizione. Ciò potrebbe riaprire il discorso ma per il momento non ci sono notizie.

In effetti, le condizioni del prestito erano più che invitanti: la cifra mutuabile oscillava da 250.000 a 2 milioni di euro da rimborsare in 15, 20 o 30 anni a tasso di interesse bassissimo. Per sapere se ci saranno sviluppi, o per altre informazioni in merito, si può consultare il sito: www.ismea.it.

3) IL TEMPO INDETERMINATO CHE SVANISCE

Non ci voleva un genio per capire che, con la progressiva riduzione degli incentivi, le aziende avrebbero smesso di assumere a tempo indeterminato per rilanciare il tempo determinato. Insomma, quando è lo Stato a pagare tutti sono bravi a fare i primi della classe.
Le imprese devono imparare fare impresa: devono, cioè, produrre, vendere e competere sui mercati sempre più globalizzati. Solo così avranno bisogno di manodopera. A giudicare dai dati non mi pare che l’economia e l’industria godano di buona salute e quindi non capisco per quale misteriosa ragione si dovrebbero creare nuovi posti.
Se c’è qualcuno che paga sai che sforzo si fa a rafforzare gli organici. Tanto poi, finita la festa, finito anche il lavoro. A proposito, dov’è che le assunzioni a tempo indeterminato non sono finite sotto la suola delle scarpe?

Cesare Amici - Per e-mail da Livorno

Il lettore si riferisce, evidentemente, al rapporto pubblicato dall’Inps lo scorso 18 maggio che tanto ha fatto discutere. Lì si dice che il saldo annualizzato (cioè la differenza tra assunzioni e cessazioni) dei primi tre mesi, rispetto allo stesso periodo del 2016, è positivo: +377.000 unità.
Il risultato salta fuori dalla somma dei contratti a tempo indeterminato (+22.000), di apprendistato (+40.000) e a tempo determinato (+315.000, inclusi gli stagionali). In percentuale, e sempre raffrontando con lo scorso anno, le assunzioni a tempo determinato sono cresciute del 29,5% e quelle di apprendisti del 16,5%. Il tempo indeterminato è invece scivolato indietro del 7,6%.
Questo significa che la sostanziale scomparsa della defiscalizzazione ha spinto le aziende a tornare sui vecchi passi e a rispolverare il precariato. Resta il fatto dell’aumento complessivo delle persone che hanno trovato un impiego mentre fino a non troppo tempo fa era tutto il contrario. Però, all’indomani della riforma, le previsioni erano decisamente migliori proprio sul versante del tempo indeterminato.   

Quali le regioni che sui contratti stabili hanno tenuto di più? Non ce ne sono molte: la Valle d’Aosta (+21,6%), la Sardegna (+4,4%), il Trentino-Alto Adige (+3,2%), il Molise (+1,5%), la Calabria (+1,3%). Tra le peggiori: l’Umbria (-17,5%), il Lazio (-15,3%), l’Abruzzo (-12,6%), la Campania (-10,0%), la Lombardia (-9,3%), la Sicilia (-9,2%) e poi via via le altre.

4) VOLOTEA CERCA HOSTESS E STEWARD

Sapete dirmi se Volotea, la compagnia low cost spagnola, ha ancora bisogno di personale di cabina? E se sì come ci si può candidare?

Paola Carlini - Per e-mail da Napoli

Le selezioni di hostess e steward sono ancora aperte per gli aeroporti di Genova, Palermo, Venezia e Verona. Per gli scali francesi Bordeaux, Nantes, Strasburgo e Tolosa.

Volotea, fondata nel 2012 e con sede centrale a Barcellona, raggiunge 78 destinazioni in Europa. Per i requisiti e l’invio del curriculum ci si deve collegare con il sito: http://www.volotea.com/it/offerte-di-lavoro/cabin-crew.

5) QUALI PERMESSI PER FARE UN CONCORSO?

Lavoro presso uno studio come addetta alla segreteria. Ho un contratto a tempo indeterminato, part time. Prossimamente dovrò effettuare 3 prove preselettive per altrettanti concorsi pubblici.
I giorni che mi servono per effettuare queste prove verranno considerati come permessi oppure, portando l'attestazione di presenza che mi verrà rilasciata, mi verranno scalati come ferie? Ho dato un'occhiata al Ccnl (dipendenti studi professionali) ma vi viene menzionato solo il caso di esami universitari.

V. P. - Per e-mail da Roma

Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. I lavoratori dipendenti hanno diritto di assentarsi dal lavoro usufruendo di permessi e – al riguardo – i contratti collettivi possono integrare le previsioni legali.
Ciò detto, i permessi possono essere di diverso tipo, e in particolare: 1) per la formazione del lavoratore; 2) connessi ai diritti sindacali; 3) legati alla maternità; 4) le cosiddette ex festività abolite, per complessive 32 ore.
Nella fattispecie sottoposta dalla lettrice, poichè non si tratta di permessi usufruibili per la formazione, trattandosi di concorsi per esami, converrà utilizzare i permessi per le ex festività, dal momento che in base a molti Ccnl ogni mese si matura 1/12 delle 32 ore.
Pubblicato in Rubriche

1) OCCUPAZIONE MEGLIO O PEGGIO? VEDIAMO… 2) PRECARI PUBBLICI ALL’ULTIMO ATTO 3) CHE COSA FARE DELLE FERIE NON FATTE? 4) IL CONTENUTO DELLA LETTERA DI ASSUNZIONE 5) IL LICENZIAMENTO VERBALE NON VALE

1) OCCUPAZIONE MEGLIO O PEGGIO? VEDIAMO…

Ma come va l’occupazione? A leggere le cifre non ci si capisce niente. Un giorno sembra che ci sia un miglioramento, il giorno dopo tutto torna in alto mare.
A occhio direi che la situazione non è cambiata granché: per i giovani è sempre durissima e, in generale, non c’è da fare salti di gioia. E questo con tutti i provvedimenti messi in campo che, tra l’altro, ci sono costati un bel po’ di soldi. A quando una svolta vera?

Renato Conti - Per e-mail da Roma

Secondo l’Istat, alla fine di marzo questa la situazione: lieve aumento dell’occupazione tra i giovani (+44.000 tra i 15-34enni), in crescita i contratti a tempo indeterminato (+63.000) e a tempo determinato (+22.000). In flessione, invece, l’occupazione tra gli ultracinquantenni (-55.000) e tra gli autonomi (-70.000).
Secondo le stime del governo, quest’anno il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi intorno all’11,5% per poi scendere all’11,1% nel 2018.
Per avere qualche termine di raffronto, la disoccupazione nell’Eurozona è del 9.5%, il dato più basso dall’aprile del 2009. Hanno migliorato le performance tutti i Paesi dell’Ue, mentre il tasso è rimasto stabile in Francia e Austria ed è peggiorato – oltre che in Italia – anche in Danimarca e Lituania.
In Germania la soglia di disoccupazione è al 5,9%, l’indice più basso dalla riunificazione. Negli Stati Uniti è al 4,7%. In Spagna al 18,4%.
Quale il giudizio? Di certo nel nostro Paese il problema del lavoro resta pesante. C’è chi sostiene che senza le misure adottate lo sarebbe ancora di più (per esempio, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha detto che con il 34,1% la disoccupazione giovanile ha toccato il livello più basso dal febbraio 2012) e c’è chi punta il dito sulle strategie messe in campo che non sarebbero riuscite a raggiungere i risultati sperati.

Resta il fatto che in Europa quel nostro 34,1% deve vedersela con una media del 22%: 14 punti di scarto sono tanti. Troppi.

2) PRECARI PUBBLICI ALL’ULTIMO ATTO

Lavoro in un ministero e sono un precario. Su uno dei numeri scorsi di “Lavoro Facile” ho letto della riforma presentata dal ministro della Funzione pubblica Marianna Madia e della possibilità, per me e per chi si trova nella mia posizione, di firmare finalmente un contratto a tempo determinato.
Poi, però, più nulla. Che cosa è successo? Un altro capitolo della politica degli annunci? È così difficile capire che non si può giocare sulla pelle della gente?

