PRIMA C’ERANO STATE valanghe di domande per qualche centinaia di posti di bidello. Ed è stato così anche quando il Comune di Roma, anni fa, ha messo a concorso quasi 2.000 contratti.

I concorsi delle pubbliche amministrazioni, cioè il posto fisso, hanno sempre attirato folle di concorrenti. Ma ciò che è accaduto in queste settimane ha battuto ogni primato: per 30 posti di vice-assistente in Banca d’Italia sono state presentate 85.000 domande, e gli aspiranti alle  800 opportunità di cancelliere di tribunale hanno sfondato quota 300.000. Infine, per 300 infermieri a Genova si sono presentati in 12.000.

IL FATTO È CHE, RISPETTO ad un passato anche recente, i bandi sono diminuiti, e quando ne viene pubblicato uno di una certa importanza tutti ci si buttano a razzo. Magari anche chi non ha tutti i requisiti in regola. Lo stesso succede anche nelle aziende private. Un imprenditore ci ha parlato delle difficoltà incontrate nel corso di una selezione indetta per trovare informatici con esperienza e in grado di parlare il tedesco. Ebbene – ci ha raccontato – si sono presentati in tantissimi ma quasi nessuno conosceva davvero la lingua.

DIAMO PURE PER SCONTATO che tra gli 85.000 o tra i 300.000 ci sia chi non abbia le caratteristiche richieste, ma c’è da scommettere che la gran parte potrebbe tranquillamente prendere servizio. Si dirà: i concorsi sono fatti apposta per premiare il merito. Cioè chi è più bravo merita di andare avanti.

Ed è giusto. Ma allora perché se si chiede in giro che cosa si pensa dei concorsi la risposta è quasi sempre la stessa: tanto i vincitori si sanno in partenza. Tradotto: chi ha santi in paradiso li adopera e agli altri restano le briciole.

VERO O FALSO? È vero che non sono pochi i concorsi finiti sulle secche di ricorsi e contestazioni e che per questo sono fermi in attesa di giudizio. Se ne è discusso molto in questi giorni e nel mirino è finito lo stesso concetto di concorso.

Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, ha quindi fatto bene a ricordare sul “Corriere della Sera” che nel 1946 i nostri costituenti erano preoccupati della imparzialità e della competenza degli impiegati pubblici: “Avevano sotto gli occhi le nomine per meriti fascisti e una pubblica amministrazione spesso composta di personale poco qualificato, scelto privilegiando compagni di cordata, commilitoni, camerati. Si ispirarono, allora, a due criteri. Il primo era quello della eguaglianza delle opportunità: se c’è un posto libero, questo non deve essere riservato a qualche privilegiato; si deve dare a tutti la possibilità di accedervi. Il secondo era quello della competenza: nella scelta, da fare in concorrenza, bisognava premiare i capaci e i meritevoli (come dice un altro articolo della Costituzione)”.

CIÒ CHE ORA APPARE è che passo dopo passo, come spesso capita in Italia, ci si è allontanati da quella visione. Bisognerebbe tornare indietro solo che, nel frattempo, il mondo è andato avanti. Di conseguenza – fermo restando quei principi – occorre introdurre meccanismi che rendano i concorsi davvero “scalabili” e che tengano conto delle esigenze di una società e del problema lavoro profondamenti cambiati.

Ci sono conoscenze e saperi che oggi non fanno parte delle prove d’esame dei concorsi dove prevale un nozionismo fine a se stesso. Per questo si deve cambiare, senza però buttare il bambino con l’acqua sporca, come ha scritto Cassese.

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UN PAIO D’ANNI fa l’Istituto Giuseppe Toniolo, in collaborazione con l’Università Cattolica e con il sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo, accertò che il 61% dei giovani italiani era pronto a emigrare all’estero per cercare lavoro e che l’83,4% era disposto a cambiare città per lo stesso motivo. Alessandro Rosina, tra i curatori della ricerca, precisò che negli ultimi tempi il quadro era decisamente cambiato: “Non più connazionali che prendono il treno un po’ spaesati e con al braccio la valigia di cartone, ma ragazzi dinamici, intraprendenti, affamati di nuove opportunità e con un tablet pieno di appunti, di progetti e di sogni da realizzare… la generazione dei millennials considera del tutto naturale superare i confini anche per non rassegnarsi a rimanere a lungo disoccupata o fare lavori sottopagati”.

