Giovedì, 07 Marzo 2019

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 5/2019

1) Più o meno cassa integrazione?; 2) Quanto può durare una trasferta; 3) Il reddito tra critiche e plausi; 4) Il “no deal” e chi lavora in GB; 5) Trasferimenti secondo le regole

1) PIÙ O MENO CASSA INTEGRAZIONE?

D) Con tante imprese in difficoltà ho l’impressione che la cassa integrazione abbia fatto un bel salto in avanti. Per lo Stato è un’altra brutta notizia…
Giuseppe Santini - Per e-mail da Roma

R) La cassa integrazione guadagni, come è noto, è un ammortizzatore sociale che consente a un’azienda in crisi di tagliare il costo del lavoro per consentirle di riorganizzarsi, superare il momento difficile e recuperare il personale momentaneamente escluso dalla produzione.
Per essere concessa, l’azienda deve presentare un piano in cui si prevedono – appunto – i tempi e i modi per scavalcare la crisi e rimettersi in linea di galleggiamento.
Per essere ammessi alla cassa integrazione è necessario avere un rapporto di lavoro/anzianità di almeno 90 giorni. A pagare il sussidio è l’Inps o un’altra cassa previdenziale.
In realtà, nel gennaio 2019 la cassa integrazione è diminuita. Secondo l’Osservatorio che monitora questa situazione, infatti, le ore complessivamente autorizzate sono state 15.156.683 (-12,3% rispetto allo stesso periodo del 2018 quando hanno toccato quota 17.279.496). Questo il dettaglio.
Le ore di cassa integrazione guadagni ordinaria Cigo sono state 7.176.293 (+5%); le ore di cassa integrazione guadagni straordinaria Cigs sono state 7.791.637 (-22%); le ore di cassa integrazione guadagno in deroga Cigd sono state 188.753 (-58,7%).

2) QUANTO PUÒ DURARE UNA TRASFERTA

D) Capita spesso che per ragioni di lavoro la mia ditta mi richieda frequenti trasferte, che a volte durano più giorni. È regolare?
M. S. - Per e-mail da Roma

R) La trasferta, contrariamente al trasferimento, presuppone un mutamento temporaneo del luogo di svolgimento della prestazione lavorativa. Il concetto di “temporaneità” è molto ampio: può riguardare un giorno come alcune settimane.
Più la trasferta è lunga più i contorni sfumano e diventa difficile distinguerla dal trasferimento. In linea generale si può sostenere che si è in presenza di trasferta quando il mutamento della sede conserva i caratteri della “provvisorietà”, cioè quando è dettato da una situazione speciale cessata la quale è previsto il ritorno nella primaria sede di lavoro.
Non possono, ad esempio, qualificarsi “trasferte” gli spostamenti dei lavoratori che, per la natura stessa dell’attività che svolgono, effettuano le loro prestazioni in località sempre diversa.
Individuare esattamente se si è in trasferta oppure no è importante in quanto a questo istituto sono collegabili obblighi di tipo retributivo e adempimenti di natura fiscale e previdenziale.
In genere, e salvo diversa previsione dei contratti collettivi, il datore di lavoro può inviare il dipendente in missione o trasferta senza le limitazioni che regolano il trasferimento: vale a dire le imprescindibili ragioni tecniche, organizzative e produttive.

3) IL REDDITO TRA CRITICHE E PLAUSI

D) Prima di dire la mia ho aspettato fino all’ultimo per vedere le ultime novità sul reddito di cittadinanza (nonostante fosse stato dato per tutto già fatto da qualche settimana mentre invece non c’era ancora un testo definitivo).
Ebbene, oggi è il 26 febbraio e c’è molta confusione. Le norme del provvedimento hanno finalmente ricevuto dalla Camera l’ultimo via libera ma sono convinto che dal 6 marzo il caos regnerà sovrano: si potrà – è vero – cominciare a inviare la domanda da Poste Italiane però la rete che doveva essere messa in campo per facilitare il cammino burocratico delle persone non ci sarà. Mi riferisco, in particolare, al rafforzamento dei Centri per l’impiego e all’inserimento dei “navigator”.
E allora? Possibile che chi ha studiato una legge anti-povertà che ritengo giusta e sacrosanta non abbia pensato contemporaneamente alla fase attuativa?
Stefania L. - Per e-mail da Roma

D) Ho letto quanto hanno scritto i lettori, a proposito del reddito di cittadinanza, sull’ultimo numero di “Lavoro Facile”. Molte, troppe le critiche. Ma quando intascheranno i 780 euro che cosa diranno? Mai prima nessuno era riuscito a fare tanto. Quest’Italia è sempre più difficile da capire.
Marco Risi - Per e-mail da Roma

D) Il reddito di cittadinanza quanto ci costerà in termini di maggiori tasse? Ciò che serve al nostro Paese è più lavoro e più crescita e non un sussidio che se può risolvere qualche problema a chi è più in difficoltà non ci fa certo fare un passo avanti su tutti gli altri versanti.
Perché il governo non ha prima convocato tutte le parti sociali in modo da elaborare una linea largamente condivisa?
Cinzia Marini - Per e-mail da Roma

