Giovedì, 07 Febbraio 2019

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 3/2019

1) Il lavoro che c’è ma che non si trova. Ora basta!; 2) Pensioni pagate in ritardo. Perché?; 3) Gli immigrati ci rubano il lavoro?; 4) Ditemi se si tratta di mobbing…; 5) Quali permessi per fare un concorso?

1) IL LAVORO CHE C’È MA CHE NON SI TROVA. BASTA!

D) Anche Ferruccio de Bortoli sul supplemento L’Economia del “Corriere della Sera” ha scritto dei tanti posti che restano vuoti. Secondo Confindustria le posizioni più qualificate a disposizione nel triennio 2019-2021 dovrebbero essere circa 200.000 ma si prevede che una su tre non andrà a buon fine.
Ma anche per i ruoli dove non occorre una laurea (per esempio, camerieri, cuochi e commessi) pare che la situazione sia la stessa. E allora? Perché chi di dovere non si è mai preoccupato di risolvere il problema? È un scandalo continuare a leggere del lavoro che c’è e, contemporaneamente, dei tanti che non riescono a trovarlo. Evviva il nostro Bel Paese!
Cesare Carli - Per e-mail da Firenze

R) Riuscire a incrociare domanda e offerta è stata finora un’impresa impossibile, nonostante sulla carta non è che manchino le strutture preposte. I Centri per l’impiego stanno lì apposta così come le agenzie per il lavoro. I primi sono riferimenti pubblici mentre le seconde sono gestite da privati.
I risultati sono impietosi. I Cpi servono a poco o nulla. Sono sottodimensionati, non hanno gli adeguati supporti informatici e i rapporti con il mondo delle imprese funzionano solo grazie alla buona volontà di qualche addetto. Meglio le agenzie che, siccome hanno il loro business proprio nell’intermediazione, provano a darsi più da fare.
Eppure tentativi di riforma ci sono stati. I Centri per l’impiego sono passati sotto la gestione delle Regioni e si è cercato di rivitalizzarli ma con esiti scarsi. Adesso, con il reddito di cittadinanza, molto dovrebbe cambiare: ci sono i soldi, c’è un programma di assunzioni, si è anche capito che l’informatizzazione è fondamentale per non restare tagliati fuori dal mondo e che non si può prescindere dai contatti gomito a gomito con la produzione, cioè con chi l’occupazione la crea.
Può essere la svolta. Però le perplessità non mancano, a cominciare dai tempi necessari per la “rivoluzione”. È un bel banco di prova. Anche per rispondere a chi vede nel reddito di cittadinanza non un incentivo verso l’impiego ma un incoraggiamento a restare sul divano. Tanto, se si hanno i diritti, il contributo arriva lo stesso.
Certo, ci sono le tre proposte di lavoro “congrue” che devono essere proposte a chi percepisce il Rdc e che, alla luce di quanto ha detto Ferruccio de Bortoli, dovrebbero non mancare. Ma qui torniamo al punto di partenza. I Cpi riusciranno ad essere all’altezza dei nuovi compiti? E, soprattutto, l’economia ce la farà a risvegliarsi e a produrre milioni di contratti per il popolo del reddito di cittadinanza?

2) PENSIONI PAGATE IN RITARDO. PERCHÉ?

D) A gennaio la pensione mi è stata pagata con ritardo. Alle Poste non hanno saputo darmi una spiegazione. Che cosa succede? Anche l’Inps è in difficoltà? Confesso che sono un po’ preoccupata.