Il rapporto ottenne una buona attenzione perché modificò l’immagine dei nostri giovani scarsamente interessati alla mobilità e piuttosto rassegnati alla disoccupazione pur di non lasciare la propria città e la propria famiglia. Da allora il perdurare della crisi ha fatto ulteriormente sbiadire quell’identikit: in sostanza, ovunque ci sia un posto che vale gli studi effettuati non c’è problema a saltare sul primo aereo e arrivederci. Già, perché poi la speranza è quasi sempre quella di tornare.

IN REALTÀ TRA IL DIRE E IL FARE c’è di mezzo il mare. I programmi messi in campo per il cosiddetto “rientro dei cervelli” non hanno dato finora i risultati immaginati e, in più, si sono riaccesi i riflettori sullo scollamento tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro. Una storia antica che ogni tanto riaffiora e che fa male in quanto fa capire come il tempo passa ma non passano le criticità. In sostanza: il sistema formativo funziona ma è l’industria che non sarebbe in grado di utilizzare ciò che esce dalle aule.
Le cose, però, non starebbero così. In questi giorni si è parlato del divario tra ciò che si apprende a scuola e ciò di cui ha bisogno la produzione. Lo spunto lo ha fornito un’analisi di Confindustria di Bergamo (la seconda provincia industriale d’Europa, dopo Brescia) secondo la quale – come ha messo in rilievo Maurizio Ferrera sul “Corriere della Sera” – “i neoassunti sono scarsi in matematica di base, non parlano bene l’inglese né altre lingue straniere. Anche l’informatica e l’italiano scritto lasciano a desiderare. Le carenze più gravi riguardano la capacità logica, l’attitudine alla leadership, la creatività”.

Tanto che la disoccupazione giovanile sarebbe legata in maniera decisiva al divario tra le competenze maturate a scuola e quelle richieste dal sistema produttivo. Nel concreto, se non ci fosse questo divario la disoccupazione fra i 15 e i 29 anni potrebbe ridursi dal 28% al 16%. “Al Nord – aggiunge Ferrera – non si trovano laureati in ingegneria e altre discipline scientifiche. Al Sud mancano diplomati con buona formazione da inserire nel turismo, nei servizi culturali, sanitari e sociali”.

CERTO, LE STATISTICHE non sono la verità rivelata ma un’idea riescono a darla. E, nonostante correzioni e riforme, non c’è dubbio che il problema scuola-lavoro sia un problema. E siccome se ne discute non da oggi significa che qualcosa nel profondo non funziona. O funziona troppo poco. Fermo restando che una risposta bisognerebbe provare a fornirla a quei ragazzi con diploma o laurea che conoscono più lingue, hanno fatto esperienze all’estero ma non riescono a battere un chiodo. Se ci sono imprese interessate siamo pronti a fornire indirizzi e telefoni.

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HO LETTO LE PAROLE pronunciate a Genova da Papa Francesco e, non lo nascondo, mi sono emozionato e commosso. Ringrazio “Lavoro Facile” per averle pubblicate: avere sotto gli occhi un testo integrale e cosa ben diversa rispetto ai resoconti che ne hanno fatto i giornali. È un discorso che dovrebbe essere stampato e diffuso nelle parrocchie. Ho l’impressione che questo Pontefice sia rimasto l’unico a capire che cosa significhi oggi per un giovane – e per chiunque – non riuscire a trovare un impiego. Il lavoro è dignità, ha detto. E ha aggiunto che occorre diffidare degli imprenditori che non fanno bene il loro mestiere e temere gli speculatori. Poi quella frase: “L’obiettivo vero da raggiungere non è il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti”. È difficile ascoltare concetti così chiari e significativi.

QUESTO È IL SENSO della telefonata che ci ha fatto pochi giorni fa Roberto Carlini. L’abbiamo riassunta perché è stata molto lunga e articolata: speriamo di averne interpretato correttamente il senso. Due sono i lettori che si sono fatti vivi dopo l’uscita del numero 11 della nostra rivista con l’intervento di Jorge Mario Bergoglio davanti agli operai dell’Ilva lo scorso 27 maggio. L’altro, Marco Rosselli, pure esprimendo gli stessi pensieri, ha però così concluso la sua e-mail: “Sarebbe bello se chi di dovere facesse tesoro di quelle frasi. Ma non accadrà”.

