1. Con sempre meno nascite il nostro welfare è a rischio; 2) Mentre tutto aumenta, la guerra ha fatto più ricco solo Trump; 3. Assegno di inclusione: qualche novità dal 1° gennaio; 4. Le agenzie per il lavoro, le aziende e il tipo di contratto; 5. Scegliere il master utile? Ecco qualche suggerimento; 6. Negata l’indennità di cassa: è giusto oppure no?
1. CON SEMPRE MENO NASCITE IL NOSTRO WELFARE È A RISCHIO
In Italia nascono sempre meno bambini tanto che ormai ci si preoccupa per la tenuta della nostra società. Insomma, è a rischio quello che dovrebbe essere un tranquillo passaggio generazionale.
Eppure, gli impegni (a parole) per favorire la ripresa della natalità non sono mancati da parte di chi dovrebbe affrontare il problema. Per esempio, davvero si è fatto il possibile per sostenere le famiglie? Con il costo della vita che ha raggiunto livelli mai visti prima, ci vuole coraggio a mettere al mondo dei figli.
Se dovesse continuare così saranno guai seri su molti versanti, da quello della mancanza della forza lavoro a quello della diminuzione dei contributi versati nelle casse dell’Inps che poi servono a pagare le pensioni.
Forse non ce ne rendiamo pienamente conto, ma siamo sulla strada giusta per andare a sbattere contro un muro.
Cecilia Luzzi - Per e-mail da Roma
Nl 2025 i nuovi bebè sono stati 355.000 contro i 370.000 dell’anno precedente. Contemporaneamente, e fortunatamente, la speranza di vita si è allungata. Il che, in prospettiva, pone seriamente il tema di quale potrà essere il welfare dl futuro: se lo Stato, già oggi, ha problemi di bilancio proprio per i minori flussi in entrata, tra 15-20 anni potrebbe vedersi esplodere tra le mani la questione sociale.
Che cosa fare? I demografi dicono che non c’è più tempo da perdere. Chi deve prendere le opportune decisioni sarà in grado di farlo?
2. MENTRE TUTTO AUMENTA, LA GUERRA HA FATTO PIÙ RICCO SOLO TRUMP
Grazie Donald Trump e grazie Benjamin Netanyahu: senza di voi non ci sarebbe stato l’aumento del prezzo della benzina, dei generi alimentari, delle bollette… Che mondo sarebbe senza la preoccupazione di non arrivare alla fine del mese, di non farcela a pagare l’affitto, di rinunciare alle medicine più costose… Meno male che avete deciso di attaccare l’Iran… Senza di voi che noia sarebbe un mondo un po’ più tranquillo… Grazie di cuore…
Marta Salvi - Per e-mail da Roma
Non so che cosa fare di più per dare una mano a chi, con le guerre in atto, si trova in serie difficoltà. So però che tanti hanno cominciato a rinunciare persino alle cose di prima necessità.
Certo, l’Italia non ha una situazione economica in grado di metterla al riparo dai colpi delle crisi, ma è proprio in questi casi che lo Stato dovrebbe avere il coraggio di prendere i soldi là dove ci sono. Però se si parla di patrimoniale o roba del genere c’è sempre chi è pronto a denunciare svolte anti-liberali e anti-democratiche.
Non mi dispiacerebbe se qualcuno rilanciasse l’argomento.
Franco Lollis - Per e-mail da Roma
Nonostante le offerte, fare la spesa al supermercato costa un bel po’ di più: la frutta è diventata intoccabile così come la carne o il pesce. Prima di mettere i prodotti nel carrello ormai bisogna controllare quanti soldi possiamo spendere. Fino a poco fa non era così. È dura stringere ancora la cinghia.
Gino Z. - Per e-mail da Roma
Leggo che anche dopo un’eventuale accordo di pace, per tornare ai livelli pre-guerra di estrazione del petrolio ci vorranno mesi e mesi. Insomma, l’elmetto dalla testa non riusciremo a levarcelo presto.