R) Gli aggiustamenti dell’ultimo minuto non sono stati pochi ma, nella sostanza, l’impianto della legge che introduce il reddito di cittadinanza non è stato stravolto. Anche se il numero di coloro che potranno beneficiarne si è via via ridotto per ragioni di bilancio. I soldi in cassa non ce ne sono a sufficienza è così si è sforbiciato qua e là. Si toccherà con mano questo aspetto del reddito di cittadinanza quando cominceranno ad essere respinte le richieste di chi è stato tagliato fuori in extremis.
Per quanto riguarda i famosi rinforzi destinati ai Centri per l’impiego bisognerà aspettare più del previsto: anche i “navigator”, che sembravano avere una corsia preferenziale perché l’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro) li avrebbe potuti assumere direttamente senza passare attraverso i concorsi, in realtà può farlo ma deve avere il “previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano”.
Insomma, niente bandi ma un passaggio in più che se, da una parte, rende meno autonoma l’Anpal (c’è chi aveva criticato il metodo in quanto avrebbe potuto favorire gli amici degli amici) dall’altro allunga i tempi dell’entrata in servizio (forse entro maggio/giugno) dei “navigator” negli uffici dei Cpi.

D) Ormai ci siamo: il prossimo 29 marzo scatterà il cosiddetto “no deal” e la Gran Bretagna comincerà a staccarsi dall’Unione europea. Ho un figlio che ha trovato un buon lavoro a Londra ed è preoccupato per ciò che potrà accadergli. Gli ho detto di stare tranquillo ma lui tranquillo proprio non è. Che cosa accadrà?
Renato Colli - Per telefono da Firenze

R) Secondo uno studio commissionato dal governo britannico, il “no deal” potrebbe costare alla GB più del 10% del Pil in 15 anni, il che significa un colpo serio alla sua economia e al suo sviluppo con conseguenze che potrebbero ripercuotersi anche sull’occupazione.
Questo può essere un elemento di preoccupazione per tutti coloro che, provenienti da altri Paesi, lì hanno un impiego. Poi c’è il problema dello status, nel senso che sia i cittadini europei residenti nel Regno Unito sia quelli britannici residenti nell’Ue verrebbero a perdere le attuali tutele e garanzie.
Il governo italiano ha preparato e diffuso un documento destinato a tutti gli italiani che per ragioni professionali, di affari e personali hanno rapporti con la GB. Il documento si può leggere cliccando qui.
Il premier britannico, Theresa May, sta tentando di rinegoziare la Brexit e di rinviare il “no deal” per evitare i passaggi più traumatici del distacco dall’Ue. Ma il suo tentativo pare difficile. C’è poi il leader laburista Jeremy Corbyn che sembra essersi deciso a chiedere un secondo referendum che, stando ai sondaggi, stavolta dovrebbe premiare – seppure di poco – i favorevoli al “remain”. Quindi che cosa fare? Stare con gli occhi bene aperti e seguire le indicazioni che di volta in volta verranno date.

5) TRASFERIMENTI SECONDO LE REGOLE

D) Sono assunta da 4 anni con regolare contratto a tempo indeterminato come impiegata di V livello. Nei primi 2 anni, per affinare il mio profilo professionale, ho lavorato in varie filiali della mia azienda. Da novembre mi hanno trasferito presso la succursale di Latina, dove tra l'altro risiedo. La cosa, quindi, non mi è dispiaciuta affatto.
Adesso, però, l'azienda vorrebbe trasferirmi di nuovo in un'altra filiale che si trova a 70 km di distanza, sempre nel Lazio.
Mi chiedo: possono adottare un simile provvedimento senza motivazione e con la “mia” filiale che resterà comunque aperta? E, perlomeno, posso chiedere un rimborso per il viaggio e per le altre spese che dovrò sostenere?
Per altri colleghi che si sono trovati nella mia stessa situazione non c’è stato niente di tutto questo. Nemmeno una lettera o una comunicazione scritta, ma solo una telefonata con l’indicazione/ordine che dal tot giorno bisognava cominciare a lavorare da un’altra parte.
L. M. - Per e-mail da Latina

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Il datore di lavoro ha discrezionalità nel decidere unilateralmente il trasferimento del lavoratore a condizione che ciò avvenga da una unità produttiva ad un'altra della stessa azienda e che sia giustificato da comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.
Tale accertamento deve riguardare ragioni oggettive sussistenti al momento del trasferimento e non dopo; deve poi essere evidente il rapporto di causalità tra le ragioni e il lavoratore trasferito, e il trasferimento deve essere finalizzato al migliore funzionamento dell'azienda.
In assenza di tali elementi il dipendente potrà rivolgersi al Giudice del Lavoro per ottenere la modifica del provevdimento del datore.

Letto 82 volte Ultima modifica il Giovedì, 07 Marzo 2019 15:10

Articoli correlati (da tag)