UNA SETTIMANA PIÙ TARDI, al Quirinale, Papa Francesco e il Presidente Sergio Mattarella sono tornati sul tema del lavoro: “L’occupazione, in particolare tra i giovani, è troppo precaria e poco retribuita”, ha sottolineato Bergoglio. E il capo dello Stato ha aggiunto che “il lavoro deve essere al centro dell’esercizio delle responsabilità di istituzioni e forze sociali”.

A memoria, non si ricorda una concordanza di vedute e di intenti tra i due Palazzi. Quale altra voce si deve levare perché l’occupazione diventi una “priorità umana”, come ha auspicato il Pontefice?

A GIUDICARE DAI COMMENTI suscitati da Papa Bergoglio – siamo andati a cercarli sui quotidiani – non è che si siano fatti troppi sforzi. Verrebbe da ricordare Stalin quando, in risposta alle critiche della Santa Sede nei confronti della politica sovietica, dichiarò: “Ma questo Papa quante divisioni ha?”. Vera o inventata che sia questa battuta, il Papa non ha divisioni né può fare di più che indirizzare una sorta di “moral suasion” (pressione morale) a chi ha tra le mani il destino delle persone (governi, partiti, imprenditori, sindacati, istituzioni).

Nel sottofondo dei messaggi che circolano sui social c’è chi, dopo l’invito alla Chiesa che se vuole proteggere gli immigrati può ospitarli in Vaticano, ha ribadito l’assunto: “I soldi che si trovano nelle casse della Santa Sede perché non vengono utilizzati per creare posti di lavoro?”.

È UN MODO TUTTO ITALIANO di gettare la palla in tribuna, girare la testa dall’altra parte, aggirare le questioni. L’immigrazione e il lavoro hanno bisogno urgente di risposte profonde e non di sfondoni. E allora? Quali soluzioni? Bergoglio, per esempio, ha affermato che “una malattia dell’economia è la progressiva trasformazione degli imprenditori in speculatori”. Naturalmente non di tutti.
È vero? È falso? È comunque un punto da cui partire per sviluppare una riflessione su che cosa abbiamo costruito nel corso dei decenni passati. Certo, il Papa non ha le divisioni per imporre l’argomento con la forza. Ma possibile che non ci sia nessuno che si senta chiamato in causa e che voglia mettere insieme analisi fondate su dati di fatto? È proprio tanto difficile provare ad aprire gli occhi?
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SE IL FARMACEUTICO tiene, il turismo non se la passa male e qualche grande azienda ha deciso di investire nel Lazio (Amazon per esempio), per il resto sembra essere cominciata una sorta di grande fuga. E stavolta non solo di cervelli. I nomi di chi ha deciso di abbandonare Roma – o ci sta pensando – non sono di poco conto: dalle redazioni di Sky e di Canale 5 alla Esso. Poi ci sono le aziende in crisi: da Alitalia ad Almaviva a tante altre che magari sono meno conosciute ma che comunque lasciano sul terreno molti posti di lavoro.

SE SI AGGIUNGE che l’edilizia e i lavori pubblici sono sostanzialmente fermi e che il commercio risente delle minori capacità di spesa delle famiglie ecco che il panorama non è certo da salti di gioia.

Certo, nei prossimi mesi ci sono appuntamenti significativi che vanno in tutt’altra direzione: l’apertura della nuova Rinascente in via del Tritone con un migliaio di contratti in ballo, il rilancio delle attività congressuali grazie a un accordo tra Confesercenti, Federalberghi, Confcommercio e Unindustria, l’insediamento un po’ più in là del terzo centro Ikea, gli ingressi programmati nelle Ferrovie dello Stato e in Ntv, lo sblocco delle assunzioni nelle pubblica amministrazione compreso il concorso per 1.148 agenti di polizia. E – come si può leggere nelle pagine che seguono – il Gruppo Cremonini ha annunciato l’apertura di altri ristoranti, Coop Italia ha pianificato il rafforzamento del personale della rete vendita, e il settore dell’accoglienza è a caccia di centinaia di figure professionali. Non tutte le opportunità hanno lo stesso peso specifico, nel senso che firmare un tempo indeterminato o un impegno stagionale non è la stessa cosa. Però…

SECONDO MAURIZIO STIRPE, vicepresidente di Confindustria, bisognerebbe avere una visione per capire come stimolare la crescita della Capitale e della Regione. E tra gli imprenditori le critiche “all’immobilismo assoluto sulle partite che contano” si moltiplicano.