F. G. - Per e-mail da Roma

La riforma è contenuta in un decreto legge all’interno del quale è previsto “un piano straordinario triennale per il superamento del precariato”. Al termine di uno dei prossimi consigli dei ministri dovrebbe esserci il via libera definitiva che, rispetto al testo già approvato, potrebbe contenere qualche correttivo sull’anzianità necessaria per la stabilizzazione.
Attualmente sono previsti 3 anni di anzianità degli ultimi 8 all’interno della stessa amministrazione. Questa formula taglierebbe fuori chi ha cumulato l’anzianità con contratti stipulati con enti diversi. Per evitare ricorsi e controricorsi si sta cercando una soluzione da inserire nel testo che poi sarà pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale”.

Il piano riguarda il 2018-2020, tempo entro il quale tutti i precari dovrebbero essere messi in regola.

3) CHE COSA FARE DELLE FERIE NON FATTE?

Sono adetto alle pulizie presso un Comune del Lazio. Ho 50 giorni di ferie non ancora utilizzate. Posso chiedere un aumento dello stipendio?

F. P. - Formia (Lt)

Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Le ferie sono riconsciute quale diritto irrinunciabile dei lavoratori dipendenti ad un periodo di riposo per reintegrare le energie psicofisiche.

Quelle non godute possono essere solo differite entro i termini prestabiliti per legge, mentre solo in casi eccezionali – sempre previsti dalla legge – possono essere retribuite con una indennità sostitutiva.

4) IL CONTENUTO DELLA LETTERA DI ASSUNZIONE

Grazie ad uno dei servizi pubblicati da “Lavoro Facile” sono riuscito a trovare lavoro in una struttura turistica, a partire dal 1° luglio. Nel momento in cui, nei prossimi giorni, firmerò la lettera definitiva di assunzione, a che cosa devo prestare più attenzione?

M. C. - Per telefono da Terracina

C’è da controllare subito la conformità tra quanto indicato nella lettera di assunzione e il contratto collettivo applicato nel luogo di lavoro in materia di mansioni, qualifica e orario. I contratti collettivi, generalmente, stabiliscono quali sono le informazioni che l’azienda deve comunicare al nuovo dipendente. L’atto scritto è un obbligo per i rapporti di lavoro dipendente, ma anche per i contratti di lavoro come quello a progetto, che la legge classifica come una tipologia di lavoro autonomo (art. 62 del Decreto legge 276/03).

È quindi buona norma conoscere con precisione il proprio contratto collettivo di riferimento, perché è da esso che, in ogni caso, si deve partire per verificare la corretta applicazione dei diritti e degli obblighi del lavoratore. Infatti, in base al principio della cosiddetta “inderogabilità in peggio” (art. 2077 del Codice civile) le condizioni stabilite dal contratto individuale, o nella lettera di assunzione, non possono essere inferiori a quelle previste dalla contrattazione collettiva.

5) IL LICENZIAMENTO VERBALE NON VALE

Dopo sei mesi di lavoro, e pure avendo avuto la promessa di un contratto secondo il Ccnl turismo e commercio, mi è stato detto che dovevo lasciare l’attività. Così è stato. Ma il mio posto è stato preso da un altro ragazzo. Non mi sembra corretto…

B. D. - Per e-mail da Roma

A quanto sembra, si sarebbe in presenza di un licenziamento intimato oralmente. Secondo la costante giurisprudenza della Suprema Corte, tale forma di recesso da parte del datore di lavoro, poiché viziato nella forma, deve essere colpito dalla più grave sanzione dell'inesistenza, ragione per cui restano fermi sia il rapporto di lavoro che il diritto alla retribuzione.
Chiaramente, per ottenere tali accertamenti è necessario ricorrere al Giudice del Lavoro con il patrocinio di un avvocato, previo esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione davanti alla Direzione Provinciale del Lavoro entro il termine di 60 giorni  da quanto è stato irrogato il licenziamento. 
Pubblicato in Rubriche

1) DENTRO LA BUSTA PAGA DEL CAMERIERE. 2) IL PART TIME A TEMPO INDETERMINATO. 3) I 30 ANNI DEL PROGRAMMA ERASMUS. 4) CONTRIBUTO INPS PER LE CURE TERMALI. 5) TRA AGENZIE, AZIENDE E CONTRATTI

1) DENTRO LA BUSTA PAGA DEL CAMERIERE

Lavoro da qualche mese in un ristorante come cameriere. Ho una buona professionalità e credo di sapermela cavare piuttosto bene. Ho un contratto regolare ma ho l’impressione che non venga rispettato pienamente il Ccnl di categoria.

Posso sapere quanto dovrei guadagnare? Unisco la mia busta paga in modo che possiate regolarvi.

Gianni F. - Per posta da Sabaudia

La tabella paga dei dipendenti di pubblici esercizi, ristoranti, bar, pasticcerie, tavole calde e così via, prevede questi livelli: quadro A 1.788 euro, quadro B 1.656, 1° livello 1.543, 2° livello 1.410, 3° livello 1.330, 4° livello 1.256, 5° livello 1.179, 6° livello S 1.134, 6° livello 1.118, 7° livello 1.049.

Per capire meglio si deve però legare il livello al ruolo e alla mansione. E allora: il quadro A si riferisce a funzioni direttive che prevedono il coordinamento e il controllo di diversi settori e servizi (capo area, direttore, capo servizi amministrativi catering), il quadro B a funzioni di vice responsabilità (vice direttore, responsabile area mensa, capo del personale, capo zona), il 1° livello a funzioni di direzione esecutiva (superintendente catering, capo servizio catering, assistente senior di direzione), il 2° livello a funzioni per le quali è richiesta una particolare competenza professionale (capo laboratorio, primo maitre, capo servizio sala, capo cuoco, ispettore mensa, capo ufficio catering), 3° livello a lavoratori specializzati con adeguata preparazione (barman unico, cuoco unico, sotto capo cuoco, primo pasticcere, capo reparto catering, maitre, sommelier), 4° livello a funzioni operative complementari (cuoco di cucina, gastronomo, cameriere ai vini e antipasti, barman, chef de rang, cameriere di ristorante, secondo pasticcere, capo gruppo mensa, gelatiere, pizzaiolo), 5° livello a funzioni esecutive che richiedono una preparazione pratica (cassiere di bar, ristorante, tavola calda e mensa aziendale, terzo pasticcere, banconiere di gelateria, pasticceria e tavola calda, cameriere bar, tavola calda e self service, demi chef de rang, allestitore catering, secondo cuoco mensa aziendale), 6° livello S a funzioni di normale complessità (commis di cucina e di sala, addetto servizi mensa), 6° livello a funzioni di elementari conoscenze professionali (secondo banconiere pasticceria, confezionatrice buffet e pasticceria, commis di sala, tavola calda e self service, commis di bar, caffettiere non barista, caricatore catering, aiutante pista catering), 7° livello a funzioni semplici (personale di fatica e/o pulizia, lavoratore catering).

2) IL PART TIME A TEMPO INDETERMINATO

Un contratto part time può essere a tempo indeterminato? E in che modo si può quantificare l’orario? Il contratto deve essere sempre elaborato in forma scritta?

Fabio Lulli - Per e-mail da Roma

Sì, il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Queste le tipologie.
Part time orizzontale. Prevede un orario giornaliero inferiore rispetto a quello normale: dunque, considerando otto ore lavorative, è dipendente in part time orizzontale colui che lavora, per esempio, cinque ore al giorno per tutti e cinque i giorni lavorativi della settimana.
Part time verticale. Il lavoratore  presta la sua opera con orario giornaliero a tempo pieno solo in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno (per esempio, lavorando per due giorni alla settimana invece che cinque, o a settimane alternate).
Part time misto. Risulta dalla combinazione delle precedenti tipologie (per esempio, cinque ore al giorno per tre giorni alla settimana).

