I 1.080 ANALISTI di processo e funzionari che l’Inps si appresta ad assumere confermano che la pubblica amministrazione ha cominciato a mettere mano al programma che prevede l’ingresso nella macchina dello Stato di forze fresche in grado di garantire, con il ricambio generazionale, la progressiva modernizzazione tecnologica degli enti e dei ministeri. Lavoro Facile ne ha parlato più volte nei numeri scorsi, e adesso si attendono notizie analoghe dai ministeri dei Beni culturali e dell’Economia e dall’Agenzia delle entrate.

La pubblica amministrazione è un po’ come il settore dei lavori pubblici: se da una parte si fanno nuovi contratti e dall’altra si ricomincia con gli interventi infrastrutturali (strade, scuole, ferrovie, ponti, metropolitane…) l’economia se ne gioverebbe, e anche chi è alla ricerca di un impiego troverebbe la giusta soluzione.

TUTTO È LEGATO – com’è ovvio – alle risorse disponibili. Per le assunzioni nella PA si sono trovate le coperture necessarie ma sull’altro versante la situazione è più ingarbugliata. Del resto, la Legge di Bilancio non così espansiva come pure servirebbe e i controlli dell’Unione europea non consentono di giocare con i bilanci.

Insomma, con il debito che non accenna a diminuire non ci è consentito di fare operazioni in deficit. Di conseguenza occorre procedere a piccoli passi nella speranza che la pazienza di chi siede in panchina in attesa di entrare nel mondo della produzione non si esaurisca e finisca con l’alimentare i sentimenti di frustrazione e di rabbia già tanto diffusi nel Paese.

OLTRE ALL’INPS, le possibilità di lavoro segnalate nelle pagine che seguono riguardano la grande distribuzione (Rinascente, Ovs e Upim), l’alberghiero e un comparto di cui poco si dice ma che è in forte espansione: quello della sicurezza/vigilanza.

Complessivamente si tratta di un buon numero di posti per diversi livelli professionali: chi ha già una solida esperienza alle spalle può puntare direttamente su contratti a tempo indeterminato; per chi, invece, è al primo impiego il rapporto è spesso a tempo determinato o di apprendistato. Molti i tirocini con rimborso spese tra i 500 e gli 800 euro mensili. La durata è in genere di 6 mesi.

L’ALBERGHIERO è legato a doppio filo al turismo. Più visitatori arrivano e più le stanze si riempiono. Il 2017 si chiuderà con un risultato lusinghiero: con 159 milioni di pernottamenti registrati nei soli primi sei mesi dell’anno e con questa tendenza positiva che – è stato calcolato – continuerà fino al 31 dicembre, l’Italia potrebbe registrare la più alta crescita percentuale in Europa.

Non male, anche perché contemporaneamente si sono valorizzati, accanto alle mete classiche, i borghi e i piccoli centri storici di cui siamo ricchi ma che finora erano rimasti ai margini. Qui la sfida è quella del turismo sostenibile: cioè non solo divertimento ma più cultura. Anche alla luce della circostanza che, tra quanti hanno visitato il nostro Paese, i giudizi positivi hanno premiato Matera (87%) e Lucca (83%). Più indietro Roma (78%) e Venezia (77%) segno che il traffico, il caos, la disorganizzazione e i prezzi a ruota libera (il conto di 526 euro pagato da tre turisti provenienti dalla Gran Bretagna per un pranzo di pesce in un ristorante sulla laguna) non aiutano. Se il turismo è il nostro petrolio facciamo in modo di non buttarlo dalla finestra.

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PER UNA CITTÀ come Roma l’ultimo periodo dell’anno, quello prima e dopo le feste di Natale, è tradizionalmente sensibile alle possibilità di lavoro. Sia per la maggiore presenza di turisti provenienti da ogni parte del mondo sia perché si irrobustisce la capacità di spesa di chi abita nella Capitale grazie al pagamento delle tredicesime. I settori interessati sono, quindi, quelli dell’accoglienza e del commercio dove è già cominciata la caccia a numerose figure professionali. In particolare, c’è bisogno di addetti alla ristorazione (camerieri, cuochi), personale alberghiero (amministrativi, commis di sala e di cucina, receptionist) e personale per i negozi (commessi, store manager, visual).