A Repubblica un noto capo d’azienda si è spinto più avanti: “È evidente che nessuno vuole salvare questa città e che tutti, politici compresi, stanno tirando la volata a Milano. Un atteggiamento decifrabile anche da come sono stati trattati diversamente due grandi scandali giudiziari: Mafia Capitale e le infiltrazioni mafiose nell’Expo. Il primo è diventato un infamante marchio di fabbrica per Roma, il secondo un’occasione di pulizia e di rilancio per Milano”.

MANCA, PARE DI CAPIRE, un progetto complessivo di indirizzo all’interno del quale convogliare iniziative e progetti di sviluppo. A chi spetterebbe questo compito? Già, a chi spetterebbe? Dal momento che per adesso non ci sono medaglie da appuntarsi sul petto, ecco che allora ognuno cerca non tanto di guardare al futuro ma di evitare da fare da bersaglio. Insomma, prima non prenderle perché se si finisce nel mirino c’è il rischio di perdere prestigio e credibilità. Ed elettori, nel caso dei partiti.
Alzi la mano chi ha capito la direzione di marcia che Roma si è data. Che cosa si sta facendo per costruire una nuova immagine della Capitale? Quali forze si stanno mobilitando per imprimere la svolta? Che cosa dire ai giovani alla ricerca di occupazione che ancora non riescono a individuare da dove possa arrivare la soluzione del rebus? Avere una visione può non essere il toccasana. Ma non averla significa restare nelle sabbie mobili.
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NEGLI STUDI LE RAGAZZE RIESCONO meglio dei ragazzi e le laureate battono i laureati. Nel lavoro sono più affidabili. Nella ricerca applicata arrivano a risultati migliori. E così via. Poi c’è l’altra faccia della medaglia. Nonostante queste credenziali, quando le donne entrano nel mondo dell’occupazione il panorama cambia bruscamente. Stipendi inferiori anche a parità di ruolo, carriere sempre in forse, discriminazioni di vario tipo.
Non è una novità. Ogni tanto se ne parla, si accendono dibattiti, intervengono un po’ tutti: economisti, sociologi, giuslavoristi… Intendiamoci, nel tempo qualcosa è cambiato in meglio. Ci sono più donne nei consigli di amministrazione e nelle posizioni apicali, e in giro le opportunità si sono moltiplicate. Com’è giusto.
Ma resta il divario con gran parte dei Paesi europei. E non è di poco conto tanto che i raffronti sono spesso imbarazzanti. Altrove il merito è il merito e le corsie preferenziali di genere non fanno parte del meccanismo.

Certo, ci sono le eccezioni ma la tendenza è questa. Per recuperare i progetti non mancano ma per uno che diventa realtà altri continuano a girare da un ufficio all’altro, tra una verifica e l’altra, tra una modifica e l’altra con il rischio del ritorno alla casella di partenza.

POCHI GIORNI FA È STATO CALCOLATO quanto vale il lavoro che le donne svolgono a casa per mandare avanti la famiglia. Le mamme e le mogli, se dovessero battere cassa come qualsiasi professionista e considerate le retribuzioni di riferimento, potrebbero mettersi in tasca dai 3.000 ai 4.000 euro al mese.

E allora? Allora è semplice: se si è in presenza di un lavoro – ed è così – occorre ragionarci sopra, porsi delle domande e, se si vive in una società matura, provare a tirare fuori delle risposte. Per essere chiari: non sarebbe male riconoscere questa attività in maniera seria e non compensarla con le “mancette” previste dalle norme in vigore.

MA SI VIVE IN UNA SOCIETÀ MATURA? Le difficoltà in cui da anni si dibatte l’Italia non aiutano. Altre urgenze bussano alle porte: la crescita che stenta, l’occupazione (soprattutto dei giovani) che non decolla, una profonda riconversione del tessuto produttivo da portare a termine, l’individuazione di un percorso in grado di consentirci di competere come nazione sui mercati globali. È quello che si chiama “fare sistema”: non possiamo farne a meno ma ne siamo ancora lontani.

TUTTO CIÒ AI RAGAZZI NON PIACE. I neolaureati, per una quota pari al 49%, sono pronti a trasferirsi all’estero e il 52% a cambiare città pur di trovare condizioni di lavoro più favorevoli. Secondo Almalaurea, poi, un tirocinio al di là dei confini aumenta sensibilmente le possibilità di incrociare l’impiego giusto.