Il contratto va sempre stipulato in forma scritta e deve obbligatoriamente contenere l’orario di lavoro con tutti i riferimenti di giorno, settimana, mese e anno. Se il part time è a tempo determinato deve essere indicato il termine di scadenza.

3) I 30 ANNI DEL PROGRAMMA ERASMUS

In poche parole potete dirmi che cos’è il progetto Erasmus, che cosa si propone e a chi si rivolge?

R. M. - Per e-mail da Viterbo

Erasmus (European region action scheme for the mobility of university students) è un programma europeo che mette a disposizione di studenti, insegnanti, formatori e apprendisti borse di studio da utilizzare nei Paesi dell’Ue.
I posti vengono messi a concorso con un bando che di solito viene pubblicato all’inizio di ogni anno. Da quando l’iniziativa è entrata in vigore (1987) gli universitari complessivamente coinvolti a livello europeo sono stati 3 milioni e mezzo. L’Italia ha contribuito a questo dato con il 10% delle presenze. Per quanto riguarda l’accoglienza, il nostro Paese è al quinto posto dopo Spagna, Germania, Francia e Regno Unito.
È stato anche elaborato un identikit dello studente Erasmus: l’età media è di 23 anni, la maggioranza è formata da studentesse (59%), la permanenza media è di 6 mesi.

Per maggiori informazioni ci si può rivolgere al sito: www.erasmusplus.it.

4) CONTRIBUTO INPS PER LE CURE TERMALI

È vero che chi ha bisogno di cure termali può ottenere un contributo dall’Inps? Non ne ho mai sentito parlare ma un mio amico mi ha detto che è possibile...

Stefano Nitti - Per e-mail da Roma

In effetti è così ma occorre avere determinati requisiti, il principale dei quali è essere iscritti al Fondo Mutualità Ipost che è riservato ai dipendenti o pensionati di Poste Italiane (e società collegate). Quindi è solo questa categoria che può richiedere un parziale rimborso. Il contributo si può chiedere anche per i soggiorni estivi.
Gli iscritti al Fondo devono versare un contributo mensile in base all’età, al sesso e al rapporto con l’azienda (se, cioè, si è dipendenti o pensionati).
Insomma, è inutile fare domanda se non ci sono questi requisiti. Il numero delle prestazioni sanitarie o assistenziali dipende dalle disponibilità finanziarie del Fondo. Chi ne ha diritto può avanzare la richiesta entro il 12 maggio.

Notizie e modulo di domanda attraverso il sito: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=50847.

5) TRA AGENZIE, AZIENDE E CONTRATTI

L’argomento lo avete già affrontato, ma vi pregherei di ripetermi come funziona il rapporto contrattuale tra agenzia per il lavoro, lavoratore e azienda utilizzatrice. Chiedo troppo?

Lina Rubei - Per e-mail da Roma

L’agenzia per il lavoro assume il lavoratore e lo mette a disposizione dell’impresa che lo ha richiesto. Sarà quindi l’agenzia a pagare la retribuzione, a versare i contributi previdenziali e ad esercitare il potere disciplinare, anche se il lavoratore svolgerà la propria attività nell’interesse e sotto al direzione dell’azienda utilizzatrice.
All’atto della stipula del contratto, l’agenzia per il lavoro dovrà comunicare per iscritto al lavoratore: il tipo di attività, la data di inizio e la durata prevedibile della prestazione, le mansioni e l’inquadramento, il luogo, l’orario e il trattamento economico.
Pubblicato in Rubriche

1) IL 15 MAGGIO I NUOVI VOUCHER? FORSE… 2) AIUTO ALLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ 3) ANCORA UNIVERSITÀ: LE MIGLIORI N ITALIA

1) IL 15 MAGGIO I NUOVI VOUCHER? FORSE…

In questa rubrica i lettori hanno parlato molto di voucher: prima per contestarne l’uso massiccio e spesso irregolare e poi, dopo l’abolizione, per capire con che cosa si sta pensando di sostituirli. Perché è evidente a tutti che, se si vuole evitare una nuova esplosione del lavoro nero, occorre mettere in campo norme che scoraggino lo sfruttamento ma consentano di utilizzare manodopera per attività saltuarie o stagionali.

Invece niente. Intanto chi ha acquistato i voucher prima dello stop può utilizzarli entro la fine dell’anno, e c’è da scommettere che nel frattempo poco cambierà rispetto al passato. A che gioco stiamo giocando?

Roberto Nistri - Per telefono da Roma

Il governo sta cercando di costruire un decreto in grado di raccogliere un consenso ampio tra le forze politiche, le imprese grandi e piccole e le rappresentanze sindacali. Non è semplice in quanto le posizioni non sempre coincidono, ma bisognerà arrivare alla quadratura del cerchio. Quando? Secondo fonti attendibili, le nuove norme dovrebbero essere presentate non più tardi del prossimo 15 maggio in modo da coprire il vuoto che si è creato con la scomparsa dei voucher.

E veniamo al punto. Verso quale soluzione ci si sta orientando? Qui le voci si rincorrono e si correggono di giorno in giorno. Comunque sul tavolo c’è un progetto articolato in tre punti: 1) istituzione di buoni famiglia; 2) estensione del lavoro a chiamata; 3) introduzione di una sorta di mini jobs alla tedesca.

È soprattutto sui mini jobs che ci sono le critiche più consistenti, ed è probabile che ci vorrà un altro giro di consultazioni per farli passare anche perché – è stato fatto notare – la stessa Germania si appresta a modificarli.

Il lavoro a chiamata, introdotto nel 2003, subirà una profonda revisione per adattarlo alle imprese con più di 10 dipendenti e a quelle più piccole che potranno beneficiare di adempimenti più leggeri.

Si diceva del 15 maggio. In verità c’è chi sostiene che quella data potrebbe non essere rispettata in quanto si deve ancora convertire in legge il decreto con il quale sono stati cancellati i voucher, attendere lo stop (scontato) della Cassazione al referendum proposto dalla Cgil e dare un’occhiata agli equilibri politici: a giugno ci sono importanti elezioni amministrative e i partiti vorranno arrivarci con il mondo del lavoro non sul piede di guerra. Insomma, i nuovi voucher sembrano in dirittura d’arrivo ma il traguardo potrebbe allontanarsi di qualche settimana.

2) AIUTO ALLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ

So che le famiglie che si trovano in forti difficoltà possono chiedere e ottenere un sussidio economico. Quello che invece non so è quali sono i requisiti per averlo, quale l’importo su cui si può contare, quanto dura e a chi bisogna rivolgersi.

Mi potete dare una risposta? E, per favore, che sia di facile comprensione: non tutti sono laureati e quando si tratta di regole e regolette c’è da perdere la testa.

Ritanna Cesari - Per telefono da Viterbo

Ciò a cui si fa riferimento si chiama sostegno per l’inclusione attiva: è un aiuto che viene erogato con cadenza bimestrale e il cui importo è in relazione alla composizione del nucleo familiare. In cifre significa che se il nucleo familiare è composto da 1 solo membro la somma è di 160 euro, da 2 membri 320 euro, da 3 membri 720 euro, da 4 membri 960 euro, da 5 o più membri 1.200 euro.

A chi spetta? Ai cittadini italiani o comunitari o stranieri in possesso del permesso di soggiorno e residenti in Italia da almeno 2 anni. Nessun componente del nucleo familiare deve essere in possesso di automobili immatricolate nei 12 mesi antecedenti la richiesta o di autoveicoli di cilindrata superiore e 1.300 cc (250 cc in caso di motoveicoli) immatricolati per la prima volta nei tre anni precedenti la richiesta.

La composizione del nucleo familiare deve avere uno dei seguenti requisiti: 1) presenza di un componente di età inferiore ai 18 anni; 2) presenza di una persona con disabilità e di almeno un suo genitore; 3) presenza di una donna in stato di gravidanze accertata.