LE SELEZIONI sono spesso curate dalle agenzie per il lavoro ma sono numerose anche le aziende che decidono di muoversi in proprio attraverso campagne mirate di recruitment e colloqui diretti. Di tutto questo ci sono ampie informazioni nelle pagine che seguono con riferimenti di uso immediato.
L’elemento meno positivo è che si tratta di posti a tempo determinato. Certo, l’evenienza di successive conferme e di trasformazione a tempo indeterminato non è infrequente, però si comincia sapendo che tra qualche mese occorrerà rimettersi a cercare una nuova sistemazione.
Un quadro che va al di là del momento di cui si sta parlando (quello legato alle feste di Natale) e che riguarda l’intero mondo del lavoro se è vero – come è vero – che la ripresa economica ha creato quasi un milione di posti ma i contratti a scadenza sono la grande maggioranza. Segno che le imprese non se la sentono ancora di accrescere gli organici in maniera stabile e che gli incentivi all’occupazione non sono finora riusciti a rilanciare il tempo indeterminato che pure era tra gli obiettivi principali del Jobs Act.

ACCANTO AI SETTORI dell’accoglienza e del commercio, dove Roma può giocare carte importanti, ce ne sono altri che non se la passano bene. Pochi giorni fa i sindacati hanno lanciato l’allarme per ventimila dipendenti che potrebbero perdere l’impiego e finire in cassa integrazione o recuperati con contratti di solidarietà a meno ore e buste paga più leggere.
In difficoltà sono, in particolare, alcuni comparti della grande distribuzione, dell’elettronica, del catering (crisi Alitalia), della vigilanza, della sanità e della telefonia mobile. Se poi si aggiungono le grandi aziende che hanno deciso di trasferirsi nell’orbita di Milano (Almaviva, Esso, Mediaset, Sky..) il quadro non è esaltante.

ECCO PERCHÉ il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha convocato un tavolo entro dicembre con Comune, Regione, imprenditori e sindacati per mettere a punto idee e risorse per rilanciare una Capitale che è in affanno su più versanti. C’è attesa per ciò che potrà essere deciso perché ci sono 2,6 miliardi di euro già disponibili tra fondi regionali, governativi ed europei da destinare allo sviluppo e alla competitività delle imprese, a nuove infrastrutture e al trasporto pubblico, alla qualità e alla lotta all’inquinamento, alla sanità, alla formazione e alla conoscenza.
La speranza è che non prevalgano ancora una volta gli interessi di bottega e le suscettibilità istituzionali e che Roma possa tornare a volare alto con progetti in grado di riproporne il ruolo strategico e la sua dimensione internazionale. Se così sarà anche il lavoro non potrà che trarne significativi benefici.

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POCO MENO di 8.000 persone – per l’esattezza 7.903 – stanno per essere assunte dalla pubblica amministrazione. Per 5.590 l’entrata in servizio è prevista entro la fine di quest’anno grazie al fatto che si riprenderanno in mano gli elenchi dei vincitori dei concorsi che si sono succeduti negli ultimi anni.
Per le altre 2.313 figure verranno indetti bandi secondo le nuove regole della riforma della PA che porta la firma del ministro Marianna Madia. Questa fase terminerà entro il 2019 ma non è escluso che il percorso possa concludersi prima, alla luce di situazioni che richiedono una risposta urgente in materia di pianta organica. Per essere più chiari: ci sono uffici sottodimensionati che non ce la fanno più a svolgere i compiti assegnati.

A PAGINA 10 si possono trovare tutte le notizie relative all’iniziativa. Poco più di un mese fa, proprio nello spazio di questa rubrica, “Lavoro Facile” aveva affrontato il problema titolando: “Se il pubblico impiego rispalanca le porte”. Si parlava delle dichiarazioni rilasciate dal sottosegretario alla pubblica amministrazione, Antonio Rughetti, sulla necessità di rivedere alla radice la macchina dello Stato puntando sui giovani e sulla digitalizzazione di interi settori rimasti ai margini della rivoluzione tecnologica. Anche in deroga alla riforma Fornero. Non siamo ancora a questo ma la PA, dopo un lungo letargo, sta mandando segnali di risveglio.

IN QUESTO NUMERO, oltre alla pubblica amministrazione, si prende in considerazione anche ciò che si muove nel privato. Dalla Rinascente di Roma, che ha appena inaugurato il flagship store in via del Tritone e continua ad avere bisogno di personale, a Decathlon, che in vista degli acquisti di fine anno ha cominciato a rafforzare i reparti, ai francesi di Iliad, che nel campo delle telecomunicazioni hanno deciso di farsi largo nel nostro Paese e stanno per lanciare un’ampia campagna di recruitment.