Celeste G. - Per telefono da Viterbo

R) Di telefonate simili ce ne sono giunte parecchie. In realtà, per la concomitanza di una serie di giorni festivi e semifestivi (domenica 30 dicembre e lunedì 31 dicembre 2018, martedì 1° gennaio) le pensioni sono state pagate il 3 gennaio.
L’Istituto di previdenza deve essere stato sommerso di richieste di chiarimento se a metà gennaio ha pubblicato una nota in cui ha precisato che “i pagamenti di trattamenti pensionistici, assegni, pensioni e indennità di accompagnamento per invalidi civili, e rendite vitalizie dell'Inail vengono effettuati il primo giorno bancabile di ciascun mese o il giorno successivo se si tratta di giornata festiva o non bancabile, con un unico mandato di pagamento, fatta eccezione per gennaio, mese in cui l’erogazione viene eseguita il secondo giorno bancabile”.
In più ha pubblicato il calendario annuale di riscossione delle pensioni. Eccolo. Per quanto riguarda Poste Italiane: 3 gennaio, 1 febbraio, 1 marzo, 1 aprile, 2 maggio, 1 giugno, 1 luglio, 1 agosto, 2 settembre, 1 ottobre, 2 novembre, 2 dicembre. Per gli istituti di credito le sole variazioni si riferiscono ai mesi di giugno (3 giugno anziché 1 giugno) e di novembre (4 novembre anziché 2 novembre).

3) GLI IMMIGRATI CI RUBANO IL LAVORO?

D) Non voglio parlare di quei poveretti che s’imbarcano dalla Libia per raggiungere l’Italia. La polemica è troppo rovente e c’è il rischio di finire a insulti. Verrà il momento in cui si potrà ragionare a mente fredda.
Quello che desidero sapere è se gli immigrati, regolari o meno, ci stanno togliendo lavoro. Perché se fosse vero, con tanti ragazzi a spasso, sarebbe inaccettabile e non esiterei a fare mia la parola d’ordine “prima gli italiani”
Siamo eternamente in campagna elettorale e c’è chi soffia sul fuoco. A ragione oppure a torto?
Michele De Rossi - Per telefono da Roma

R) Sul terreno dell’immigrazione in generale, lo scontro – e non il confronto, come sarebbe più corretto – è al calore bianco. O da una parte o dall’altra. Così che spesso nemmeno i dati servono a dare più “qualità” alle parole che invece volano come pietre.
Comunque, che gli immigrati ci rubino il lavoro proprio non si dovrebbe dire. Almeno secondo alcune analisi che siamo andati a riguardare. L’ultimo “Dossier Statistico Immigrazione” che si riferisce al 2018 ha accertato che dei 2.423.000 occupati stranieri (il 10,5% di tutti gli occupati in Italia) i due terzi svolgono attività poco qualificate nei settori dei servizi, dell’industria o dell’agricoltura. In particolare è straniero il 71% dei collaboratori domestici o familiari, quasi il 50% dei venditori ambulanti, un terzo dei facchini, il 18,5% degli addetti nell’alberghiero e nella ristorazione (camerieri e addetti alle pulizie), un sesto della manovalanza edile.
Più problematico è calcolare che cosa si muove nel sommerso dove gli immigrati finiscono nelle mani dei caporali che li sfruttano a basso costo nelle campagne per i cosiddetti lavori stagionali.
Inoltre, a parità di impegno un dipendente italiano guadagna in media il 25,5% in più rispetto a uno straniero (1.381 euro mensili contro 1.029).
Anche il recente “Rapporto sull’economia dell’immigrazione” a cura della Fondazione Leone Moressa è più o meno sulla stessa linea.
E l’Inps, attraverso il suo presidente Tito Boeri, ha verificato che “laddove calano gli occupati italiani non aumentano i lavoratori stranieri. Per esempio, gli occupati italiani sono diminuiti nell’industria, nel commercio, nella pubblica amministrazione, nell’istruzione e nella sanità. Gli occupati stranieri sono aumentati nei servizi alle famiglie, negli alberghi e nella ristorazione, cioè in settori totalmente diversi. In agricoltura calano gli italiani e aumentano gli stranieri, in particolre tra i braccianti”.
Tutto ciò – ha poi sottolineato l’Inps – non significa che non ci siano problemi di degrado in zone ad alta concentrazione di immigrati, e ci sono problemi di crescita della criminalità che vanno affrontati e risolti nell’ottica dell’integrazione. Ma se smettessimo di crearci fantasmi e affrontassimo le cause reali della disoccupazion, che risiedono nella crisi economica e nella rivoluzione che sta attraversando la società globalizzata, faremmo già un bel passo in avanti”.
Infine, nel corso della terza edizione di “Teen Parade”, il festival del lavoro spiegato agli adolescenti che si è svolto nel settembre scorso a Bologna, 9 ragazzi su 10 hanno risposto ad un sondaggio che “gli immigrati non ci rubano il lavoro e che non vano necessariamente rimpatriati”.
Detto questo, di fronte alla bagarre che c’è sul tema, è come non avere detto niente. Ognuno, purtroppo, rimarrà convinto delle proprie opinioni.