Inoltre, occorre avere in Isee inferiore o uguale a 3.000 euro e non godere di ulteriori trattamenti economici di natura previdenziale o qualunque titolo concesso dallo Stato o da altre pubbliche amministrazioni superiori a 600 euro mensili.

La domanda può essere presentata al Comune di residenza da un componente del nucleo familiare tramite un modulo che è disponibile online. Entro 15 giorni il Comune invia la richiesta all’Inps che ha 10 giorni di tempo per svolgere i controlli di competenza. In caso di esito positivo il richiedente riceve da Poste Italiane la comunicazione per il ritiro della Carta Sia, che è la Carta di pagamento elettronica che contiene il sussidio e che viene ricaricata ogni due mesi.

Altre informazioni si possono trovare sul portale dell’Inps: www.inps.it. Qui cliccare su Sostegno per l’inclusione attiva.

3) ANCORA UNIVERSITÀ: LE MIGLIORI IN ITALIA

Nel “Botta&Risposta” del numero scorso, rispondendo a una domanda sulle migliori università, si è fatto riferimento a una classifica internazionale che ha messo ai primi tre posti Cambridge, Berkeley e Oxford.

Per quanto riguarda l’Italia sono stati fatti dei riscontri analoghi? Voglio dire: quali sono i nostri atenei considerati più affidabili per qualità dell’insegnamento, attenzione verso il settore produttivo e alle novità tecnologiche?

Stefania Zarri - Per e-mail da Roma

Secondo “Il Sole-24 Ore”, che ogni anno passa in rassegna le università italiane sulla base di 12 indicatori, i primi 10 posti delle statali sono occupati, nell’ordine, dagli atenei di Verona, Trento, Bologna, Politecnico Milano, Milano Bicocca, Padova, Politecnico Torino, Siena, Ca’ Foscari di Venezia e Piemonte Orientale.

Le prime 10 non statali sono Luiss-Guido Carli Roma, Bocconi Milano, San Raffaele Milano, Libera Università di Bolzano, Campus Bio Medico Roma, Liuc Castellanza (Va), Cattolica del Sacro Cuore Roma, Valle d’Aosta, Iulm Milano e S. Orsola Benincasa Napoli.

Rispetto allo scorso anno queste le università statali che hanno scalato la classifica: Salerno (+10 posizioni), Modena-Reggio Emilia e Chieti-Pescara (+6), Politecnico Torino (+5), Piemonte Orientale (+3). Tra le non statali: Campus Bio Medico di Roma (+2), Luiss-Guido Carli Roma e S. Orsola Benincasa Napoli (+1).

Più nel dettaglio, e in riferimento alle indicazioni di Qs World University Ranking riportate nello scorso numero, c’è da considerare anche il riconoscimento internazionale dato al valore di alcune discipline. Così il Politecnico di Milano è al 7° posto per quanto riguarda arte e design, la Bocconi all’11° in business e management, la Sapienza al 14° in archeologia, Santa Cecilia al 28° in arti dello spettacolo.

Pubblicato in Rubriche

1) Agricoltura: i caporali scomparsi; 2) Il contratto degli animatori turistici; 3) Scegliere l’università: quali i criteri?; 4) Il cuneo fiscale e il lavoro dei giovani

AGRICOLTURA: I CAPORALI SCOMPARSI…

Che cosa è successo ai caporali e al caporalato? Un mese fa, dopo l’ennesima morte nei campi, non si parlava d’altro. Adesso silenzio assoluto. Problema risolto? Non ci sono più sfruttatori e sfruttati? Ne dubito molto. Anche perché il fenomeno non è di poco conto e coinvolge migliaia di persone…

Lina Corsetti - Per e-mail da Latina

Pochi mesi fa, come abbiamo già scritto in questa rubrica, è stata approvata una nuova legge contro il caporalato che prevede pene più severe compresa la confisca dei beni anche nei confronti dei datori di lavoro. 

Di certo, però, l’utilizzo di manodopera al di fuori di ogni regola è una pratica che non è svanita nel nulla. Probabilmente i nuovi trafficanti di uomini usano qualche cautela in più e poi nelle campagne, a causa della stagionalità, queste ultime settimane non sono state quelle del massimo impegno .

Resta da vedere che cosa accadrà tra poco quando i tempi della raccolta richiederanno più personale.

Secondo Francesco Carchedi, direttore scientifico dell’Osservatorio Placido Rizzotto che segue con attenzione proprio le condizioni di lavoro in agricoltura, se non si rafforza il canale istituzionale per mettere in contatto la domanda con l’offerta la lotta continuerà ad essere difficile “perché il caporalato prospera laddove c’è questa carenza pubblica. Se vogliamo sconfiggerlo occorre potenziare i Centri per l’impiego in modo da togliere spazio all’intermediazione illegale”. Il che non è semplice, dal momento che la riforma dei Cpi – sempre auspicata – stenta a decollare.

Per avere un’idea di che cosa si sta parlando, nella rete dei caporali restano impigliate circa 400.000 persone mentre 100.000 sono quelle reclutate a condizioni di “grave vulnerabilità”. Non ci sono tutele e spesso è difficile pure l’accesso all’acqua e ai servizi igienici. La paga oraria oscilla tra i 2 e i 3 euro l’ora mentre i caporali, che guadagnano in base ai cassoni riempiti e che si fanno anche pagare il trasporto, possono arrivare a guadagnarecifre consistenti, fino a 10.000 euro al mese e oltre.

iL CONTRATTO DEGLI ANIMATORI TURISTICI

Mi piacerebbe avere qualche informazione in più sui contratti di lavoro e sui relativi compensi di chi opera nel mondo del turismo perché ho l'impressione che, per esempio per quanto riguarda gli animatori, tutto sia affidato a un'intesa tra le parti. Vale a dire: questo è lo stipendio, prendere o lasciare.

S. L. - Per telefono da Roma

Le mansioni che ruotano intorno al comparto del turismo sono molte e quasi tutte fanno riferimento ai Ccnl di categoria (amministrativi, camerieri, cuochi, receptionist e così via). Invece, per quanto riguarda gli animatori dei villaggi non c'è un contratto ad hoc in quanto si fa riferimento a quello in vigore per il personale artistico nei pubblici esercizi.

Ci sono stati tentativi di definire una piattaforma normativa più mirata e più aderente ai compiti di questa figura professionale ma senza troppo successo.

Esiste un'Associazione nazionale animatori alla quale ci si può rivolgere per avere informazioni e chiarimenti. La sede dell'associazione è a Roma in via Minerva 7. Tel. 06.6781647. E-mail: ana@associazionenazionaleanimatori.it. 

SCEGLIERE L’UNIVERSITÀ: QUALI I CRITERI?

Quest’anno mio figlio comincerà a frequentare l’università, e fin qui tutto bene. Ma il punto è: a quale facoltà iscriversi? E a quale ateneo? Ci sta ragionando da tempo e spesso ne parliamo insieme. Però non riusciamo a venirne a capo. Ci sono dei criteri da seguire?

Carlo Mirabelli - Per e-mail da Roma 

I criteri possono essere diversi. Per esempio: 1) l’andamento del mercato del lavoro; 2) il corpo docente; 3) le personali inclinazioni; 4) la considerazione dell’università a livello nazionale e internazionale; 5) l’indice di “occupabilità” della laurea; 6) l’orientamento a restare in Italia o andare all’estero.

Altri se ne possono prendere in considerazione e Almalaurea, il consorzio che rappresenta il 91% dei laureati, può essere utile (www.almalaurea.it). Come utili possono essere i risultati della settima edizione di Qs World University Ranking che ha preso in esame e classificato 46 discipline insegnate nelle strutture di 60 Paesi. Ebbene, saldamente in testa si sono confermate le università di Cambridge e Berkeley seguite da Oxfrd, Harvard, Stanford, Massachussetts Institute, California, London School of Economics, Yale, Eth Zurich, Princeton.

Le nostre sono più o meno a metà classifica ma di comportano molto meglio quando si considerano le discipline. Così il Politecnico di Milano è al 7° posto per quanto riguarda arte e design, la Bocconi all’11° in business e management, la Sapienza al 14° in archeologia, Santa Cecilia al 28° in arti dello spettacolo.