BUONE NOTIZIE per chi è alla ricerca di un lavoro arrivano dalla ristorazione che è uno dei settori che continuano a viaggiare con il vento in poppa. Qui le catene più importanti stanno mettendo in campo notevoli programmi di sviluppo con l’apertura di spazi commerciali e la ristrutturazione di quelli con più anni sulle spalle.
Il risultato è che ci sono centinaia di opportunità (pag. 18) sia per chi ha già una specializzazione sia per chi è alle prime armi e vuole cominciare una carriera in un comparto che può essere un trampolino di lancio per chi ha il pallino di mettersi in proprio.

LEGATE ALLA ristorazione sono le aziende della consegna a domicilio di pranzi e cene. Non più solo pizze ma anche menù di chef famosi: la rivoluzione informatica si è fatta sentire anche da queste parti – con il cellulare si può ormai ordinare di tutto – e la ricaduta sulla occupazione si sta facendo sentire (pag. 26).

IMPORTANTE è il capitolo dedicato al videocurriculum che da noi ha avuto finora poco successo ma che una società, Visiotalent, ha deciso di riproporre aggiornandone i presupposti. Abbiamo sentito il country manager, Andrea Pedrini, che ci ha spiegato perché conviene candidarsi utilizzando questo metodo (pag. 38).
Nei servizi che seguono c’è molto altro: per esempio le chance nel mondo dello spettacolo. Quindi buona lettura e… buon lavoro.

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È UN NUMERO particolarmente ricco questo di “Lavoro Facile” con Roma tra le città dove le chance sono più numerose. Alcune possibilità sono da cogliere al volo, per altre sarà comunque bene non perdere troppo tempo: insomma, se c’è la posizione di interesse la cosa più giusta da fare è quella di inviare subito il curriculum.
A rimettersi in moto, dopo un lungo letargo, è il Campidoglio che per coprire i vuoti che si sono aperti con il sostanziale blocco del turn over (cioè la mancata sostituzione di chi via via è andato in pensione) ha tirato fuori dai cassetti le liste dei vincitori del concorsone del 2010: complessivamente sono un migliaio coloro che nei prossimi mesi entreranno nei diversi dipartimenti dell’amministrazione comunale, ed entro l’anno ci sarà spazio anche per 100 giardinieri.

NON MALE per una Capitale che sembra essersi fermata e che potrebbe provare a ripartire. In verità ci sono imprese che non hanno mai smesso di darsi da fare. Più volte abbiamo parlato di Amazon e delle opportunità legate al nuovo centro logistico di Passo Corese che è stato appena inaugurato e che ha già inserito 400 persone: a regime i dipendenti dovranno arrivare a 1.200 e le selezioni andranno avanti ancora per un bel po’.

PROPRIO AMAZON – che ha stretto un accordo con Poste Italiane per la consegna dei prodotti ordinati online – ha “costretto” la nostra più importante azienda di recapito a rafforzare gli organici per fronteggiare l’impegno.
Così tra qualche settimana si riapriranno le porte per tantissimi portalettere: il contratto sarà a tempo determinato ma se l’iniziativa andrà avanti probabilmente una parte di questi posti non saranno più mordi e fuggi. Gli inserimenti di Poste riguarderanno quasi tutte le sedi in Italia. A Roma – secondo notizie raccolte da fonti bene informate – ci sarà bisogno di circa 300 addetti.

E A ROMA proposte provengono anche dalle ferrovie. La Stazione Termini, per esempio, che si sta rinnovando e dove è già in funzione una terrazza che si affaccia sui binari con ristoranti e punti di ristoro e dove nella galleria che va da via Marsala e via Giolitti hanno alzato le saracinesche locali dai nomi noti, è caccia a un centinaio di figure professionali.
Inoltre Ntv – in attesa dell’entrata in servizio di nuovi convogli – è alla ricerca di 160 hostess e steward per le attività a bordo e a terra. Anche in questo caso una prima serie di colloqui è in programma a scadenza ravvicinata.

POI CI SONO le banche. Il tema è noto e si chiama ricambio generazionale. Gli istituti di credito stanno attraversando una fase di profonda riorganizzazione con al centro la necessità di ridurre le spese di gestione e accelerare sul versante delle tecnologie digitali: quindi, pensionamenti e prepensionamenti e avanti con i giovani. Le uscite sono ampiamente superiori alle entrate ma così facendo si sono riaperte le porte alle assunzioni che altrimenti sarebbero rimaste chiuse.