4) DITEMI SE SI TRATTA DI MOBBING…

D) Da qualche tempo i rapporti nell’ufficio dove lavoro sono cambiati in peggio. In sostanza, se prima ero un punto di riferimento nell’ambito della mansione che mi è stata affidata (devo controllare la regolarità delle merci in entrata e in uscita, l’attività del magazzino e le relative pratiche amministrative) adesso questi compiti vengono spesso affidati a una collega che ha meno anzianità di me. Succede, così, che ci sono giorni durante i quali faccio poco o niente.
Ho chiesto spiegazioni ma mi hanno detto che non devo preoccuparmi. Io invece mi preoccupo perché se non sono più utile potrebbero pure licenziarmi. Adesso capisco chi parla di mobbing…
Elisabetta - Per telefono da Roma

R) Nonostante le maglie si siano allargate, non è che dall’oggi al domani si possono mettere alla porta i dipendenti senza una motivazione valida. Da questo punto di vista – almeno alla luce degli elementi noti – non sembrano esserci pericoli.
Da valutare con più attenzione, invece, l’aspetto del mobbing in quanto non c’è dubbio che perdurando il clima di esclusione dagli impegni stabiliti dal contratto ciò potrebbe alla lunga creare problemi psicologici e incidere sulla salute. In proposito ci sono sentenze che ormai hanno fatto giurisprudenza e che possono, nell’eventualità, sostenere l’avvio di una vertenza.
Da tenere presente che proprio di recente la Corte di Cassazione ha stabilito, riconoscendo il mobbing come pratica persecutoria, che i “fatti ostili” per essere presi in considerazione debbano essere ripetuti per un “congruo periodo di tempo”.
Vale a dire? Secondo il tribunale di Palermo, che si è pronunciato su una causa di lavoro, questo periodo può essere ragionevolmente stabilito in circa sei mesi.
Va ricordato che il mobbing si manifesta quando viene ridotta la possibilità di comunicare per quanto riguarda i contatti umani, si ricorre al demansionamento, si diffondono maldicenze, si insiste nella critica sistematica, si lanciano minacce, si mettono in pratica altri atteggiamenti vessatori.

5) QUALI PERMESSI PER FARE UN CONCORSO?

D) Lavoro presso uno studio come addetta alla segreteria. Ho un contratto a tempo indeterminato, part time. Prossimamente dovrò effettuare 3 prove preselettive per altrettanti concorsi pubblici.
I giorni che mi servono per effettuare queste prove verranno considerati come permessi oppure, portando l'attestazione di presenza che mi verrà rilasciata, mi verranno scalati come ferie? Ho dato un'occhiata al Ccnl (dipendenti studi professionali) ma vi viene menzionato solo il caso di esami universitari.
V. P. - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. I lavoratori dipendenti hanno diritto di assentarsi dal lavoro usufruendo di permessi e – al riguardo – i contratti collettivi possono integrare le previsioni legali.
Ciò detto, i permessi possono essere di diverso tipo, e in particolare: 1) per la formazione del lavoratore; 2) connessi ai diritti sindacali; 3) legati alla maternità; 4) le cosiddette ex festività abolite, per complessive 32 ore.
Nella fattispecie sottoposta dalla lettrice, poichè non si tratta di permessi usufruibili per la formazione, trattandosi di concorsi per esami, converrà utilizzare i permessi per le ex festività, dal momento che in base a molti Ccnl ogni mese si matura 1/12 delle 32 ore.

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