La ricerca ha anche messo in rilievo che il sistema italiano è comunque migliorato ma che non riesce a sanare il peccato originale di un metodo “che non investe abbastanza nella ricerca e si lascia scappare giovani ricercatori preparati e competenti, rischiando seriamente di compromettere la competitività”.

IL CUNEO FISCALE E IL LAVORO DEI GIOVANI

Ho letto che per favorire l’inserimento al lavoro dei giovani si sta pensando ad uno sconto sui contributi per tutti i neoassunti. Insomma, se il personale costa meno le aziende dovrebbero trovare conveniente stipulare nuovi contratti.

Sono abbastanza d’accordo, ma alla fine chi paga? Vista la situazione di bilancio dell’Italia, ciò che esce da una parte non può non rientrare dall’altra. Ergo: prepariamoci a pagare più tasse. Con il Jobs Act le imprese hanno riaperto le porte grazie ai sostanziosi incentivi, poi le hanno richiuse rapidamente non appena i benefit sono stati ridotti.

Se per rimettere in moto l’occupazione, in momenti di difficoltà, è giusto l’intervento dello Stato, questo deve però essere ancorato a impegni più precisi e duraturi da parte delle imprese.

Lucio G. - Per e-mail da Roma

Ci siamo già occupati dell’argomento e, in effetti, si sta pensando di alleggerire il cuneo fiscale che adesso pesa dentro la busta paga in maniera eccessiva sia sul datore sia sul lavoratore. Secondo la versione più accreditata il costo della riforma sarebbe di 3-4 miliardi: tutto sommato una cifra gestibile che non dovrebbe scatenare tempeste. Ovviamente vanno individuate le risorse per coprire le maggiori spese. 

Ne sapremo di più tra qualche giorno quando il governo presenterà le sue valutazioni sull’eventuale manovra-bis da affiancare al Documento di finanza pubblica. 

Pubblicato in Rubriche

1) MENO TASSE, STIPENDI PIÙ ALTI: MA SARÀ VERO? 2) DIPENDENTE MALATO E VISITE DI CONTROLLO 3) TUTTI I VOUCHER SONO STATI CANCELLATI 4) QUEL SILENZIO DOPO L’INVIO DEL CURRICULUM 5) CONTRATTI E AGENZIE PER IL LAVORO

MENO TASSE, STIPENDI PIÙ ALTI. SARÀ VERO?

Che cosa c’è di vero sul taglio del cuneo fiscale che dovrebbe rendere più pesanti le buste paga? Il condizionale è d’obbligo dal momento che siamo il Paese dei tanti annunci e delle poche realizzazioni…

Cesare Rossetti - Per telefono da Roma

Le cose stanno così: il primo ministro, Paolo Gentiloni, ha rilanciato all’inizio di marzo un’idea che era già stata presa in considerazione dal governo di Matteo Renzi. In sostanza, alleggerendo le tasse che incidono non poco sullo stipendio (per la parte che riguarda sia i datori di lavoro sia i lavoratori) i benefici potrebbero essere consistenti: è stato calcolato, infatti, che in tasca potrebbero finire dai 300 agli 800 euro in più.

Fin qui tutto bene. I problemi, ancora da risolvere, chiamano in causa le risorse necessarie per finanziare la riforma che, a seconda delle versioni e senza entrare troppo nei particolari, oscillerebbero tra i 5 e i 17,5 miliardi l’anno. Un impegno importante all’interno di una situazione generale in cui le casse dello Stato continuano a dare scarsi segnali di ripresa.

Insomma, il punto è: il progetto – a differenza degli incentivi a pioggia che hanno caratterizzato alcune recenti decisioni – potrebbe incidere positivamente sul versante del lavoro perché incoraggerebbe le imprese ad assumere e perché potrebbe rimettere in moto i consumi grazie alla maggiore capacità di spesa dei dipendenti.

Riuscirà la quadratura del cerchio? I tecnici dei ministeri più direttamente interessati ci stanno lavorando. La risposta dovrebbe arrivare non più tardi delle prossime settimane, in quanto è intorno al 10 aprile che viene presentato alle Camere il Documento di programmazione economica che indica gli orientamenti della finanza pubblica a medio termine.

Ci sarà poi tempo fino a settembre per aggiustare, migliorare, correggere. Ma, intanto, tra una manciata di giorni si potrà capire meglio che cosa sta per accadere al cuneo fiscale.

DIPENDENTE MALATO E VISITE DI CONTROLLO

A un mio collega di lavoro, che ha passato alcuni giorni in malattia dopo l’invio del regolare certificato medico, sono state inviate più visite di controllo. Si è sempre fatto trovare in casa e non ci sono stati problemi.

Secondo me, però, l’azienda ha esagerato e un tale comportamento andrebbe contestato. Se uno sta male, sta male. Punto e basta. Un controllo ci può stare, ma più controlli hanno il sapore della persecuzione. La mia impressione è che si sia voluto mandare un segnale a tutti i dipendenti.

C. R. - Per e-mail da Frascati

La domanda è se si possono inviare più visite di controllo a distanza ravvicinata, e la risposta è sì. Lo hanno stabilito anche due sentenze della Cassazione: la n. 21028 del 1° agosto 2008 e la n. 22721 del 6 novembre 2015. Difficile è quindi provare l’esistenza di un intento persecutorio a meno che non ci siano altri elementi in grado di testimoniarlo.

Tra l’altro, anche gli orari delle visite non possono essere criticati in quanto è lo stesso medico fiscale che li decide a suo insindacabile giudizio.

TUTTI I VOUCHER SONO STATI CANCELLATI

Mi unisco al lettore che nel numero scorso chiedeva di conoscere il destino dei voucher. Di proposte se ne leggono tante ma non si capisce verso quale direzione ci si stia incamminando.

Il fatto positivo è che si è finalmente riconosciuto che sono stati commessi errori normativi e che proprio questo ha aperto la porta a irregolarità e abusi. Adesso speriamo che la montagna non partorisca il topolino.

Ritanna Cecchini - Per e-mail da Roma

Dopo l’arrivo di questa e-mail tutto si è messo rapidamente in moto e il 17 marzo sulla “Gazzetta Ufficiale” è stato pubblicato il decreto legge 25/2017 che ha abolito la disciplina dei voucher. Quindi non più aggiustamenti o il ritorno all’impostazione di partenza (legge Biagi) ma cancellazione totale dei buoni lavoro. Ciò significa che nessuno li può più usare, nemmeno per gli impegni saltuari come durante il periodo della raccolta in agricoltura o per il pagamento di prestazioni occasionali (badanti, baby sitter, colf).

Però non spariscono dall’oggi al domani, perché il decreto dice che i voucher già acquistati dalle aziende o dalle resteranno in vigore fino alla fine dell’anno. Questi tagliandi non sono pochi e con ogni probabilità verranno spesi, per esempio, dai commercianti per retribuire il personale durante saldi o dall’industria dell’accoglienza per gli addetti all’alberghiero o alla ristorazione nel corso del picco di massima affluenza dei turisti (primavera-estate).

Il decreto – anche se l’ultima parola spetta alla Cassazione – rende superflui i due referendum promossi dalla Cgil e sui quali si sarebbe dovuto votare il 28 maggio. Resta adesso da capire con che cosa e come i voucher verranno sostituiti per evitare un’ulteriore spinta al lavoro in nero. Le imprese hanno già fatto sapere che si potrebbe estendere il lavoro a chiamata, fissando un tetto di 400 giorni in 3 anni, coinvolgendo tutte le fasce d’età e non più soltanto i giovani al di sotto dei 25 anni e gli over 55. Ma in giro ci sono altre idee. Vedremo.

QUEL SILENZIO DOPO L'INVIO DEL CURRICULUM

L'invio del curriculum è un passaggio obbligato per chi è alla ricerca di un lavoro. Accade però che non molti rispondono. Come mai? Da parte delle aziende è un atteggiamento davvero sconfortante, per non dire altro.