LE SEGNALAZIONI non finiscono qui. Nelle pagine di “Lavori in corso” ci sono occasioni per i supermercati Despar, per l’abbigliamento di Camicissima e H&M, per il bricolge di Obi, per Tiffany, Pirelli, Prysmian. Buona lettura.

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QUALCOSA SEMBRA muoversi sul versante del pubblico impiego. Anzi molto sembra muoversi, almeno a giudicare dagli annunci che si sono succeduti negli ultimi giorni. Bisognerà vedere quanto di ciò che è stato detto si trasformerà in azioni concrete, ma non c’è dubbio che tante antenne si sono messe in ascolto.
Soprattutto quelle di quei giovani che per anni hanno bussato inutilmente alle porte di ministeri, amministrazioni locali ed enti legati a filo doppio alle strutture dello Stato. Per loro, nel tempo, ci sono stati pochi concorsi e quei pochi spesso non sono andati al di là della formazione di graduatorie. Del resto, con le casse pubbliche agli sgoccioli e con le norme che impediscono una gestione più ampia del turn over finora c’è stato poco da fare.

ADESSO LA STORIA potrebbe cambiare perché nella Pa potrebbe farsi largo la staffetta generazionale. In sostanza, tanti vanno in pensione e – più o meno – altrettanti vengono assunti. Sarebbe un’autentica rivoluzione: siccome entro i prossimi 4 anni saranno 500mila i dipendenti pubblici che lasceranno il lavoro per raggiunti limiti d’età, di conseguenza…
Ricapitoliamo. A metà settembre è stato il sottosegretario alla pubblica amministrazione, Antonio Rughetti, a delineare un percorso che potrebbe portare all’ingresso di migliaia di ragazzi in particolare nei settori della digitalizzazione dei servizi, dei servizi sociali e di alcune professioni sanitarie. L’obiettivo è di cogliere l’occasione per abbassare l’età media dei dipendenti (che è tra le più alte d’Europa) e di inserire nuove competenze.
Se si riuscirà a portare avanti il progetto è stato calcolato che entro il 2018 potrebbero essere assunte 80mila persone più quelle già in calendario nel mondo della scuola.

PER COMPLETARE il quadro c’è da aggiungere che si sta pensando anche “ad anticipare l’uscita dei pensionati, fare un piano dei fabbisogni e un grande concorso per assumere i giovani”. Ciò in deroga alla riforma Fornero che ha innalzato a 67 anni l’età pensionabile.
Secondo il sottosegretario Rughetti “siamo di fronte ad una grande scommessa da fare proprio in questo momento perché la prossima Legge di Stabilità può essere uno strumento non solo dal punto di vista delle risorse, ma anche da quello metodologico”. In sostanza, i punti fermi che finora hanno orientato le scelte della Pa possono essere aggiornati per rimettere al passo la macchina statale (oggi i dipendenti sono più di 3 milioni) che ha bisogno di una profonda trasformazione.

QUANTE POSSIBILITÀ ci sono che la riforma delineata possa andare avanti? Le condizioni generali sono favorevoli: l’economia continua a mandare segnali positivi, i consumi hanno ripreso a salire, e in generale in giro c’è più fiducia. Insomma, le risorse in euro necessarie potrebbero saltare fuori. In questo decisiva sarà la Legge di Stabilità.
Però non si può ignorare che in primavera ci saranno le elezioni che rinnoveranno il Parlamento e quindi il governo. E che, proprio in vista del voto, le parole di Rughetti potrebbero tenere d’occhio più il consenso che altro. Insomma, alle promesse stavolta seguiranno i fatti?.
Intanto, più concretamente, chi è alla ricerca di un impiego può cogliere le indicazioni contenute nelle pagine che seguono (Gucci, Ibm, Italgas, grandi strutture commerciali). Ce ne sono di interessanti e per ogni profilo.

È online il n. 17/2017 di LAVORO FACILE. Leggilo e sfoglialo gratuitamente.

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CI ERAVAMO LASCIATI prima della pausa estiva con la notizia che a settembre molte aziende avrebbero ripreso in mano i programmi di sviluppo. Il titolo di quel Parliamone era: “Nascono ad agosto i posti dell’autunno”. E ora che agosto è alle spalle eccoci a ragionare su che cosa sta accadendo nel mondo del lavoro. A Roma e non solo.
Alcune grandi imprese sono alla vigilia di eventi importanti. Niente di imprevisto, ma in Italia non sempre ciò che viene annunciato si traduce poi in atti concreti. Invece la Rinascente, che ormai fa parte di un gruppo thailandese, sta per aprire il suo maxi store nella Capitale, in via del Tritone/via Due Macelli, e ha rilanciato sul versante delle assunzioni. Così, alle figure già selezionate nei mesi scorsi, se ne stanno per aggiungere altre – essenzialmente addetti alle vendite – necessarie per completare lo staff.
Non è escluso, anzi è assai probabile, che una volta terminata questa fase ci sia bisogno di rafforzare ulteriormente la rete dei dipendenti. Molto dipenderà anche dal successo dell’iniziativa che però pare scontata: situata in un’area strategica della Città Eterna, la struttura non mancherà di esercitare un forte richiamo perché ci sarà molto da vedere e da comprare.

