Giovedì, 21 Marzo 2019

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 6/2019

1) Nessuno risponde al mio curriculum; 2) Chi sceglie e come i “navigator”?; 3) I soldi dell’EU che non spendiamo; 4) Pensione: il riscatto della laurea; 5) Quando finisce il periodo di prova; 6) La ricerca del posto e il curriculum

1) NESSUNO RISPONDE AL MIO CURRICULUM…

D) Sono un assiduo lettore di “Lavoro Facile” e vorrei denunciare un certo malcostume che è proprio di molte imprese italiane. Perché ogni volta che rispondo a qualche annuncio di lavoro nessuno mi chiama neanche per sostenere un semplice colloquio?
Lo trovo vergognoso. Negli altri Paesi europei le aziende che ricevono i Cv dei candidati perlomeno accennano di averli visti.
Le possibilità di occupazione ci sono ma il problema vero è che le aziende italiane utilizzano per le assunzioni altri canali, spesso clientelari, non preoccupandosi minimamente di leggere i curricula pervenuti.
Da italiano sono profondamente rammaricato e penso che per noi giovani l'unica salvezza è scappare da questo inferno e andare all'estero dove c'è molta più serietà e soprattutto civiltà.
Pubblicate pure questa mia lettera con l'auspicio che possa essere utile a smuovere le coscienze di tanti imprenditori italiani che in molti casi non sanno neanche cosa significhi selezionare il personale.
Gianluca Frascarelli

R) Purtroppo spesso è così. E in effetti, come dice il nostro lettore, in tanti altri Paesi europei ¬– per esempio in Francia, Germania e Gran Bretagna – almeno un cenno di risposta te lo danno.
In uno degli scorsi numeri abbiamo dato spazio a un messaggio analogo, e di tanto in tanto altre segnalazioni dello stesso tenore arrivano qui in redazione.
Il problema è probabilmente legato – diciamo così – ai “rapporti di forza”. Gli uffici del personale, nei confronti di chi si propone, hanno un potere decisionale enorme: possono decidere di chiamarti, di verificare la tua professionalità, di assumerti o di escluderti. Fa parte delle loro competenze.
Quello che, invece, non dovrebbero fare è di ignorarti. Farebbero bene a mettersi dall’altra parte e rendersi conto delle aspettative e delle speranze che ci sono dietro un semplice curriculum. Per questo il silenzio è anche una forma di inciviltà.
Naturalmente è sbagliato generalizzare: ci sono aziende, soprattutto quelle più strutturate e organizzate, che una risposta – seppure in automatico – non mancano di inviarla.
Resta, infine, il tema delle assunzioni clientelari. È vero o è falso? A leggere le cronache, persino i concorsi non sono sempre riusciti a sfuggire all’aiutino dato agli “amici degli amici”. E non sono una rarità le lettere di presentazione firmate da persone alle quali non si può dire di no.
Scappare all’estero? Tanti giovani l’hanno fatto e lo stanno facendo. Però, forse, sarebbe meglio provare a cambiare ciò che non va. Perché così si cambia anche l’Italia. Un pensiero da ingenui sognatori? Può darsi. Ma l’Italia dovrà pure diventare un Paese normale.

2) CHI SCEGLIE E COME I “NAVIGATOR”?

D) Non sono ancora usciti i bandi per la selezione degli ormai mitici “navigator” ma leggo, oggi è l’11 marzo, che sono già arrivate più di 60.00 domande. A che titolo? E com’è possibile?
Chi ci capisce è bravo. Come stanno le cose?
Mauro Costantini - Per e-mail da Roma

R) Sull’applicazione del reddito di cittadinanza, in particolare per quanto riguarda l’avvio al lavoro dei beneficiari, ci sono ancora molte cosa da mettere a punto anche se, alla fine, un accordo tra governo e regioni è stato trovato. Ne parliamo nel servizio pubblicato in questo stesso numero.

3) I SOLDI DELL’EU CHE NON SPENDIAMO

D) Tav sì o Tav no? Confesso di non poterne più del balletto di dichiarazioni e smentite che si susseguono a ritmo forsennato. Forse ci hanno preso per fessi disposti ad applaudire e a bere tutto ciò che ci viene detto? Un giorno sapremo se il collegamento Torino-Lione (che poi è ben più ampio in quanto dovrebbe andare dal Portogallo fino ai confini con la Russia) è un’opera che ci porta nel futuro oppure è un “buco“ studiato apposta per ingoiare i soldi di noi contribuenti.
A parte il fatto che non poche risorse provengono dall’Europa, sono rimasto basito nell’apprendere che degli altri fondi che l’Ue ci mette a disposizione – e che ci spettano in quanto Paese membro dell’Unione – ne abbiamo spesi pochissimi. Ma siamo matti? Ci si lamenta perché abbiamo le casse vuote e poi non utilizziamo i soldi che addirittura ci infilano in tasca?
Raniero Marcelli - Per telefono da Roma