M. C. - Per telefono da Roma

È una brutta consuetudine tutta italiana, eppure ci vorrebbe poco a dare un segno di vita se non altro per rassicurare che il messaggio è stato ricevuto. È vero che non sempre è così ma la percentuale di chi si comporta in modo scorretto è molto alta. 

CONTRATTI E AGENZIE PER IL LAVORO

Per quanto riguarda la ripetizione di un contratto a tempo determinato, è vero che le agenzie per il lavoro hanno meno vincoli rispetto a un'azienda che assume in proprio?

Stella Marini - Per e-mail da Roma

In effetti, con il Jobs Act i meccanismi che regolano questo particolare rapporto di lavoro sono stati modificati a vantaggio – se così si può dire – delle agenzie per il lavoro. Queste, infatti, possono proporre lo stesso lavoratore alle stesse aziende per un periodo che non ha più limiti, mentre un datore di lavoro privato non può rinnovare lo stesso contratto con lo stesso lavoratore per più di 36-48 mesi.

Il motivo sta nel fatto che il rapporto del lavoratore interinale è con l'agenzia per il lavoro alla quale risponde in tutto e per tutto. L’agenzia, a sua volta, ne cura i diritti e i doveri secondo il Ccnl delle stesse agenzie.

Tra una missione e l'altra possono non esserci pause, cosa che invece deve esserci nei normali contratti a termine. 

Pubblicato in Rubriche

1) IL CAPOLARATO E LA LEGGE PER COMBATTERLO. 2) QUANDO LE NUOVE NORME SUI VOUCHER? 3) DOVE VA LA CAPITALE? ECCO UN PO’ DI DATI. 4) CON LA LAUREA PIÙ CHANCE DI LAVORO

1) IL CAPOLARATO E LA LEGGE PER COMBATTERLO

Perché ha fatto sensazione l’arresto di quelle persone chehanno sfruttato, fino a farla morire di fatica, una donna impegnata nella raccolta dell’uva nelle campagne vicino a Bari? Perché il capolarato continua ad essere pratica corrente nonostante tante inchieste giornalistiche? Perché non si fanno leggi per stroncare un fenomeno che in un Paese civile non dovrebbe avere cittadinanza?

Marilù C. - Per e-mail da Latina

Il caporalato, tollerato per troppo tempo, è una delle pagine più drammatiche che si scrivono nelle nostre campagne. Ci sono state proteste e denunce ma poi poco è cambiato.

Sulla morte di Paola Clemente – stroncata per un lavororetribuito con meno di 30 euro al giorno anziché 86 come da contratto – non è sceso il silenzio perché i familiari si sono rivolti alla magistratura che ha aperto un’inchiesta dalla quale è emerso quel mondo della sopraffazione e dell’assoluta mancanza regole che non si è mai voluto combattere con determinazione.

In verità, però, qualcosa si è mosso. A metà dello scorso ottobre è stata approvata una nuova legge che ha riscritto il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro per il quale – adesso – è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza e la cui responsabilità è estesa anche alle persone giuridiche. In sostanza, il reato può essere contestato sia agli intermediari (cioè i caporali) sia ai datori di lavoro che impiegano manodopera “sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno”.

Per i colpevoli è prevista la reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 500 a 1.000 euro per ogni lavoratore reclutato. In caso di violenza o minacce c’è la reclusione da 5 a 8 anni e una multa da  1.000 a 2.000 euro a lavoratore. Le pene aumentano quando i lavoratori sono più di 3, se ci sono minori e se i lavoratori sfruttati sono stati esposti a situazioni di grave pericolo.

Sconti di pena sono previsti per chi collabora con le forze dell’ordine o con la magistratura. Gli eventuali beni confiscati agli sfruttatori andranno ad alimentare un Fondo Antitratta. Basterà per colpire il caporalato? Vedremo che cosa accadrà nei prossimi mesi. Ma rompere il muro dell’omertà e della paura non sarà facile.

2) QUANDO LE NUOVE NORME SUI VOUCHER?

I voucher hanno dominato a lungo la scena del lavoro. Almeno fino a poche settimane fa. Ora nessuno ne parla più. È tipico dell’Italia: si solleva un problema, ci si divide, volano parole grosse, sembra che debba scoppiare una guerra. Poi si passa ad altro e la giostra ricomincia.

Non se ne può più. Cambierà l’uso dei voucher? Si interverrà con dei ritocchini giusto per vedere che si è fatto qualcosa? Oppure, finalmente, si provvederà a regolarizzare davvero e meglio un sistema che ha accentuato lo sfruttamento dei più deboli e dei meno tutelati dai contratti?

L. V. - Per e-mail da Roma

La situazione è questa: tutti sono d’accordo sul fatto che bisogna introdurre dei correttivi, però non tutti la pensano alla stessa maniera. La Cgil sostiene che i voucher dovrebbero essere usati esclusivamente per i lavori davvero occasionali senza altre eccezioni, altrimenti si va avanti con il referendum. Cisl e Uil sono per il ritorno alle origini (Legge Biagi). Per Confindustria occorre stare attenti “a non gettare il bambino con l’acqua sporca”. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha detto che dopo la tracciabilità il governo intende intervenire per “tornare allo spirito di partenza della norma che prevede l’uso dei voucher solo per il lavoro accessorio o occasionale” e che, comunque, spetta al Parlamento l’ultima parola.

Quando avremo le nuove regole? Qui le variabili non sono poche, a cominciare dalla durata del governo, se si andrà alle elezioni anticipate o meno, e così via.

3) DOVE VA LA CAPITALE? ECCO UN PO’ DI DATI

Mi pare che i dati he riguardano l’economia di Roma non siano esaltanti, e se Il turismo e il settore dell’accoglienza in generale tengono per il resto c’è poco da stare allegri. Almeno leggendo ciò che scrivono i giornali. Ma come stanno realmente le cose? Sono un ottimista per natura e non voglio rassegnarmi al declino della mia città…

Stefano Ricci - Per telefono da Roma 

In effetti, il turismo continua ad essere tra i settori di punta anche se potrebbe rendere di più sia dal punto di vista delle presenze sia sul versante del ritorno economico. E poi, nel Lazio, ci sono altri comparti di punta come, per esempio, il farmaceutico.

Non c’è dubbio, però, che la crisi si è fatta sentire se è vero che tra il 2010 e il 2015, secondo l’ultimo rapporto dell’Unione industriali, 1.118 imprese sono state costrette alla chiusura. Tra queste, quelle più penalizzate sono state le aziende che operano nel tessile, nelle confezioni e nell’abbigliamento, ma anche l’artigianato ha subito una sensibile flessione con la perdita di un terzo della forza lavoro. Pesante anche la situazione nelle costruzioni.

Tra i motivi di questo panorama in chiaroscuro – sempre secondo l’Unione industriali – la mancanza di progettualità su tematiche vitali per la città e la sostanziale assenza di indirizzi strategici. La Camera di commercio ha parlato di una situazione al limite, con una Capitale sempre più preda del sommerso e a trazione straniera.

Con riferimento all’amministrazione che guida il Campidoglio, il presidente dell’Unione, Filippo Tortoriello, ha detto che c’è da sperare che possano essere scongiurati “altri mesi negativi come quelli trascorsi finora”.

4) CON LA LAUREA PIÙ CHANCE DI LAVORO

Ma la laurea è una carta decisiva per trovare un impiego oppure non è più così rilevante? In proposito si legge di tutto e il contrario di tutto, e non facile capirci qualcosa.

Maria Rosi - Per e-mail da Roma

Più volte la domanda ha animato le pagine di questa rubrica, e a ragione dal momento che mettere le mani su un lavoro è un'impresa sempre difficile. Certo è, però, che senza una specializzazione o senza un profilo qualificato tutto diventa ancora più complesso.