LO STESSO DISCORSO vale per Fico Eataly World che, dal 15 novembre a Bologna, offrirà il meglio dell’enogastronomia made in Italy. Anche in questo caso le possibilità di lavoro non mancano (700 dirette e 3.000 nell’indotto) per un progetto che è unico nel suo genere, tanto che si attendono 5-6 milioni di visitatori l’anno. Le chance a disposizione sono elencate a pagina 30.
Non c’è dubbio che sia la Rinascente sia Fico rappresentano al meglio la volontà di chi ha deciso di scommettere sull’Italia con idee che guardano al futuro e alla sfida dei mercati. Non siamo, insomma, al piccolo cabotaggio, ai piani mordi e fuggi che se vanno bene okay ma se vanno male addio e tanti saluti. C’è da esserne contenti. Intanto prendiamo al volo le chance di impiego che si portano dietro.

LE OPPORTUNITÀ non si fermano qui. Per esempio, ci sono quelle che fanno riferimento al traffico aereo perché la crisi dell’Alitalia ha accentuato l’interesse di altre compagnie per il nostro Paese. Così Ryanair, Volotea e Vueling hanno deciso di rafforzare la loro presenza e hanno accentuato la ricerca di hostess e steward. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’italiana Air Dolomiti (vedi a pagina 24).

POI I CONCORSI. Congelati da tempo quelli che fanno saltare sulla sedia i giovani alla ricerca di un impiego nel pubblico, ecco che l’altro giorno ne è uscito uno da 209 posti a tempo indeterminato: è l’Enea che apre le porte a diplomati e laureati. Per le domande c’è tempo fino al 3 ottobre (pagina 22).
Da leggere e da annotare, infine, le informazioni contenute nel servizio (pagina 34) dedicato agli aiuti della Regione Lazio a chi è senza lavoro e che può trovarlo magari attraverso la formazione, e del sostegno fino a 490 euro al mese messo a disposizione delle famiglie che versano in situazione di particolari difficoltà. Il governo sta anche mettendo a punto un provvedimento per le imprese che assumono giovani in pianta stabile: 3 anni di contributi previdenziali dimezzati per creare 300.000 nuovi posti. Il programma dovrebbe rientrare nella prossima legge finanziaria. Vedremo se sarà davvero così e se le previsioni si riveleranno esatte.

È online il n. 16/2017 di LAVORO FACILE. Leggilo e sfoglialo gratuitamente con un clic.

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NEL MESE DI AGOSTO le offerte di lavoro rallentano il passo. Non si fermano del tutto e nel nostro sito www.lavorofacile.info continuerete a trovare quelle più importanti, ma non c’è dubbio che molte aziende sono proiettate verso la ripresa di settembre-ottobre quando i ritmi torneranno quelli di prima dell’estate. Per questo siamo andati a bussare alla porta delle imprese per farci dire quali sono i programmi per l’autunno. In alcuni casi si tratta di conferme rispetto agli annunci dei mesi scorsi, ma ci sono anche chance nuove di zecca.

Ne è uscito un quadro che vede Roma ben messa, nel senso che lo opportunità ci sono e riguardano diverse figure professionali. Qualche selezione è già cominciata, altre stanno per prendere il via. Insomma, se è vero che le offerte ora e subito non sono numericamente al top e però anche vero che è adesso che bisogna muoversi. Quindi, prima date un’occhiata al “primo piano” (da pagina 12) e poi, se trovate la mansione che fa per voi, non perdete tempo: inviate a domanda e attendete la chiamata da parte degli uffici del personale.

Ma quegli uffici si faranno vivi? È il dubbio sempre presente quando si spedisce un curriculum. Di sicuro c’è che quei posti ci sono e devono essere assegnati. E se non ci si fa avanti nessuno ci verrà a cercare.