Intanto, che cosa offre l’Italia? In attesa del concorso per allievi agenti di polizia che non sarà più riservato a chi proviene dalle forze armate, il servizio civile da nazionale e diventato universale e si rivolge a 50.000 ragazzi. Alla Fiat di Cassino servono 500 tra operai, tecnici e ingegneri e Zoomarine ha bisogno subito di 109 figure, mentre restano pochi giorni per candidarsi a uno dei 250 posti di funzionario messi in palio dal ministero dell’Interno.

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C’È UN FILO ROSSO CHE UNISCE “Lavoro Facile” e “Turismo Facile”, le nostre riviste online che escono con cadenza quindicinale. Il fio rosso sono le possibilità di impiego legate all’industria dell’accoglienza: vale a dire che viaggi e soggiorni richiedono – com’è ovvio – personale in grado di organizzarli e gestirli. E, per trovarlo, questo è il periodo dell’anno più propizio.

Alberghi, ristoranti, spiagge a attrazioni varie devono completare gli organici in vista di un’estate che si annuncia particolarmente interessante: le prenotazioni, in particolare dall’estero, si stanno accumulando e anche gli italiani sembrano orientarsi con più convinzione verso mete “tricolori”. Insomma, meno itinerari al di là dei confini e riscoperta (o scoperta) delle nostre località, magari di quei borghi carichi di storia e di bellezze paesaggistiche.

I POSTI DI CUI PARLIAMO in questo numero sono quelli che provengono dalla Riviera Romagnola: 2.300 opportunità tra camerieri, cuochi, barman, commesse e commessi, manutentori, portieri d’albergo, parrucchieri, e così via.

Certo, si tratta di contratti a tempo determinato, da subito e fino alla fine di settembre, anche se si può continuare passando dal mare alle strutture sulla neve. Però per tanti giovani può essere un modo per entrare nel mondo del lavoro e per cominciare ad arricchire il curriculum. Ma ci sono chance anche per chi ha un profilo professionale già ben definito: non a caso gli stipendi oscillano tra i 1.000 e i 2.500 euro al mese.

NEI SERVIZI CHE SI POSSONO leggere su “Turismo Facile” ci sono ulteriori conferme di quel filo rosso. Ponza si appresta anche quest’anno al tradizionale pienone e ha necessità, seppure in misura inferiore, degli stessi profili che servono alla Riviera Romagnola, mentre Venzone – che ha vinto il titolo di borgo dei borghi – potrebbe battere il primato delle presenze turistiche.

Vacanze sotto l’ombrellone e vacanze all’insegna della cultura: ecco la proposta che può funzionare di più. Ci sono luoghi che meritano una visita e che a volte nemmeno si conoscono. Chi sapeva di Venzone prima del premio? Molti a giudicare dalle migliaia che vi si recano ogni anno, ma non moltissimi come sarebbe giusto. Questi borghi sono un’autentica risorsa da affiancare alle mete più tradizionali che, nel frattempo, rischiano di non farcela più alle prese come sono con un turismo di massa che pone problemi di difficile soluzione.

TRA L’ALTRO NEI PICCOLI BORGHI, proprio in virtù delle loro dimensioni, ancora non ci sono quei grovigli che sono tipici delle grandi città. Roma, per esempio, viene criticata per una scarsa capacità di pianificazione, per un fai-da-te che aggiunge confusione a confusione, per i trasporti pubblici non all’altezza, per il centro dove l’espansione incontrollata del commercio ha messo in un angolo le botteghe e i prodotti di qualità.

Ma anche Roma, in questo periodo, offre buone occasioni di lavoro. Ne abbiamo dato notizia nei numeri scorsi e continueremo a farlo. Nell’ambito del turismo e dell’occupazione, vale la pena leggere che cosa sta accadendo a Bologna dove tra pochi mesi, subito dopo l’estate, aprirà un’autentica cittadella del cibo: 80.000 metri quadrati, un investimento di 80 milioni di euro, 6 milioni di visitatori l’anno. Come funzionerà e di quante persone ci sarà bisogno ce lo spiega Oscar Farinetti, il patron di Eataly che è anche il promotore del progetto. È una parte dell’Italia che va e che guarda con speranza al futuro.

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CON L’IMMINENTE ARRIVO della bella stagione si riaprono, come ogni anno, tanti posti di lavoro nell’industria dell’accoglienza, che significa in particolare alberghi e ristoranti. Le previsioni sono buone, anche se non tutti i dati concordano nel senso che c’è chi è sicuro di un balzo in avanti dei flussi in entrata e chi, invece, parla di una crescita modesta lontana dagli exploit dei tempi d’oro.

