Giovedì, 07 Marzo 2019

L'Editoriale. Fatto il Rdc resta da fare il lavoro. Mica poco

L’accordo con i Caf è stato siglato il 1° marzo, appena cinque giorni prima della partenza del reddito di cittadinanza. Senza quell’accordo si sarebbe probabilmente scatenato il caos con gli uffici di Poste Italiane lasciati soli di fronte ai tantissimi pronti a chiedere il sussidio pensato dal governo per combattere la povertà e dare una mano a chi è rimasto senza lavoro. Così il 6 marzo i disagi ci sono stati – lo abbiamo verificato di persona – ma niente a che vedere se i Centri di assistenza fiscale non fossero stati attivati.
Chi ha fatto domanda e coloro che la invieranno all’Inps entro questo mese, incasseranno il primo versamento dell’Istituto di previdenza alla fine di aprile. Il meccanismo, almeno sulla carta, è chiaro: una volta presentata la domanda, l’Inps verificherà i requisiti e, se tutto sarà in regola, dopo cinque giorni si riceverà una comunicazione con l’indicazione dell’ufficio postale presso il quale si potrà ritirare la carta elettronica “caricata” dell’importo spettante per un massimo di 780 euro.

Oltre all’acquisto di beni e servizi di base, la carta consentirà di effettuare prelievi di contanti per un tetto di 100 euro. L’intera somma va spesa entro il mese successivo a quello dell’erogazione, altrimenti l’importo non utilizzato verrà sottratto nella mensilità seguente in misura pari al 20%. Il provvedimento resterà in vigore per 18 mesi (più altri 18, dopo un breve pausa, se le condizioni di difficoltà degli interessati sono rimaste le stesse).

Fin qui tutto più o meno semplice. Tra un paio di settimane sapremo se da qualche parte la macchina messa in campo ha accusato battute a vuoto. Di certo l’operatività dei Caf ha evitato un vero e proprio salto nel buio anche perché i Centri per l’impiego – che pure avrebbero potuto dare un contributo significativo – sono rimasti fuori dai giochi in quanto i rinforzi promessi sono di là da venire e perché molte strutture non sono tecnologicamente preparate. Per esempio, le postazioni telematiche sono da tempo obsolete e spesso non sono collegate in rete, cioè non sono in grado di dialogare con gli altri sportelli e con il mondo della produzione.

E ora comincia un altro capitolo. Durante i 18 mesi del Rdc i beneficiari dovranno ricevere tre proposte di impiego. È l’aspetto decisivo della strategia del ministero del Lavoro e delle politiche sociali sia per rilanciare l’occupazione sia per rispondere alle critiche di chi crede di vedere nella legge uno stimolo a non fare niente: in sostanza, per quale motivo accettare un contratto magari lontanissimo da casa e magari pagato una manciata di euro quando standotene a casa ti arrivano 780 euro al mese?
E no cari miei, dicono al ministero: il lavoro noi te lo mettiamo sotto gli occhi ma se ti fai da parte l’assegno te lo puoi scordare. Giusto. Ma i posti da dove salteranno fuori? Quota 100, che ha agevolato i pensionamenti, non sembra mettere in moto l’equazione: uno lascia e uno entra. In più l’economia non pare godere di ottima salute. Anzi. Si spera nelle cosiddette grandi opere che, dopo un lungo braccio di ferro tra i partner di governo, potrebbero ripartire. Ma dove e come? E le imprese coinvolte quanti posti riusciranno a creare? Ed è in quest’ambito che si materializzeranno quelle tre offerte per il popolo del Rdc? In parte, può darsi. Ma i numeri di cui ci sarebbe bisogno sono ben altri.
Insomma, fatto il reddito di cittadinanza resta da fare il lavoro. È così da tempo ed è così anche oggi.

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