IN GIRO LA DISILLUSIONE è tanta. Pochi giorni fa, un rapporto della Commissione europea ha accertato che tra gli Stati membri l’Italia è in testa alla classifica dei cosiddetti “neet”, cioè quei ragazzi che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione. Il rapporto è uno su cinque, ed è il valore più alto tra i 28 Paesi dell’Ue.

Spesso le statistiche non vengono prese sul serio: ci si dà uno sguardo, giornali e televisioni intervistano gli esperti che – come in questo caso – rilanciano la preoccupazione, e poi si volta tranquillamente pagina.

LE QUOTE DI “NEET” (in inglese “not in employment, education or training”) tra i ragazzi di 15-24 anni è del 19,9%, appunto uno su cinque. C’è da dire, per la verità, che nel 2013 i “neet” erano il 22,2%. Il miglioramento che c’è stato si fa risalire in gran parte a Garanzia Giovani pensata proprio per ridurre la platea di chi, in sostanza, ha deciso di non esistere. Ma ci si aspettava di più. Bene l’orientamento, bene ragionare di posti possibili, bene anche le possibilità di tirocinio. Ma se il discorso finisce qui non è che si sia risolto granché.

C’È ANCHE DA RIBADIRE che il mondo delle imprese non se l’è mai sentita di azzardare più di tanto. Quando c’erano gli incentivi, le assunzioni si sono fatte. Ridotti gli incentivi, anche le assunzioni si sono ridotte. Il messaggio è chiaro: se lo Stato paga le porte si aprono, se lo Stato non paga le porte si richiudono.

Di questo passo la svolta non arriverà mai. In sostanza, gli incentivi non sono vincenti se l’economia non riparte e se – come sostengono ormai in molti – non si mette l’universo della produzione nelle condizioni di competere sul versante della “costruzione” della busta paga.

Dopo l’estate, nella prossima Legge di Bilancio, il governo dovrebbe tagliare il cuneo fiscale, cioè le tasse che gravano sul lavoro, per stimolare l’occupazione. Dopo tante promesse potrebbe essere la volta buona. Se così sarà, si annuncia un passaggio di anno quanto mai interessante. E ai posti già in cantiere se ne potrebbero aggiungere altri.

Con questo numero, come tutti gli anni, la rivista online “Lavoro Facile” si prende un breve periodo di pausa. Arrivederci all’inizio di settembre. A tutti buone vacanze.

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PRIMA C’ERANO STATE valanghe di domande per qualche centinaia di posti di bidello. Ed è stato così anche quando il Comune di Roma, anni fa, ha messo a concorso quasi 2.000 contratti.

I concorsi delle pubbliche amministrazioni, cioè il posto fisso, hanno sempre attirato folle di concorrenti. Ma ciò che è accaduto in queste settimane ha battuto ogni primato: per 30 posti di vice-assistente in Banca d’Italia sono state presentate 85.000 domande, e gli aspiranti alle  800 opportunità di cancelliere di tribunale hanno sfondato quota 300.000. Infine, per 300 infermieri a Genova si sono presentati in 12.000.

IL FATTO È CHE, RISPETTO ad un passato anche recente, i bandi sono diminuiti, e quando ne viene pubblicato uno di una certa importanza tutti ci si buttano a razzo. Magari anche chi non ha tutti i requisiti in regola. Lo stesso succede anche nelle aziende private. Un imprenditore ci ha parlato delle difficoltà incontrate nel corso di una selezione indetta per trovare informatici con esperienza e in grado di parlare il tedesco. Ebbene – ci ha raccontato – si sono presentati in tantissimi ma quasi nessuno conosceva davvero la lingua.

DIAMO PURE PER SCONTATO che tra gli 85.000 o tra i 300.000 ci sia chi non abbia le caratteristiche richieste, ma c’è da scommettere che la gran parte potrebbe tranquillamente prendere servizio. Si dirà: i concorsi sono fatti apposta per premiare il merito. Cioè chi è più bravo merita di andare avanti.

Ed è giusto. Ma allora perché se si chiede in giro che cosa si pensa dei concorsi la risposta è quasi sempre la stessa: tanto i vincitori si sanno in partenza. Tradotto: chi ha santi in paradiso li adopera e agli altri restano le briciole.

VERO O FALSO? È vero che non sono pochi i concorsi finiti sulle secche di ricorsi e contestazioni e che per questo sono fermi in attesa di giudizio. Se ne è discusso molto in questi giorni e nel mirino è finito lo stesso concetto di concorso.

Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, ha quindi fatto bene a ricordare sul “Corriere della Sera” che nel 1946 i nostri costituenti erano preoccupati della imparzialità e della competenza degli impiegati pubblici: “Avevano sotto gli occhi le nomine per meriti fascisti e una pubblica amministrazione spesso composta di personale poco qualificato, scelto privilegiando compagni di cordata, commilitoni, camerati. Si ispirarono, allora, a due criteri. Il primo era quello della eguaglianza delle opportunità: se c’è un posto libero, questo non deve essere riservato a qualche privilegiato; si deve dare a tutti la possibilità di accedervi. Il secondo era quello della competenza: nella scelta, da fare in concorrenza, bisognava premiare i capaci e i meritevoli (come dice un altro articolo della Costituzione)”.

CIÒ CHE ORA APPARE è che passo dopo passo, come spesso capita in Italia, ci si è allontanati da quella visione. Bisognerebbe tornare indietro solo che, nel frattempo, il mondo è andato avanti. Di conseguenza – fermo restando quei principi – occorre introdurre meccanismi che rendano i concorsi davvero “scalabili” e che tengano conto delle esigenze di una società e del problema lavoro profondamenti cambiati.

Ci sono conoscenze e saperi che oggi non fanno parte delle prove d’esame dei concorsi dove prevale un nozionismo fine a se stesso. Per questo si deve cambiare, senza però buttare il bambino con l’acqua sporca, come ha scritto Cassese.

È ON-LINE IL N. 14/2017 DI LAVORO FACILE. LEGGILO E SFOGLIALO GRATUITAMENTE CON UN CLIC!!!

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UN PAIO D’ANNI fa l’Istituto Giuseppe Toniolo, in collaborazione con l’Università Cattolica e con il sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo, accertò che il 61% dei giovani italiani era pronto a emigrare all’estero per cercare lavoro e che l’83,4% era disposto a cambiare città per lo stesso motivo. Alessandro Rosina, tra i curatori della ricerca, precisò che negli ultimi tempi il quadro era decisamente cambiato: “Non più connazionali che prendono il treno un po’ spaesati e con al braccio la valigia di cartone, ma ragazzi dinamici, intraprendenti, affamati di nuove opportunità e con un tablet pieno di appunti, di progetti e di sogni da realizzare… la generazione dei millennials considera del tutto naturale superare i confini anche per non rassegnarsi a rimanere a lungo disoccupata o fare lavori sottopagati”.

Il rapporto ottenne una buona attenzione perché modificò l’immagine dei nostri giovani scarsamente interessati alla mobilità e piuttosto rassegnati alla disoccupazione pur di non lasciare la propria città e la propria famiglia. Da allora il perdurare della crisi ha fatto ulteriormente sbiadire quell’identikit: in sostanza, ovunque ci sia un posto che vale gli studi effettuati non c’è problema a saltare sul primo aereo e arrivederci. Già, perché poi la speranza è quasi sempre quella di tornare.

IN REALTÀ TRA IL DIRE E IL FARE c’è di mezzo il mare. I programmi messi in campo per il cosiddetto “rientro dei cervelli” non hanno dato finora i risultati immaginati e, in più, si sono riaccesi i riflettori sullo scollamento tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro. Una storia antica che ogni tanto riaffiora e che fa male in quanto fa capire come il tempo passa ma non passano le criticità. In sostanza: il sistema formativo funziona ma è l’industria che non sarebbe in grado di utilizzare ciò che esce dalle aule.
Le cose, però, non starebbero così. In questi giorni si è parlato del divario tra ciò che si apprende a scuola e ciò di cui ha bisogno la produzione. Lo spunto lo ha fornito un’analisi di Confindustria di Bergamo (la seconda provincia industriale d’Europa, dopo Brescia) secondo la quale – come ha messo in rilievo Maurizio Ferrera sul “Corriere della Sera” – “i neoassunti sono scarsi in matematica di base, non parlano bene l’inglese né altre lingue straniere. Anche l’informatica e l’italiano scritto lasciano a desiderare. Le carenze più gravi riguardano la capacità logica, l’attitudine alla leadership, la creatività”.

Tanto che la disoccupazione giovanile sarebbe legata in maniera decisiva al divario tra le competenze maturate a scuola e quelle richieste dal sistema produttivo. Nel concreto, se non ci fosse questo divario la disoccupazione fra i 15 e i 29 anni potrebbe ridursi dal 28% al 16%. “Al Nord – aggiunge Ferrera – non si trovano laureati in ingegneria e altre discipline scientifiche. Al Sud mancano diplomati con buona formazione da inserire nel turismo, nei servizi culturali, sanitari e sociali”.