L’Italia, comunque, sta provando a ripartire. Si è finalmente capito che, come richiamo, le nostre risorse storiche, artistiche e culturali ancora funzionano ma che ci vuole anche altro. Per esempio, eventi in grado di incuriosire, città all’altezza delle aspettative, imprenditori capaci di fare sistema e di battere la concorrenza con le idee, l’organizzazione e le proposte. Ormai il mondo interconnesso consente paragoni immediati, ed è qui che si deve combattere la prima battaglia. Poi è decisivo che alle parole seguano i fatti ma ciò – siamo sinceri – non sempre succede.

NEL TURISMO LE POSSIBILITÀ di impiego ci sono. Lo abbiamo scritto nei numeri scorsi, con le indicazioni utili per chi vuole farsi avanti. In qualche modo l’argomento continua anche nelle pagine che seguono perché nel primo piano (da pagina 12) l’attenzione è puntata sul trasporto aereo.

Le chance sono davvero tante (assistenti di volo, piloti, ingegneri, amministrativi) e in gran parte riguardano i vettori low cost che stanno monopolizzando il mercato e che, tra l’altro, hanno contribuito ad accelerare la crisi dell’Alitalia che non è stata in grado di mettere in campo strategie capaci di contrastare la politica delle tariffe superscontate.

Il recentissimo accordo, che ha impedito l’uscita di scena della nostra ex compagnia di bandiera, ha salvato molti dipendenti, però adesso è urgente imboccare la strada giusta con piani capaci di dare un futuro ad un’azienda che è stata costretta a sopportare una serie infinta di errori e la mancanza di visioni in linea con i mutamenti che hanno cambiato il volto del trasporto aereo.

C’È UN ALTRO COMPARTO che, così come quello aereo, si è trovato in mezzo a non poche difficoltà. È quello bancario che, in verità, non è uscito del tutto dalle sabbie mobili, almeno per quanto riguarda alcuni istituti di credito che sono ancora alla ricerca di nuovi equilibri (ma intanto un’infinità di correntisti ci ha rimesso l’osso del collo).

Ebbene, anche in questo caso ci sono banche che hanno avviato la selezione di giovani diplomati e laureati (pagina 18) nel quadro di quel ricambio generazionale che è nei programmi dell’intero settore. La ragione è nota: in cambio di pensionamenti e prepensionamenti concordati e incentivati, c’è l’assunzione di forze fresche più sensibili all’introduzione dei processi tecnologici.

Tenendo conto di chi va e di chi viene, l’operazione punta a diminuire di un bel po’ il personale e a riportare i bilanci sotto controllo. Le intese sottoscritte con i sindacati garantiscono che nessuno resterà in mezzo alla strada e che si riuscirà ad abbassare l’età media del personale (tra le più alte in Europa).

Occhio anche a McDonald’s (pagina 25) mentre qualcosa si muove pure sul versante della Rai, un’altra azienda dove le acque sono spesso agitate. Di chi c’è necessità si può leggere a pagina 22.

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Nell’industria automobilistica, nella scuola, nelle attrazioni turistiche, nella grande distribuzione: stavolta sono molte le opportunità di impiego che arrivano da diversi settori: sommandole si raggiunge la considerevole cifra di 4.509. Dal computo non abbiamo considerato le 10.294 assunzioni che riguardano il personale Ata perché il discorso è diverso, nel senso che in questa prima fase possono farsi avanti solo coloro che sono già iscritti nelle graduatorie.

Quindi non si tratta di chance nuove di zecca. Ma chi aspira a un posto di amministrativo, di bidello, di cuoco, di infermiere, di guardarobiere o di tecnico sotto le insegne della pubblica istruzione (insomma tutti coloro che – al di là del docenti – mandano avanti il mondo delle aule) deve pazientare ancora un po’: un altro concorso è alle viste (probabilmente uscirà in “Gazzetta Ufficiale” prima dell’estate) e allora avanti con la domanda e con le prove selettive.

Nel mondo delle quattroruote, invece, non ci sono graduatorie né priorità acquisite e le possibilità sono legate alla forte ripresa del comparto. A cercare rinforzi sono alcune delle aziende più note: Fca-Fiat, Ferrari, Lamborghini, Peugeot-Citroen, Porsche e Volkswagen, l’indotto e le moto targate Ducati.