Silvana Ponti - Per telefono da Roma
Pochi giorni fa il governatore della Banca d’Italia, Fabio Pennetta, ha detto che se anche il conflitto contro l’Iran finisse rapidamente, il ritorno alla normalità nel mercato dell’energia avrà “tempi non brevi”, e che il forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio avrà come effetto immediato “l’indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche”. Inoltre, potrebbe innescarsi un “circolo vizioso tra prezzi e salari” anche se, al momento permangono “elementi positivi come un mercato del lavoro migliore, banche redditizie e ben patrimonializzate”.
Hanno, quindi, ragione i lettori ad essere preoccupati. E hanno anche ragione a “ringraziare” Donald Trump che da quando si è insediato alla Casa Bianca ha fatto passare il mondo da uno shock all’altro. A crescere – così è stato scritto – è stato finora il suo patrimonio e quello di chi è a lui più vicino.
3. ASSEGNO DI INCLUSIONE: QUALCHE NOVITÀ DAL 1° GENNAIO
Mi pare che qualcosa sia cambiato per quanto riguarda l’assegno di inclusione. Siccome credo di avere i requisiti per richiederlo, vorrei sapere che cosa è stato modificato e se è stato aumentato l’importo che viene erogato dall’Inps.
Corrado D’Amico - Per e-mail da Roma
Tra le novità entrate in vigore dal 1° gennaio di quest’anno, non è più previsto il mese di sospensione tra in primo periodo di 18 mesi e il rinnovo per altri 12 mesi. Inoltre è stata innalzata la franchigia Isee per le case di proprietà. Comunque, al momento della presentazione della domanda, si deve essere residenti in Italia da almeno 5 anni, di cui gli ultimi 2 in modo continuativo.
Da ricordare che l’assegno di inclusione, introdotto dal Decreto lavoro 48/2023 (poi convertito nella Legge 85 del 3 luglio 2023), è entrato in vigore dal 1° gennaio 2024 in sostituzione del reddito di cittadinanza.
Questi i principali requisiti per ottenerlo: 1) occorre che i richiedenti facciano parte di nuclei familiari al cui interno siano presenti determinati soggetti, ad esempio persone disabili, minori; 2) l’Isee familiare non deve superare la soglia di 10.140 euro; 3) la continuità della residenza si intende interrotta nell’ipotesi di assenza dal territorio italiano per un periodo pari o superiore a due mesi continuativi, ovvero nell’ipotesi di assenza dal territorio italiano nell’arco di 18 mesi per un periodo pari o superiore a 4 mesi anche non continuativi. Non interrompono la continuità del periodo, anche se superiori ai predetti limiti, le assenze per gravi e documentati motivi di salute; 4) nel nucleo familiare non ci devono essere componenti intestatari a qualunque titolo o nella piena disponibilità di autoveicoli di cilindrata superiore a 1600 cc o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati per la prima volta nei 36 mesi antecedenti la richiesta, esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale per le persone con disabilità, navi o imbarcazioni da diporto ai sensi dell’articolo 3 comma 1 del codice della nautica da diporto, di cui al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, nonché aeromobili di qualsiasi genere; 5) non essere incorsi in misure cautelari, misure di prevenzione e condanne e non avere ottemperato al diritto-dovere di istruzione.
Per quanto riguarda i requisiti di cittadinanza, soggiorno e residenza, il richiedente deve essere, alternativamente: a) cittadino italiano o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente; b) cittadino di altro Paese dell’Unione europea o suo familiare che sia titolare del soggiorno o del diritto di soggiorno permanente; c) cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo; d) titolare dello status di protezione internazionale di cui al decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251 o dello status di apolide.
L'importo base garantisce un massimo di 6.000-7.560 euro annui (base, aumentata a 8.190 euro per i nuclei con over 67 o disabili gravi) più un contributo affitto fino a 3.640 euro annui (circa 303 euro/mese), ridotto a 1.950 euro per i nuclei di soli over 67 o disabili gravi.
Maggiori informazioni clicca qui.