CERTO, LE STATISTICHE non sono la verità rivelata ma un’idea riescono a darla. E, nonostante correzioni e riforme, non c’è dubbio che il problema scuola-lavoro sia un problema. E siccome se ne discute non da oggi significa che qualcosa nel profondo non funziona. O funziona troppo poco. Fermo restando che una risposta bisognerebbe provare a fornirla a quei ragazzi con diploma o laurea che conoscono più lingue, hanno fatto esperienze all’estero ma non riescono a battere un chiodo. Se ci sono imprese interessate siamo pronti a fornire indirizzi e telefoni.

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HO LETTO LE PAROLE pronunciate a Genova da Papa Francesco e, non lo nascondo, mi sono emozionato e commosso. Ringrazio “Lavoro Facile” per averle pubblicate: avere sotto gli occhi un testo integrale e cosa ben diversa rispetto ai resoconti che ne hanno fatto i giornali. È un discorso che dovrebbe essere stampato e diffuso nelle parrocchie. Ho l’impressione che questo Pontefice sia rimasto l’unico a capire che cosa significhi oggi per un giovane – e per chiunque – non riuscire a trovare un impiego. Il lavoro è dignità, ha detto. E ha aggiunto che occorre diffidare degli imprenditori che non fanno bene il loro mestiere e temere gli speculatori. Poi quella frase: “L’obiettivo vero da raggiungere non è il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti”. È difficile ascoltare concetti così chiari e significativi.

QUESTO È IL SENSO della telefonata che ci ha fatto pochi giorni fa Roberto Carlini. L’abbiamo riassunta perché è stata molto lunga e articolata: speriamo di averne interpretato correttamente il senso. Due sono i lettori che si sono fatti vivi dopo l’uscita del numero 11 della nostra rivista con l’intervento di Jorge Mario Bergoglio davanti agli operai dell’Ilva lo scorso 27 maggio. L’altro, Marco Rosselli, pure esprimendo gli stessi pensieri, ha però così concluso la sua e-mail: “Sarebbe bello se chi di dovere facesse tesoro di quelle frasi. Ma non accadrà”.

UNA SETTIMANA PIÙ TARDI, al Quirinale, Papa Francesco e il Presidente Sergio Mattarella sono tornati sul tema del lavoro: “L’occupazione, in particolare tra i giovani, è troppo precaria e poco retribuita”, ha sottolineato Bergoglio. E il capo dello Stato ha aggiunto che “il lavoro deve essere al centro dell’esercizio delle responsabilità di istituzioni e forze sociali”.

A memoria, non si ricorda una concordanza di vedute e di intenti tra i due Palazzi. Quale altra voce si deve levare perché l’occupazione diventi una “priorità umana”, come ha auspicato il Pontefice?

A GIUDICARE DAI COMMENTI suscitati da Papa Bergoglio – siamo andati a cercarli sui quotidiani – non è che si siano fatti troppi sforzi. Verrebbe da ricordare Stalin quando, in risposta alle critiche della Santa Sede nei confronti della politica sovietica, dichiarò: “Ma questo Papa quante divisioni ha?”. Vera o inventata che sia questa battuta, il Papa non ha divisioni né può fare di più che indirizzare una sorta di “moral suasion” (pressione morale) a chi ha tra le mani il destino delle persone (governi, partiti, imprenditori, sindacati, istituzioni).

Nel sottofondo dei messaggi che circolano sui social c’è chi, dopo l’invito alla Chiesa che se vuole proteggere gli immigrati può ospitarli in Vaticano, ha ribadito l’assunto: “I soldi che si trovano nelle casse della Santa Sede perché non vengono utilizzati per creare posti di lavoro?”.

È UN MODO TUTTO ITALIANO di gettare la palla in tribuna, girare la testa dall’altra parte, aggirare le questioni. L’immigrazione e il lavoro hanno bisogno urgente di risposte profonde e non di sfondoni. E allora? Quali soluzioni? Bergoglio, per esempio, ha affermato che “una malattia dell’economia è la progressiva trasformazione degli imprenditori in speculatori”. Naturalmente non di tutti.
È vero? È falso? È comunque un punto da cui partire per sviluppare una riflessione su che cosa abbiamo costruito nel corso dei decenni passati. Certo, il Papa non ha le divisioni per imporre l’argomento con la forza. Ma possibile che non ci sia nessuno che si senta chiamato in causa e che voglia mettere insieme analisi fondate su dati di fatto? È proprio tanto difficile provare ad aprire gli occhi?
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