Come si vede, anche le supercar hanno bisogno di figure professionali e se a botta calda può sembrare un controsenso se si considera il quadro economico generale non certo esaltante, in verità le vetture di lusso non hanno mai subito flessioni. La ragione è semplice: i ricchi sono diventati sempre più ricchi e la loro capacità di spesa è persino aumentata. Così per avere una “812 Superfast” o una “Huracan” ci si deve mettere in fila e aspettare.

Gli stabilimento cercano addetti alla logistica, amministrativi, capi reparto, informatici, ingegneri, manager, operai e tecnici. Le località si trovano lungo la Penisola: nel Lazio gli occhi sono puntati su Piedimonte San Germano (Cassino) dove Fca-Fiat ha in produzione la Giulia e il Suv Stelvio e dove, in programma, c’è la realizzazione di altri modelli. Nelle pagine del “primo piano” sono elencate le disponibilità e le imprese interessate. I contratti sono a tempo indeterminato e determinato.

Sono stagionali, fino a 6-7 mesi, i posti dei parchi a tema che stanno riaprendo in queste settimane. Il Lazio è messo più che bene: con Cinecittà World (Castel Romano), Rainbow MagicLand (Valmontone) e Zoomarine (Torvaianica) batte le altre regioni dove però ci sono strutture, come Gardaland o quelle della Riviera Romagnola, che per la loro dislocazione riescono a richiamare visitatori anche dall’estero.

Con Decathlon, infine, il ventaglio delle offerte chiama in causa l’Italia intera: sono più di 100 i punti vendita del colosso francese dello sport e quasi ovunque è in corso la ricerca di personale.

Come sempre, uno sguardo va dato anche a “Turismo Facile-ClassTravel”, l’iniziativa editoriale che si è affiancata a “Lavoro Facile”. Con la primavera ormai dietro l’angolo cresce la voglia di viaggiare e si possono trovare idee e spunti utili. Buona lettura. 

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Dove la Rinascente sta per inaugurare il suo megastore, è passata un po’ di storia della Capitale. Per esempio, in quel palazzo hanno avuto sede alcuni quotidiani che adesso non ci sono più: il “Popolo d’Italia”, “Momento Sera”, “Paese Sera”. Anche la redazione dell’”Unità” è stata da queste parti.

Nella Galleria Ina, che da via del Tritone porta in via Due Macelli, c’erano le vetrine di un’agenzia di viaggi, di un abbigliamento, di una libreria, di un ristorante etnico, di un negozio di oggettistica per turisti. Vi si potevano comprare anche accappatoi e articoli di biancheria, scarpe di marca.Proprio su via del Tritone, in un’altra libreria, si poteva acquistare la “Gazzetta Ufficiale” quando i concorsi pubblici erano frequenti e importanti e quindi molto attesi, tanto che le copie andavano esaurite in poche ore.

C’erano un paio di piani interrati dove “Momento Sera” aveva anche la tipografia con le rotative di una volta che, quando erano in funzione, si facevano sentire e mettevano paura a chi abitava sopra. Qui il “Popolo d’Italia”, fondato da Benito Mussolini, sospese le pubblicazioni nel 1943.

“Paese Sera” vi arrivò nel 1979 da via dei Taurini. Vi restò fino al 1989. Adesso dove c’erano le stanze della redazione, della segreteria, gli archivi e gli uffici dell’amministrazione, in spazi completamente rinnovati, si camminerà tra stand e suggestioni commerciali, prodotti del made in Italy, bar e ristoranti. Si potrà salire su su e da lì ammirare il panorama di Roma: il Vittoriano di piazza Venezia, uno spicchio della cupola del Pantheon, correre con lo sguardo fino a indovinare piazza di Spagna e, in fondo, piazza del Popolo, immaginare Fontana di Trevi proprio a pochi metri.

Se il palazzo è stato per anni il punto d’incontro di giornalisti e tipografi, tra pochi mesi timbreranno il cartellino commesse e commessi, impiegati, magazzinieri, baristi e cuochi. E saranno migliaia i romani e i turisti che ogni giorno vi entreranno per comprare qualcosa o – magari – per riposarsi un attimo dopo una passeggiata nel cuore storico della città.