4. LE AGENZIE PER IL LAVORO, LE AZIENDE E IL TIPO DI CONTRATTO
L’argomento lo avete già affrontato, ma vi pregherei di ripetermi come funziona il rapporto contrattuale tra agenzia per il lavoro, lavoratore e azienda utilizzatrice. Chiedo troppo?
Lina Rubei - Per e-mail da Roma
L’agenzia per il lavoro assume il lavoratore e lo mette a disposizione dell’impresa che lo ha richiesto. Sarà quindi l’agenzia a pagare la retribuzione, a versare i contributi previdenziali e ad esercitare il potere disciplinare, anche se il lavoratore svolgerà la propria attività nell’interesse e sotto la direzione dell’azienda utilizzatrice.
All’atto della stipula del contratto, l’agenzia per il lavoro dovrà comunicare per iscritto al lavoratore: il tipo di attività, la data di inizio e la durata prevedibile della prestazione, le mansioni e l’inquadramento, il luogo, l’orario e il trattamento economico.
5. SCEGLIERE IL MASTER UTILE? ECCO QUALCHE SUGGERIMENTO
Mi sto ponendo il problema di seguire un master per migliorare il mio curriculum e trovare così con più facilità un posto di lavoro. Ma orientarsi non è facile, anche perché le suggestioni sono molte e non sempre pienamente convincenti.
Nella mia università hanno saputo darmi dei consigli che ritengo utili ma non definitivi. Insomma, non vorrei compiere una scelta sbagliata rimettendoci tempo e denaro.
Elio Ranieri - Per telefono da Roma
In realtà, quando si parla di master ci si trova di fronte a un territorio sconfinato. Tanto per fare qualche cifra, quelli che vengono attivati ogni anno dalle università italiane sono all'incirca più di duemila ai quali vanno aggiunti quelli promossi dalle istituzioni private. Un vero rompicapo che, però, può essere risolto se si seguono alcune indicazioni.
Per esempio, è sempre bene tenere d'occhio che cosa si muove nel mondo del lavoro e fare un collegamento con il nuovo ciclo di studi. Poi c'è da considerare se si pensa a una carriera in Italia oppure all'estero, perché allora entrano in campo altri criteri di valutazione compresa la conoscenza delle lingue.
Comunque, ecco qualche accorgimento di carattere generale che può essere utile. Intanto – anche se può sembrare scontato – valutare con attenzione il programma del master magari mettendolo in relazione a quello di altri corsi. Importante è anche capire l'apertura internazionale delle lezioni e il livello dei docenti. Può avere un peso specifico notevole la possibilità di stage con aziende partner o che hanno dichiarato la loro disponibilità ad accogliere i giovani al termine dei corsi.
Insomma, siccome continuare gli studi significa ritardare l'ingresso nel mondo del lavoro, allora è bene considerare quanto il master può incidere nella ricerca di un posto: è stato calcolato che quelli migliori consentono, dopo 3-6 mesi, la firma di un contratto nell''80% dei casi. Niente male. Ma – appunto – non bisogna sbagliare la mossa.
6. NEGATA L’INDENNITÀ DI CASSA: È GIUSTO OPPURE NO?
Mi trovo a svolgere un’attività per la quale sono costantemente impegnato a dare e a ricevere denaro. Per questo ho chiesto un’indennità aggiuntiva che, però, mi è stata negata. Ne ho diritto?
L. R. - Per e-mail da Roma
Gli elementi a disposizione sono troppo pochi per dare una risposta precisa. Comunque, esiste un’indennità di cassa prevista da tutti i contratti collettivi spettante ai lavoratori che maneggiano o hanno la custodia di valori contanti, assegni, e così via, se ed in quanto questi stessi lavoratori hanno anche la responsabilità finanziaria, sono cioè tenuti a rimborsare eventuali ammanchi.
L’importo è stabilito dai contratti collettivi e può essere o in cifra fissa oppure calcolato in percentuale su alcuni elementi della retribuzione. L’indennità entra a far parte delle mensilità aggiuntive, solo se lo prevede il contratto collettivo.
Di solito, sempre salvo diversa previsione dei Ccnl, non spetta quando il lavoratore è assente e la cassa viene data in gestione a un altro lavoratore.