R) È così e non da oggi. Perché? Perché siamo impreparati, non sappiamo partecipare alle gare, e quando lo facciamo e ci vengono assegnati i finanziamenti a volte ce li perdiamo per strada per ritardi burocratici, inadempienze contrattuali o altro. Intorno alla Tav, per esempio, c’è un assegno da incassare di più di 800 milioni di euro.
I dati più recenti sono quelli che Milena Gabanelli ha pubblicato sul “Corriere della Sera” del 25 febbraio. In sostanza, dopo la Polonia “l’Italia è il Paese Ue cui Bruxelles ha assegnato più soldi. Ma è anche il sestultimo per capacità di spesa: fino allo scorso ottobre abbiamo utilizzato solo il 3% dei fondi disponibili, contro una media europea del 13%”.
Di quante risorse si sta parlando? “Nel piano 2014-2020 la Ue h stanziato a favore dell’Italia 42,7 miliardi di euro che, aggiunti ai 30,9 miliardi di euro di co-finanziamento nazionale, prefigurano 73,6 miliardi di euro da investire in programmi su occupazione, crescita, tutela dell’ambiente, agricoltura”.
Che cosa si rischia? Secondo la Commissione europea, si legge ancora nell’articolo, “se una somma stanziata a favore di una dato programma non viene ritirata entro entro la fine del secondo anno a decorrere dall’approvazione dello stesso, tutte le somme di denaro non versate non saranno più disponibili per quel programma”.
Inoltre, Milena Gabanelli ricorda un passaggio del libro scritto dell’eurodeputata Alessia Mosca “L’Unione, in pratica: un’Europa a misura dell’Italia” che può servire a spiegare molte cose: “Noi non siamo abbastanza presenti a Bruxelles… Spesso non ci siamo ai tavoli più importanti che calamitano i fondi diretti più significativi, dove devi dimostrare di avere un sistema Paese che può stare in network. Ma non molti nostri politici parlano bene l’inglese o il francese, in più i ministri preferiscono restare nei loro collegi che andare alle riunioni a Bruxelles dove, se invece ci sei, puoi negoziare”.

4) PENSIONE: IL RISCATTO DELLA LAUREA

D) Mi sono laureata nel lontano 1991 e, facendo un po’ di calcoli, sto pensando di riscattare il titolo di studio al fine di avvicinarmi alla pensione. Credo che sia ancora possibile. Quali sono i passaggi che dovrei compiere?
Maria R. - Per e-mail da Roma

R) Sulla “Gazzetta Ufficiale” del 28 gennaio 2019 è apparso il decreto legge che, per il triennio 2019-2021, introduce in via sperimentale il nuovo istituto del riscatto riferito a periodi non coperti da regolare contribuzione. Nella circolare n. 36 dell’Inps pubblicata lo scorso 5 marzo si possono leggere le istruzioni per beneficiare del provvedimento, comprese le modalità del riscatto (contributi da versare) e il modulo di domanda da riempire e inviare all’Istituto di previdenza (entro il 31 dicembre del 2021).
Il periodo scoperto di contribuzione ammesso al riscatto è di massimo 5 anni a partire dai 31 dicembre 1995 e fino al 29 gennaio 2019.
Tutte le informazioni utili sui seguenti siti:

https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=52478;
https://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2fCircolari%2fCircolare%20numero%2036%20del%2005-03-2019.htm.

5) QUANDO FINISCE IL PERIODO DI PROVA

D) Che cosa accade al termine del periodo di prova? Il mio sta per scadere tra un paio di settimane e non ho ancora ricevuto comunicazioni. Che cosa devo pensare? E, soprattutto, come mi devo comportare?
Anna Livolsi - Per telefono da Roma

R) Detto che la prestazione svolta durante il periodo di prova non è diversa da quella svolta in condizioni normali per quanto riguarda diritti e doveri reciproci (la sola differenza consiste nella possibilità per azienda e lavoratore di risolvere in qualunque momento il rapporto senza limitazioni o penalità), c’è anche da dire che – nella sostanza – la decisione finale spetta al datore.
Infatti, allo scadere dei termini fissati, secondo i contratti collettivi e comunque nei limiti fissati dalle disposizioni di legge, può accadere che:
1) in caso di esito favorevole della prova stessa, può scattare l’assunzione con contratto a tempo determinato o indeterminato. In questo caso c’è da tenere presente che, ai fini dell’anzianità, va conteggiato anche il periodo trascorso in prova;
2) in caso di esito negativo tutto finisce lì. Al lavoratore spetta, però, la retribuzione per il lavoro svolto, comprensiva dei ratei delle mensilità aggiuntive, del trattamento di fine rapporto e delle ferie retribuite.

6) LA RICERCA DEL POSTO E IL CURRICULUM

D) Il mio problema, come quello di molti altri, è quello dell’occupazione, nonostante una buona preparazione scolastica e un buon livello di inglese… Vi spedisco il curriculum che finora ho inviato a tante aziende, ma con scarsi risultati. Mi è venuto il dubbio che forse non è scritto come si dovrebbe.
C. C. - Per e-mail da Roma

R) Il curriculum è sufficientemente corretto. La lettera di presentazione, invece, dovrebbe essere meno generica laddove si indicano le ragioni dell’interesse che l’hanno spinta a proporsi proprio per quel posto.
Insomma, la volontà di “intraprendere una collaborazione attraverso un lavoro articolato e stimolante” può non essere sufficiente per mettere i responsabili degli uffici del personale sulla “pista” giusta. Di solito, è bene indicare un ruolo e una mansione precisa, piuttosto che rimettersi alle decisioni e alla buona volontà degli altri.
Anche perché chi deve completare gli organici conosce bene la figura professionale di cui ha bisogno. Sennò il rischio è che a profilo generico si sovrappongano proposte ugualmente generiche.

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