È la Capitale che va avanti e che si rinnova. Chi ha vissuto quegli anni, proverà forse un pizzico di nostalgia nel ripercorrerli con la memoria. Allora, riecco quel tabaccaio all’angolo con la Galleria e via Due Macelli che aveva un assortimento di pipe e di sigari di prim’ordine, il bar di fronte dove si andava a prendere il caffè o mangiare un panino preparato sul momento, il negozio di calzature dove uno dei direttori del quotidiano non mancava di dare un’occhiata tra una riunione di redazione e la scrittura dell’editoriale.

Ma di storia qui ne è passata ben altra perché, durante il restauro del palazzo, sono venute alla luce le antiche arcate di uno degli acquedotti più importanti dell’antica Roma risalenti ai tempi dell’imperatore Augusto. I lavori hanno subito dei rallentamenti anche per questo, ma chi visiterà la Rinascente potrà toccare quasi con mano ciò che di solito si legge sui libri.

Le assunzioni, alla fine, saranno un migliaio (200 le ricerche appena avviate). Sotto ogni punto di vista, l’inaugurazione del maxistore sarà davvero un evento.

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Con “Turismo Facile-Class Travel” abbiamo puntato l’attenzione su uno dei settori di maggiore rilievo dell’Italia. I lettori possono adesso sfogliare, gratuitamente online, il secondo numero dell’iniziativa che si affianca a “Lavoro Facile” e che arricchisce non solo la nostra proposta editoriale ma anche la possibilità di trovare un’occupazione nel grande comparto dell’accoglienza. La collaborazione con “Class Travel” è particolarmente importante perché il mondo dei viaggi vi ha da tempo trovato un importante punto di riferimento.

Si sa – e lo abbiamo scritto subito – il turismo è il nostro petrolio. Vale a dire una risorsa che può risultare decisiva per l’economia. Non che già non lo sia ma si può fare di più. Magari alzando il livello della qualità delle proposte che, a volte, non hanno saputo intercettare le nuove esigenze di chi ci sceglie per trascorrere una vacanza all’insegna dell’arte, della bellezza e della cultura. E nella speranza di trovare intatti i paesaggi, i buoni sapori della tavola, le città vivibili, ordinate e ospitali.

Se si guardano le carte geografiche e le tariffe che ci sono in giro, le alternative non mancano. Per tenerle a bada si è capito che non si può stare fermi. Così ecco che si cerca di rivalutare quel patrimonio diffuso lungo l’intero territorio rappresentato dai borghi storici, di difendere e rilanciare l’enogastronomia, di rivalutare quei musei che sono degli autentici scrigni ma che – ai margini dei circuiti più battuti – richiamano pochissimi visitatori.

Di tutto questo si è parlato al “Salone del Turismo Rurale” che si è svolto a Roma il 25 e 26 febbraio, e altrettanto accadrà nel corso della rassegna “Fare Turismo” in programma sempre nella Capitale dal 15 al 17 marzo.

Nell’un caso come nell’altro il tema del lavoro ha segnato – e segnerà – una sorta di filo conduttore. Perché se nelle campagne si è tornati a fare impresa con l’agriturismo, le produzioni pregiate e il recupero di aree abbandonate, nell’accoglienza in senso generale c’è bisogno di non poche figure professionali preparate e immediatamente disponibili.

Nelle pagine che seguono, per esempio, ci sono possibilità nelle compagnie che organizzano le crociere e che sono una delle facce del turismo. Anche le attività commerciali presenti nei centri storici hanno necessità di commesse e commessi che sappiano districarsi con le lingue per una clientela proveniente dai quattro angoli del pianeta. Ciò vale anche per l’aeroporto di Fiumicino dove continua la ricerca di personale.

Ma chance di impiego arrivano pure da altri settori. Da Poste Italiane che ha avviato la selezione di circa 600 portalettere a tempo determinato. O dalle Ferrovie dello Stato che hanno confermato il piano che prevede l’ingresso di 1.000 giovani diplomati o laureati (come era stato anticipato dalla nostra rivista).

In più, la scuola pubblica sta per pubblicare un bando per trovare un buon numero di direttori didattici. E, per restare in ambito statale, 50.000 precari si apprestano finalmente a firmare un contratto a tempo indeterminato e – se passerà l’idea di attenuare il blocco del turn over – torneranno i concorsi che il sostanziale blocco della spesa ha di fatto congelato.

Insomma, con “Lavoro Facile” e “Turismo Facile-Class Travel” raddoppia l’informazione e raddoppiano le possibilità di intercettare l’offerta giusta che può portare all’impiego.

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