In linea generale, il tasso di occupazione tra i laureati, nella fascia tra i 25 e i 64 anni, è più alto di circa 12 punti rispetto ai diplomati. E se è vero che i nostri laureati impiegano decisamente più tempo rispetto ai loro collegi europei a firmare un contratto, è però anche vero che a cinque anni dal titolo di studio la disoccupazione si riduce al 6%.

Insomma studiare rende. Naturalmente, la facoltà conta molto. Così come importanti sono gli stage, la conoscenza dell'inglese e i periodi di formazione trascorsi all'estero in Paesi tecnologicamente e professionalmente all'avanguardia.

Per saperne di più e magari per confrontare dati e statistiche non è male fare una visita al sito: www.almalaurea.it, che è quello del consorzio universitario nato nel 1994 e che rappresenta il 78% dei laureati italiani.

Pubblicato in Rubriche

1) SEMPRE TROPPO GLI INCIDENTI SUL LAVORO; 2) RISULTATI SCARSI DEL BONUS CULTURA; 3) CAPOREPARTO MA PAGATO DA APPRENDISTA; 4) ATTENZIONE ALLA FIRMA DEL CONTRATTO; 5) LE COLF E IL LAVORO FESTIVO

1) SEMPRE TROPPI GLI INCIDENTI SUL LAVORO

Ancora troppi incidenti sul lavoro. Ho l’impressione che tanto si parla ma che poco accada…

M. S. - Per telefono da Roma

In effetti le cronache continuano ad essere, purtroppo, piene di notizie allarmanti: secondo l’Inail, nel 2016 gli incidenti mortali sul lavoro sono stati 1.018 contro i 1.172 dell’anno precedente (-13,1%). Questo dato, però, non comprende gli iscritti ad altri istituti assicurativi, come chi opera nelle forze armate o nella polizia, nei vigili del fuoco, il personale di volo, i liberi professionisti. C’è chi ha calcolato che, considerando tutti gli occupati, il numero salirebbe a oltre 1.400.

Sia nell’un caso che nell’altro, si tratta di una vera e propria strage. Le attività più pericolose riguardano, nell’ordine, i settori dell’agricoltura, delle costruzioni, del trasporto e magazzinaggio. Forse il problema sta anche nei controlli che dovrebbero essere più numerosi e incisivi, ma – come spesso succede in Italia – anche là dove le leggi ci sono manca il personale per farle rispettare.

2) RISULTATI SCARSI DEL BONUS CULTURA

D) Che ne è stato del cosiddetto bonus cultura di 500 euro destinato ai ragazzi per l’acquisto di libri, dischi, biglietti per concerti e altri spettacoli? Si fa ancora in tempo a richiederlo?

Laura Mambro - Per e-mail da Livorno

R) La scadenza per iscriversi era stata inizialmente fissata al 31 gennaio scorso ma è stata prorogata al prossimo 30 giugno. Ciò a causa di un primo bilancio inferiore rispetto alle attese. In sostanza, a pochi giorni dal termine originariamente previsto, solo il 6,3% della somma stanziata (290 milioni di euro) era stato speso. Da qui la decisione di prolungare i termini.

Come mai questo risultato? Tra i motivi, le procedure da seguire non certo semplicissime, con la ricerca dell’identità digitale, l’iscrizione a 18App (la piattaforma online studiata appositamente per il bonus cultura), e i pochi punti vendita ai quali rivolgersi, praticamente inesistenti nei piccoli centri. Infine, poiché la stagione dei grandi concerti è l’estate è probabile che sarà allora che molti si faranno avanti per l’acquisto dei biglietti.

Resta però il fatto evidente che qualcosa nella macchina burocratica messa a punto per favorire i 18enni non ha funzionato. Maggiori informazioni sul sito: http://www.governo.it/approfondimento/18app-un-bonus-cultura-i-diciottenni/6518.

3) CAPOREPARTO MA PAGATO DA APPRENDISTA

D) Lavoro presso un’azienda di supermercati in franchising come salumiere. La mia qualifica contrattuale, nonostante la comprovata esperienza nel settore di circa 4 anni, è di apprendista impiegato mentre la mansione è di apprendista addetto alle operazioni ausiliarie di vendita, 6° livello. La paga base e la contingenza corrispondono al Ccnl. Sarebbe tutto regolare, o quasi, se non fosse per le numerose ore di straordinario, i riposi compensativi mai visti e le tante domeniche lavorate che hanno prodotto periodi di impegno senza riposo anche di 21 o addirittura di 35 giorni.

In aggiunta, da qualche tempo rivesto la figura di caporeparto di gastronomia/salumeria con questo orario di lavoro: quattro giorni a settimana dalle 7,30 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 20, due giorni a settimana dalle 7,30 alle 14,00, e poi – in aggiunta – una o due domeniche al mese (senza ovviamente riposi compensativi).

La diversa mansione di lavoro e il cambiamento di orario aggiungono alla mia busta paga un forfettario: tuttavia nè il livello nè la mansione hanno subito modifiche e il contratto è rimasto quello di apprendista.
Volendo fare vertenza all'azienda vorrei sapere come muovermi, a cosa mi posso appellare, come dimostrare la mansione effettivamente espletata, e come avere ciò che mi spetta senza ricorrere ai sindacati che – secondo me – sono troppo in sintonia con le aziende.

C. V. - Per e-mail da Tivoli

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Il lettore riferisce di un contratto di apprendistato di 6° livello. In realtà sarà probabilmente di 4° livello sia per le mansioni svolte sia per la retribuzione inferiore. Se così è, la paga base, oltre contingenza e accessori, appare corretta.  

Tuttavia si ricorda che l’apprendistato è uno speciale rapporto di lavoro subordinato in forza del quale l’imprenditore è obbligato a fornire l’insegnamento necessario al raggiungimento della capacità tecnica propria del lavoratore qualificato.

Se, quindi, il lettore ha una comprovata esperienza nel settore di circa 4 anni, e svolge addirittura attività di caporeparto senza la presenza di tutor (sempre necessario nel contratto di apprendistato), evidentemente non si può parlare di apprendistato. Di conseguenza, è giusto chiedere l’inquadramento a un livello certamente più elevato di quello riconosciuto, le relative differenze retributive, e la liquidazione degli eventuali straordinari non pagati.

Per ottenere il riconoscimento di tali diritti, sarà necessario ricorrere al Giudice del lavoro, dimostrando eventualmente il tutto con dei testimoni.

4) ATTENZIONE ALLA FIRMA DEL CONTRATTO

D) Grazie a uno dei servizi pubblicati da “Lavoro Facile” sono riuscito a trovare lavoro in una struttura turistica. Nel momento in cui, tra pochi giorni, firmerò la lettera definitiva di assunzione, a che cosa devo prestare più attenzione?

A. D. L. - Per telefono da Roma

R) C’è da controllare subito la conformità tra quanto indicato nella lettera di assunzione e il contratto collettivo applicato nel luogo di lavoro in materia di mansioni, qualifica e orario. I contratti collettivi, generalmente, stabiliscono quali sono le informazioni che l’azienda deve comunicare al nuovo dipendente. L’atto scritto è un obbligo per quasi tutti i rapporti di lavoro dipendente.

È quindi buona norma conoscere con precisione il proprio contratto collettivo di riferimento, perché è da esso che, in ogni caso, si deve partire per verificare la corretta applicazione dei diritti e degli obblighi del lavoratore.

Infatti, in base al principio della cosiddetta “inderogabilità in peggio” (art. 2077 del Codice civile) le condizioni stabilite dal contratto individuale, o nella lettera di assunzione, non possono essere inferiori a quelle previste dalla contrattazione collettiva.

5) LE COLF E IL LAVORO FESTIVO

D) Lavoro come domestica presso una famiglia, ho un contratto regolare e non mi posso lamentare. Mi piacerebbe sapere come deve essere calcolato l’impegno nei giorni festivi.

F. H. - Per e-mail da Roma

R) Per un calcolo esatto sarebbe necessario avere a disposizione il contratto, in modo da capire se si tratta di un tempo pieno o di un part time, se si convive con la famiglia e quindi se si usufruisce di vitto e alloggio, e quant’altro.  In linea di massima, comunque, chi lavora nei giorni festivi deve ricevere il 60% in più.

Le giornate festive  riconsociute sono: Capodanno, Epifania, lunedì di Pasqua, festa della Liberazione, 1° maggio, festa della Repubblica, Ferragosto, tutti i Santi, Immacolata, Natale e Santo Stefano. In più è festivo anche il giorno in cui nel Comune di residenza si celebra il patrono.

Pubblicato in Rubriche

1) SE SPARISCE IL BONUS GIOVANI. 2) CESSIONE DEL QUINTO: LA GARANZIA INPS. 3) RISPONDI AL TELEFONO E IL CONTO SVANISCE. 4) LAVORO 220 ORE AL MESE PER 800 EURO

1) ASSUNZIONI: SE SPARISCE IL BONUS GIOVANI

D) Ma se si tolgono anche le agevolazioni destinate alle aziende potenzialmente interessate ad assumere giovani, come si può pensare che i ragazzi possano riuscire a trovare un impiego?

R) La situazione di crisi non è migliorata e se non ci si inventa qualcosa non resta che andare all’estero (chi può o chi ha una buona qualifica da mettere in campo).
Cesare Loreti - Per e-mail da Firenze
In effetti, con la riduzione degli sgravi legati al Jobs Act sono complessivamente diminuite anche le assunzioni. La cosa riguarda pure i giovani per i quali, in verità, non tutti i bonus sono stati cancellati.
Per esempio, dallo scorso 1° gennaio e fino a tutto il 2018 è previsto l’esonero contributivo a favore di quelle imprese che assumono a tempo indeterminato: a) studenti che abbiano svolto attività di alternanza scuola-lavoro; b) studenti che abbiano svolto periodi di apprendistato. In entrambi i casi la contrattualizzazione deve essere fatta dalla stessa azienda dell’alternanza o dell’apprendistato. La quale, però, non deve trovarsi in situazione di crisi o di riduzione del personale.
Sono esclusi dal provvedimento i contratti di lavoro domestici e quelli relativi al settore agricolo. Il limite massimo del beneficio piò arrivare a 3.250 euro l’anno per un massimo di 3 anni.

Restano altresì in vigore, come abbiamo scritto nei numeri scorsi, altre agevolazioni per il Sud e alcune regioni particolarmente svantaggiate.

2) CESSIONE DEL QUINTO: LA GARANZIA INPS

D) Sono un pensionato e ho bisogno di un prestito per alcuni lavori di ristrutturazione del mio appartamento. So che posso chiederlo attraverso l’Inps. Ma a quali condizioni? A quali banche posso rivolgermi? E quali sono le garanzie che devo dare?

Marco Ferrini - Per e-mail da Roma

R) Se si chiama in causa l’Istituto di previdenza, allora il prestito è quello previsto dalla formula della “cessione del quinto”, vale a dire che si può ottenere un quinto dell’importo mensile della pensione da rimborsare a rate. L’Inps effettua in automatico, per conto del richiedente, l’addebito e lo versa all’ente creditizio scelto dal pensionato.

L’Istituto ha firmato delle convenzioni che consentono di ottenere le migliori condizioni possibili oggi presenti sul mercato. Per maggiori informazioni si può chiamare gratuitamente il contact center che risponde al numero 803164. Il testo integrale dei vari accordi sono sul sito: https://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=%3b0%3b7732%3b&lastMenu=7732&iMenu=21&iNodo=7732&p4=2.

3) RISPONDI AL TELEFONO E IL CONTO SVANISCE

D) Da un po’ di tempo il credito di cui dispongo sul mio cellulare dura lo spazio di un mattino. Ho provato a chiedere in giro. Alla fine un amico mi ha detto che se si risponde a certe chiamate ti vengono “succhiati” tutti i soldi caricati.
Non so se è vero, ma se è così bisognerebbe lanciare un grido d’allarme. Ne sapete qualcosa?

P. G. - Per telefono da Roma

R) In effetti, questo è tra gli ultimi raggiri che sono stati scoperti. In particolare sono stati individuati alcuni numeri (02.22198700, 02.280887028, 02.692927527 e 02.80887589) dietro i quali si celano organizzazioni che si arricchiscono alle spalle dell’ampia platea che ormai usa quotidianamente i telefonini. Basta, infatti, dire “pronto” e soldi spariscono. Come spesso accade, coloro che manovrano le leve della truffa si trovano all’estero e non è facile individuarli.

Per ogni chiarimento ci si può rivolgere alla polizia postale. Che, intanto, avverte di fare attenzione a un altro raggiro: un falso appartenente alla polizia postale contatta telefonicamente le ignare vittime e, con l’inganno, riesce  a ottenere i codici di sblocco delle loro carte di credito: a quel punto il colpo è andato a segno. La polizia postale raccomanda di non fornire mai dati personali ed eventualmente contattare l’ufficio di polizia più vicino. Per quanto riguarda Roma il telefono è 06.588831, 06.5813428 o 06.5813608 (viale Trastevere 191).

4) LAVORO 220 ORE AL MESE PER 800 EURO

D) Lavoro per una coop. Mi hanno assunto come socio lavoratore. Sono impegnato per circa 220 ore al mese, compresi notti e festivi. Guadagno 800 euro senza altri extra. Dovrei lavorare 5 ore giornaliere per 6 giorni.
Al posto del contratto ho firmato un foglio dove sono indicati il mio nome e cognome e poche altre cose: tra queste che il mio impegno è part time. Adesso il contratto – chiamiamolo così – è in scadenza. Posso non rinnovarlo?  E se dovessi andare via mi spettano il Tfr e la13^? Inoltre, posso rivendicare il pagamento delle ore in più lavorate?

M. R. S. - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Il lavoratore part time ha diritto a tutte le spettanze retributive previste per il tempo pieno, che chiaramente andranno però calibrate sulle ore effettive di lavoro a tempo parziale.
Se si lavora per un orario maggiore rispetto a quello in realtà retribuito, si ha diritto alla compensazione. In ogni caso in materia di cooperative i lavoratori – anche se non assunti a tempo determinato – hanno diritto alla corrispondente retribuzione stabilita dai Ccnl.

Per ottenere quanto spettante la lavoratrice dovrà ricorrere al Giudice del Lavoro, previo tentativo obbligatorio di conciliazione, per l'accertamento del tipo di rapporto di lavoro e la conseguente condanna del datore di lavoro al pagamento delle somme spettanti.

NEGLI STATI UNITI CHI SBAGLIA PAGA

D) Perché in Italia non si fa come negli Stati Uniti dove ai manager che sbagliano non si fanno sconti tanto che qualcuno è finito anche in prigione? Qui da noi ne puoi combinare di ogni colore ma quasi sempre riesci a cavartela. Solo per i poveracci non c’è scampo…

Luisella Rossi - Per telefono da Roma

R) Non c’è dubbio che negli Stati Uniti chi commette dei reati, anche se ricopre incarichi di prestigio, ha meno possibilità di farla franca. Per esempio, Bernie Madoff, l’uomo che ha ordito la più grande truffa della storia (65 miliardi di dollari) e ha contribuito a destabilizzare Wall Street, finirà i suoi giorni dietro le sbarre.
Ma lo stesso non si può dire dei molti – in gran parte responsabili di banche – che hanno scatenato la grande crisi finanziaria che dagli Usa è rimbalzata in Europa dove ha innescato terremoti di vasta portata. Infatti, secondo un’inchiesta condotta dal “New York Observer”, su 74 di quei manager, 24 sono rimasti dov’erano, 43 hanno cambiato lavoro ma non attività e solo 7 sono davvero usciti di scena.
Evidentemente, ogni mondo è paese. Ma l’Italia, come non mancano di sottolineare i commenti di numerosi giornali esteri, è di certo più paese degli altri.
Pubblicato in Rubriche
Pagina 1 di 3